A che punto sono le riforme di Trump

Due anni fa, l’8 novembre 2016, Donald Trump vinceva le elezioni americane. Una vittoria inaspettata per molti, che i sondaggi fino all’ultimo dipingevano come estremamente improbabile, mentre in realtà il testa a testa con Hillary Clinton era ben più vicino di quanto i numeri facessero intravedere.

Salito alle luci della ribalta prima come imprenditore e showman televisivo e, successivamente, come candidato anti-establishment vincitore delle primarie repubblicane, Donald Trump ha rotto gli schemi tradizionali della politica americana, con una rapida scalata che lo ha visto vincere le elezioni del 2016 con un programma decisamente populista, nazionalista e di rottura, che gli ha permesso di guadagnare il voto degli indecisi e di tutti quegli americani insoddisfatti dalle politiche, sia repubblicane che democratiche, dell’ultimo ventennio. A due anni dalla vittoria, un anno e mezzo dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca e a pochi giorni dalla prova delle Midterm Elections, è ora di fare un bilancio di quali promesse sono state rispettate da The Donald.

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Immigrazione

Il cavallo di battaglia di Trump nella sua campagna elettorale è stato di sicuro la riforma delle politiche di immigrazione degli Stati Uniti. Tre, in particolare, erano i punti cardine del suo piano: la costruzione di un muro con il Messico (da far pagare al Messico stesso) per disincentivare gli ingressi dei cittadini sudamericani negli USA; il blocco degli ingressi da parte dei cittadini di paesi connessi ad attività di terrorismo islamico; l’arresto e la deportazione degli immigrati irregolari presenti sul territorio statunitense tramite l’annullamento del DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals).

Ad oggi, questo è il tema su cui Trump ha ottenuto le vittorie più importanti, portando a casa una serie di risultati in linea col programma. Una delle prime azioni del Presidente è stata infatti la firma del controverso Muslim Ban, l’ordine esecutivo del 27 gennaio 2017 che impediva l’accesso negli USA ai cittadini di Somalia, Sudan, Iran, Iraq, Siria, Yemen e Libia. Dopo la sospensione del ban dovuta ai numerosi ricorsi, altri due ordini dello stesso tipo sono stati firmati da Trump, uno il 6 marzo 2017 e 24 settembre 2017, entrambi scaduti dopo 90 giorni.

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Per quanto riguarda il DACA, questa è una politica migratoria istituita nel 2012 dall’amministrazione Obama per permettere ai minori entrati irregolarmente negli USA (i cosiddetti Dreamers) di soggiornare sul territorio americano. Trump ha espresso la volontà di abolirla in campagna elettorale e lo ha effettivamente fatto nel 2017, iniziando una campagna di arresti e deportazioni di minori che ha sollevato un’ondata di grandi proteste in America e nel mondo, soprattutto per la violenza con cui è stata condotta. Molti ragazzi infatti sono stati arrestati quando si trovavano sul territorio statunitense sin da quando erano neonati, cresciuti in America e per cui gli USA sono l’unico Paese in cui hanno realmente vissuto, mentre altri, anche molto piccoli, sono stati brutalmente separati dalle proprie famiglie al confine col Messico e reclusi in attesa di giudizio sul loro status.

Sul muro col Messico, infine, la battaglia coi Democratici è aperta, con i Dem che si sono detti disposti a sbloccare fondi per la sua costruzione in cambio di un accordo che protegga i migranti minori irregolari che arrivano sul territorio USA come succedeva prima dell’abolizione del DACA. Nel frattempo, comunque, il 30 ottobre è iniziata la costruzione di un primo tratto di muro di due miglia a Calexico, in California.

Obamacare

Una delle campagne più importanti condotte da Trump nei suoi primi due anni di mandato è stata la battaglia legislativa per l’abolizione dell’Affordable Care Act, noto anche come Obamacare, la riforma del sistema sanitario americano promossa dall’ex Presidente Barack Obama che ha esteso la copertura sanitaria a circa 23,5 milioni di persone in più.

Lo scontro è stato soprattutto al Senato, dove nonostante i numeri a favore dei Repubblicani – che fino alle Midterm mantengono un vantaggio di 52 senatori a 48 – nessuno dei tentativi di abrogare o sostituire l’Affordable Care Act ha raggiunto la maggioranza necessaria del 50%+1 per permettere a Trump di ottenere la vittoria. Per ben tre volte il Presidente ha visto la propria proposta naufragare al Senato, l’ultima delle quali il 28 luglio scorso, quando tre diverse proposte (Repeal and replace amendment, Partial repeal amendment, “Skinny” repeal amendment) sono state rispettivamente bocciate. In particolare, ciò è stato possibile grazie al voto negativo di alcuni senatori repubblicani, tra cui l’ex candidato alla Presidenza e sfidante di Obama, John McCain, che insieme ad altri si è rifiutato di votare a favore della riforma proposta da Trump.

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Piano di investimenti nelle infrastrutture

Tra i punti principali del programma di Trump, si trova anche un piano di mille miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture, da sviluppare nei prossimi dieci anni. Per ora, non sono ancora state avanzate proposte concrete su come si dovrebbero mettere in campo questi investimenti, anche se alcuni dettagli sono emersi: in particolare, l’idea del Presidente sarebbe quella di offrire grossi sgravi fiscali alle imprese che decidessero di partecipare e co-finanziare la costruzione delle infrastrutture. Il problema, come scritto nell’articolo sull’economia di Trump, è che il Presidente continua a fare promesse di questo tipo agli imprenditori, ma senza sbloccare i finanziamenti, il che porta le grandi aziende ad adottare un atteggiamento attendista, ritardando gli investimenti nell’attesa dello sblocco degli sgravi fiscali nel futuro, con una conseguente stagnazione dell’economia americana.

Conclusioni

A due anni dall’elezione, in politica interna Trump ha mantenuto buona parte delle promesse per quanto riguarda l’immigrazione, con politiche che hanno fatto contenti molti dei suoi elettori, ma che hanno sollevato diversi dubbi di incostituzionalità e violazione dei diritti umani. Al di là di queste vittorie, però, la sconfitta sull’Obamacare è stata molto pesante per la legittimità del Presidente, che è stato messo sotto al Senato dal suo stesso partito e ha dovuto momentaneamente abbandonare il progetto di sostituzione dell’Affordable Care Act. Il piano di infrastrutture, invece, per ora rimane solo una proposta sulla carta su cui non c’è stato alcun tipo di seguito.

Decisive si riveleranno le Midterm Elections. La speranza per Trump è di riuscire nell’impresa e vincere sia alla Camera che al Senato: un risultato del genere gli darebbe il controllo di tutti gli organi legislativi principali degli USA (visto che alla Corte Suprema la maggioranza è favorevole al GOP) e potrebbe permettere un’accelerata importante a tutte le riforme, impedendo ai Democratici di contrapporre un’opposizione efficace. Se, invece, i Democratici dovessero vincere almeno una tra Camera e Senato, come sembra probabile, la strada per Trump per mantenere le sue promesse tornerà ad essere in salita.

Fonti e approfondimenti:

https://www.nytimes.com/interactive/2017/07/25/us/politics/senate-votes-repeal-obamacare.html

https://www.nytimes.com/interactive/2017/us/politics/trump-agenda-tracker.html

http://time.com/5106302/donald-trump-first-year-promises/

https://www.dailymail.co.uk/news/article-6323543/US-warning-migrants-section-Donald-Trumps-wall-Mexico-border-unveiled.html

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