Verso le elezioni in Ecuador, tra il ritorno al correismo e la svolta a destra

elezioni in ecuador
Montserrat Boix - Wikimedia - CC BY-SA 4.0

L’Ecuador si avvicina alle elezioni del 7 febbraio stabilendo un record di candidati alla presidenza, ben 16. Non era mai successo, nonostante nei 42 anni di democrazia del Paese andino gli aspiranti al Palacio de Carondelet siano stati oltre 10 in tre occasioni. Secondo i sondaggi, tuttavia, questa volta la vera sfida è tra la corrente vicina all’ex presidente Rafael Correa, rappresentata da Andrés Arauz, e quella anticorreista, incarnata per la terza volta dall’imprenditore Guillermo Lasso. Il vincitore dovrà fare i conti con le conseguenze sanitarie ed economiche della pandemia e con la gestione del nuovo prestito ottenuto del Fondo Monetario Internazionale.

Il sistema elettorale

Circa 13 milioni di ecuadoriani si recheranno alle urne per eleggere 144 cariche pubbliche per un mandato di quattro anni: presidente e vicepresidente (in tandem), 137 legislatori e 5 membri del Parlamento Andino, organo che rappresenta anche Bolivia, Colombia, Cile e Perù. Per la funzione esecutiva, vince il candidato che supera il 50% dei voti validi — quindi senza considerare quelli nulli o in bianco — oppure raggiunge il 40% delle preferenze con uno scarto dal secondo di almeno 10 punti. In caso contrario, si ricorre al ballottaggio, fissato per queste elezioni il prossimo 11 aprile. Per la funzione legislativa, si eleggono 15 parlamentari a livello nazionale, 116 a livello provinciale e distrettuale, e 6 per le circoscrizioni estere.

La pandemia ha colpito duramente il Paese, che si accinge a raggiungere 250mila positivi in totale e 15mila morti. Per questa ragione, oltre a rispettare le misure di distanziamento, gli elettori dovranno portare con sé la matita per votare. In Ecuador il voto è obbligatorio dai 18 ai 65 anni di età e la legge prevede l’imposizione di una multa di 40 dollari per i cittadini che non partecipano. Solo le persone affette da Covid-19 sono esentate, ma saranno comunque costrette a presentare un certificato medico. 

Lo scontro tra Lenín Moreno e Rafael Correa

La politica ecuadoriana risente tuttora della frattura tra l’ex presidente Rafael Correa (2007-2017) e quello uscente, Lenín Moreno, che avrebbe dovuto rappresentare un governo continuista. Nei quattro anni di mandato, Moreno si è trasformato da pupillo del suo predecessore ad acerrimo nemico; ha smantellato gradualmente l’eredità correista cambiando politica economica, alleanze strategiche e orientamento politico. 

Nessuno dei due risulta tra i candidati delle prossime elezioni, per motivi diversi. Moreno ha scelto di non presentarsi per un secondo mandato, sebbene la legge glielo consenta. Al contempo, il suo governo ha abrogato la rieleggibilità indefinita del presidente con un referendum nel 2018. Di fronte alla vittoria del sì, con il 67%, Correa ha dovuto abbandonare la sua aspirazione di puntare a un nuovo mandato come capo del Governo e ha annunciato la sua candidatura come vicepresidente di Andrés Arauz. 

Tuttavia, una sentenza lo ha ritenuto colpevole di aver ricevuto tangenti da imprese private per il finanziamento delle campagne elettorali del suo ex partito Alianza PAIS. Correa ha appreso la notizia della condanna a otto anni di prigione e di inabilitazione politica da Bruxelles, dove si trova dai primi momenti dell’amministrazione Moreno. Il peso di questa lotta contribuisce a rendere teso il clima politico. L’ex presidente ha infatti annunciato la creazione di un nuovo partito, Unión por la Esperanza (UNES), che appoggerà Arauz, mentre Lenín Moreno lascerà una pesante eredità economica al Paese.

