Violazioni della libertà di stampa e corruzione giudiziaria in tre Paesi dei Balcani occidentali

Lo Spiegone
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Il rispetto della rule of law in Serbia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo presenta similitudini determinate dallo stretto rapporto tra governo, media e tribunali. Tuttavia, è bene porre l’attenzione anche sulle peculiarità che caratterizzano l’indipendenza del sistema giudiziario e la libertà di stampa in questi tre Paesi.

La Serbia tra pressioni e controllo del governo

Nonostante la Costituzione serba garantisca la libertà di stampa e il codice penale non inserisca la diffamazione tra i reati, la libertà dei media è minacciata da continue azioni legali da parte di esponenti politici nei confronti dei giornalisti, come ad esempio le accuse di coinvolgimento in attività illecite. Nel 2019, l’Associazione dei Giornalisti Indipendenti della Serbia (NUN) ha documentato 119 episodi di pressione o violenza contro i giornalisti. Ne è un esempio il caso del reporter investigativo Milan Jovanović, che nel dicembre 2018 è sopravvissuto a un incendio divampato nella sua abitazione. In quel periodo il giornalista stava conducendo un’indagine sulla corruzione politica in Serbia. Un funzionario del Partito Progressista Serbo (SNS) è stato processato alla fine del 2019 per l’attacco doloso.

La mancanza di trasparenza nella proprietà dei media e la pressione da parte dei politici sulle scelte editoriali dei giornali contribuiscono a incoraggiare l’autocensura, e l’Organismo di regolamentazione dei media elettronici (REM) è stato criticato per la mancanza di indipendenza nella supervisione delle attività giornalistiche e radiotelevisive. La collusione tra politici e media e la diffusione di notizie false vengono tacitamente promosse dal governo di Aleksandar Vučić. Come evidenziato dal rapporto dell’Open Society Institute: “Il Parlamento ha concesso ai membri nominati dal potere politico di sedere nel Consiglio delle Comunicazioni per sei anni, laddove, invece, i candidati della società civile e delle associazioni professionali del settore restano in carica per soli quattro anni”. Infine, l’alta concentrazione della proprietà dei media nel Paese impedisce ai giornalisti indipendenti di rendere pubbliche le proprie inchieste, disponibili quasi esclusivamente su Internet. 

Dal punto di vista del potere giudiziario, invece, l’indipendenza della magistratura è compromessa dall’influenza politica nelle nomine dei giudici e dei pubblici ministeri. Inoltre molti giudici hanno riferito di aver subito pressioni esterne durante i processi e in sede di giudizio. I politici commentano regolarmente i procedimenti e le indagini giudiziarie ancora in corso, delegittimando de facto il lavoro e il ruolo dei giudici.

Una peculiarità specifica del sistema giudiziario serbo consiste nell’intromissione da parte del governo nell’assegnazione dei casi ai giudici. Sebbene la legge stabilisca il principio di casualità nella scelta del giudice (con il fine di limitare la corruzione), tale norma spesso non viene osservata, con la conseguenza di limitare fortemente le garanzie di un equo e imparziale processo. I casi che coinvolgono rappresentanti politici sono particolarmente soggetti a interferenze.

La Bosnia-Erzegovina e la corruzione istituzionale

In Bosnia-Erzegovina la libertà di stampa è garantita dalla Costituzione del 1995, tuttavia rimane fortemente limitata nella pratica. I giornalisti sono sottoposti a pressioni politiche, molestie, minacce e aggressioni anche a sfondo etnico e religioso e le molteplici cause per diffamazione da parte dei politici hanno l’obiettivo di intimidire i giornalisti nel loro lavoro quotidiano. Gli enti privati finanziano e gestiscono direttamente le reti di informazione e insieme ai partiti politici ne direzionano anche le linee editoriali. Inoltre, anche le emittenti radiotelevisive delle due entità territoriali che compongono lo Stato di Bosnia-Erzegovina trasmettono programmi polarizzati lungo linee etnico-territoriali. Tale presa di posizione è presente anche a livello cantonale e i partiti politici locali se ne servono per diffondere una retorica nazionalista e in opposizione alle comunità dell’altra entità. Questa prassi è evidente soprattutto nella Republika Srpska, dove secondo il rapporto 2020 di Freedom House, la Radiotelevisione della Republika Srpska (RTRS) può essere considerata come il servizio di comunicazione diretta tra l’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) e la popolazione serbo-bosniaca.

La magistratura è formalmente indipendente e salvaguardata dalla Costituzione, ma i tentativi di riforma da parte dei partiti politici delle entità mettono in serio pericolo le decisioni della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU). Decine di sentenze sono state ignorate o apertamente contestate dai leader politici, in particolare dagli esponenti dell’SNSD e dell’Unione Democratica Croata di Bosnia ed Erzegovina (HDZ-BiH). 

L’esistenza in contemporanea di quattro sistemi giudiziari separati – lo Stato centrale (in parte incompleto), la Republika Srpska, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina e il distretto autonomo di Brčko – rendono ancora più frammentato e confuso il sistema giudiziario bosniaco.

Nel 2019, alcuni giornalisti investigativi bosniaci pubblicarono sul portale online Žurnal il video di un coinvolgimento illecito tra l’ispettore di polizia Marko Pandža, l’imprenditore Nermin Alešević e il presidente del consiglio superiore della magistratura (HJPC) Milan Tegeltija. Nel video i tre uomini discutevano l’insabbiamento di un caso giudiziario. Al riguardo, la Procura di Stato non sembra abbia preso provvedimenti particolarmente urgenti, mentre l’Agenzia per la sicurezza nazionale (SIPA) ha sospeso il pubblico ufficiale solo dopo nove giorni dalla pubblicazione del video. L’accesso a un’adeguata consulenza legale può dipendere dalla propria capacità finanziaria, favorendo la disparità di trattamento tra gli imputati. Viceversa, i processi nei tribunali nazionali nei confronti degli accusati di crimini di guerra sono stati prolungati per un tempo indefinito a causa delle innumerevoli interferenze politiche e per la mancanza di risorse.

