La coraggiosa opposizione alla prova delle elezioni in Tailandia

Dopo il colpo di stato del 2014, il 24 marzo 2019 il popolo tailandese sarà chiamato a votare per rinnovare il governo di Bangkok. Negli ultimi anni la giunta militare ha controllato politicamente lo Stato del sudest asiatico e, nonostante la formale apertura verso le elezioni, non sembra correre il pericolo di non essere confermata alla guida del Paese.

Anche se il 2014 ha segnato lo scivolamento del Paese verso un regime autoritario, è necessario dire che tra il 1946, anno della ristabilita sovranità dopo la Seconda guerra mondiale, e il 2019 la Tailandia ha vissuto sei colpi di stato e tre transizioni di regime. Il re Bhumibol Adulyadej è stato il pilastro centrale dei primi settant’anni del Paese, riuscendo a garantire una crescita economica importante, lasciando però una grande ombra sulla gestione politica del Paese. Infatti, nonostante la sua figura fosse vista come garanzia dagli USA in ottica anticomunista, i colpi di stato e le repressioni (quella del 1976 contro gli studenti è sicuramente la più conosciuta) hanno fatto chiudere il governo dentro il palazzo di Bangkok. La morte del re nel 2016 ha quindi aperto un timido cambiamento di regime, sempre monarchico e con una giunta militare al comando. Nonostante questo, l’impopolarità del figlio del re e attuale monarca tailandese, Maha Vajiralongkorn, ha presumibilmente aiutato a far sì che queste elezioni avessero luogo. Nella Costituzione del 2017 l’articolo 2 prevede che “la Tailandia adotta un regime democratico governativo con il re a capo dello Stato”.

Nota: C = colpo di stato; X = transizione di regime

Il sistema elettorale, un’influenza britannica

Il sistema elettorale tailandese è basato prevalentemente su un sistema maggioritario uninominale, il famoso “first-past-the-post” su cui si basano le elezioni dei membri di Westminister. A questo però va aggiunto che l’Assemblea Nazionale di Bangkok comprende la Camera dei rappresentanti e il Senato.

La Camera dei rappresentanti

Questa prevede 500 membri con la nuova Costituzione (in precedenza erano 480), di cui 350 eletti dal corpo elettorale e i restanti 150 provenienti dalle liste dei partiti politici. L’articolo 85 della nuova costituzione, quindi, definisce il first-past-the-post come sistema di elezione per i 350 membri e nessun candidato può essere inserito in più di una lista dello stesso partito in altri collegi elettorali (articolo 87).

La Commissione Elettorale è l’organo preposto per l’organizzazione e lo svolgimento corretto delle elezioni generali. Questa è attualmente presieduta da sei membri, tutti molto vicini alla giunta militare, che rendono il processo democratico molto difficile da attuare. Inoltre, tutti i partiti che vogliono correre alle elezioni generali sono incoraggiati a  presentare la lista dei propri candidati alla commissione per l’approvazione.

Il Senato

Questo prevede 200 membri con la nuova Costituzione (in precedenza erano 150) nessuno dei quali eletto dalla cittadinanza. Nell’articolo 107 si chiariscono le modalità di selezione, ovvero che “[I] membri [sono] nominati da una selezione di personaggi che hanno dimostrato conoscenza, esperienza, professionalità, caratteristiche o interessi comuni” e che abbiano lavorato in diverse aree della società. Inoltre, possono essere nominati solo cittadini tailandesi che non abbiano meno di 40 anni e che abbiano lavorato per almeno 10 anni nel settore per cui fanno richiesta di candidatura. In questo senso, quindi, l’ingresso al Senato è visto come un concorso nazionale più che come sigillo del legame tra i rappresentati e i priopri cittadini. Non possono prendere parte a questa selezione (tra gli altri) ufficiali di governo, membri di partiti politici, ex membri della Camera dei rappresentanti che hanno servito per almeno cinque anni.

