Le vie degli stupefacenti: il Medio Oriente

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SAC Neil Chapman (RAF) - Wikimedia commons - OGL v 1.0

Nonostante le leggi altamente restrittive, l’uso di sostanze stupefacenti è in aumento in tutta la Regione mediorientale. I motivi sono spesso da ricercarsi nella situazione politica e sociale dei singoli Paesi o territori. Tuttavia, il persistere di un forte stigma sociale sulle droghe e il loro uso rende difficoltosa la ricerca di soluzioni capaci di rispettare i diritti dei tossicodipendenti e di quegli individui che si sono ritrovati nei circuiti del narcotraffico a causa delle povertà e della marginalità, come nel caso dei rifugiati. 

Di questa situazione ne hanno approfittato milizie e gruppi armati locali, che hanno trovato nella produzione e nel traffico di stupefacenti un modo per arricchirsi.  

Un approccio duro

In tutto il Medio Oriente, la legislazione sulle sostanze psicoattive è altamente restrittiva. Al contrario di altri Paesi, soprattutto in Europa e nelle Americhe, dove l’approccio all’uso di stupefacenti è andato gradualmente ad ammorbidirsi arrivando fino alla legalizzazione di alcune droghe leggere, la maggior parte dei Paesi della Regione continua ad adottare la linea dura. Secondo un report, pubblicato dalla Middle East and North Africa Harm Reduction Association (MENAHRA), in quasi tutta l’area produzione, possesso, vendita e consumo di stupefacenti sono reati perseguibili penalmente; l’entità della punizione varia, a seconda del Paese e dei singoli casi, da pesanti pene pecuniarie all’arresto. In aggiunta, i condannati devono spesso fare i conti con un sistema giudiziario poco trasparente e non sempre capace di garantire l’equità. 

In Iran, Libia, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Yemen è stato registrato anche l’uso di punizioni corporali. Inoltre, alcuni codici penali prevedono ancora la pena di morte per crimini legati alla droga. Nel 2015, la maggior parte delle esecuzioni in Iran e Arabia Saudita sono state eseguite su persone legate al traffico di stupefacenti, mentre nel 2018 sono state emesse per motivi simili sentenze capitali anche in Bahrain, Egitto, Iraq e Oman. 

Tuttavia, il sultanato di Musqat è uno dei pochi Paesi della regione, insieme a Iran, Afghanistan e Pakistan, che consentono il possesso di un piccolo quantitativo di stupefacenti, o quantomeno non ne hanno criminalizzato l’uso (questo non implica che produzione e vendita di sostanze siano consentite). Al contrario, in Algeria, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Qatar, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti il consumo stesso di droghe è punibile. Le legislazioni di Bahrain, Egitto, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Yemen si collocano a metà strada, dal momento che è l’utilizzo di sostanze in sé a essere considerato un reato, ma non il loro possesso.

Usi e consumi

Nonostante le restrizioni imposte dalla maggior parte delle legislazioni nazionali, il Medio Oriente rimane una regione centrale per la produzione, il traffico internazionale e il consumo di stupefacenti. Secondo i dati forniti da MENAHRA, la sostanza più utilizzata è la cannabis; fanno eccezione Iran, Afghanistan e Pakistan, dove le droghe più consumate sono oppio ed eroina. In Yemen è ampiamente diffuso il qat, il cui consumo è però legale e culturalmente accettato

Tuttavia, negli ultimi anni è stato registrato un preoccupante aumento a livello regionale nell’uso di droghe sintetiche e farmaci con effetti psicoattivi come le benzodiazepine, il Captagon (fenetillina) o il Tramadol (a base di oppio). Questi ultimi in particolare, sono semplici da reperire in quanto prodotti farmaceutici; il loro uso (e abuso) per scopi non medici è stato rilevato in diversi Paesi, inclusi Giordania, Libia, Egitto, Iraq, Libano, Yemen, Pakistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Marocco. 

Il consumo di sostanze è favorito dalle condizioni di vita dei cittadini. Nei Paesi politicamente stabili una parte della popolazione, in particolare i più giovani, è frustrata dalla disoccupazione e dalla mancanza di stimoli; gli stupefacenti diventano così un mezzo per evadere dalla realtà e occupare del tempo. Allo stesso modo, nelle zone interessate da conflitti e instabilità politica, sociale ed economica l’uso di droghe permette di dimenticare, almeno per un breve periodo, le problematiche del mondo circostante. 

