Politiche verdi in Ue e greenlash, di cosa si tratta

Con il voto europeo dietro l’angolo, una delle maggiori incognite riguarda il futuro delle politiche climatiche dell’Unione e il conseguente greenlash, l’ondata di malcontento sociale verso le politiche verdi. I sondaggi prevedono una crescita nei consensi delle forze di destra. Uno sviluppo che con ogni probabilità ridimensionerebbe le aspettative ecologiste dell’agenda comunitaria. Allontanandoci sempre di più dagli obiettivi fissati negli accordi di Parigi. Sui quali si registra già oggi uno scollamento tra la realtà e quello che si defila, sempre di più, come un’utopia irrealizzabile.

Le ragioni di questo greenlash sono molteplici. Una delle più importanti è senza dubbio quella legata alla paura del contraccolpo economico. Che riflette però una frattura sociale molto più ampia. 

Le proteste dei trattori  

Dopo le manifestazioni che hanno segnato i primi mesi del 2024 in molti Paesi europei, viene spontaneo associare il greenlash all’esempio degli agricoltori. Sebbene ciascuna delle rivendicazioni portasse con sé le peculiarità di un caso locale o nazionale, si può individuare un filo comune che ha attratto i trattori verso le istituzioni dell’Ue. E in effetti, la mobilitazione è poi sfociata a Bruxelles, dove è tornata anche negli ultimi giorni proprio in vista del voto. 

Gli agricoltori, ieri come oggi, continuano a protestare contro le politiche climatiche dell’Unione europea. Secondo loro, infatti, i costi delle pratiche agricole e industriali rispettose dell’ambiente sarebbero insostenibili. 

Per questo hanno cercato, con successo, di indebolire la portata di molte proposte sul tema. In particolare quelle che andrebbero a impattare sugli allevamenti intensivi, la maggiore fonte di inquinamento. Ma sarebbe sbagliato vedere nei passi indietro dell’Ue una vittoria popolare, la realtà è più complessa.    

Dietro al greenlash

Ora, per comprendere il settore agricolo europeo è importante mettere a fuoco alcune cifre. Una di quelle decisive in ottica verde è 10%, che corrisponde alla sua quota di emissioni. Tra l’altro, l’Agenzia europea dell’ambiente stima che tra il 2005 e il 2021 l’impatto del settore su questo fronte sia addirittura peggiorato, in 13 Stati membri. 

Un altro numero fondamentale, nuovamente un rapporto, è quello che indica l’ammontare dei finanziamenti europei all’agricoltura, previsti nella PAC. Al settore spetta ⅓ del bilancio dell’Unione. Una somma notevole, soprattutto alla luce del Pil generato, ovvero l’1.4% del totale. 

Insomma, l’agroalimentare rappresenta una parte marginale dell’economia europea. E riceve una grande quantità di fondi, anche a fronte di un impatto ambientale tutt’altro che in diminuzione. Come si spiega tutto questo? La risposta sta nella capacità dei gruppi di pressione di fare sentire la propria voce nelle stanze dei bottoni. 

Si tratta di un gioco di potere, ormai ampiamente documentato. Come testimonia uno degli studi più recenti sul tema, ad opera del think tank indipendente InfluenceMap, il peso delle lobby è ancora elevatissimo. I rappresentanti delle aziende riescono a indirizzare le normative comunitarie su una vasta gamma di questioni cruciali, per esempio verso una “maggiore indulgenza” nei confronti degli allevamenti intensivi. Questioni cruciali che, così, vengono continuamente posticipate.  

Una questione di potere

A intestarsi la battaglia degli agricoltori in Europa sono stati soprattutto i partiti di destra. Lo hanno fatto schierandosi, a parole, dalla parte dei piccoli imprenditori “schiacciati” dalla burocrazia di Bruxelles, promuovendo un leitmotiv caro alla loro comunicazione politica. Tuttavia, intervenendo al ribasso sulle normative green, gli interessi che hanno difeso sono soprattutto quello dei grandi gruppi

Sono proprio loro a ottenere, in termini relativi, i maggiori benefici dalle sovvenzioni europee. L’80% dei sussidi agricoli, infatti, finisce oggi nelle tasche del 20% degli agricoltori, o meglio dei più grandi gruppi agricoli. Nel frattempo, l’inquinamento non si arresta. E a soffrirne, nel continente europeo come spesso altrove, sono proprio le aziende più piccole. Finché non vengono costrette a chiudere

Ora, quando si tratta dei gruppi che protestano contro l’agenda climatica, non è possibile fare di tutta l’erba un fascio. Il caso delle proteste agricole ce lo dice chiaramente. La lezione che porta con sé questo greenlash è un’altra. E cioè che la transizione ecologica, per diventare realtà, non dovrebbe essere semplicemente accompagnata da politiche sociali che non lascino indietro nessuno. Perché queste non sono abbastanza: serve una vera redistribuzione di poteri, sempre più urgente. 

Una vera transizione

Sappiamo da tempo che i cambiamenti climatici alimentano le disuguaglianze sociali ed economiche. Quello che ci dice oggi la letteratura scientifica è che è vero anche il contrario: le disuguaglianze alimentano il cambiamento climatico

Lo si può vedere su più dimensioni. Il divario di potere permette a certi interessi patrimoniali di espandere la produzione ad alta intensità di carbonio e ostacolare le norme che proteggono l’ambiente. E di perseverare in comportamenti insostenibili. In fondo alla piramide sociale, invece, ci sono le comunità e i gruppi che lottano contro il costo sempre più caro dell’inazione climatica. 

Questi ultimi hanno pertanto ragione a temere le conseguenze economiche della transizione ecologica? Dipende: il fatto è che ci sono transizioni e transizioni. 

Ci sono quelle che si basano su un approccio carbonio-centrico, volto a lasciare immutati gli squilibri, e che portano a conseguenze devastanti per le persone e l’ambiente naturale. Però poi ci sono anche quelle basate sulla ridistribuzione. Che portano i Paesi a diventare più verdi, senza contraccolpi economici e sociali sulle fasce più deboli. La differenza la fa, come sempre, la volontà politica. 

Fonti e approfondimenti

A FERTILE GROUND FOR DISINFORMATION. 2024  

Dennison, S. et al., “Winds of change: The EU’s green agenda after the European Parliament election”, ECFR, 23/05/2024

Dutkiewicz, J., “2024 European farmers’ protests: Europe’s climate agenda appears dead on arrival”, Vox, 2/05/2024

Green, F., & Healy, N. (2022). How inequality fuels climate change: The climate case for a Green New Deal. One Earth, 5(6), 635-649. 

Liboreiro, J., “Tutto quello che c’è da sapere sul settore agricolo dell’Ue”, Euronews, 13/02/2024Savage, S. & Win, T.L. “The truth behind Europe’s most powerful farmers lobby”, POLITICO, 29/06/2023

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