Il 2021: anno nero delle carceri ecuadoriane

@Ministerio de Gobierno Ecuador - Public Domain - Flickr

Sono circa trecento i detenuti che nel 2021 hanno perso la vita nelle carceri ecuadoriane a seguito di una serie di scontri interni che le forze di polizia non sono riuscite a placare. 

Uno degli episodi più violenti si è svolto il 27 settembre nel carcere della città di Guayaquil. Nel giro di poche ore si sono registrati 119 morti e 79 feriti. Di coloro che sono deceduti, il  75% si trovava in carcere in attesa di processo e il 61% aveva meno di 30 anni.

In seguito a tale crisi, il presidente Guillermo Lasso, eletto lo scorso aprile, è stato costretto a decretare uno stato di emergenza di sessanta giorni, poi prolungato fino a fine dicembre. Sebbene, per il momento, tale stato di emergenza sia stato sospeso, la crisi del sistema penitenziario ecuadoriano rimane profonda.

Una continua tragedia

La tragedia consumatasi a settembre a Guayaquil è stata la più grave nel suo genere. Gli scontri sono stati talmente violenti che numerose vittime sono state identificate solamente dopo giorni a causa delle condizioni in cui sono stati rinvenuti i cadaveri: almeno cinque detenuti erano stati decapitati, molti avevano subito varie mutilazioni, alcuni erano stati bruciati vivi, altri erano stati resi irriconoscibili dall’esplosione di alcune granate. 

Dall’inizio del 2021, si erano già verificate due rivolte di questo tipo, a febbraio e luglio, causando 79 e 22 morti rispettivamente.

Per far fronte a questa crisi, il governo ha dichiarato più volte lo stato di emergenza – permettendo all’esercito di agire nelle carceri – e ha promesso di investire milioni di dollari per riformare il sistema carcerario

In seguito al massacro del 27 settembre a Guayaquil, la polizia aveva riferito di aver ripristinato l’ordine all’interno della struttura. Eppure, solo poche settimane dopo, nella notte del 12 novembre, è scoppiato un altro scontro, che ha portato alla morte di 68 detenuti.  

In questa occasione, alcuni dei prigionieri hanno persino registrato e trasmesso in diretta la rivolta. In uno dei video, che si sono rapidamente diffusi online, degli uomini danno fuoco a una pila di cadaveri; quando in mezzo ai corpi viene individuata una persona ancora viva, uno dei detenuti la finisce rapidamente a colpi di machete.

Le carceri in mano alle bande criminali 

La più immediata causa di questi scontri è la lotta tra bande criminali locali. Tali gruppi sono da tempo impegnati in una guerra per il potere all’interno del sistema carcerario e al momento si registrano almeno undici bande armate attive nelle prigioni ecuadoriane.

Intervistato da Al Jazeera, Ramiro Narváez, parlamentare di Izquierda Democratica, ha sostenuto che intere prigioni sono sotto il controllo di gruppi armati e signori della guerra, che spesso possiedono le chiavi delle celle dei prigionieri: “Se i prigionieri non attaccano di nuovo, è perché non vogliono farlo. Possono farlo quando vogliono”.

Il ruolo del narcotraffico

I gruppi criminali ecuadoriani agiscono principalmente come pedine nelle mani di organizzazioni criminali straniere. Fausto Cobo, direttore del Centro de Inteligencia Estratégica, ha spiegato a Reuters il legame tra la violenza nelle carceri e il traffico internazionale di droga

Negli ultimi anni, l’Ecuador è diventato, secondo Cobo, “l’autostrada della cocaina verso gli Stati Uniti e l’Europa”. Come risultato delle nuove strategie messe in atto dai narcotrafficanti colombiani, “più di un terzo della crescente produzione di cocaina della Colombia transita ora dall’Ecuador”. 

Proprio per questo motivo, le scene più cruente si sono verificate nella città di Guayaquil: è dal porto di questa città costiera che parte più della metà della cocaina che arriva nel Paese dalla Colombia. 

Come ha spiegato alla BBC il colonnello Mario Pazmiño, ex direttore dell’intelligence dell’esercito ecuadoriano, a Guayaquil sono attivi due dei principali cartelli della droga messicani: il Cartello di Sinaloa e il Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), ciascuno dei quali è sostenuto da gruppi armati locali. 

I cartelli messicani hanno infatti spesso bisogno di esercitare un controllo fisico sul territorio per trasportare la cocaina prodotta in Colombia. Ciò ha portato a una situazione simile a quella vissuta dal Messico: i cartelli concorrenti (e le bande locali che li sostengono) stanno conducendo una guerra totale contro lo Stato e tra di loro.

