Correa, l’Ecuador e l’economia (parte 1)

L’Ecuador rappresenta oggi una delle realtà più interessanti in America Latina. Lo sviluppo del Paese, iniziato nel 2007 con l’insediamento del leader socialista Rafael Correa, ha reso molto interessante l’analisi economica e politica di un Paese che ha intrapreso scelte coraggiose, come ad esempio dichiarare bancarotta al fine di rifiutare il debito contratto con il Fondo Monetario Internazionale, in linea con il socialismo latino del XXI secolo. Oggi il Presidente è Lenìn Moreno, vice Presidente di Correa tra il 2007 e il 2013. Il rapporto tra i due è ai ferri corti in seguito alle accuse di Moreno riguardo ad una presunta attività di spionaggio di Correa verso membri del governo, giornali, blogger e Moreno stesso. Mentre si accerta la verità sulle accuse, vogliamo analizzare in due articoli le mosse di Correa da Presidente dell’Ecuador. Nella prima parte ci concentreremo sui risultati economici, nella seconda approfondiremo le scelte finanziarie, la riforma della Costituzione ed il rapporto con i creditori.

Dall’insediamento del Presidente Correa nel gennaio 2007, la storia politica ed economica dell’Ecuador ha iniziato a cambiare. Ampie riforme finanziarie e normative sono state attuate, si è intervenuto nelle politiche macroeconomiche del Paese puntando su un aumento della spesa pubblica e della spesa sociale. Questa la ricetta del leader socialista. Nonostante gli shock esogeni (non dipendenti dal Paese stesso), come la crisi internazionale del 2007-2008 e il crollo del prezzo del petrolio nel 2014 e, infine, il terremoto dello scorso anno, l’Ecuador è riuscito a mantenere una stabilità politica mai vista nella storia del Paese. Prima di Correa, infatti, si sono alternati otto presidenti in circa dieci anni.

Al fine della nostra analisi utilizzeremo il lavoro svolto da Mark Weisbrot, Jake Johnston, and Lara Merling dal titolo Decade of Reform: “Ecuador’s Macroeconomic Policies, Institutional Changes, and Results”. 

Andamento economico

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Innanzitutto, partiamo con l’analizzare il tasso medio di crescita annuale del PIL procapite del governo Correa rispetto a quello registrato tra il 1980 e il 2006. Come mostrato dal grafico, con le nuove politiche attuate da Correa il dato si attesta ad un +1,5% rispetto al 0,6% del periodo precedente. La misura in sé non ci porta a concludere che ci sia stato un miglioramento decisivo da Correa in poi, tuttavia bisogna ricordare la congiuntura economica in cui si sono effettuate le stime. La crisi internazionale del 2007-08 ha affossato le economie occidentali e quelle ad esse legate, come in parte quella ecuadoregna.  Il crollo del prezzo del petrolio, inoltre, ha influito in maniera decisiva nella crescita del PIL del Paese andino, poiché più della metà del reddito nazionale deriva proprio dall’esportazione del petrolio. Inserendo il dato  all’interno di questo contesto, possiamo dunque considerare l’aumento  dell’1.5% del tasso medio del reddito procapite un incremento significativo, in grado di innescare dei mutamenti sociali positivi.

Un altro dato veramente significativo è quello relativo al tasso di povertà, misurato in termiti di reddito dei cittadini. Nei dieci anni del governo Correa si è passati da un tasso di povertà del 36.7% ad uno del 22.9%. Ancora più massiccia la lotta alla povertà assoluta, nella cui definizione rientrano tutti gli individui che guadagnano meno di 1,90$ al giorno: grazie alle politiche redistributive di Correa la percentuale di povertà assoluta è passata dal 16.5% del 2007 all’8.7% del 2016. Uno dei programmi ampliati e rinforzati per combattere la povertà è il “program Bono de Desarollo Humano“, che consiste nel trasferimento del denaro ai ceti meno abbienti, la cui entità in percentuale al PIL è stata raddoppiata con Correa .

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Disuguaglianze

Un altro risultato importante raggiunto dalla politica socialista del Presidente Correa è stato quello di ridurre le disuguaglianze: l’indice di Gini, indicatore che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito all’interno di una popolazione, è sceso dallo 0.55 allo 0.47. Ricordiamo che l’indice di Gini va da 0 ad 1, dove 1 significa che tutta la ricchezza è in mano al 10% più ricco della popolazione e 0 che la ricchezza è distribuita egualmente tra tutti i componenti. Dunque, una riduzione di 0.08 punti dell’indice di Gini rappresenta ancora una volta un dato molto significativo per la popolazione ecuadoregna. Ancora, dal 2006 al 2012 (ultimo dato disponibile) il rapporto tra il 10% più ricco e il 10% più povero in termini di reddito detenuto è sceso da 36 a 25. Se guardiamo al periodo precedente, ossia dal 1995 al 2006, l’Indice di Gini era aumentato di più del 7%. Nel periodo di Correa, come detto, si è ridotto più del 10%. A dar maggiore forza ai dati appena descritti, si aggiunge l’aumento del salario minimo, cresciuto del 48% in termini reali (il dato è aggiustato per l’inflazione) rispetto al periodo precedente al Presidente Correa. Questo trend positivo contribuisce alla riduzione delle differenze di reddito. Tasso di occupazione e disoccupazione hanno avuto un andamento ciclico, attestandosi al 4.9% nel periodo considerato.

