Il lungo cammino verso l’unificazione fra Russia e Bielorussia

"Nessuna integrazione", una manifestante a Minsk [Foto: Twitter]

Il 7 dicembre scorso centinaia di manifestanti bielorussi si sono riversati nelle piazze di Minsk per opporsi alla possibile unificazione tra Russia e Bielorussia. Le proteste sono avvenute contemporaneamente a un incontro fra i due capi di Stato a Sochi, in occasione delle celebrazioni del ventennio dalla firma del Trattato di creazione dell’unione statale tra i due Paesi.

L’idea di creare una confederazione tra i due Paesi risale al 1999, anno in cui è stato firmato il Trattato che prevedeva un graduale avvicinamento. Tuttavia, per decenni, questo accordo ha rivestito solo un ruolo formale, senza alcuna applicazione pratica. La celebrazione del ventennio, e il clamore che ne è seguito, sono il sintomo del risvegliato interesse verso questa unione da parte di Putin e Lukashenko negli ultimi anni. Ma cosa comporterebbe la creazione di una reale confederazione tra i due Stati?

Il lungo stallo del Trattato dell’unione

Firmato l’8 dicembre 1999 dal presidente bielorusso Lukashenko e dall’allora presidente russo El’cin, il Trattato dell’unione si pose fin da subito l’obiettivo di integrare i sistemi politici, economici e sociali di Russia e Bielorussia. Gettando le basi per la creazione di un’entità sovranazionale ed intergovernativa, infatti, permette ai cittadini di muoversi liberamente tra le due nazioni, con pari diritti al lavoro e alle prestazioni sociali.

In origine, il Trattato nasceva da un’idea di confederazione che avrebbe dovuto legare i due Paesi in un’unione in stile sovietico, prevedendo quindi uno Stato dell’unione che fosse caratterizzato non solo da uno spazio economico unico, ma anche da una Costituzione comune che avrebbe permesso la creazione di organi di governo sovranazionali, un parlamento e un sistema giudiziario unificato.

Tuttavia, l’entusiasmo iniziale è svanito in breve tempo. I controlli doganali alla frontiera comune sono stati ristabiliti nel 2001, ponendo fine – di fatto – alla prevista unione commerciale. Da qui, in poi, la lunga fase di stallo nell’implementazione del Trattato è continuata a causa delle tensioni che emergono periodicamente nelle relazioni tra Russia e Bielorussia, tanto strette quanto asimmetriche – dato che la Bielorussia è spesso definita un client-state della Russia. In diverse occasioni, il presidente Lukashenko ha preso pubblicamente le distanze dalle prospettive di unione.

Il numero di aree problematiche nel dialogo tra Russia e Bielorussia è aumentato in maniera graduale, anche in conseguenza della crisi ucraina nel 2014 e delle pesanti sanzioni contro la Russia da parte dell’Unione europea. Infatti, le relazioni tra l’Ue e Minsk hanno iniziato a disgelarsi: l’Unione europea sta allentando le sanzioni imposte alla Bielorussia per violazione dei diritti umani e ha approvato, lo scorso ottobre, il piano che facilita l’ottenimento del visto Schengen per i suoi cittadini.

La recente ripresa dei negoziati

Il rischio di un progressivo avvicinamento di Lukashenko all’Unione europea ha spinto Mosca a cercare di mantenere la Bielorussia nella propria orbita d’influenza. I colloqui a proposito dell’unione sono ripresi alla fine del 2018, quando l’ex primo ministro russo Dmitry Medvedev ha rilanciato il dialogo sulla piena integrazione del Trattato.

A tal fine, sia in Russia che in Bielorussia sono stati istituiti dei gruppi di lavoro governativi, che hanno prodotto un documento composto da 31 linee guida per lo sviluppo dell’unione, presentate ai presidenti delle due nazioni nel dicembre 2019. Queste linee guida riguardano questioni come l’unificazione dei sistemi fiscali e doganali, la creazione di organi di governo congiunti e di un piano regolatore comune dell’energia.

L’incontro di dicembre scorso fra Alexander Lukashenko e Vladimir Putin a Sochi, per discutere queste linee guida, è stato decisivo per la pianificazione dei prossimi passi, suscitando la reazione immediata dei cittadini bielorussi che sono scesi in piazza per manifestare il loro disaccordo verso la prospettiva dell’unione. A partire dalla creazione di una prima confederazione economica – con un unico codice fiscale, un’unica regolazione per i mercati dell’energia e la fusione di alcune politiche doganali – si potrebbe giungere a un’unione politica che ha scatenato le critiche dei partiti d’opposizione, quali il Partito della Democrazia Cristiana Bielorussa (BCD) e il Partito Civile Unito (UCP).

