Dal Togoland a Gnassingbé: storia politica del Togo

Gnassingbe Eyadema
Gnassingbe Eyadema

di Serena Di Roberto

Si conosce ben poco del periodo precoloniale che caratterizzò il Togo, mentre è noto che in epoca coloniale il Paese fu soggetto all’amministrazione di diverse potenze europee come Germania, Regno Unito e Francia. Dall’indipendenza, ottenuta nel 1960, fino ai giorni nostri, la sua tormentata storia politica è stata poi caratterizzata da conflitti sociali e colpi di Stato.

Dalla colonizzazione ai giorni nostri

Tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, la fascia costiera tra il regno degli Ashanti, nell’attuale Ghana, e quella di Dahomey, nell’attuale Benin, era uno spazio libero, ma già visitato da portoghesi, danesi e olandesi che vi avevano stabilito i loro ponti commerciali.

Il 5 luglio 1884 un esploratore tedesco, Gustav Nachtigal, firmò un accordo di protettorato con il capo locale Mpa III, che controllava il territorio intorno al lago Togo. A partire da quel momento, la Germania stabilì la sua autorità all’interno del Paese, battezzando quel perimetro di poco più di 90.000 km quadrati come Togoland.

Nonostante la forte competizione con la Francia e l’Inghilterra, durante la Conferenza di Berlino del 1884 – che riconobbe la suddivisione dell’Africa tra le nazioni europee – la Germania ottenne il controllo del Togoland. Spinta dall’iniziale malcontento degli indigeni e dagli episodi di resistenza, la Germania incoraggiò i suoi cittadini a stabilirsi nella colonia, offrendo loro concessioni a condizioni molto vantaggiose. Nel Paese vennero costruite le infrastrutture necessarie per lo sviluppo e lo sfruttamento dei territori – come le linee ferroviarie e la potente stazione radio Kamina che collegava direttamente il Paese a Berlino – che lo resero la colonia modello dell’impero tedesco.

Il Togo e le guerre mondiali 

Nel 1914, quando scoppiò la prima guerra mondiale, la Germania era a conoscenza della debolezza militare del Togo, circondato da possedimenti britannici e francesi. Cercò per questo di convincere gli avversari a rispettarne la neutralità, ma senza alcun successo. In tre settimane il Togo fu invaso e i tedeschi si arresero il 25 agosto 1914, non senza aver prima distrutto la stazione radio.

Il 10 luglio 1919, dopo la capitolazione della Germania, la Società delle Nazioni confermò la divisione del Togo tra la Francia, che ne ottenne 2/3 e il Regno Unito, che mantenne 1/3 del territorio. Temendo che il popolo togolese avrebbe in seguito mostrato i propri sentimenti lealisti verso l’ex colonia, i francesi cercarono di cancellare tutte le tracce della colonizzazione tedesca, arrivando addirittura a proibire l’uso della lingua tedesca tra la popolazione e tra i missionari. 

Dopo la seconda guerra mondiale, il controllo sul mandato della Società delle Nazioni passò alle Nazioni Unite e venne quindi istituito un Consiglio di tutoraggio che vigilasse sull’amministrazione francese. I partiti politici togolesi intanto lavoravano attivamente per l’evoluzione dello status del Paese, ma si divisero in due fronti contrapposti: il Comitato dell’Unità Togolese (CUT), guidato da Sylvanus Olympio, era a favore di uno Stato riunificato e autonomo, mentre il Partito del Progresso (PTP) – che divenne il Movimento del Popolo Togolese (MPT) – guidato da Nicolas Grunitzky, chiedeva l’abolizione della tutela e una più stretta associazione con la Francia. 

L’indipendenza

Nel 1958 la Francia di de Gaulle indisse un referendum in tutte le sue colonie: dall’Unione Francese si sarebbe passati alla Comunità Francese, che avrebbe aperto la strada all’indipendenza dei territori d’oltremare.

Il 27 aprile 1960 il Togo divenne ufficialmente indipendente e il 9 aprile 1961 Sylvanus Olympio venne eletto presidente della Repubblica, battendo il suo avversario sostenuto dalla Francia, Nicolas Grunitzky. Il neoeletto presidente fu da sempre descritto come estremamente autoritario e causò non pochi malcontenti all’interno del Paese.

