Leggere tra le righe: “Miraggio 1938”, la guerra tra URSS e Finlandia

Simone D'Ercole | Instagram: @Side_Book

«Sulla città aleggiava un’atmosfera irreale. La vita un sogno, un miraggio dai contorni indefiniti». Miraggio 1938 è un libro che comunica tutta l’incertezza e l’illusione del periodo storico in cui è ambientato. Subito si ha la sensazione che l’autore, Kjell Westö, finlandese di lingua svedese, racconti il momento prima di qualcosa che deve ancora avvenire, riuscendo a trasmettere la curiosità, quasi una smania, di sapere cosa succederà in futuro. 

Miraggio 1938 si apre con una nota fotografica che risale al campionato nazionale di atletica leggera del 1938, mentre la Finlandia si preparava a ospitare i Giochi olimpici che dovevano tenersi nel 1940. Abraham Tokazier taglia per primo la linea del traguardo. Cionostante, l’uomo di origine ebraica risulta quarto nella classifica ufficiale: il Paese non poteva offendere gli ospiti tedeschi presenti in tribuna, mettendo a rischio l’alleanza con la Germania nazista, unica alternativa all’ingombrante vicino sovietico. Tutti vedono, nessuno si stupisce né protesta.

La narrazione si svolge nella Helsinki degli anni Trenta e vede protagonisti l’avvocato borghese Claes Thune, che è stato da poco lasciato dalla sua Gabi per il suo migliore amico, e la sua segretaria Matilda Wiik, una donna inappuntabile, dal saldo autocontrollo ma che nasconde un doloroso passato. L’avvocato Thune dirige lo studio e trova conforto nel suo Circolo del mercoledì. È un’occasione di ritrovo con i suoi più cari amici, il terzo mercoledì di ogni mese «per contribuire al mantenimento e all’approfondimento del dibattito politico e culturale in lingua svedese nella città di Helsinki, ma il vero motivo era offrire ai membri un pretesto per bere». Proprio in questi ambienti la signora Wiik ritrova invece i suoi fantasmi del passato e delle ferite profonde, che l’avvocato è capace di notare senza però riuscire a comprenderle. Quest’ultimo è inoltre ignaro di ciò che succederà, emblema della borghesia liberale che stava per consegnare l’Europa e il mondo ad anni di atrocità. 

Il racconto si sviluppa rimbalzando tra un personaggio e l’altro, descrivendo la loro quotidianità, la loro società e la realtà storica che condiziona prepotentemente le relazioni che tra questi intercorrono: la storia della Finlandia, un Paese stretto tra la Prima guerra mondiale e l’imminente escalation nazista, che per giunta si è appena lasciata alle spalle una guerra civile. Tutti i personaggi scoprono nelle loro vite i semi di una catastrofe imminente, ma quasi nessuno li coglie. 

La guerra d’inverno

Durante l’inverno 1939-1940, l’Unione Sovietica e la Finlandia furono contrapposte in un conflitto che ebbe come prima conseguenza l’espulsione dell’URSS dalla Società delle Nazioni. L’Unione Sovietica era determinata ad acquisire territori ritenuti di importanza strategica (in primis la Carelia) che la Finlandia fermamente si rifiutava di cedere. La guerra russo-finlandese, nonostante la disparità delle forze in campo, dimostrò le criticità dell’esercito sovietico. La guerra terminò con l’accordo di Mosca del 1940, in seguito al quale la Finlandia dovette cedere all’Unione Sovietica circa il 10% del proprio territorio. 

Anni prima, i due Paesi avevano smesso di avere relazioni cordiali. Il protrarsi della Prima guerra mondiale e la Rivoluzione bolscevica erano stati sfruttati dalla Finlandia per promuovere la propria indipendenza, che questa ottenne nel 1917. Tra i mesi di gennaio e maggio 1918 però, scoppiò una breve ma sanguinosa guerra civile tra i comunisti “rossi”, sostenuti dalla neonata Russia bolscevica, e i “bianchi” vicini alla Germania. La stessa protagonista del romanzo fu internata nei campi dove le donne dei “rossi” erano vittime di violenza. I comunisti, sconfitti, furono banditi dalla proclamazione della Repubblica finlandese nel 1919 e la fine del conflitto fu sancita dal trattato di Dorpat del 1920. Il patto Molotov-Ribbentrop, firmato da Germania e Unione Sovietica il 23 agosto 1939, costituì un preludio della guerra: oltre a garantirsi reciproca neutralità in caso di conflitti con terzi, le due parti stabilirono segretamente la divisione delle sfere d’influenza nell’Europa centro-orientale assegnando la Finlandia all’orbita moscovita. 

La Finlandia partecipò alla Seconda guerra mondiale, approfittando dell’invasione tedesca della Russia, per cercare di recuperare i territori persi. Fallì nel suo intento ma riuscì a evitare la sorte di altri Paesi dell’Europa orientale che dopo il 1945 finirono sotto il giogo russo. 

Il vincitore che arrivò quarto

Quello di Abraham Tokazier fu l’esempio più noto di antisemitismo in un Paese che, nei primi anni Quaranta, ebbe come compagna d’armi la Germania nazista, ma che poi in seguito a un accordo con i sovietici le si rivolse contro. La medaglia mutilata di Tokazier fu un omaggio agli alleati tedeschi. Egli non venne deportato nei campi di concentramento come gli ebrei consegnati dal governo finnico a Hitler nel corso della Seconda guerra mondiale, ma abbandonò l’atletica e non gareggiò più. 

Il 21 giugno 1938 doveva rappresentare un assaggio delle Olimpiadi che si sarebbero dovute tenere nel 1940, ma che non vennero disputate nell’anno previsto a causa della guerra. Tokazier avrebbe voluto emulare il suo idolo, Elias Katz, altro atleta finnico di origine ebraica, ma dopo aver tagliato il traguardo sotto gli occhi di tutti arrivò l’annunciò che lo dichiarò quarto classificato. Non si erano verificate irregolarità nella sua corsa ma era un corridore ebreo e tra il pubblico c’era una delegazione del Führer. Il giorno dopo un giornale indipendente titolò “Il vincitore arriva quarto”.

In quegli anni, la diffusione delle discriminazioni e delle violenze ai danni delle persone di origine ebraica a opera del Terzo Reich non stava risparmiando neanche gli sportivi. Da poco anche nella libera e civile Finlandia, che temeva la minaccia sovietica, era partita una latente campagna antisemita, anche se la comunità ebraica finnica contava troppi pochi membri perchè fossero promulgate le leggi razziali. 

In seguito all’ingiustizia subita dall’atleta, la società sportiva Maccabi per cui gareggiava, uno dei più antichi club sportivi di matrice ebraica di tutta Europa, sporse reclamo. Quest’ultimo venne accolto settantacinque anni dopo, grazie alla pubblicazione nel 2013 di Miraggio 1938, che riportò sotto i riflettori l’ingiusta vicenda.

 

Fonti e approfondimenti

Urso, G., “Abraham Tokazier, la medaglia mutilata”, Storie di Sport

Westö, Kjell, Miraggio 1938, Iperborea, 2013. 

 

 

Editing a cura di Elena Noventa

Copertina a cura di Simone D’Ercole

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