Vladimir Putin e Alexander Lukashenko, dicembre 2019. Fonte: Kremlin.ru

I nuovi piani di implementazione

La prospettiva sempre più concreta di unificazione economica dovrebbe avvenire entro il 2022. Come primo passo, nel giugno 2020, entrambi i Paesi porranno fine alle reciproche tariffe di roaming telefonico. Nel 2021 dovrebbe inoltre concretizzarsi lo sviluppo di un codice fiscale unico.

I Ministeri dell’economia di Russia e Bielorussia prevedono di creare degli standard normativi uniformi per le politiche industriali e antitrust, i mercati agricoli, i trasporti e le comunicazioni. Verrà introdotto anche l’accesso condiviso agli appalti pubblici e un sistema unificato di contabilità delle proprietà, ed eventualmente l’unificazione dei codici civili di entrambi i Paesi. È stata anche discussa, durante l’incontro fra Putin e Lukashenko, la creazione di una moneta unica e di istituzioni sovranazionali.

Inoltre, a partire da giugno 2022, Russia e Bielorussia attueranno una politica coordinata nel mercato del lavoro e nella sfera della protezione sociale, facendo convergere i loro aiuti statali allo stesso livello.

Il Trattato dell’unione tra Minsk e Mosca non menziona la questione della difesa e della sicurezza nazionale, così come della struttura esecutiva interna in Russia o in Bielorussia. Tuttavia, l’implementazione dell’unione comporterebbe probabilmente la creazione di una difesa comune in vista di un nuovo “confine” per la sfera d’influenza russa, più vicino ai Paesi della NATO nel Baltico (Lituania e Lettonia) e alla Polonia. Questo potrebbe condurre a un aumento delle strutture militari o delle truppe russe in Bielorussia, che potrebbe interpretare questo livello di integrazione come una minaccia alla propria sovranità nazionale.

Conclusioni

Il futuro dell’unione è ancora incerto, ma  è molto probabile che i due Stati favoriranno solo la cooperazione economica e sociale, per il momento. Verranno fatti passi più cauti per quanto riguarda l’armonizzazione legislativa dei singoli aspetti della cooperazione. Senza potenti istituzioni sovranazionali, lo Stato dell’unione percorrerà la strada dell’integrazione orizzontale, con una graduale implementazione in Russia e in Bielorussia dei nuovi aspetti sopra descritti .

A lungo termine, tuttavia, questo approccio potrebbe portare a delegare le funzioni dello Stato dell’unione all’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Infatti, l’EAEU sta già prendendo iniziative simili a quelle dello Stato dell’unione, non solo in termini di questioni economiche (come la formazione di una politica industriale uniforme, la risoluzione delle controversie relative alla libera circolazione delle merci e l’abolizione delle tariffe di roaming), ma anche per quanto riguarda una serie di questioni umanitarie (l’introduzione di un visto d’ingresso uniforme dell’EAEU).

Inoltre, le elezioni presidenziali bielorusse di quest’anno sono la priorità nell’agenda politica di Lukashenko e potrebbero distrarre il presidente bielorusso dalla questione dell’unione. Per il momento, dunque, l’assetto statale della Bielorussa rimane invariato, come anche quello della Federazione Russa. Tuttavia, è da tenere a mente che la piena realizzazione di questa unione potrebbe condurre alla creazione di un’entità statale del tutto nuova che fornirebbe un allargato bacino elettorale per Putin, ormai prossimo alla fine del suo mandato presidenziale.

 

Fonti e approfondimenti

Ambrosio T. (2007),Insulating Russia from a Colour Revolution: How the Kremlin Resists Regional Democratic Trends, Democratization, 14:2, 232-252, DOI: 10.1080/13510340701245736

Belarus Digest, “The State of the Union: Belarus, Russia and the virtual state“, 05/08/2019.

Euractiv, “Belarus crowds rally against closer Russia ties, wave EU flags“, 09/12/2019.

Meduza, “Tighter integration than the EU“, 16/09/2019.

Ministero degli Affari Esteri bielorusso, Russia and Union State“.

RBK, Москва и Минск отложили решение о наднациональных органах, 25/12/2019.

 

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: