Non tutti lasciano l’Africa: la nuova legge sui rifugiati in Etiopia

Dopo il primo articolo del progetto Non tutti lasciano l’Africa, in cui con numeri e definizioni si è cercato di far luce sulle dinamiche delle migrazioni intra-africane, si parlerà ora di Etiopia e della sua nuova e innovativa legislazione per la gestione di richiedenti asilo e rifugiati.

A gennaio il parlamento etiope ha approvato una nuova legge sui rifugiati, che applica numerose revisioni alla Proclamazione sui Rifugiati del 2004 e che l’UNHCR plaude come esempio di innovazione.

Fino ad ora il mondo intero ha inteso i rifugiati come soggetti bisognosi di assistenza e non ha fornito loro i mezzi per autodeterminarsi; allo stesso tempo, gli Stati ospitanti hanno agito sperando che il soggiorno dei rifugiati sarebbe stato temporaneo, ma la realtà ha mostrato che il tempo che solitamente i rifugiati restano nel Paese che li accoglie sfiora i 20 anni.

Il nuovo testo adottato in Etiopia presenta diciture innovative in tema di rifugiati e richiedenti asilo, almeno per il mondo giuridico: si parla infatti di “soluzioni durevoli” e di “integrazione locale”. I due concetti sono la dimostrazione di una presa di coscienza – in primo luogo, da parte del governo etiope, e in secondo luogo da parte dei vari attori internazionali che si occupano di gestione dei rifugiati – del fatto che il fenomeno è di lunga durata e che nessuna delle parti gioco trae guadagno dalle pratiche di assistenza diretta e dalle politiche di encampment.

Richiedenti asilo e rifugiati in Etiopia

Tra i dieci corridoi migratori con i maggiori flussi del continente Africano, ce ne sono due che vedono l’Etiopia come destinazione finale: uno, il più grande, proveniente dalla Somalia, un altro, con un’affluenza leggermente minore, proveniente dal Sud Sudan.

I due Paesi citati, Somalia e Sudan Sudan, versano in condizioni politico-economiche critiche e per questo i loro cittadini possono applicare per l’ottenimento dello status di rifugiato nel Paese di destinazione. Ciò vale a dire che, per gran parte, i flussi migratori che entrano in Etiopia sono costituiti da futuri richiedenti asilo e rifugiati.

I rifugiati e richiedenti asilo provenienti dal Sud Sudan sono il 46.6% dei 900 000 totali che si trovano nel Paese – che fanno fanno sì che l’Etiopia si posizioni al secondo posto in Africa  per numero di rifugiati, dopo l’Uganda – i somali sono invece il 28.4%. I restanti provengono principalmente da Eritrea e Sudan.

Contemporaneamente la Displacement Tracking Matrix della Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha contato 1,327,066 IDPs a causa di disastri ambientali e conflitti interni.

Perché una nuova legge?

Il 17 gennaio scorso, il parlamento etiope ha adottato una nuova legge per la gestione di richiedenti asilo e rifugiati, che sostituisce la Proclamazione sui Rifugiati del 2004.

Nonostante già la prima fosse in linea con i trattati internazionali a riguardo, a partire dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, il nuovo atto permette al Paese di inserire nella propria legislazione interna gli obblighi derivanti dalla firma del Quadro di Risposta Globale alla Crisi dei Rifugiati di New York, in vigore nel Paese dal 2017, e dalla adozione della Dichiarazione di Nairobi sulle Soluzioni Durevoli per i Rifugiati Somali e la Reintegrazione di Coloro che Tornano in Somalia  dell’IGAD.

A pesare sulla decisione per l’adozione della nuova legge c’è anche un accordo siglato a seguito del summit di New York con cui l’Etiopia si impegna a destinare il 30% dei 100’000 posti di lavoro che creerà il Jobs Compact con l’apertura di nuovi complessi industriali, a richiedenti asilo e rifugiati.

L’accordo è complementare all’Iniziativa Condivisa di UE e OIM per la Protezione dei Migranti e l’Integrazione nel Corno d’Africa per la quale l’Unione Europea ha investito €345 milioni derivanti dal Fondo Fiduciario Emergenziale per l’Africa. Inoltre, anche la Banca Mondiale e l’UNHCR hanno fornito $350 milioni per l’integrazione dei rifugiati.

