John Kerry e la nuova politica climatica degli USA

U.S. Department of State - Flickr

Il presidente-eletto Joe Biden e la vicepresidente-eletta Kamala Harris si preparano all’insediamento, non senza difficoltà. Biden sta ora ultimando i preparativi per il proprio lavoro, nominando quelli che diverranno i suoi più importanti collaboratori. 

Nelle scorse settimane ha annunciato la nomina di un team specializzato in politiche ambientali. Tra le nomine più chiacchierate vi è quella di John Kerry, ex Segretario di Stato e candidato alla presidenza nel 2004. Egli sarà un personaggio chiave nella lotta ai cambiamenti climatici voluta dal presidente Biden, che l’ha posta per la prima volta al centro dell’agenda presidenziale.

Team Biden per il clima

Il team pensato da Biden sembra essere composto da persone fortemente qualificate e stabilirebbe un nuovo “record” per la storia statunitense, in termini di rappresentanza istituzionale delle minoranze: 

  • Deb Haaland, rappresentante del 1° distretto del New Mexico, è stata scelta per guidare il Dipartimento dell’Interno, che sovrintende alle risorse naturali, come parchi nazionali e rifugi per la fauna selvatica. La sua nomina è particolarmente significativa e simbolica, dato che questo dipartimento ha esercitato una forte influenza sui diritti delle comunità native. Se confermata dal Senato, Haaland sarebbe la prima nativa americana a ricoprire una posizione di Gabinetto.
  • Michael Regan, il principale regolatore ambientale della Carolina del Nord, è stato nominato per dirigere lEPA (Environmental Protection Agency, Agenzia per la protezione ambientale). Regan si è battuto in passato per i diritti delle minoranze esposte all’inquinamento industriale. Se confermato, sarebbe il primo afroamericano a dirigere l’agenzia.
  • Jennifer Granholm, ex governatrice del Michigan, è stata scelta per essere la prossima Segretaria per l’Energia. Da quando si è dimessa dalla carica, ha spesso parlato della necessità di ripensare la politica energetica degli Stati Uniti.
  • Brenda Mallory, un avvocato specializzato in temi ambientali, sarà alla direzione del Consiglio sulla qualità ambientale. Il consiglio revisiona quasi tutti i principali progetti infrastrutturali e fornisce consulenza al presidente. Se confermata, anche lei sarebbe la prima afroamericana a ricoprire la carica.

Tandem tra politiche interne ed estere

Questo super-team si doterà poi di due figure centrali. Gina McCarthy, di altissimo rilievo tra le organizzazioni ambientaliste, assumerà un mandato davvero importante, con la facoltà di far implementare nuove politiche ambientali praticamente da ogni agenzia federale. 

Secondo il New York Times, ci si aspetta che McCarthy lavori a un complesso sistema di regolamentazioni federali per le agenzie governative, come per esempio limiti più severi sulle emissioni delle auto o per pratiche agricole più sostenibili. McCarthy ha una lunga esperienza in questo campo, dato che è stata l’artefice delle prime normative sul cambiamento climatico degli USA durante l’amministrazione Obama, quando era a capo dell’EPA. 

Infine, negli affari esteri la controparte di McCarthy sarà proprio John Kerry, anch’egli, come Biden, un veterano della politica statunitense. Kerry sarà “l’inviato speciale per il clima”, scelto per essere alla guida del nuovo team specializzato in politiche ambientali, con un seggio nel Consiglio per la sicurezza nazionale.

John Kerry e l’accordo di Parigi

Laureato in Scienze politiche alla Yale University nel 1966, dal 1985 è senatore del Partito democratico nello Stato del Massachusetts. Avvocato, è stato il candidato presidenziale dei democratici alle presidenziali del novembre 2004 (che si sono concluse però con la rielezione di George W. Bush). La riduzione della dipendenza dalle fonti di energia non rinnovabili fu già allora tra i punti fondamentali del suo programma politico. 

Nel 2013 è stato nominato Segretario di Stato dal presidente Obama, carica che ha ricoperto fino al gennaio 2017, e ha svolto il ruolo di mediatore chiave dell’accordo di Parigi per il clima. L’accordo di Parigi del 2015 è una pietra miliare nella legislazione internazionale sul clima, dato che mira a limitare il riscaldamento globale a un massimale di 1,5 gradi. Si stima che questo sia il limite massimo per evitare di innescare una serie di “punti ambientali di non ritorno”. 