A seguito anche di questa delusione generale, il 13 gennaio 1963 il Togo visse il suo primo colpo di stato post-indipendenza. Il presidente Sylvanus Olympio venne assassinato dai soldati mobilitati dall’esercito coloniale francese. Tra gli insorti, c’era un certo sergente Etienne Gnassingbé alias Eyadéma. Il comitato militare insurrezionale fece appello a Nicolas Grunitzky, che restò alla guida del Paese dal 1963 al 1967, nonostante la sua influenza politica si indebolì molto nel corso degli anni.

L’era Eyadéma

Il 13 gennaio 1967 l’esercito si riprese il potere. Le istituzioni della Repubblica vennero sospese e il 15 aprile, il tenente colonnello Etienne Eyadéma divenne ufficialmente presidente della Repubblica, capo del Governo e ministro della Difesa e senza spargimento di sangue, vietò i partiti politici e sospese la Costituzione. Era l’inizio dell’era Eyadéma.

Venne a crearsi un sistema monopartitico, dove il Rassemblement du Peuple Togolaise (RPT) fu l’unico partito ammesso, con a capo il presidente Etienne Gnassingbé “Eyadéma”, eletto ufficialmente capo di partito il 29 novembre 1969. Nel 1972 fu indetto un referendum nazionale che vide il presidente Eyadéma riconfermato senza opposizione. Nel 1979 Eyadéma fu l’unico candidato alle elezioni presidenziali e venne eletto presidente della Repubblica con il 99,97% dei voti, dando così il via al suo terzo mandato. Dopo la sua nomina, venne adottata una nuova Costituzione e furono eletti i deputati da parte di un’assemblea nazionale, la quale ricopriva un ruolo meramente consultivo.

All’inizio degli anni ’90, il Togo entrò nuovamente in una fase di estreme tensioni politiche: la pressione interna ed esterna per la democrazia portò il presidente Eyadéma a legalizzare il sistema multipartitico e ad accettare l’organizzazione di una conferenza nazionale. Furono tolte al capo dello Stato le sue prerogative principali, furono istituiti organi di transizione, venne approvata una nuova Costituzione mediante referendum e si prepararono elezioni pluralistiche.

Ma questa apertura democratica repentina, rallentata e combattuta dall’esercito, portò ad uno sciopero generale che causò disordini nella città di Lomé e alla fuga di 230.000 togolesi in Benin e Ghana nel gennaio 1993. Il 25 gennaio dello stesso anno, mentre i ministri della Cooperazione francese e tedesco stavano visitando Lomé, l’esercito aprì il fuoco su manifestanti pacifici dell’opposizione, uccidendo dozzine di persone.

Le elezioni presidenziali del 21 giugno 1998 furono caratterizzate da evidenti frodi. Mentre il conteggio dei voti indicò la vittoria del leader Gilchrist Olympio, il principale avversario del presidente uscente, le autorità sospesero il processo elettorale. L’esercito proibì inoltre la diffusione di informazioni riguardanti le elezioni e il ministro dell’Interno proclamò Eyadéma vincitore, con il 52% dei voti. La missione di osservazione dell’UE condannò lo svolgimento del processo elettorale e fu costretta a lasciare il Togo sotto minaccia delle autorità locali, confermando la sospensione della cooperazione europea con questo Paese. 

Dopo Eyadéma

Il 5 febbraio 2005, il presidente Eyadéma morì all’età di 69 anni e la gerarchia militare si affrettò a designare Faure Gnassingbé, uno dei figli del defunto leader, come candidato alla presidenza. Alle elezioni del 26 aprile, Faure Gnassingbé venne dichiarato vincitore con il 60% dei voti. Il giorno dopo le elezioni anche il candidato dell’opposizione, Emmanuel Bob-Akitani, si proclamò presidente, senza riuscire però a ottenere la carica.

La Francia e l’ECOWAS considerarono il voto “globalmente soddisfacente”, mentre gli Stati Uniti nutrirono riserve sui risultati ufficiali e il Canada e il Parlamento europeo denunciarono le gravi irregolarità che contaminarono il processo elettorale. 

Le elezioni legislative si svolsero il 14 ottobre 2007 e il partito al potere si aggiudicò la maggioranza dei seggi in Parlamento. Nel 2007, dunque, la Comunità internazionale riprese ufficialmente le relazioni con il Togo, legittimando di fatto il potere di Faure Gnassingbé, che il 7 marzo 2007 riuscì a vincere le elezioni presidenziali divenendo presidente del Togo, carica che mantiene ancora oggi.

Fonti e approfondimenti

Jacob Schülpmann, L’histoire politique agitée du Togo depuis son in dépendanc (2010)

Afrique planete, L’Histoire du Togo

Didier Samson, Les dates-clé de l’histoire du Togo (2010)

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