Spesa pubblica

Come ogni governo di matrice socialista anche con il governo Correa gli investimenti statali hanno ricoperto un ruolo centrale: la spesa pubblica, infatti, è raddoppiata in percentuale al PIL, passando dal 4.3% del 2006 all’8.6% nel 2016. I settori in cui si è investito particolarmente sono l’istruzione, la sanità, lo sviluppo urbano e il piano case.

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Per quanto riguarda lo sviluppo infrastrutturale, la spesa è aumentata in maniera significativa, tanto da contribuire per un 5% alla crescita totale del PIL. In particolare il settore edilizio ha registrato un forte aumento, in seguito al lancio di piani abitativi per le classi più disagiate. Tuttavia, nel computo della spesa pubblica le le voci più importanti sono relative ad istruzione e sanità.

Istruzione

Nel periodo considerato, si registra un incremento generale del tasso di iscrizione scolastica per tutte le fasce di età. Per quella dai 15-17 anni il tasso di iscrizione alla scuola è aumentato dal 48.3 al 64.7 percento, mentre per la scuola secondaria (età dai 12 ai 17) è cresciuto dal 65.9% all’81%. Per quanto riguarda la scuola primaria, già ad alte percentuali di iscrizione, non ci sono stati miglioramenti significativi: la percentuale di iscritti si attesta attorno al 95%. Ancora più significativa è la spesa per l’istruzione universitaria, passata dal 0.7 al 2.1% in rapporto al PIL: questo livello è il più alto di tutto il Latino-America ed è superiore alla media dei Paesi OECD. L’aumento della spesa in questo campo si introduce all’interno di un piano di sviluppo umano ed industriale, il quale mira ad un aumento progressivo della produzione ad alto valore aggiunto, in particolare nei campi della tecnologia avanzata. Dal 2009, in seguito all’introduzione della nuova Costituzione, le rette universitarie sono divenute gratuite e lo stesso anno sono stati lanciati programmi per coinvolgere nelle università i nativi e gli afro-ecuadoregni.

Sanità

Anche la spesa sanitaria ha registrato un forte aumento raggiungendo il 9,2% in percentuale al PIL, secondo gli ultimi dati dell’ OMS (2014). Gli investimenti hanno portato ad un aumento dei posti letto pari al 23.5% dal 2006 al 2016. Ad ogni modo si registrano forti squilibri tra le aree urbane e quelle rurali: in queste ultime gli investimenti non sono ancora riusciti a garantire una copertura completa dei bisogni della popolazione. Si assiste pertanto ad una mobilità molto forte verso le città. La domanda di prestazioni sanitarie è aumentata del 40%: questo dato potrebbe dipendere dall’aumento della copertura assicurativa voluta dal governo che, secondo studi empirici, spinge i consumatori a richiedere una quantità maggiore del bene salute. Dobbiamo sottolineare anche il forte sviluppo del settore privato: tra le motivazioni di questa espansione troviamo proprio l’incapacità attuale delle strutture sanitarie di fronteggiare l’aumento delle richieste di trattamento. Va dunque migliorata la situazione infrastrutturale del Paese.

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Rafael Correa e Lenìn Moreno

Conclusioni

Dal punto di vista degli indicatori socio-economici i 10 anni di Presidenza Correa sembrano aver dato i propri frutti. Riduzione delle disuguaglianze, assistenza sociale e inclusione delle comunità più emarginate sono stati al centro del progetto del leader socialista. Ovvio che il processo di crescita ecuadoregno deve migliorare. Moreno, sebbene si distacchi completamente dal predecessore, avrà il compito di migliorare la situazione attuale, processo assai difficile per la congiuntura economica, per il prezzo del petrolio che non garantisce ampi margini di guadagno e per l’instabilità politica in cui versano gli alleati del Paese, specialmente il Venezuela. Vi aspettiamo al prossimo articolo per approfondire la Presidenza Correa e la storia ecuadoregna.

 

Fonti e Approfondimenti:

http://cepr.net/images/stories/reports/ecuador-2017-02.pdf

http://www.worldbank.org/en/country/ecuador/overview

http://www.who.int/countries/ecu/en/

https://www.opendemocracy.net/democraciaabierta/gerard-coffey/state-of-health-in-ecuador

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