Gli scienziati hanno stimato che la carbon neutrality, che comporterebbe la riduzione delle emissioni e l’aumento della quantità di carbonio catturata dall’atmosfera, deve essere raggiunta entro la metà di questo secolo per arrivare a tale obiettivo. Nel 2015 fissare tale obiettivo per il 2050 era sembrata una scelta radicale. Da allora però molti attori chiave, tra cui l’Unione Europea, lo hanno inserito nelle loro agende politiche. 

Questa spinta verso nuovi obiettivi ecologici si sta velocemente diffondendo, non solo tra quelli che sono “gli inquinatori storici” (ovvero i Paesi che per primi hanno sfruttato i combustibili fossili per crescere tecnologicamente ed economicamente), ma anche tra i Paesi emergenti, come India e Cina. La Cina, che è ora uno dei maggiori inquinatori al mondo e si appresta a diventare la più grande economia mondiale, ha recentemente annunciato l’intenzione di raggiungere la carbon neutrality entro il 2060, rimproverando nel frattempo Washington di “ostacolare” lo sforzo mondiale contro il riscaldamento globale.

Durante la campagna elettorale Biden ha promesso che gli Stati Uniti si prepareranno a rientrare nell’accordo “dal primo giorno” della nuova amministrazione. Il primo obiettivo nella lista di Kerry, quindi, sarà rassicurare i partner internazionali dopo il ritiro unilaterale di Trump dall’accordo.

L’agenda climatica di Biden

Biden ha promesso di riportare gli Stati Uniti sulla strada per diventare carbon-neutral entro il 2050 – il raggiungimento dello zero netto richiede che le emissioni di carbonio siano bilanciate assorbendo una quantità equivalente dall’atmosfera, ad esempio piantando alberi. Biden propone inoltre di rendere la produzione di elettricità negli Stati Uniti priva di emissioni di carbonio entro il 2035, evitando contemporaneamente di mettere a rischio le prospettive economiche del Paese e tutelando i cittadini più vulnerabili. 

Fondamentalmente ciò che un piano così ambizioso richiede, secondo le stime degli scienziati statunitensi, è una crescita vertiginosa del settore eolico e solare, un forte incremento del numero di auto elettriche e, necessariamente, un enorme aumento della capacità della rete elettrica di gestire tutta questa energia pulita. 

Biden dovrà investire nella produzione di veicoli elettrici e punti di ricarica e offrire ai consumatori incentivi finanziari. Egli ha anche promesso di spendere due trilioni di dollari per migliorare il sistema di trasporti pubblici e l’efficienza energetica degli edifici.

Sfide all’orizzonte

Sul piano interno, l’effettivo successo delle politiche climatiche dipenderà soprattutto dal Senato. Un Senato a maggioranza democratica, che si è configurato dopo il voto in Georgia, sarà fondamentale per l’approvazione di ambiziose politiche ambientali. Il Senato poi potrebbe ritrovarsi davanti a eventuali contestazioni dei regolamenti ambientali nei tribunali, considerato il nuovo assetto della Corte Suprema. Il presidente Trump è infatti riuscito ad assicurare che la Corte sarà con buona probabilità ostile a qualsiasi iniziativa legale sul piano ambientale, e il team Biden dovrà anche affrontare la feroce opposizione dei produttori di combustibili fossili.

Sul piano estero, John Kerry dovrà nuovamente rendere gli Stati Uniti un “campione del multilateralismo”, aderendo alle ambiziose iniziative internazionali per la lotta contro i cambiamenti climatici, di cui è pietra miliare l’accordo di Parigi del 2015. Secondo i commentatori, gli Stati Uniti si allineeranno velocemente alle altre potenze globali nell’adottare politiche di contrasto alle crisi ambientali. Inoltre, un momento di crisi sanitaria, sociale ed economica come quello che stiamo vivendo potrebbe risultare propiziatorio per l’adozione di obiettivi ambiziosi e la trasformazione dello stile di vita occidentale.

 

 

Fonti e approfondimenti

Friedman L., Biden Introduces His Climate Team, The New York Times, 22/12/2020.

Gina McCarthy, NRDC.

The Biden plan for a clean energy revolution and environmental justice, JoeBiden.com.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

 

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