La coscienza di Trump si chiama Mike Pence

Lo scorso 20 gennaio, con l’insediamento del Presidente Donald Trump alla Casa Bianca, è stata inaugurata una nuova era della politica americana. Malgrado le proteste anti  Trump esplose in diverse città, l’establishment democratico ha dovuto cedere il passo al dirompente populismo del Tycoon.  Nelle sue prime ore di governo, il magnate dell’industria ha da subito tracciato i  caratteri della propria  amministrazione, firmando un ordine esecutivo per smantellare l’Obamacare, forse il simbolo dei passati otto  anni del governo di Barck, e istituendo una nuova giornata nazionale dedicata al patriottismo. Ma il Tycoon non governerà sul Paese più potente del mondo da solo.  La squadra di governo scelta da Trump non è stata costruita unicamente a sua immagine e somiglianza, e tra le sue fila c’è anche chi avrà il compito di  far rimanere il nuovo Presidente con i piedi per terra. Tra queste personalità, spicca il Vicepresidente Mike Pence.

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Il vicepresidente degli Stati Uniti è una carica a cui di solito si da poca importanza. Non a caso John Nance Garner, per due volte Vicepresidente dal 1933 al 1941 sotto l’amministrazione di Franklin Delano Roosevelt, descrisse la posizione da lui ricoperta “as not being worth a bucket of warm spit” (tradotto in italiano: valida neanche quanto un secchio di sputo caldo) . In effetti, lo scopo principale del Vicepresidente è quello di ricoprire le funzioni presidenziali nel caso in cui il Presidente in carica ne sia impedito (sostanzialmente per morte o per malattia). Esso quindi è un potenziale Presidente,  e non a caso la Costituzione Americana prevede che i candidati alla vicepresidenza debbano avere gli stessi requisiti necessari per la più alta carica dello Stato.

 I due esempi più celebri di Vicepresidenti insediatisi alla casa Bianca a seguito della morte del Presidente in carica sono Harry  S. Truman, salito alla presidenza in seguito alla morte per polmonite di Roosevelt nel ’45, e Lyndon Baines Johnson, succeduto a Kennedy dopo il suo assassinio nel ’63 e passato alla storia per aver completato l’impantanamento USA  in Vietnam.

Tuttavia, il Vicepresidente ricopre anche un altro compito oltre a quello di dover rimpiazzare il comandante in capo delle forze americane nel caso in cui ciò dovesse essere necessario. Egli infatti presiede il Senato degli Stati Uniti d’America con diritto  di voto in caso di parità  e il suo ruolo di collegamento tra Casa Bianca e parlamento non va quindi sottovalutato. Considerando questo aspetto e le pessime relazioni che corrono tra Trump e l’ala ortodossa del Partito Repubblicano americano, la carica ricoperta da Mike Pence assume un ruolo chiave. Ciò spiega perché il Tycoon abbia scelto qualcuno così diverso da lui per ricoprire questo ruolo.

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Nato e cresciuto in Indiana in una famiglia democratica, Mike Pence, influenzato dalla presidenza di Ronald Reagan, si avvicina al Partito Repubblicano. E’ un politico di lungo corso, con una carriera che vanta ben 15 anni di ufficio, prima come membro del Congresso e poi come Governatore dell’Indiana. Pence è anche un Cristiano Evangelico, e uno dei primi sostenitore del movimento del Tea Party.

La decisione più controversa di Pence come Governatore è stata quella di firmare il Religious Freedom Restoration Act nel 2015. Con tale provvedimento si intendeva “espandere” la libertà religiosa permettendo ai detentori di attività di respingere politiche governative nel caso in cui esse dovessero contrastare con le loro credenze religiose. Ma gli oppositori della legge sostenevano che tale provvedimento andasse contro i diritti degli omosessuali e dei transgender, venendo anche criticata da Tim Cook, CEO della Apple. La legge è stata poi modificata e svuotata dei suoi aspetti più conservatori.

Pence ha inizialmente sostenuto il candidato Ted Cruz nelle primarie in Indiana del 2016, ma in seguito alla sconfitta di quest’ultimo in tale Stato, è poi passato dalla parte di  Trump.

L’ex governatore dell’Indiana è un uomo ben visto nell’establishment Repubblicano, e all’interno della nuova amministrazione costituisce un vero e proprio safe point. Pence nel corso della campagna elettorale di Trump ha anche ricoperto l’importante ruolo di moderatore, intervenendo spesso per porre rimedio a quanto detto dal Tycoon in alcune occasioni. Egli ha ammorbidito per esempio le critiche di Trump nei confronti della famiglia di Humayun Khan, un soldato americano di fede musulmana caduto in Iraq nel 2004, e indurendo invece la sua posizione nei confronti di Vladimir Putin.

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Pence, al contrario del nuovo Presidente, si presenta come una persona composta e capace di agire a sangue freddo. Già in ottobre, nel corso del dibattito televisivo tra lui e Tim Kaine, il candidato alla Vicepresidenza del Partito Democratico, l’uomo di Trump ne è uscito vittorioso, rispondendo in modo chiaro e conciso a tutte le domande e non perdendo le staffe quando messo sotto pressione dall’avversario.

Nonostante il ruolo ricoperto da Pence non lasci ampi spazi di manovra, egli sarà il perno dell’amministrazione Trump, costituendo il collegamento tra Casa Bianca e Congresso. Pence è un Insider di Washington e le sue abilità di negoziatore, se non la stima nutrita  nei suoi confronti dall’establishment repubblicano, saranno di fondamentale importanza per presentare le proposte del Tycoon al Congresso.

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Approfondimenti:

http://www.telegraph.co.uk/news/0/who-is-mike-pence-donald-trumps-running-mate/

http://www.bbc.com/news/election-us-2016-37558787

https://www.theguardian.com/us-news/2017/jan/21/donald-trump-first-24-hours-global-protests-dark-speech-healthcare

 

 

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