La legge sulla sicurezza nazionale e il tramonto delle speranze democratiche di Hong Kong

@StudioIncendio - Wikimedia Commons (CC BY 2.0)

Il 30 giugno rappresenta una data fondamentale per Hong Kong. Due anni fa è entrata in vigore la  legge sulla sicurezza nazionale (NSL) che ha ridotto definitivamente le speranze di autonomia dell’isola e rappresenta l’ultimo tassello del processo di assorbimento da parte di Pechino. Se il 1 luglio simboleggia la fine del periodo coloniale britannico e il ritorno sotto la sovranità  cinese – di cui quest’anno si celebra il venticinquesimo anniversario – il 30 giugno 2020 ha rappresentato il tramonto delle speranze democratiche di Hong Kong.

Ri-formare

Dal 1997, con la fine del dominio coloniale britannico, Hong Kong ha assunto lo status di Regione Amministrativa Speciale ed è riuscita a mantenere una certa autonomia sotto il principio di “un Paese, due sistemi”, secondo il quale dovrebbe avere un sistema politico, legislativo e giudiziario indipendente da quello del governo centrale. Il principio stabilisce che, ad eccezione della difesa militare del territorio e delle relazioni diplomatiche (art. 14 Basic Law, la mini-costituzione di Hong Kong), la Cina non dovrebbe gestire gli affari interni dell’ex colonia. In base all’articolo 5 della Basic Law, il sistema capitalistico e lo stile di vita di Hong Kong dovrebbero rimanere inalterati fino al 2047, data che segna la fine dei cinquant’anni di amministrazione ed economia diversa dal modello socialista. 

Tuttavia, il PCC non ha mai fatto chiarezza in merito alla sorte di Hong Kong dopo quella data e tutte le promesse fatte in passato su una maggiore concessione di libertà e l’approvazione del suffragio universale entro il 2017 sembrano essere state sostituite da un atteggiamento sempre più orientato alla completa integrazione nella Repubblica Popolare Cinese. L’ultimo tassello della volontà di accelerare il processo di assorbimento è proprio la legge sulla sicurezza nazionale.  

Già nel 2003, dopo solo sei anni dal passaggio da protettorato inglese a Regione Amministrativa Speciale, Pechino aveva portato avanti un tentativo di introdurre  una legge sulla difesa nazionale, che avrebbe intaccato le libertà civili per sopprimere i moti “sovversivi”, ovvero i movimenti pro-democrazia. L’introduzione della legge fallì a seguito delle proteste di oltre mezzo milione di hongkonghesi, che spinsero l’organo legislativo a ritirare la legge. Sebbene, negli anni successivi, sembrava che l’offensiva di Pechino fosse in stallo, secondo lo scrittore Au Loong-Yu, era soltanto meno evidente nonostante il fallimento. Una testimonianza dell’avanzata silenziosa di Pechino è la diffusione delle “associazioni di compaesani” (tongxianghui 同乡会), un filo rosso del PCC per i migranti della Cina continentale ad Hong Kong e bacino di consensi pro-Pechino.  

Un tassello successivo in questo processo è stata l’introduzione, nel 2012, dell’educazione morale e nazionale obbligatoria nelle scuole, scoraggiando sempre di più l’uso della lingua cantonese. I giovani studenti non condividono le decisioni politiche che compromettono la loro identità. Nel 2011 Joshua Wong e Ivan Lam avevano fondato Scholarism, un gruppo attivista di studenti pro-democrazia che si opponeva fortemente a Pechino e alla formula “un Paese, due sistemi”. Due anni dopo, nel 2014, la decisione dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) di riformare il sistema elettorale per l’elezione dell’Executive Chief, e la delusione degli hongkonghesi rispetto alla negazione di elezioni democratiche si trasforma nella “rivolta degli ombrelli”. Nonostante le manifestazioni pacifiche del 2014, il governo centrale non concesse il diritto di poter eleggere i propri rappresentanti politici.

Nel 2019, tra le strade di Hong Kong cittadine e cittadini tornarono a manifestare il proprio dissenso, questa volto contro la legge sull’estradizione dalla Cina e contro la brutalità della polizia, dando vita ad una delle più importanti proteste degli ultimi anni. Oltre un milione di persone, circa un settimo dei cittadini dell’ex colonia britannica, marciarono dal Victoria Park nel quartiere di Causeway Bay verso il quartiere generale del governo.  Tali proteste furono contraddistinte da scontri più diretti con la polizia e da tattiche strategicamente differenti dalla disobbedienza civile degli anni precedenti. Tuttavia, le proteste del movimento democratico sono state soffocate definitivamente nel 2020, con l’approvazione del disegno di legge che espande il potere della polizia di Hong Kong sulla popolazione e condanna tutte le attività collettive considerate sovversive, atti di terrorismo o in collusione con le potenze straniere. 