Il problema della corruzione

Un tale livello di controllo da parte della criminalità organizzata sul sistema carcerario è reso possibile anche dagli alti tassi di corruzione. Le bande criminali sono infatti da tempo infiltrate nella Polizia Nazionale e tra gli amministratori delle carceri. Questa è solo una delle tante vie attraverso cui il narcotraffico entra nelle istituzioni statali.

La forma più comune di corruzione nelle prigioni ecuadoriane è il contrabbando di merci. Nelle carceri vengono scambiati prodotti alimentari e telefoni, ma anche armi. I detenuti nelle prigioni dell’Ecuador sono infatti spesso incredibilmente ben armati: a Guayaquil sono stati utilizzati fucili, machete e persino granate.

Il sovraffolamento delle carceri

Secondo il Comité Permanente por la Defensa de los Derechos Humanos (CDH), la capacità carceraria dell’Ecuador è di 28.500 persone. Nel momento di massima crisi, nel maggio del 2019, i detenuti erano 41.836. 

Secondo i dati raccolti dallo SNAI (Servicio Nacional de Atención Integral a Personas Adultas Privadas de la Libertad y Adolescentes Infractores), attualmente i prigionieri sono circa 38.000, registrando un tasso di sovraffollamento del 33%. Di questi, almeno 15.000 rimangono in carcere senza una condanna definitiva, in attesa del termine del loro processo. 

Questa situazione rende ancora più complessa la crisi attuale. Per arginare la violenza nelle prigioni dell’Ecuador, sarebbe opportuno separare i prigionieri comuni dai detenuti legati al mondo del crimine organizzato, per prevenire il reclutamento da parte delle bande e isolare i focolai di lotta. 

L’impossibilità di portare avanti azioni di questo tipo ha fatto sì che fra le vittime registrate nel 2021 molte fossero del tutto estranee al mondo dei gruppi armati e del narcotraffico: alcuni di coloro che hanno perso la vita si trovavano in carcere in quanto condannati (o in attesa di processo) per semplici furti o per consumo di droga. 

Il sovraffollamento delle carceri, oltre a rendere più probabile la violenza, è alla base di una serie di violazioni dei diritti umani e ha dei risvolti drammatici dal punto di vista sanitario. In un’inchiesta portata avanti a settembre, la CNN ha visitato le carceri di Ibarra e Lacatunga, trovandovi 30 detenuti che condividevano una cella per 10 persone e molti altri costretti a dormire per terra nei corridoi per mancanza di spazi. 

Il ruolo della politica

Billy Navarrete, direttore del CDH, intervistato da Al Jazeera, ha spiegato come l’attuale situazione sia legata anche ai numerosi tagli al budget del sistema penitenziario portati avanti dagli ultimi governi. Ciò include la mancanza di programmi di riabilitazione per i detenuti e l’insufficienza di personale amministrativo e di guardie addestrate.

Solamente nel 2020, l’ex presidente Lenín Moreno ha diminuito il bilancio delle prigioni del 15%, portandolo a 91 milioni di dollari, necessari per pagare gli stipendi delle guardie, le aziende alimentari private e i programmi di riabilitazione. Questo ha avuto risvolti drammatici: il carcere di Guayaquil, per esempio, ospita circa 8000 detenuti, supervisionati solamente da 80 agenti penitenziari

A novembre, Lasso ha annunciato nuovi piani per rafforzare la presenza dei militari nelle carceri del Paese e per ottenere aiuti dagli alleati, in primo luogo Stati Uniti e Colombia, per potenziare la lotta al traffico di droga.

La strategia della militarizzazione del sistema carcerario è stata però ostacolata dalla Corte Costituzionale, che si è attivata più volte per limitare la durata dello stato di emergenza voluto da Lasso. 

Inoltre, sebbeno lo stato di emergenza permetta ai membri delle forze armate di contribuire ai compiti di sicurezza interna nelle strade del Paese, per quanto riguarda le prigioni, la Corte Costituzionale ha stabilito che l’azione militare deve essere limitata al perimetro esterno delle carceri.

Ciò significa che il ruolo dell’esercito dovrebbe essere in primo luogo quello di fermare eventuali tentativi di fuga: tale lettura è però limitante in quanto i detenuti più violenti non agiscono con l’intento di evadere dal carcere, ma con l’obiettivo di prendere il controllo della struttura. 

Un’altra soluzione è possibile?

