La kafala e i lavoratori stranieri in Medio Oriente

Il sistema che regolamenta il lavoro migrante in alcuni stati del Medio Oriente è stato denunciato a più riprese a causa delle situazioni degradanti cui molti lavoratori sono stati e sono, tutt’oggi, costretti, finendo per essere etichettato dai media e dalle organizzazioni a sostegno dei diritti umani come una forma moderna di schiavitù.

La kafala è un sistema che si basa sulla sponsorizzazione del lavoratore straniero in maniera, almeno concettualmente, non troppo dissimile dai sistemi in vigore in altri Paesi del mondo, quali per esempio l’Australia o gli Stati Uniti. Tuttavia, le caratteristiche e le norme che definiscono la kafala determinano uno sbilanciamento dei poteri in netto favore degli sponsor/datori di lavoro e a discapito del lavoratore. Sono stati registrati numerosi casi in cui questo sbilanciamento ha dato origine a forme di abuso ai danni di lavoratori che, senza la possibilità di far valere i propri diritti, sono diventati vittime impotenti di sfruttamento e soprusi.

Questo sistema, utilizzato negli stati del GCC (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman) e in Giordania e in Libano per alcune categorie di lavori, si basa sulla delega di responsabilità da parte dello Stato verso i privati di prendersi carico e monitorare lo status di immigrazione e di occupazione del lavoratore straniero all’interno dei propri territori.

All’origine della kafala

Il termine kafala (كفالة) deriva dalla radice araba “k-f-l” e può assumere diversi significati, tra cui provvedere, essere responsabile, essere il guardiano legale: in questo contesto, può essere tradotto come “garanzia”. All’origine del termine può essere fatta risalire l’antica tradizione araba dell’ospitalità, che prevede l’offerta di protezione e l’assunzione di responsabilità nei confronti dell’ospite. Altre teorie, invece, legano il termine alle pratiche di sponsorizzazione dei pescatori di perle del Golfo, ai quali lo sponsor anticamente anticipava i costi dell’attività per poi ricavarne dei proventi.

La kafala intesa come sistema di sponsorizzazione utilizzato ancora oggi, tuttavia, si consolida tra gli anni ’50 e ’70 del XX secolo, a seguito della scoperta del petrolio. Lo sviluppo del settore petrolifero è stato un polo d’attrazione per un numero elevato di lavoratori stranieri, sia arabi che non, ed è stato alla base della crescita economica dei Paesi di Golfo. L’arricchimento di questi Stati ha generato una domanda crescente per lavoratori non specializzati da impiegare in particolare nei settori delle costruzioni e dei servizi.

Il contratto sociale andatosi ad affermare in questi Stati, poi, ha determinato una divisione del lavoro tra cittadini e stranieri: i primi sono stati inseriti soprattutto nel settore pubblico, mentre i secondi hanno trovato impiego e sono stati alla base dello sviluppo del settore privato.

Il sistema di sponsorizzazione del lavoro migrante, quindi, si è modellato su diverse necessità: la necessità di assumere manodopera per periodi di tempo limitati – soprattutto a progetto – in modo da creare flessibilità e seguire gli andamenti economici; la necessità da parte dei singoli Stati di controllare l’entrata di stranieri all’interno dei propri confini e di condividerne l’onere con i cittadini che ne richiedevano i servizi; la necessità di tutelare i diritti dei cittadini locali a fronte di una crescente presenza di immigrati, in grado, potenzialmente, di alterare gli equilibri con la popolazione interna, non solo a livello di numeri, ma anche di “potere”. Difatti, l’altra faccia della medaglia è l’estrema dipendenza che si è creata attorno al lavoro svolto dagli stranieri, sia qualificato che non, e soprattutto legato ai settori delle costruzioni e domestico.

Il funzionamento e le falle

Per le motivazioni sopracitate e data la grande responsabilità del privato che intende sponsorizzare il lavoratore straniero, il sistema della kafala prevede che allo sponsor (o kafeel) venga data una serie di capacità legali per controllare il lavoratore.

Le regole che definiscono la kafala non sono uguali in tutti i Paesi del GCC, in Giordania e in Libano, ma esistono elementi comuni e similitudini sotto alcuni punti di vista. Innanzitutto, in generale, per entrare nel Paese di destinazione i lavoratori devono essere sponsorizzati; inoltre, sono in vigore restrizioni sulle possibilità di cambiare impiego senza avere prima ottenuto il permesso dello sponsor, sulla facoltà di dimettersi e, in alcuni casi, di lasciare il Paese senza il consenso dello sponsor.