L’eredità economica

La questione economica rappresenta uno dei punti di maggiore dissenso. Moreno ha sostenuto di essersi ritrovato a gestire una situazione di grave indebitamento, dove le spese erano costantemente superiori agli ingressi. Per questa ragione, ha rinegoziato il debito estero con i creditori riducendo gli interessi dal 10 al 5%. Questa misura ha riaperto le porte del Fondo Monetario Nazionale, che ha concesso all’Ecuador un prestito decennale di 6 miliardi e mezzo, di cui 4 sono già stati erogati, in cambio di riforme fiscali.

Chi risulterà vincitore sarà quindi costretto a lavorare con la pressione del FMI, ma soprattutto con l’emergenza sanitaria non ancora risolta. L’amministrazione di Moreno è finita nell’occhio del ciclone per l’acquisto di mascherine e altri prodotti con denaro pubblico a prezzo maggiorato. Inoltre, secondo la Banca Mondiale, l’Ecuador è il terzo Stato dell’America Latina per caduta del PIL, il 9,5%. Dietro ci sono solo Perù e Argentina, rispettivamente il 12 e il 10,6%. Le stime del prossimo anno prevedono una crescita del 3,5%. 

Andrés Arauz, il candidato correista 

Andrés Arauz si è autodefinito sui social come “perfetto sconosciuto”. Prima dell’annuncio della sua candidatura in pochi sapevano della sua esistenza, nonostante il periodo da ministro della “conoscenza e del talento umano” e da ministro della Cultura e del Patrimonio sotto l’amministrazione Correa. Mentre era direttore della Banca Centrale, è finito sotto accusa per aver concesso a un’agenzia pubblicitaria un contratto da 6 milioni di dollari in occasione di un festival culturale. Adesso è il grande favorito e i sondaggi danno il suo Centro Democrático, appoggiato dall’UNES, tra il 37 e il 46%, con possibilità di vittoria al primo turno. 

Il suo programma elettorale è tra i meno corposi, solo 11 pagine, ma esprime, seppur genericamente, la necessità di un ritorno al correismo. Arauz propone “trasferimenti diretti” di mille dollari a un milione di famiglie grazie all’aumento del 2% delle imposte sui patrimoni da oltre un milione. Vuole stimolare la produzione che non abbia a che fare con il petrolio, incentivare le piccole e medie imprese con esenzioni fiscali, aprire il dialogo sull’aborto e riconoscere la diversità etnica con la creazione di istituzioni per la giustizia indigena. Ha criticato Lenín Moreno per il patto con il FMI e spinge per distribuire in fretta il vaccino anti-covid. 

Guillermo Lasso, l’imprenditore di destra

Il suo principale avversario, Guillermo Lasso, ha 65 anni e si candida per la terza volta dopo aver perso al ballottaggio con Correa e Moreno. Esperto uomo d’affari, ha comprato con il cognato la banca Finansur quando aveva poco più di 20 anni e nel 1984 ha acquisito il 20% delle azioni del Banco Guayaquil. È conosciuto in primis per aver dato vita al progetto Banco del Barrio, che ha portato i servizi finanziari nei negozi di tutto il paese. A livello politico, è stato ministro dell’Economia nel 1999 e governatore della provincia di Guayas nel 98. 

In passato, è stato ripetutamente accusato da Correa di possedere conti in paradisi fiscali, ma l’accusa non è stata mai dimostrata. Tuttavia, attirano criticità le sue posizioni religiose. Lasso è infatti membro dell’Opus Dei e si è espresso più volte contro l’aborto e in favore dei centri di riabilitazione per gli omosessuali. Al contempo, ha sostenuto che si tratta di “opinioni personali” e non ha intenzione di imporre le sue idee a riguardo sulla società ecuadoriana.

Il suo programma dimostra un approccio di destra, con l’apertura alla gestione degli ospedali, sempre gratuiti, e allo sfruttamento delle risorse energetiche, minerarie, petrolifere, da parte del settore privato. La sua alleanza CREO-Partido Social Cristiano è data tra il 32 e il 27% e ha possibilità di arrivare al ballottaggio.

