Ricorda: alle origini della democrazia di Hong Kong 1998

Il 24 Maggio 1998 è certamente una delle date più significative nella storia recente della Regione amministrativa speciale di Hong Kong. Facendo, infatti, seguito all’accordo tra la Cina e il Regno Unito, da cui Hong Kong si affrancava per rientrare sotto la sovranità di Pechino, la neonata Regione si apprestava a eleggere il suo primo Consiglio legislativo, in applicazione del principio “Hong Kong people ruling Hong Kong”. In effetti, dopo una brevissima parentesi in cui il potere era stato direttamente gestito dalla Cina per il tramite del Consiglio legislativo provvisorio, e grazie alle spinte più autonomiste del versante politico democratico, i primi sessanta parlamentari della storia di Hong Kong avrebbero pronunciato quell’anno il proprio giuramento.

 

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Gli accordi sino-britannici

Era il 22 giugno 1984 quando il leader del Partito comunista cinese Deng Xiaoping spiegava al mondo intero, non senza soddisfazione per un processo di trattative oramai giunto al culmine, il significato ed il contenuto della strategia One Country Two Systems, da lui fortemente sostenuta. Essa contemperava i due imperativi che si erano posti sin dalle primissime fasi di negoziazione: mantenere l’unità del territorio cinese e, allo stesso tempo, garantire uno status sui generis ad Hong Kong, in ossequio alla sua matrice occidentale di governo. Fu proprio nel ricercare un tale bilanciamento che venne in rilievo la necessità di dotare la Regione, che già negli ultimi anni di dominio inglese si era avviata all’autogoverno, di un organo legislativo a rappresentanza progressivamente democratica. Le negoziazioni si attestarono sulla creazione di un Consiglio legislativo, che resta regolarmente in carica per quattro anni. Tuttavia, per espressa previsione della “minicostituzione”, la prima legislatura si concluse nel 2000.

 

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Il significato delle elezioni del 1998

Venendo al significato delle elezioni dell’assemblea legislativa del 1998, il più importante risultato fu l’affluenza alle urne che, superando il 53%, ribadì il rinnovato interesse degli abitanti di Hong Kong per il futuro della Regione. Un successo, questo, non scontato considerata la diffusa impressione che la Cina non avrebbe acconsentito realmente all’autonomia promessa.  Ma a colpire l’opinione pubblica fu indubbiamente il successo della fazione pro-democratica che, avendo boicottato la breve esperienza di governo filocinese, riuscì ugualmente a conquistare la maggioranza dei seggi elettivi a disposizione. In effetti, solo venti dei sessanta seggi di cui si componeva il Consiglio potevano essere direttamente attribuiti mediante votazione. Ciò implicò, quindi, che l’alleanza pan-democratica rappresentò una minoranza in seno all’assemblea.  Nello specifico, sul totale dei seggi, venti furono assegnati attraverso il meccanismo delle circoscrizioni geografiche ad elezione diretta, dieci da un apposito comitato elettorale e i restanti trenta da un sistema di circoscrizioni funzionali. Queste ultime, tipiche della struttura sociale di Hong Kong, contribuiscono ancora oggi all’elezione del Consiglio legislativo in rappresentanza di specifici gruppi di professioni o di interesse.

Per l’elezione diretta fu introdotto, in sostituzione del sistema first-past-the-post adottato nel 1995, il sistema proporzionale. La già piccola isola di Hong Kong fu, sostanzialmente, divisa in cinque distretti e a ciascun elettore fu data la possibilità di scegliere dai tre ai cinque candidati in apposite liste bloccate. La pratica del gerrymandering, di cui si fece chiaro abuso, avrebbe, per altro, dovuto garantire la vittoria del fronte pro-Beijing.

A giocare a favore del soddisfacente esito furono anche i mass media e le proiezioni di voto che, fornite da alcune note emittenti televisive locali e regionali, affrontarono l’evento con una copertura generalmente riservata ai soli eventi sportivi. Nello specifico, e con la critica di molti, nessuno degli exit poll riportò il margine di errore o la metodologia statistica impiegata, di fatto contenendo solo supposizioni sulla nuova composizione del Consiglio, in tal modo fortemente orientata in senso pan-democratico.

 

Le prime valutazioni post-elettorali

Tuttavia, fatti salvi i primi momenti di euforia, gli analisti internazionali non hanno mancato di sottolineare i limiti sostanziali del modello democratico che Hong Kong si apprestava a perseguire e che, di fatto, subì notevoli mutamenti nel corso delle successive tornate elettorali. In particolare, divenne evidente che le principali cariche, a partire dal Presidente del Consiglio legislativo, restavano saldamente ancorate nelle mani di personalità molto vicine a Pechino, sulla base delle norme di regolamento interno e per effetto della stessa “minicostituzione” entrata in vigore nel 1997. Nello specifico, lo stile della prima presidenza fu a tal punto censurante che i timidi progetti di legge presentati dalla compagine democratica finirono per essere insabbiati e, in alcuni casi, se ne dispose il ritiro.

 

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Di fronte all’impasse politico e, per la verità con poca capacità di comprensione del già epocale cambiamento intervenuto, alcuni commentatori proposero la creazione di una seconda camera, la cui costituzione, sostanzialmente sconosciuta al modello istituzionale cinese, avrebbe per altro comportato un livello di cooptazione necessariamente  superiore. Senza tener conto, inoltre, che un tale cambiamento avrebbe dovuto riguardare una revisione, volutamente resa complessa, della stessa “minicostituzione”. Del resto, la maggiore democratizzazione, in nuce già contenuta nel documento costituzionale, si sarebbe più lentamente realizzata nel corso delle successive elezioni e, a partire dal 2004, quando sarebbero scomparsi i membri cooptati ed il numero di seggi assegnati su basi geografiche e funzionali si sarebbero equivalsi, il numero totale sarebbe diventato di 70 rappresentanti popolari.

 

1998: Le basi della democrazia di Hong Kong

Il più grande successo delle elezioni è, comunque, da ricercare nell’ampio stimolo offerto all’organizzazione partitica locale che, nonostante le censure e le limitazioni evidenti, avrebbe acquisito un ruolo sempre più preponderante. A loro, infatti, è stato attribuito un fondamentale ruolo di stabilizzazione del modello democratico che, imposto in un documento affettivamente lontano dal comune sentire degli abitanti di Hong Kong, avrebbe guidato le vicende storico-politiche più recenti.

 

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Se oggi la Regione amministrativa speciale di Hong Kong si avvia con maggiore certezza verso importanti risultati in tema di tutela di diritti umani, crescita economica e benessere sociale, lo si deve indubbiamente all’epocale risultato del 24 Maggio 1998.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

http://www.ifes.org/sites/default/files/ce00480_0.pdf

https://digitalcommons.law.umaryland.edu/cgi/viewcontent.cgi?referer=https://www.google.it/&httpsredir=1&article=1152&context=mscas

https://cpb-us-e1.wpmucdn.com/sites.dartmouth.edu/dist/2/109/files/2013/02/JEAS-RN-15-0022-August-2016-Revision.pdf

https://www.legco.gov.hk/yr12-13/english/sec/library/1213in01-e.pdf

https://ink.library.smu.edu.sg/cgi/viewcontent.cgi?article=3416&context=soss_research

https://www.ndi.org/sites/default/files/1669_hk_rpt8_0.pdf

 

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