Tutto ciò lede enormemente le libertà dei lavoratori, soprattutto se questi arrivano nei Paesi di destinazione dopo aver accettato determinate condizioni contrattuali che però poi non vengono rispettate. Sotto questo tipo di sistema, per i lavoratori risulta estremamente difficile contestare qualsiasi tipo di abuso, dato che entrare in conflitto con il proprio sponsor potrebbe risultare nella cancellazione del visto (costringendo la persona a rimanere nel territorio illegalmente) o la deportazione. Esistono poi delle pratiche diffuse ma illegali, frutto di questo estremo sbilanciamento dei poteri, come la confisca del passaporto o di altri beni, imposizioni che limitano la libertà di movimento della persona. Così, il lavoratore potrebbe dover far fronte a seri abusi fisici e psicologici senza avere la possibilità di far valere i propri diritti.

Le riforme

La kafala limita enormemente i diritti dei lavoratori stranieri e le loro libertà di cambiare datore di lavoro, rendendo difficile la mobilità interna del mercato del lavoro e, soprattutto, mettendo le persone in condizione di vulnerabilità.

È bene comunque ricordare che non tutti i lavoratori stranieri nel GCC, in Libano e in Giordania subiscono abusi e si ritrovano in condizioni in cui la propria libertà e dignità viene messa a repentaglio. Esistono sponsor che offrono e garantiscono condizioni lavorative dignitose e il rispetto dei diritti della persona. Tuttavia il sistema, per come è strutturato, rende alcune categorie di lavoratori particolarmente vulnerabili.

A fronte delle ripetute denunce a livello internazionale e alle inchieste portate avanti da organi quali l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), i Paesi che adottano la kafala hanno avviato delle riforme per limitare il potere degli sponsor, alleviarne gli oneri, e prevenire forme di sfruttamento. Tuttavia, al momento, solo alcuni Paesi si sono mossi in questo senso, come Bahrein ed Emirati Arabi; mentre in altri, quali Qatar e Arabia Saudita, continuano a rimanere in vigore i sistemi più restrittivi.

Negli ultimi anni, inoltre, gli Stati del GCC hanno introdotto nuovi sistemi che garantiscono ai non cittadini (i cosiddetti expat) di ottenere la residenza semplicemente attraverso una “auto-sponsorizzazione”. Difatti, chi possiede beni – in aree ben definite – o investe in business a livello locale è considerato una risorsa: questa maggiore libertà è data dalla necessità di attrarre e “trattenere” investitori stranieri al fine di stimolare l’economia. È dunque chiaro che questo sistema beneficia una classe medio-alta ed esclude invece la maggioranza dei lavoratori emigrati nel Golfo. Anzi, costoro stanno vedendo le proprie possibilità di impiego in questi Paesi diminuire a causa delle politiche di nazionalizzazione del lavoro promosse dalle monarchie. Ciò è in linea con i piani di sviluppo che i Paesi stanno affrontando al fine di ristrutturare e diversificare la propria economia data l’insostenibilità nel medio-lungo termine del sistema sul quale hanno costruito la propria fortuna.

Fonti e approfondimenti:

International Labour Organization – Regional Office for Arab States, Employer-migrant work relationship in the Middle East: exploring scope for internal labour market mobility and fair migration, Beirut: ILO, 2017 (White Paper; Feb. 2017)

A. Azhari, The kafāla ‘sponsorship’ system in Saudi Arabia: a critical analysis from the perspective of international human rights and Islamic law, The SOAS Journal of Postgraduate Research, Volume 10 (2016-17), Pages 61-80

M. Zahra, The Legal Framework of the Sponsorship Systems of Qatar, Saudi Arabia and Kuwait: A Comparative Examination, Gulf Labour Markets and Migration, Explanatory note, GLMM – EN – No. 7/2014

P. Motaparthy, Understanding Kafala: An archaic law at cross purposes with modern development, Migrant-Rights.org, March 11, 2015

Kafala for the poor, freedom for the rich, Migrant-Rights.org, May 18, 2019

Migrant Forum in Asia, Policy Brief No. 2: Reform of The Kafala (Sponsorship) System

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