Cosa sta succedendo in Ecuador e perché

L’Ecuador sta vivendo, da circa due settimane, giorni di scontri e violente proteste contro il governo. La causa scatenante risiede nell’approvazione di un decreto per l’abolizione dei sussidi sull’acquisto del carburante. Dal 2 ottobre, giorno della firma, è stato indetto uno sciopero generale da cui sono scaturite manifestazioni in tutto il Paese. Domenica 13 è stata annunciata l’apertura delle trattative tra governo e manifestanti, in una situazione che per ora non fa presagire una risoluzione pacifica.

Cronologia degli eventi

La prima data utile per comprendere meglio queste giornate di rivolta è il 2 ottobre, giorno della firma del Decreto Esecutivo 883 con il quale il governo annunciava la fine dei sussidi sull’acquisto di carburante.

A un giorno dalla firma, l’Ecuador si è svegliato con uno sciopero generale indetto da vari sindacati, a cui si sono aggiunti studenti e insegnanti: Quito è stata paralizzata. Alla protesta ha partecipato sin da subito anche la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (CONAIE), la più grande organizzazione indigena del Paese, e il Frente Unitario de Trabajadores (FUT), uno tra i più importanti sindacati. A causa del rapido propagarsi delle violenze, il governo ha deciso di chiudere le scuole e di dichiarare lo stato d’emergenza su tutto il territorio nazionale. Il 6 ottobre viene comunicata la morte del primo manifestante. Il giorno dopo, a causa dell’impossibilità fattiva di operare nella capitale, il governo si è spostato a Guayaquil e il presidente Moreno ha attivato una controffensiva mediatica.

Protestas_en_Ecuador_3.jpg
Fonte: Voz de América

In sette giorni, secondo quanto comunicato dalla Defensoría del Pueblo (un organo istituzionale ma autonomo, che ha l’obiettivo di difendere i cittadini e garantire l’equità giuridica nel Paese), sono state arrestate 929 persone, 97 delle quali ancora in carcere, mentre si attestava la morte di 5 manifestanti, a oggi divenuti 7. Tra questi, ha fatto particolarmente scalpore la morte di Inocencio Tucumbí, uno dei maggiori rappresentanti delle comunità indigene, avvenuta per la diretta collisione con un fumogeno lanciato dalla polizia. La Defensoría e numerosi altri organi istituzionali (e non) hanno accusato le forze dell’ordine di aver usato eccessiva violenza, arrivando a interpellare l’ONU affinché fossero avviate delle indagini.

Le richieste dell’FMI e le azioni governative

Non era previsto che il Decreto Esecutivo 883 fosse l’unica modifica all’economia nazionale. Prima dell’inizio degli scontri, infatti, il governo aveva annunciato una serie di riforme economiche che avrebbero intaccato alcuni diritti salariali, come una sostanziale diminuzione delle ferie e una tassa mensile per i dipendenti statali. Allo stesso tempo si annunciava il taglio delle imposte per le importazioni di cellulari e macchinari agricoli. Come si è visto, le altre misure ancora non sono state adottate e d’ora in poi Moreno sa che deve agire con molta più cautela di prima. In un’intervista rilasciata alla BBC lo stesso presidente già si immaginava una possibile reazione violenta della popolazione, ma sicuramente non pensava che con il successivo Decreto, l’884, avrebbe dovuto indire lo stato di emergenza.

Le misure adottate dal governo sono la condizione per lo sblocco di 4 miliardi e 209 milioni di dollari da parte dell’FMI il quale, in cambio, ha richiesto delle riforme per aumentare la spesa pubblica e liberalizzare l’economia. Con effetto immediato, la benzina “extra” — la più usata nel Paese — è passata da 1,45 a 2,41 dollari al gallone. In egual misura anche tutti gli altri carburanti hanno subito un’impennata dei prezzi. La società civile ha, quindi, dovuto affrontare un indiscriminato e improvviso aumento di tutti i beni, dettato dall’aumento dei costi per il trasporto.

La difesa del presidente Moreno

Attraverso vari comunicati e interviste, rilasciati dopo lo spostamento del governo a Guayaquil, Moreno ha potuto attuare la sua controffensiva mediatica. Per il presidente, i diretti responsabili degli scontri sono il suo predecessore Rafael Correa e il presidente del Venezuela Nicolás Maduro: gli unici che, insieme al presidente della Bolivia Evo Morales, hanno difeso le istanze dei manifestanti. Tra Maduro e Correa c’è sempre stato un rapporto di complicità e amicizia. Con Evo Morales i tre sono i maggiori rappresentanti della serie di governi socialisti che hanno amministrato il continente nella prima decade del nuovo millennio.

32766917406_517fcb4e7e_c.jpg
Lenín Moreno – Fonte: Flickr @Archivo Medios Públicos EP

Secondo Moreno, Correa avrebbe pagato dei professionisti per attirare l’attenzione dei media sugli scontri con la polizia, mentre un altro gruppo di rivoltosi ne avrebbe approfittato per distruggere delle prove a carico dell’ex presidente in un caso di corruzione che lo vede indagato. In effetti, sia il contralor, Pablo Celi, che il ministro María Paula Romo hanno segnalato l’anomala concentrazione di manifestanti intorno alla Contraloría del Estado (luogo in cui risiedono i documenti con cui si sta indagando su Correa) oltre al fatto che gli sia stato dato fuoco. Al momento dell’assalto sono state arrestate solo tre persone e a oggi non si ha la certezza che possano essere legate all’ex presidente.