I partiti

Dopo cinque anni di privazioni elettorali sia i partiti che gli elettori possono esercitare i loro diritti di cittadini, nel senso schumpeteriano del termine. Nonostante la giunta militare, molte formazioni politiche di opposizione sono germogliate in tutto il territorio e una concorrenza per assicurarsi il governo e i seggi nell’Assemblea Nazionale è apparentemente accettata. Apparentemente perchè il regime sa di dover ottenere la legittimità popolare se vuole continuare a governare e nel caso in cui questo non avvenisse si avrebbe una situazione conflittuale tesa tra militari e civili. Questa contrapposizione, peculiare di molte aree asiatiche, è sempre stata il fiammifero dentro la polveriera sociale che ha portato a massacri (in Corea del Sud negli anni ’80, in Tailandia negli anni ’70, in Cina negli anni ’90), segnando la storia del Paese.

La comunità LGBT alza la voce

Tra i partiti di opposizione il Mahachon è sicuramente il più innovativo e progressista. Venti dei suoi candidati si dichiarano apertamente LGBT, affermando che il 13% dei 51 milioni di tailandesi chiamati al voto fa parte della comunità. Dietro al partito c’è, ovviamente, la volontà di assicurare i diritti fino a ora mai presi in considerazione in un Paese che da più di 30 anni è considerato essere LGBT-friendly.

La donna dell’opposizione

Sudarat Keyuraphan è la leader del maggior partito d’opposizione, Pheu Thai. Il suo appoggio proviene anche dall’ex primo ministro in esilio Thaksin Shinawatra, ancora molto popolare tra i cittadini, soprattutto nelle zone meno urbane e rurali. Tra i candidati ci sono anche altri ex ministri del governo spodestato dal colpo di stato e ci si aspetta che molti cittadini si recheranno alle elezioni con la voglia di mostrare supporto per loro. Keyuraphan è l’unica candidata che può veramente intimidire Prayuth Chan-ocha, attuale primo ministro ed ex comandante militare che ha guidato il colpo di stato nel 2014. In questo senso, anche se una vittoria totale non è considerata, la candidata può riuscire a guadagnare molti seggi nella Camera dei rappresentanti.

L’establishment di Londra a Bangkok

Il Partito democratico tailandese è oggi guidato da Abhisit Vejjajiva, laureato a Oxford in filosofia, scienze politiche ed economia. Oltre ai titoli, Vejjajiva è molto legato a Boris Johnson, ex sindaco di Londra diventato famoso nel mondo grazie alla sua campagna per condurre la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea. Lo spirito conservatore del partito e la spinta imprenditoriale del suo candidato fanno del PD tailandese uno schieramento ambiguo, democratico ma vicino alla giunta.

Il business, tra aeroplani e marijuana

Anutin Charnvirakul è un magnate tailandese, costruttore in un Paese che ha fatto dello sviluppo sfrenato un pilastro economico per i decenni passati. La sua notorietà economica lo ha portato a fondare una propria linea aerea e oggi scende in campo senza una vera e propria parte, facendo del trasformismo una carta che gli ha portato ulteriori introiti.

Dopo la prima apparizione nel 2011, in questa campagna elettorale ha puntato soprattutto su tre temi: la settimana lavorativa a quattro giorni, la regolamentazione dei ride-hailing e la legalizzazione della marijuana.

Conclusione

In un panorama non democratico, con una giunta militare pronta ad assicurarsi il potere attraverso una legittimazione popolare, la società civile tailandese sembra essere decisa a esprimere le proprie volontà e diversità. I partiti sono espressione di un mosaico sociale molto complesso e, nonostante la predominanza della giunta militare, questa opposizione senza paura delle intimidazioni dà una speranza alla popolazione.

Infatti, è necessario sottolineare come il partito militare Palang Pracharat non ha dovuto percorrere un tracciato minato, fatto di restrizioni legali ad hoc e di minacce dirette, per non parlare della grandissima violazione della libertà di stampa. I partiti di opposizione hanno messo in moto un processo che oggi fa guardare alla Tailandia come un Paese ancora vivo.

Fonti e Approfondimenti

APORNRATH PHOONPHONGPHIPHAT, LGBT party offers new choice in Thailand’s election, https://asia.nikkei.com/Politics/Thai-election/LGBT-party-offers-new-choice-in-Thailand-s-election

MASAYUKI YUDA, Five Thai election contenders to watch in campaign’s final week, https://asia.nikkei.com/Politics/Thai-election/Five-Thai-election-contenders-to-watch-in-campaign-s-final-week

Thailand Consitution

Share this post

Rispondi