Yaku Pérez, la voce indigena

C’è un’altra candidatura da non sottovalutare, quella di Yaku Sacha Pérez, 51 anni, rappresentante dei movimenti indigeni protagonisti delle proteste contro l’aumento del prezzo della benzina nel 2018. È stato particolarmente attivo anche durante il governo Correa nelle manifestazioni contro progetti minerari vicino alle fonti idriche. Il suo rapporto con l’acqua, un bene limitato e prezioso per la sua comunità, l’ha spinto a cambiare nome da Carlos Ranulfo a Yaku Sacha, “acqua del monte” in quechua. 

Il programma della sua lista, Pachakutik, attualmente data tra il 5 e il 13%, prende il nome di “Minka por la vida”, un concetto che fa riferimento al lavoro comunitario della tradizione indigena a favore del benessere di tutti. Il legame con la terra resta il punto fondamentale: Pérez vuole attuare un “patto ecosociale” basato sulla separazione tra “banca e Stato” e un dialogo tra la scienza e la conoscenza dei popoli originari

Due visioni opposte

Pachakutik non ha speranze di arrivare al secondo turno, ma potrebbe rivelarsi fondamentale per permettere ad Arauz di vincere agilmente contro Lasso. Il correista è il candidato da battere e per questo è stato il bersaglio degli altri contendenti durante l’ultimo dibattito organizzato dal Consejo Nacional Electoral. Se dovesse diventare presidente, l’Ecuador rientrerebbe nell’alleanza Unasur con gli altri membri del blocco socialista: Nicaragua, Bolivia e Venezuela. Arauz si troverebbe a interpretare un ruolo analogo a Luis Arce in Bolivia, secondo dinamiche simili. Come con Morales, gli ecuadoriani hanno rifiutato la rielezione di Correa nel referendum del 2018 ma la corrente legata all’ex presidente è ancora la più forte del Paese. 

Tuttavia, bisogna considerare un altro fattore: il voto obbligatorio. Secondo un sondaggio di Cedatos, il 66,4% delle persone consultate non è interessato alle elezioni mentre Click Report parla di un 44% di elettori ancora indecisi. Dunque, molti potrebbero scegliere per chi esprimere la loro preferenza direttamente alle urne. Questo potrebbe stravolgere le previsioni fatte finora.

 

 

Fonti e approfondimenti

Evelyn Tapia, El Banco Mundial estima que la economía del Ecuador crecerá un 3,5% en el 2021, El Comercio, 5/01/21

Alessandro Leone, Lenín Moreno, tre anni di governo segnati da un cambio di rotta, Lo Spiegone, 26/06/20

Primicias, Las propuestas con las que Andrés Arauz planea llegar a Carondelet, 21/12/20

Primicias, El plan con el que Guillermo Lasso quiere llegar a Carondelet, 21/12/20

Primicias, Las ofertas electorales de Yaku Pérez para llegar a Carondelet, 21/12/20

Primicias, Votaciones 2021: Los indecisos pueden inclinar el tablero electoral, 12/01/21

Iván Ulchur-Rota, El ‘sálvese quien pueda’ electoral no sacará a Ecuador de la crisis, New York Times, 15/01/21

Sara España, Ecuador arranca la campaña electoral con impugnaciones y profundas tensiones políticas, El País, 29/12/20

Sara España, El acuerdo con el FMI obliga a Ecuador a subir el IVA al 15% y recortar el gasto público, El País, 6/10/20

Fernanda Rojas, Presidenciales en Ecuador: 16 candidatos y 44% de indecisos, La Tercera, 15/01/21

Patricio Peralta, El Debate Presidencial 2021 terminó con la exposición de propuestas de los 16 candidatos, Nodal, 18/01/21 

DW, Primera vuelta presidencial en Ecuador se adelanta al 7 de febrero de 2021, 11/02/20

 

 

Editing a cura di Giulia Lamponi.

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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