Il Kosovo tra autocensura e dimissioni forzate

La Costituzione kosovara del 2008 garantisce la libertà di stampa e la pubblicità dei sistemi di comunicazione tra cui la Radiotelevisione del Kosovo (RTK). Tuttavia, il governo dell’ex Primo ministro Ramush Haradinaj e gli interessi commerciali esercitano tutt’oggi una pressione costante sulle linee editoriali dei giornali e sul palinsesto della RTK. Come negli altri due Paesi dei Balcani occidentali, anche in Kosovo i giornalisti hanno ripetutamente denunciato molestie e intimidazioni. 

I media e i programmi radiotelevisivi in Kosovo rimangono divisi secondo le linee etniche. L’accesso all’informazione è spesso limitato a un gruppo etnico o politico, e la maggior parte dei media si occupa prevalentemente di questioni riguardanti la propria comunità (serba o albanese). Molti media in Kosovo non sono finanziariamente stabili, il che li rende suscettibili di influenza politica e questo si traduce spesso in autocensura. Sono pochi i media di minoranza che resistono al sistema imposto dal governo e sopravvivono soltanto attraverso le donazioni provenienti dall’estero.

Per quanto riguarda l’indipendenza del sistema giudiziario in Kosovo, si riscontrano gravi episodi di intimidazione nei confronti dei pubblici ministeri. Uno degli episodi più eclatanti coinvolge il procuratore di Stato Elez Blakaj che, nel 2018, fu costretto a dimettersi in seguito a minacce ricevute dal parlamentare Shkumbin Demaliaj durante le indagini per un caso di frode nel sistema pensionistico dei veterani di guerra. Nonostante il parlamentare fosse coinvolto nella truffa e sia stato accusato di intimidazioni, è stato sottoposto agli arresti domiciliari per meno di un anno, prima di riprendere il proprio seggio in Parlamento. Sebbene la legge stabilisca che gli imputati non debbano essere detenuti prima del processo a meno che non siano suscettibili di fuggire o di manomettere le prove, i giudici spesso ordinano che i sospettati siano trattenuti in via preventiva, e senza giustificato motivo. Infine, la carenza di fondi da destinare al sistema giudiziario nel suo complesso contribuisce ad allungare i periodi di detenzione preventiva e a rendere inefficienti le consulenze legali. 

Qual è il contributo dell’Unione europea per il miglioramento della rule of law?

Nonostante il rispetto della rule of law permetterebbe a Bosnia e Kosovo di raggiungere lo status di Paese candidato e faciliterebbe alla Serbia il processo di adesione, l’Unione europea non sembra particolarmente coinvolta in progetti sul campo. Come sottolinea Nedim Hogic: “I progressi nel processo di allargamento […] non hanno equivalso a progressi nella forza dello Stato di diritto e nella qualità della governance.” Questo accade in quanto l’influenza dell’Unione europea sui tre Stati non si traduce in progetti mirati al rafforzamento della rule of law né sul piano locale, né a livello istituzionale. Infatti, sono le ONG, come l’Association for Democratic Initiatives (ADI) a Sarajevo, a farsi carico del compito di promuovere iniziative di transizione democratica e di lotta alla corruzione.

Se, da un lato, una moltitudine di organizzazioni locali mette in atto piani specifici di supporto alla cittadinanza, dall’altro le organizzazioni internazionali quali l’Unione europea sono pressoché assenti in questo contesto. Ne consegue che la presenza dell’UE nei tre Paesi sia limitata al ruolo di ispettore sugli avanzamenti nella rule of law e di giudice nel caso in cui gli standard richiesti non siano raggiunti. 

Infine, la mancanza di un piano strutturato e indirizzato a migliorare le diverse carenze nello Stato di diritto di Bosnia, Kosovo e Serbia, porta a due differenti situazione di stasi. Da una parte, Bosnia e Kosovo non ricevono il supporto tecnico necessario per il “passaggio di status”. Dall’altra, la Serbia, grazie agli investimenti ricevuti dall’UE in qualità di Paese candidato, non ha né gli obiettivi né le scadenze per progredire celermente nel processo di adesione. In entrambi i casi, quindi, le riforme per la libertà di stampa e nel sistema giudiziario non trovano terreno fertile per una loro effettiva traduzione nella realtà.

 

Fonti e approfondimenti

Buric, Ahmed, Bosnia Erzegovina: corruzione nella magistratura”, Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, 04/06/2019.

Freedom House, Freedom in the world 2020: Bosnia and Herzegovina, 2020. 

Freedom House, Freedom in the world 2020: Kosovo, 2020. 

Freedom House, Freedom in the world 2020: Serbia, 2020.

Hogic, Nedim, The rule of law and the EU enlargement to the Western Balkans”, European Law Blog, 11/12/2019.

Open Society Institute,La televisione in Europa: regolamentazione, politiche e indipendenza”, Monitoring and Advocacy Program, 2005.

Reporters Without Borders, Serbia Report, 2020. 

Reporters Without Borders Bosnia and Herzegovina Report, 2020. 

Reporters Without Borders Kosovo Report, 2020. 

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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