L’architettura istituzionale di Hong Kong: tradizione ed innovazione

La Basic Law di Hong Kong è la mini-costituzione entrata in vigore il 4 Aprile 1990. Nei suoi nove capitoli, essa indica il funzionamento politico-istituzionale della Regione amministrativa speciale, soffermandosi anche sulle relazioni con la Repubblica Popolare Cinese.

Abbiamo già parlato della difficile storia di Hong Kong, tra Gran Bretagna e Repubblica Popolare Cinese (qui il link)

I primi due capitoli sono dedicati ai principi generali e alle relazioni interne.

L’articolo 1 stabilisce ineluttabilmente che Hong Kong è una regione amministrativa speciale cinese, ed in quanto tale del tutto inalienabile dalla Repubblica popolare. I successivi articoli stabiliscono che il sistema socialista “shall not be practised, pertanto, quello capitalista precedentemente in vigore, insieme con lo stile di vita da esso derivante, resterà immutato per un periodo di tempo (più convenzionale che reale) di (almeno) 50 anni. Inoltre, ad Hong Kong viene garantita la validità del sistema giuridico di common law, importato dal mondo anglosassone e certamente incompatibile con la struttura giuridica cinese.

Dall’altro canto, va giustamente sottolineato che, in forza degli articoli 13 e seguenti, la Repubblica popolare cinese ha mantenuto per sé alcuni dei più importanti poteri, soprattutto nell’ambito delle relazioni internazionali e della difesa del territorio. Pertanto, il Ministro degli Affari Esteri cinese è autorizzato ad avere un proprio ufficio ad Hong Kong. Nulla vieta, come di fatto avviene, che relativamente ad alcuni campi, soprattutto di matrice economica, sia lo stesso Ministero a delegare il Governo di Hong Kong ad intrattenere i rapporti necessari allo sviluppo economico della regione.

Infine, l’ultimo principio rilevante è quello disposto dall’articolo 17. Esso riguarda il potere legislativo posto in capo ad Hong Kong: ogni legge rispetto alla quale il Comitato permanente cinese possa avere dubbi di conformità con la Costituzione, viene immediatamente invalidata dallo stesso, sentito il parere del Comitato per la Basic Law della Regione amministrativa speciale di Hong Kong. Il Comitato permanente non è invece autorizzato ad emendarne il testo, per non interferire nella potestà legislativa della regione.

Tra le varie modalità con cui il sistema politico di Hong Kong è stato descritto, viene certamente in rilievo la definizione, concordata dalle stesse autorità cinesi, di executive-led system. L’esecutivo rappresenta il potere che, nella struttura politica della regione, esercita maggiore influenza, soprattutto in virtù dei numerosi compiti che gli sono riconosciuti. In effetti, per questo motivo, spesso il Capo dell’esecutivo è stato descritto come più potente del Presidente degli Stati Uniti d’America.

Egli è al vertice della struttura politica di Hong Kong e ne è responsabile dinnanzi al Governo centrale cinese. Per la sua selezione, il Comitato elettorale, a partire dal 2012, deve essere composto da 1200 membri. Tra essi, 300 provengono dal settore finanziario, industriale e commerciale, 300 dalle “professions”, 300 dal mondo del lavoro, del servizio sociale e da gruppi religiosi.

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La durata dell’ufficio del Chief Executive è di cinque anni, non rinnovabile per più di due consecutivi mandati, stabilito che egli debba necessariamente essere un cittadino cinese, di non meno di 40 anni, residente da almeno venti ad Hong Kong.

Se è vero che egli non dispone di potestà legislativa, nel senso di poter proporre ed approvare autonomamente delle leggi, è anche vero che esercita una grandissima influenza sul potere legislativo. Per esempio, nel caso in cui l’Assemblea legislativa dovesse rifiutarsi di approvare il bilancio proposto dal Governo, od ogni sua altra proposta di legge, il Capo dell’esecutivo può sciogliere l’Assemblea, nella speranza che ne venga eletta una più collaborativa.

A garanzia del funzionamento del sistema di checks and balances, la Basic Law consente all’Assemblea l’esercizio del cosiddetto potere di impeachment del Chief Executive. Esso è stato, comunque, impiegato con parsimonia, tanto da far registrare un unico caso nel gennaio 2013.

Quanto al potere legislativo, l’Assemblea legislativa di Hong Kong resta in carica per quattro anni. Tra i poteri che le sono attribuiti, essa può approvare ed emendare le leggi, discutere sull’operato del Governo, stabilire l’imposizione fiscale ed eventualmente proporre l’impeachment per il Capo dell’esecutivo. Le modalità di elezione dell’Assemblea sono indicate dall’Annesso II, il quale prevede un meccanismo specifico a partire dal 2012. Il numero complessivo dei membri, pari a 75, è raggiunto sommando i 35 “Members returned by functional constituencies” e i 35 “Members returned by geographical constituencies through direct elections.

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In corrispondenza dell’inizio di ogni nuova legislatura, l’Assemblea deve procedere all’elezione del suo Presidente. Egli deve essere un cittadino cinese di età non inferiore ai 40 anni e residente nella regione da non meno di 20 anni. A costui vengono riconosciuti rilevanti poteri tra cui quello di presiedere gli incontri, stabilire l’ordine del giorno, scegliere data e ora di ciascuna riunione e convocare sessioni straordinarie, quando esplicitamente richiesto dal Capo dell’esecutivo. Spetta, infine, al Presidente stabilire quando un membro dell’Assemblea non possa più essere qualificato a svolgere le funzioni a cui è chiamato. Ciò avviene in specifici casi, segnalati dall’articolo 79, che comprendono, tra gli altri, quello in cui per malattia grave non sia possibile più svolgere il ruolo ricoperto, quando un deputato perda o rinunci al suo stato di residente permanente della Regione o quando sia stato condannato ad uno o più mesi di prigione per atti criminali compiuti ad Hong Kong o fuori da tale territorio.