Chi ci guadagna? 

La posizione geografica del Medio Oriente ha da sempre reso la Regione uno snodo di importanza vitale per il commercio e la diffusione di un’infinità di prodotti, inclusi i narcotici. Le reti di narcotraffico hanno trovato un terreno fertile nelle crisi migratorie che interessano l’area. Molti rifugiati, spesso costretti ai margini delle società di accoglienza, vengono impiegati per lo spaccio e il trasporto di sostanze illegali. 

Le possibilità di guadagno economico offerte dal traffico di stupefacenti non sono sfuggite a diverse milizie e organizzazioni locali (inclusi i gruppi terroristici), che hanno infatti iniziato a produrre e contrabbandare sostanze. La debolezza di molti governi centrali e la conseguente mancanza di controlli nelle aree più remote hanno permesso lo sviluppo di coltivazioni e laboratori. Per esempio, in Siria e Libano sono sorti centri per la produzione illegale di Captagon, che viene poi trasportato oltreconfine. 

Alcuni cambiamenti positivi

Un’altra problematica riguarda lo stigma sociale nei confronti delle droghe e di chi ne fa uso. Gli stupefacenti sono considerati un tabù. Pertanto, sia i governi che l’opinione pubblica in molti Paesi hanno riservato alla questione pochissima attenzione. L’assenza di un dibattito aperto ha a lungo impedito lo sviluppo di possibili soluzioni. La situazione in cui si trovano alcuni Paesi rende però difficile, se non impossibile, l’attuazione di programmi di prevenzione e trattamento. 

Tuttavia, qualcosa sta cambiando: soprattutto sul web, stanno circolando post e battute sull’uso di sostanze, soprattutto la marijuana. Nei Paesi del Golfo, alcuni giovani utenti avrebbero addirittura caricato video in cui fumano cannabis. La risposta delle autorità non si è però fatta attendere e alcune di queste persone sono state arrestate; un influencer di Dubai sarebbe stato addirittura espulso dal Paese. Nonostante ciò, è evidente come sia in atto un cambiamento di mentalità nei confronti delle droghe leggere per uso ricreativo, specialmente la marijuana.

Anche a livello istituzionale sono stati osservati sviluppi importanti. MENAHRA, il cui principale obiettivo è tutelare la salute dei tossicodipendenti nella Regione e applicare strategie per la riduzione dei danni causati dal consumo di sostanze, ha notato che negli ultimi anni alcuni Paesi, in particolare Libano, Algeria, Libia, Yemen, Marocco, Tunisia e Qatar, stanno cercando di focalizzarsi sul trattamento, piuttosto che sulla punizione, dei consumatori

I tossicodipendenti vengono inviati, più o meno coercitivamente, in centri specializzati per la disintossicazione: se il percorso di cura viene completato con successo, le pene normalmente previste vengono annullate. Anche l’Iran, nonostante tra i Paesi della Regione abbia una delle legislazioni più severe in materia, sta tentando di sperimentare alcuni programmi di riduzione del danno e trattamento delle dipendenze rivolti soprattutto alle consumatrici, pur mantenendo questi progetti lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica. MENAHRA avverte però che non sempre questi programmi sono in grado di garantire il rispetto dei diritti delle persone coinvolte.

Conclusione: tra trend regionali e specificità locali 

Quanto riportato è solo una breve esposizione generale sulla produzione, diffusione e consumazione di sostanze stupefacenti in Medio Oriente. Come per altre questioni, non è possibile riassumere in un unico articolo la realtà di tutti i Paesi dell’area, poiché  ciascuno di essi ha delle questioni sociali, politiche, economiche proprie, oltre che a un determinato sistema di valori. 

Nei prossimi mesi cercheremo quindi di approfondire la questione analizzando le specificità di alcuni Paesi dell’area e il rapporto dei loro cittadini con alcune delle sostanze più diffuse, cercando di fornire un quadro il più completo possibile. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Vanda Felbab-Brown, Harold Trinkunas, Sultan Barakat, Breaking bad in the Middle East and North Africa: Drugs, militants, and human rights, Brookings, 22/03/2016.

MENAHRA, Harm Reduction Advocacy Brief for the Middle East and North Africa Region, 2021.

MENAHRA, Rights of People Who Use Drugs, 2021.

Jon Shelton, In the Middle East, culture around recreational drugs is changing, Deutsche Welle.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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