Anche alcuni studiosi hanno criticato l’approccio scelto dal governo. L’antropologo Jorge Núñez, che ha studiato la popolazione carceraria dell’Ecuador per quasi due decenni, ritiene che una serie di decisioni prese negli ultimi anni dai governi abbiano favorito l’emergere di questa crisi

In particolare Núñez ha evidenziato come problematici tre elementi. In primo luogo, lo spostamento dei prigionieri in penitenziari lontani dalle loro famiglie è stato direttamente collegato all’aumento del tasso di violenza. In secondo luogo, l’adozione di un nuovo codice penale ha ampliato la lista dei reati punibili in Ecuador, portando a un aumento del tasso di sovraffolamento delle strutture carcerarie.  Infine, la creazione dell’unità di intelligence penitenziaria, nata per indagare sul traffico di droga utilizzando le informazioni ottenute dai detenuti, ha favorito l’emergere di un sistema di scambio di favori tra la polizia e i prigionieri

Secondo l’analisi portata avanti Núñez, l’attuale crisi non dovrebbe essere risolta dando più potere all’esercito e alla polizia, ma ripensando le decisioni prese negli ultimi anni e investendo nuove risorse in programmi di riabilitazione per i detenuti e di formazione per gli impiegati del sistema carcerario.

Gli incerti passi verso il futuro

Lo scorso 28 dicembre si è concluso lo stato di emergenza in Ecuador. Per il momento la misura non è stata rinnovata, ma il governo ecuadoriano ha annunciato che l’esercito manterrà il suo ruolo nella sorveglianza dei perimetri esterni delle carceri.

Il portavoce presidenziale, Carlos Jijón, ha poi evidenziato come una delle prime azioni da portare avanti sarà l’assunzione di personale che permetterà di ingaggiare 2500 nuove guardie carcerarie.

Infine, Lasso ha incaricato una commissione di pacificazione composta da esperti nazionali e internazionali, che lavorerà per sei mesi con l’obiettivo di individuare la logica della violenza all’interno delle mura del carcere e il funzionamento delle economie illegali all’interno delle prigioni.

 

Fonti e approfondimenti

Ana María Cañizares, Sin espacio, sin medicamentos y en condiciones poco salubres, esta es la crisis de las cárceles en Ecuador, CNN, 16/9/2021

Chris Dalby, No se ve luz al final de la espiral de violencia en Ecuador, InSight Crime, 24/12/2021

Dan Collyns, Ecuador: 68 inmates killed and 25 injured in latest prison massacre, The Guardian, 13/11/2021

Fernando Almánzar, Ecuador amplía por 30 días más el estado de excepción en todas las cárceles debido a la inseguridad, CNN, 29/11/2021

Fernando Almánzar, El presidente Lasso indulta a presos enfermos para aliviar el hacinamiento carcelario en Ecuador, CNN, 26/11/2021

Germán Padinger, Crisis en el sistema carcelario de Ecuador: una “bomba de tiempo” que comienza a estallar, CNN, 1/10/2021

Joshua Collins, Reforming Latin America’s Overcrowded Prisons Won’t Be Easy, World Politics Review, 1/12/2021

Karol E. Noroña, Bernarda Ordóñez: la crisis carcelaria es un producto del “olvido del Estado”, GK, 27/10/2021

Kimberley Brown, ‘We are all suffering’: What’s going on inside Ecuador’s prisons?, Al Jazeera, 18/11/2021

Matías Zibell, Cómo se volvió tan violenta Guayaquil, la ciudad en medio de la crisis de seguridad de Ecuador: “Es como lo que Colombia vivía en los 80 y 90”, BBC News Mundo, 19/11/2021

Matías Zibell, Guayaquil: qué está pasando en el penal del Litoral, la cárcel de Ecuador que suma casi 190 muertos en dos masacres, BBC News Mundo, 15/11/2021

Norberto Paredes, Ecuador: 4 claves que explican qué hay detrás de la masacre carcelaria que dejó al menos 119 muertos, la peor de la historia del país, BBC News Mundo, 30/09/2021

Redazione, Cárceles de Ecuador, una hoguera del crimen fuera de control, France 24, 14/11/2021

Redazione, Dozens of inmates die in a battle between prison gangs in Ecuador, NPR, 13/11/2021

Redazione, Ecuador: al menos 118 muertos en una cárcel de Guayaquil en enfrentamientos entre bandas rivales con granadas y decapitaciones, BBC News Mundo, 29/09/2021

Redazione, Ecuador no renovará el estado de excepción en cárceles, Voz de América, 27/12/2021

Redazione, With 280 prisoners dead in Ecuador, UN experts call for urgent action, UN News, 6/12/2021

Stefano Pozzebon e Ana María Cañizares, La guerra dentro de las cárceles de Ecuador, CNN, 7/10/2021

Yury Garcia e Alexandra Valencia, Ecuador seeks to identify remains of 116 inmates killed in prison riot, Reuters, 1/10/2021

 

Editing a cura di Elena Noventa

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