La Basic Law si occupa del potere giudiziario ad Hong Kong, ma non fornisce importanti informazioni circa il ruolo delle corti, vagamente descritte all’articolo 80 come il potere giudiziario della regione. Ugualmente approssimativo è il riferimento all’esistenza della Court of Final Appeal, Court of Appeal, Court of First Instance (le ultime due conosciute insieme come High Court), Discrict courts, Magistrates’ courts e Corti speciali. A ciascuna di esse è demandato il compito di definire autonomamente e nel dettaglio la struttura, i poteri e le funzioni

A questo proposito, bisogna ricordare che il sistema giudiziario presente ad Hong Kong durante la colonizzazione britannica è spesso annoverato come uno dei più grandi successi di questa regione. Non vi sono dubbi, pertanto, che la definizione del One Country Two Systems puntasse proprio a garantire la sopravvivenza di questo sistema all’indomani del 1 Luglio 1997. Ecco anche spiegato il particolare interesse a mantenere una doverosa continuità con un passato assolutamente roseo, soprattutto per quanto concerne la riconferma dei giudici già selezionati. Se per tutte le altre più importanti cariche costituzionalmente previste, il requisito della cittadinanza cinese è fondamentale, infatti, quanto al sistema giudiziario solo due soggetti devono rispettarlo: il Chief Justice della Court of Final Appeal ed il Chief Judge della High Court.

Una modifica assolutamente interessante rispetto al funzionamento del sistema di common law è quella per cui il potere di interpretare la Basic Law spetta al Comitato permanente dell’Assemblea popolare nazionale insieme con le corti di Hong Kong, e non a queste ultime in via esclusiva e definitiva.

L’articolo 92 della Basic Law stabilisce un importante criterio volto a rendere i membri del giudiziario altamente qualificati e competenti. Esso, appunto, stabilisce che i giudici debbano essere scelti sulla base delle loro “professional qualities” e, in ossequio a tale requisito, possono essere scelti anche da altre giurisdizioni di common lawLa creazione della Court of Final Appeal, con poteri di giudizio finale in campo civile e penale, è indubbiamente una delle più grandi innovazioni contenute nella Basic Law di Hong Kong. Le origini di tale Corte devono essere rintracciate già nella Joint Declaration sino-britannica. Tuttavia, fino al 1997, non vi era alcuna tradizione di questo tipo: ciò spinse la Gran Bretagna a proporre che i giudici di questa Corte, fossero, per così dire, presi in prestito da altri sistemi di common law, in cui vi fosse una maggiore esperienza in tal senso. Non è un caso, dunque, che l’articolo 82 della Basic Law abbia recepito tale necessità.

Se da una parte Hong Kong mosse con fretta i primi passi per la costituzione della Court of Final Appeal, in un contesto di assoluta assenza di indicazioni ulteriori, la Cina approfittò di tale mancanza per imporre importanti veti circa la composizione dei membri della Corte e la loro provenienza, limitando nelle fasi iniziali ad uno i membri d’oltreoceano. Infatti, solo il quinto membro, per altro non permanente, della Corte può essere un giudice non proveniente da Hong Kong e viene scelto dal Chief Justice, sulla base di appositi elenchi più volte aggiornati.

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Infine, per quanto riguarda il potere di emendare la Basic Law, ai sensi dell’articolo 159, esso è attribuito all’Assemblea popolare nazionale. Oltre a notare l’impossibilità per Hong Kong di procedere a modifiche del proprio documento costituzionale in maniera autonoma, un ulteriore limite viene posto sul soggetto che a Pechino è deputato a farlo. Se per tutte le altre leggi ciò spetta al Comitato Permanente, in tal caso è compito direttamente dell’Assemblea, considerata l’importanza assoluta di questa legge. La stessa procedura da avviare è molto più restrittiva. Non è consentito, cioè, a qualsiasi membro dell’Assemblea proporre un emendamento, ma ciò spetta in via esclusiva al Comitato permanente, al Consiglio di Stato e alla Regione amministrativa speciale di Hong Kong.

FONTI ED APPROFONDIMENTI

– CHEN, A., A tale of Two Islands: comparative reflections on constitutionalism in Hong Kong and Taiwan, in Hong Kong Law Journal, Vol 37 Part 2, Sweet & Maxwell Asia, 2007 (http://hub.hku.hk/bitstream/10722/74802/1/content.pdf)

– DAVID, R., I grandi sistemi giuridici contemporanei, CEDAM, Padova,2002

– GITTINGS, D., Introduction to Hong Kong Basic Law, Hong Kong University Press, Hong Kong, 2013

– MENEZES, J., Interpretation of the Basic Law by the Courts, in OLIVEIRA, J. e CARDINAL, P. (Ed.s), One Country, Two Systems, Three Legal Orders – Perspectives of evolution, Springer, Berlino, 2009

– MINERS, N., The government and politics of Hong Kong, Oxford University Press, New York, 1991

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