Il mercato dei fertilizzanti: la linea che unisce il conflitto russo-ucraino e il settore agricolo brasiliano

@Roosevelt Pinheiro/ABr - Wikimedia

Esiste un sottile filo rosso che lega il conflitto russo-ucraino e il destino dei popoli indigeni in Amazzonia. Questa linea ricalca in maniera precisa le traiettorie del commercio di fertilizzanti a livello globale.


La catena di produzione dei fertilizzanti – come del resto il settore agricolo – è oggi altamente globalizzata. Il settore dei fertilizzanti si basa principalmente sul carbone e sul gas naturale – risorse di cui la Russia è un esportatore. Molti fertilizzanti infatti sono prodotti gassificando il carbone e combinandolo con l’azoto ad alte temperature per formare composti chimici come l’ammoniaca e l’urea, alla base di molti fertilizzanti, o bruciando direttamente il gas naturale.

La Russia gioca quindi un ruolo centrale nel mercato dei fertilizzanti. Il Brasile, grande potenza agricola, è tra i suoi principali clienti in questo settore. Nel 2021, il Brasile ha importato più di 41 milioni di tonnellate di fertilizzanti, segnando una crescita del 21% rispetto all’anno precedente. L’aumento del consumo di fertilizzanti è dovuto principalmente alla crescita della superficie coltivata negli ultimi anni.
Data l’importanza del settore agricolo per il Brasile, il Paese sudamericano guarda nervosamente al conflitto ucraino-russo, trovandosi a dover affrontare un crollo delle forniture di fertilizzante provenienti dalla Russia.

La crescita dei prezzi dei prodotti agricoli: un’opportunità per il Brasile?

Lo scoppio del conflitto ha messo in dubbio la capacità di Ucraina e Russia – rispettivamente il quarto e il quinto più grande esportatore di mais del mondo nel 2019-2020 – di garantire una produzione agricola sufficiente a far fronte alla domanda globale. Ciò sta causando un’impennata dei prezzi, di cui potrebbe beneficiare il Brasile, il terzo esportatore al mondo di mais. Dato che il mais si utilizza in particolare per la produzione di mangimi, l’aumento dei prezzi sta peraltro coinvolgendo anche altri prodotti, tra cui manzo, pollo e soia, materie prime di cui il Brasile è già un importante produttore ed esportatore.
Il conflitto russo-ucraino potrebbe quindi rappresentare un’opportunità economica per il Brasile, soprattutto dal momento che – dopo un anno di scarsi raccolti a causa di una dura siccità – il Conab (Companhia Nacional de Abastecimiento) prevede cun aumento della produzione del mais del 29% nel 2021-22. Secondo la medesima analisi, la forte domanda globale potrebbe portare a un aumento del 67% delle esportazioni di mais brasiliano nel 2022.

La forte dipendenza brasiliana nel settore dei fertilizzanti

La possibilità di espansione di questo settore – che porterebbe certamente ingenti ricchezze, ma anche un aumento dei tassi di deforestazione – è al momento molto incerta. L’invasione russa dell’Ucraina porta a una crescita dei prezzi, ma genera anche il rischio che si creino interruzioni nel commercio globale di fertilizzanti.

La Russia è il più grande esportatore mondiale di fertilizzanti. La destinazione principale dei fertilizzanti russi è il Brasile (21%). Il Paese sudamericano importa l’85% dei suoi fertilizzanti ed è il quarto più grande importatore di fertilizzanti al mondo, dietro Cina, India e Stati Uniti. Circa un quinto delle importazioni brasiliane viene dalla Russia. Considerando anche le importazioni provenienti dalla Bielorussia, la quantità di fertilizzanti importata dal Brasile da Paesi soggetti a pesanti sanzioni sale a quasi il 30%.
Questa problematica è particolarmente grave per i tre principali componenti dei fertilizzanti – potassio, fosforo e azoto – che vengono importati in quantità diverse dal Brasile.

Lo Spiegone

Prove generali di crisi

Già nel 2020 e nel 2021, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Europa contro la Bielorussia avevano reso complesso per alcuni agricoltori brasiliani procurarsi i fertilizzanti a base di potassio. Le sanzioni hanno poi causato un aumento dei prezzi: il cloruro di potassio è balzato da 250 dollari a tonnellata all’inizio del 2021 a 800 dollari nel 2022. A ciò si sono aggiunte le scelte della Russia che, a novembre del 2021, ha imposto quote di esportazione per l’azoto con lo scopo di salvaguardare le forniture interne.
Alla fine del 2021, Tereza Cristina Dias, Ministro dell’agricoltura del Brasile, si è recata in Russia per cercare di assicurare le forniture al Brasile, ricevendo garanzie dal governo russo e dalle compagnie di fertilizzanti.
Eppure, i prezzi sono rimasti volatili, tanto che una settimana prima che la Russia lanciasse la sua offensiva in Ucraina, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha visitato il suo omologo russo, Vladimir Putin, per discutere, tra le altre cose, delle esportazioni russe di fertilizzanti in Brasile.