Per quanto riguarda le accuse politiche dei manifestanti, Moreno si è difeso affermando l’importanza di aumentare e liberalizzare il costo del carburante per contrastare i gruppi criminali attivi nel contrabbando. Secondo il presidente, questo atto ha l’utilità di aumentare gli introiti nelle casse dello Stato affinché, in futuro, ci siano più soldi a disposizione per le fasce più povere della popolazione.

L’Ecuador, il petrolio e le lotte per l’autodeterminazione dei popoli

Compresa l’attualità, è il caso di fare un passo indietro per capire come si è giunti a questa situazione. Dal 2013, ovvero verso la fine dell’esperienza correista, l’Ecuador sta vivendo una situazione economica stagnante. Il motivo principale è dato dal fatto che il Paese ha sofferto molto il crollo del prezzo del petrolio, fonte di ricchezza per l’economia e motivo di scontri con la popolazione nelle zone di trivellazione. Sin da allora iniziarono i primi contatti con l’FMI il quale aveva già espresso numerose critiche al sistema economico del Paese, suggerendo un ristrutturazione in senso liberale dell’economia.

Tra il 2014 e il 2016 il bilancio dello Stato è passato da 44 miliardi e 300 milioni di dollari a 37 miliardi e 600 milioni, mentre il debito pubblico schizzava dal 2,8% al 9% del PIL. C’era, fin da allora, urgenza di interagire con un apparato internazionale; così arrivò il trattato di libero scambio con l’UE e la negoziazione di una parte della propria riserva aurifera con la Goldman Sachs.

Lo scontento causato da una fragile situazione economica è stato esacerbato dalla reiterata oppressione del governo sulle comunità indigene, causate dalla necessità delle compagnie petrolifere di ampliare i pozzi per la trivellazione. Essendo un importante introito per le casse statali e uno dei motori dell’economia nazionale, lo Stato ha cercato continuamente di intromettersi nei territori in mano agli indigeni. Questo ha comportato numerosi processi, anche verso importanti multinazionali, condannate per non aver rispettato i vincoli ambientali e aver inquinato i siti dove operano. Solo quest’anno, ad aprile, una delle comunità indigene ha vinto una causa epocale che sancisce la propria autodeterminazione e, quindi, l’obbligo di essere interpellata nel caso in cui si voglia sfruttare una risorsa presente sul proprio territorio.

I rapporti tra governo e comunità indigene sono, quindi, molto tesi e non è un caso se la CONAIE sia stata interpellata come rappresentante delle istanze dei manifestanti. Quello che ci si aspetta dai prossimi colloqui è una riapertura di ben altre questioni, di cui il taglio al sussidio per l’acquisto del carburante rappresenta solo una parte, forse quella più superficiale e di più immediata soluzione. Il Paese, infatti, oltre a risanare la propria economia necessita di un dialogo con le comunità indigene per affrontare i numerosi problemi legati alla rappresentanza e alla presenza stessa di una entità governativa.

Il ruolo del presidente Moreno

Il presidente Moreno, in questa faccenda, ha commesso alcuni errori. Innanzitutto non è stato capace di comunicare con la popolazione affinché si potesse giungere a un accordo tra le parti. Ha preferito accettare un risanamento dall’FMI annunciando degli enormi mutamenti senza cercare di proteggere i cittadini. Ma in tutta l’America latina le misure dell’FMI non sono mai ben accette, e questo Moreno lo sapeva. Sapeva che la popolazione non si sarebbe accontentata e sapeva che con gli indigeni ha ancora tanto su cui lavorare prima che decidano di deporre l’ascia di guerra.

Eppure, la sua biografia lo presenta come un politico con molta esperienza. Divenuto vice presidente del suo attuale antagonista, Rafael Correa, ha collaborato alla creazione della nuova costituzione dell’Ecuador del 2008. Una volta divenuto presidente, ha preferito allontanarsi dal suo scomodo alleato e attuare un’opera di “de-correizzazione” del Paese. Sulle sue scelte devono aver influito le accuse di corruzione rivolte a Correa, indagato nel caso Odebrecht.

A oggi, nonostante ciò, Moreno viene visto incapace di rispondere alle istanze dei manifestanti se non con un eccessivo uso della violenza (paradossale pensare che solo 7 anni fa era candidato come premio Nobel per la Pace). Ora ha l’opportunità di aprire un dialogo con le comunità indigene, se riuscirà a essere più incisivo nel dialogo che nell’uso della polizia otterrà un ottimo risultato, ma non parte con i giusti presupposti.

Epilogo

Da giovedì molti giornali vicini al governo scrivono che la situazione sembra avvicinarsi alla normalità, ma è evidente che si tratta di propaganda. Le elezioni anticipate, paventate dal presidente, non sono più richieste, anche se continuano le manifestazioni. In alcune province mancano i beni di prima necessità, e il Paese è vicino al collasso. Domenica 13 è giunta la notizia che la CONAIE è pronta ad aprire un tavolo di trattative proposto dal governo con la mediazione dell’ONU, ma le questioni sulle quali dovranno discutere sono molte e le prospettive critiche.

Fonti e approfondimenti

Decio Machado, Crónica desde Quito, capital de la revuelta contra Lenin Moreno, El Salto, 08/10/2019

Mayra Pacheco, Decreto 883 establece que el alza de las gasolinas extra y ecopaís y del diésel regirá desde el 3 de octubre del 2019, EL Comercio, 02/10/2019

Agencia EFE, Crece alarma internacional por crisis que pone en jaque a Gobierno de Ecuador, El Comercio, 11/10/2019

Defensoría del Pueblo – Ecuador, LA DEFENSORÍA DEL PUEBLO ENTREGA A LA CORTE CONSTITUCIONAL INFORME PRELIMINAR DE CONTROL DEL ESTADO DE EXCEPCIÓN, 09/10/2019

www.conaie.org

Share this post

Rispondi