Gli effetti della legge sulla sicurezza nazionale

Le ripercussioni della NSL ricadono sulle diritti civili, ora considerate una minaccia per la sicurezza nazionale. Secondo il report annuale di Freedom House, dall’approvazione della Legge sulla sicurezza nazionale, Hong Kong ha perso 12 posizioni.  Tutti i fattori che hanno spinto il popolo di Hong Kong ad insorgere sono considerati una violazione di uno dei principi inviolabili per Pechino: il mantenimento della stabilità interna. Per l’attuazione della legge è stata creata una commissione ad hoc che fa capo direttamente a Pechino e denuncia tutti gli atti considerati sovversivi o secessionisti. L’elemento patriottico e la fedeltà nei confronti della Cina sono diventati requisiti necessari sia per ricoprire incarichi politici, sia per svolgere lavori nella pubblica amministrazione o nel mondo della scuola. Per la pubblica amministrazione viene richiesto un test sulla legge, che potrebbe estendersi anche agli insegnanti. Persino i libri di testo delle scuole sono stati cambiati, per educare i giovani di Hong Kong ad amare il loro Paese e a comprendere l’importanza di tutelare la sicurezza nazionale. 

Fino al 2020, Hong Kong era l’unico luogo in cui si potevano ancora commemorare le vittime di piazza Tiananmen. Oggi, persino guardare dei documentari sulle proteste che hanno segnato gli ultimi anni della storia dell’ex colonia britannica, può costare l’arresto. Gli arresti per sovversione hanno già coinvolto 180 persone di età compresa tra i 15 e i 79 anni, e i prigionieri politici sono al momento circa mille. I movimenti di opposizione si sono sciolti ancor prima che la legge entrasse in vigore: i leader di Demosisto – il movimento pro-democrazia ed emblema delle proteste – come Joshua Wong abbandonarono l’attività temendo di finire nel mirino delle autorità. Wong è stato poi arrestato accusato di sovversione e condannato a un anno e mezzo di carcere. Dagli ombrelli colorati dei manifestanti del 2014 che chiedevano elezioni libere e suffragio universale entro il 2017, si è passati ai muri coperti di vernice scura che cancellano gli slogan considerati non in linea con il governo di Pechino, agli scaffali vuoti delle librerie, alle redazioni giornalistiche chiuse. Molte delle testate giornalistiche pro-democrazia come Apple Daily sono state costrette a chiudere e si sta assistendo alla proliferazione di media di Stato.  

Nuovo governatore, stessa direzione

Tra gli anniversari che rientrano nel primo luglio, si aggiunge l’insediamento del nuovo governo guidato da John Lee, eletto l’8 maggio 2022 con un consenso pari al 99.2%. Lo scorso 19 giugno ha annunciato la sua squadra, che nonostante possa vantare la maggioranza di donne dal 1997, ha tra le personalità più importanti funzionari vicini a Pechino. Negli ultimi due anni le politiche mirate all’assorbimento del Porto Profumato nella Cina continentale hanno subito un’accelerazione. Le conseguenze dell’inasprimento delle misure non hanno soltanto ripercussioni a livello domestico: la limitata libertà di stampa ha portato anche giornalisti e testate straniere ad abbandonare un centro simbolo di democrazia per il mondo dell’informazione. L’identità finanziaria di Hong Kong e le libertà che hanno facilitato i rapporti economici con l’Occidente rischiano di subire i contraccolpi della NSL. In questo contesto, a farne le spese più di ogni altro sono i cittadini e le cittadine dell’isola, e le loro speranze di democrazia.

 

Fonti e approfondimenti

Angeli Datt, “The Impact of the National Security Law on Media and Internet Freedom in Hong Kong”, Freedom House, 19 ottobre 2021

Angeli Datt, “Hong Kong Is Unrecognizable After 2 Years Under the National Security Law” , The Diplomat, 20 giugno 2022

Au Loong-Yu, “The Annihilation of Hong Kong’s Civil Society”, Made in China Journal, 8 marzo 2022

Austin Ramzy, “Student Sentenced as Hong Kong Uses Security Law to Clamp Down on Speech”, The New York Times, 23 novembre 2021

Jenni Marsh, “How China’s National Security Law Changed Hong Kong”, Bloomberg, 31 maggio 2022

Ivan Franceschini and Au Loong-Yu, “Hong Kong in Revolt: A Conversation with Au Loong-Yu”, Made in China Journal, 10 settembre 2020 

Hong Kong Democracy Council, “Political Prisoners, Research Report

The Global Times, “HK introduces textbooks for Citizenship, expected to resolve much criticized education problem”, 7 giugno 2022

Vincent Wong and JS, “Beijing’s new national security laws and the future of Hong Kong”, Lausan, 22 maggio 2020

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