Lo scoppio del conflitto e la chiusura delle vie commerciali

Con lo scoppio del conflitto, la situazione sta rapidamente peggiorando, soprattutto a causa dell’interruzione del flusso di merci attraverso i porti del Mar Nero, minacciando fortemente il raccolto estivo (che dovrebbe avvenire a settembre e ottobre). Ovviamente, anche le sanzioni imposte alla Russia da Europa e Stati Uniti vanno a destabilizzare ulteriormente le forniture.
Gli effetti di questa crisi sono già evidenti. Il prezzo di una tonnellata di fertilizzante è salito in Brasile del 129% da febbraio 2021 a febbraio 2022. Inoltre, secondo alcune stime, in Brasile la domanda di fertilizzanti a base di potassio supererà l’offerta di circa il 25%.
Uno dei principali rischi della crisi è l’inflazione dei prezzi degli alimenti. “Gli impatti qui sono l’aumento dei costi di produzione, la riduzione del margine di profitto dell’agricoltore e il trasferimento di questi aumenti sulla tavola del consumatore”, dice Maísa Romanello, specialista in fertilizzanti di Safras & Mercado, una società di consulenza brasiliana per l’agribusiness. Anche il governo federale prevede già un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari nazionali.
Il ministro Dias ha dichiarato all’inizio di marzo che il Brasile aveva abbastanza scorte di fertilizzanti per arrivare a ottobre, e che per emergere da questa crisi sarà necessario negoziare con gli altri grandi esportatori.

Il ruolo dei Paesi arabi

Il 10 marzo, Dias ha incontrato gli ambasciatori delle nazioni del Nord Africa e del Golfo per discutere l’aumento delle esportazioni di fertilizzanti in Brasile.
Secondo Osmar Chohfi, il presidente della Camera di Commercio Arabo-Brasiliana (CCAB), il 26% dei fertilizzanti importati dal Brasile provengono attualmente dai Paesi arabi. I principali esportatori sono Marocco, Qatar, Oman, Arabia Saudita e Algeria. Insieme all’India, il Brasile è uno dei principali acquirenti di fertilizzanti dai Paesi arabi. Nel 2021 il commercio valeva 4,2 miliardi di dollari, secondo il CCAB.
Un aumento delle esportazioni di fertilizzanti dalle nazioni arabe verso il Brasile creerebbe alcune sfide: logistiche, in quanto non esiste una rotta marittima diretta, cosa che allunga i tempi di transito, e commerciali, in quanto non esistono al momento accordi di libero scambio tra il Brasile e i Paesi della regione.
Un altro obiettivo del CCAB è quello di promuovere la nascita di aziende partecipate da arabi e brasiliani per favorire l’espansione della produzione di fertilizzanti. “Considerando le loro esigenze, gli investitori brasiliani potrebbero essere interessati a finanziare direttamente la produzione nelle nazioni arabe”, ha detto Chohfi.

Il piano di Bolsonaro per favorire la produzione interna

L’11 marzo, il governo brasiliano ha istituito un piano per ridurre la sua dipendenza dalle importazioni. Il programma, che mira a ridurre le importazioni brasiliane di fertilizzanti dall’attuale 85% al 45% entro il 2050, include una nuova politica fiscale per il settore e fornisce sostegno alle imprese private per espandere la capacità di produzione di fertilizzanti.
Il piano brasiliano ha 80 obiettivi e 130 azioni specifiche per aumentare la produzione interna di fertilizzanti. Il programma include anche: incentivi per aumentare l’uso di fertilizzanti organici; investimenti finanziari nella ricerca; e visite ai produttori in tutto il Paese da parte della Società Brasiliana di Ricerca Agricola (Embrapa) per promuovere una maggiore efficienza nell’uso di fertilizzanti sul campo. Il governo dice che lo sforzo di Embrapa da solo dovrebbe ridurre la domanda del Brasile del 20% nel raccolto 2022/23.
In realtà da parte dei produttori vi è un certo scetticismo riguardo a una possibile riduzione dei fertilizzanti. L’uso di tali strumenti è infatti fondamentale per aumentare la produttività e per consentire al Brasile di ottenere due – e a volte tre – raccolti all’anno. Specialmente nel caso di colture intensive come la soia, la coltivazione porta anche al degrado del suolo che viene compensato con un continuo aumento dell’uso di fertilizzanti. Ridurre la quantità di fertilizzanti – cosa che avrebbe peraltro enormi benefici dal punto di vista ambientale – porterebbe inevitabilmente a una riduzione della produzione.