Una nuova legge per più diritti

Come anticipato, i concetti innovativi contenuti nella nuova legge sono l'”integrazione locale” e le “soluzioni durevoli”. Il focus si allontana quindi dalla protezione, centrale nel documento del 2004, e richiedenti asilo e rifugiati potranno avere accesso a posti di lavoro in numerosi settori, dall’agricoltura all’industria, e di potranno aprire attività private. Nel caso in cui il richiedente asilo o rifugiato abbia ottenuto un certificato accademico o professionale nel Paese di origine, può richiederne il riconoscimento in Etiopia così da essere abilitato a praticare la professione per la quale ha studiato.

Il soggetto ha poi il diritto di possedere beni mobili e immobili, di portare con sé, senza costi, al momento dell’accesso in Etiopia, beni posseduti nel Paese di provenienza e di trasferire le sue proprietà nel Paese di origine in caso di rientro, sempre senza costi. Al richiedente asilo o rifugiato è garantita la protezione del diritto alla proprietà intellettuale.

In tema di diritti, al rifugiato è garantita la possibilità di accedere ai servizi sanitari, al sistema bancario, al sistema di telecomunicazioni come a qualsiasi altro straniero risiedente nel Paese e all’istruzione primaria, al pari dei cittadini etiopi. Per quanto riguarda gli altri livelli di istruzione la garanzia di accesso e fruizione può essere limitata dalle politiche nazionali e dalle risorse delle regioni.

Importante è anche l’accesso da parte di rifugiati e richiedenti asilo all’utilizzo del “vital event registration”, una certificazione in cui il cittadino etiope registra avvenimenti come nascite, decessi, matrimoni e divorzi. Il documento è stato introdotto e reso obbligatorio per i cittadini etiopi nel 2016 in modo da poterne conoscere l’identità e l’età, fondamentali in particolare per la protezione dei minori.

Mappa regioni Etiopia
Le regioni dell’Etiopia. Fonte: Wikipedia

Per quanto riguarda gli arrivi e l’accettazione delle richiese per lo status di rifugiato, possono essere accettate richieste tardive, con giustificazione del ritardo ed è possibile farle presentare da un rappresentate in caso sia sia impossibilitati a presentarsi agli uffici dell’Administration for Refugees Affairs (ARRA), organo controllato dal National Intelligence and Security Service (NISS).

Di fondamentale rilevanza è l’attenzione posta ai rimpatri, che devono essere “sicuri e dignitosi” e avvenire a seguito del “consenso libero e informato” del rifugiato o richiedente asilo: la legge trasforma il rimpatrio da diritto del NISS a diritto del rifugiato.

Da lungo tempo l’Etiopia porta avanti una politica di “out of camp” de facto, che è stata ufficializzata nel 2007. Tale politica permette a richiedenti asilo e rifugiati di vivere al di fuori dei campi per ragioni di salute, istruzione o in caso di necessità di protezione speciale. La nuova legge concede a tutti i richiedenti asilo e rifugiati che si trovano in Etiopia la possibilità di muoversi liberamente entro i confini del Paese e di decidere dove risiedere; tali libertà possono essere limitate dal NISS solo in casi particolari. Per quanto riguarda invece gli spostamenti internazionali, i soggetti possono richiedere gratuitamente – nella legge del 2004 era previsto un pagamento per l’ottenimento – un documento che permetta loro di uscire dai confini etiopi. 

Non è mai tutto rose e fiori

Se da una parte Filippo Grandi, a nome dell’UNHCR, si è complimentato con il governo etiope per la nuova legge, dall’altra parte la popolazione non è del tutto soddisfatta. In particolare, la regione di Gambella, al confine col Sud Sudan, ospita gran parte dei rifugiati provenienti da tale Paese e nessuno dei rappresentati della regione ha votato a favore della legge. 

 

In più, il Jobs Compact proposto dal governo non sarà sufficiente a sanare il problema della disoccupazione e il mantra del “ci rubano il lavoro” risuona anche in Etiopia. 

Andrà poi constatato se, oltre a essere stata adottata, la legge verrà anche applicata e, in caso di successo, se riuscirà effettivamente a diventare un esempio di gestione positiva dei rifugiati e della loro integrazione nel Paese ospitante.

Fonti e Approfondimenti

AfricaPortal, Mehari Taddele Maru, IN DEPTH: Unpacking Ethiopia’s revised refugee law, 13/2/2019

Ethiopian Press Agency, Ferhan Zul-Kifle, Care and care with the new refuge law, 6/2/2019

IOM, AU, EU, UN Discuss Sustainable Reintegration of Migrants, 30/11/2018, https://www.iom.int/news/au-eu-un-discuss-sustainable-reintegration-migrants

IOM, About the EU-IOM Joint Initiative, http://migrationjointinitiative.org/about-eu-iom-joint-initiative

 

Share this post

Rispondi