Il conflitto come arma contro le popolazioni indigene

La discussione sull’utilizzo dei fertilizzanti ha però rapidamente perso il suo carattere scientifico e ha assunto una precisa dimensione politica quando il presidente Jair Bolsonaro ha definito la guerra una “opportunità”, richiedendo al Congresso l’approvazione della legge 191 che aprirebbe le riserve indigene all’esplorazione mineraria.
Secondo Bolsonaro, tale legislazione, in lavorazione dal 2020 e attualmente in discussione al Congresso, permetterebbe al Brasile di ottenere il potassio di cui ha bisogno per produrre i propri fertilizzanti nelle terre indigene.
Questa argomentazione è stata duramente osteggiata dagli ambientalisti e dalle comunità indigene, ma ha anche portato la legislazione alle porte del passaggio. Poche settimane fa, i legislatori conservatori, che controllano la camera bassa del Congresso, hanno spinto affinché la legge venisse discussa direttamente dalla Camera, senza essere prima analizzata dalla commissione competente.

Una legge osteggiata da più fronti

Molti esperti hanno criticato duramente il piano, sostenendo che il potassio di cui il Brasile ha bisogno non è presente nelle terre delle popolazioni indigene. In effetti, più di due terzi delle riserve di potassio del Paese si trovano al di fuori della foresta amazzonica. All’interno della foresta, solo l’11% delle riserve si trova in terra indigena.
Allo stesso tempo, il potenziale impatto ambientale della legislazione è drammatico, dato che la terra indigena rappresenta ad oggi una delle maggiori garanzie contro la deforestazione. L’estrazione mineraria genera poi gravi danni. Per portare avanti tale pratica viene spesso utilizzato il mercurio, che danneggia gravemente la biodiversità e contamina gli ecosistemi fluviali, avvelenando le comunità indigene.
Persino i sostenitori dell’estrazione mineraria si sono opposti a questa misura. “Questa legislazione non beneficia nessuno”, ha detto Luiz Maurício Azevedo, presidente dell’Associazione brasiliana delle società di ricerca mineraria. “Non beneficia gli indigeni e non beneficia la società brasiliana. Potrebbe beneficiare parzialmente i minatori illegali … ma subiremo un danno ambientale e un colpo alla nostra immagine così significativo che non ne varrà la pena”.
Per i sostenitori del disegno di legge, tale provvedimento porterà reddito e posti di lavoro alle comunità indigene impoverite e servirà anche a regolarizzare e tassare le miniere che già operano in maniera illegale nelle comunità indigene.

La ricerca di una soluzione immediata

La Camera avrebbe dovuto votare l’approvazione di tale legge, ma la discussione di tale provvedimento è stata rimandata. Secondo alcuni, data la vicinanza delle elezioni, il Congresso eviterà di discutere questa legge quest’anno. Inoltre, anche qualora la legge dovesse essere approvata dalla Camera, sarebbe poi necessaria l’approvazione del Senato, che potrebbe scegliere di muoversi con tempistiche più lunghe.

Peraltro, chi si oppone a questo provvedimento sottolinea come – anche se la legge venisse approvata rapidamente – questa misura non può fornire le risposte di cui il Brasile ha bisogno sul breve termine. “Dal punto di vista tecnologico e ambientale, le licenze necessarie e le infrastrutture – tutto questo richiede tempo. Essere in grado di offrire questi prodotti al mercato brasiliano richiederebbe probabilmente dai sette ai dieci anni”, dice Suzi Huff, professoressa di geologia all’Università di Brasilia.

Il governo uscente di Bolsonaro si trova quindi nella posizione di dover individuare una soluzione più immediata e, al momento, sembra che l’unica opzione per il governo di Brasilia sia quella di diversificare le sue importazioni, stabilendo contatti con nuovi partner commerciali. Data la centralità del settore agricolo per il Brasile e il rischio che un suo crollo porti a forti aumenti dei prezzi degli alimenti, l’eventuale successo – o meno – di questa strategia avrà certamente un peso sulle elezioni presidenziali che si terranno a ottobre.

Fonti e approfondimenti

Carlos Guimarães Filho, How the war in Ukraine impacts the global fertiliser crisis and food prices, Dialogo Chino, 08/03/2022
Eduardo Campos Lima, Arabs could save the day as war in Ukraine threatens agriculture in Brazil, Arab News, 19/03/2022
Joana Colussi e Gary Schnitkey, War in Ukraine and its Effect on Fertilizer Exports to Brazil and the U.S., Farmdoc Daily, 17/03/2022
Jon Farmer, Latin America reacts to Ukraine invasion, Canning House, 01/03/2022
Katy Watson, Brazil’s indigenous communities fear mining threat over war in Ukraine, BBC, 15/04/2022
Redazione, Agriculture giant Brazil nervously eyes Ukraine war, France 24, 14/03/2022
Redazione, Brazil: Bolsonaro uses Ukraine war to support extraction on Indigenous land, DW, 02/03/2022
Tatiana Freitas e Tarso Veloso Ribeiro, Brazilian Farmers Rush to Secure Fertilizers on Ukraine War Fears, Bloomberg, 25/02/2022
Terrence McCoy e Gabriela Sá Pessoa, ‘A good opportunity for us’: Brazil’s Bolsonaro uses Ukraine war to justify exploiting Indigenous land, The Washington Post, 19/03/2022

Editing a cura di Elena Noventa

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