A scuola in Europa: promossi e bocciati

A scuola in Europa: promossi e bocciati

Istruzione ed educazione sono due materie in cui l’Unione europea ricopre solo un ruolo secondario, contribuendo principalmente al loro sviluppo favorendo la collaborazione tra Paesi. Gli Stati membri, quindi, hanno di fatto il controllo totale di tutte le politiche legate all’ambito dell’educazione. Inevitabilmente, questo produce grandi differenze all’interno dell’Unione a livello di qualità dell’istruzione.

A tal riguardo, è possibile stilare una classifica dei Paesi europei che offrono ai loro studenti l’istruzione migliore? La qualità di un sistema educativo si forma di troppe variabili per poter attuare una classificazione di questo genere. È però possibile analizzare diversi fattori che contribuiscono alla qualità dell’istruzione, avendo così un quadro generale dei Paesi promossi e di quelli bocciati.

Investimenti: la spesa pubblica destinata all’istruzione

Il primo indicatore utile a capire quanto uno Stato creda nella scuola e si impegni per offrire agli studenti un’istruzione di qualità è l’ammontare degli investimenti. 

Secondo l’Education and Training monitor 2020, report annuale sullo stato dell’istruzione nei Paesi membri pubblicato dalla Commissione europea, la media europea per quanto riguarda la percentuale della spesa pubblica destinata all’istruzione, nel 2018, si assestava sul 9,9%. Le differenze tra gli Stati membri sono però sostanziali. Tra gli Stati che, sempre nel 2018, hanno destinato più fondi alla scuola figurano: Estonia (15,8%), Lettonia (15,1%), Malta (14,2%), Svezia (13,8%) e Lituania (13,4%). Fanalini di coda sono, invece, l’Italia, che spende solo l’8,2% della spesa pubblica per l’istruzione, la Grecia (8,3%) e la Romania (9,1%).

Se gli investimenti vengono, invece, analizzati in relazione al PIL di ciascun Paese, le percentuali cambiano ma la classifica resta quasi invariata. In questo caso, la media europea nel 2018 si assestava sul 4,6% (in calo rispetto al 4,8% del 2015), mentre gli Stati che hanno investito di più sono Svezia (6,9%), Danimarca (6,4%) ed Estonia (6,2%). Quelli che hanno investito meno sono, invece, Romania e Irlanda (3,2%), Bulgaria (3,5%) e Italia (4%). 

Quali livelli di istruzione costano di più agli Stati?

Anche quando si entra nello specifico della spesa destinata all’educazione, analizzando come le risorse vengono ripartite tra i diversi livelli d’istruzione, emergono divergenze tra gli Stati. Se si guarda alla media europea, il 34% del totale della spesa destinata alla scuola viene investito in quelle pre-primarie e primarie, il 37% nell’istruzione secondaria e il 16% in quella terziaria

Per quanto riguarda l’istruzione pre-primaria e primaria, lo Stato che investe maggiormente è la Svezia (60%), quello che spende meno è la Lituania (20%). La Bulgaria è al primo posto per la spesa destinata alle scuole secondarie (50%) mentre la Svezia vi investe solo il 15%. All’istruzione terziaria, invece, i Paesi Bassi destinano il 30% mentre l’Italia solo il 10%.

Differenze così marcate anche in queste circostanze sono dettate da diversi fattori. In generale, il fatto che non ci sia una forma di armonizzazione dei sistemi scolastici tra Stati membri fa sì che le scuole siano organizzate in maniera totalmente differente nei servizi offerti agli studenti (dalla mensa ai trasporti) ma anche per quanto riguarda l’esistenza di scuole private o (soprattutto per quanto riguarda l’istruzione terziaria) di investitori terzi nel settore pubblico.

Gli insegnanti

Il livello d’istruzione degli studenti dipende inevitabilmente dalla preparazione dei loro insegnanti. Anche in questo caso risulta difficile stilare una classifica che decreti quali siano gli insegnanti europei più qualificati.

 È però possibile, utilizzando diversi criteri, capire quale sia il loro livello generale.

Innanzitutto, può essere utile analizzare l’aspetto demografico. L’età media degli insegnanti è importante per diversi fattori. Chi insegna da molti anni è sicuramente molto esperto, ma ciò significa anche che la loro formazione generale è avvenuta da molto tempo e quindi che alcune sfide “moderne” della scuola (come la digitalizzazione o il multiculturalismo) potrebbero non essere alla loro portata

Il 32,8% degli insegnanti delle scuole pre-primarie e primarie e il 39% della secondaria nell’Unione europea ha più di 50 anni. L’Italia è uno degli Stati europei con gli insegnanti più vecchi, con il 56,3% di maestri e il 60% di professori che hanno più di 50 anni.

Molti Paesi UE presentano invece situazioni critiche per quanto riguarda la carenza di insegnanti, specie se con qualifiche specifiche. A tal riguardo, uno studio presentato nell’Education and training monitor del 2019 riporta la percentuale di presidi e direttori di istituti scolastici che denunciano una mancanza di alcune categorie di risorse scolastiche così ingente da compromettere in maniera significativa la qualità dell’insegnamento. Le risorse prese in considerazione nello studio sono: insegnanti qualificati, insegnanti con competenze per i bisogni educativi speciali, con qualifiche per insegnare negli istituti professionali, in ambiti multiculturali e multilinguistici o con particolari situazioni socio economiche.

A tal riguardo, alcuni Stati presentano situazioni molto critiche. Ad esempio Belgio, Italia e Portogallo evidenziano carenze ben al di sopra della media europea in tutte e cinque le categorie. Da sottolineare anche la situazione in Francia, dove addirittura il 70% dei presidi denuncia la carenza di insegnanti con qualifiche per insegnare a studenti con bisogni educativi speciali.

Altri Stati al contrario presentano delle situazioni di gran lunga migliori rispetto alla media. Tra questi troviamo la Finlandia, l’Austria, la Lituania, la Bulgaria e la Slovenia. 

Il sovraffollamento delle aule

Altro fattore che incide sulla qualità dell’insegnamento è il numero di alunni presenti in ciascuna classe. Classi più piccole permettono da parte degli insegnanti una supervisione migliore sul rendimento degli alunni, ma quello del sovraffollamento è un problema che caratterizza le scuole europee, soprattutto in alcuni Stati.

La media europea è di 21 alunni per classe nelle scuole pre-primarie e primarie e di 23 per le scuole secondarie. In generale, le classi con il numero minore di alunni si hanno nelle repubbliche baltiche, mentre quelle più popolose si trovano in Irlanda (25 alunni) nelle scuole primarie e in Spagna e Francia (25) in quelle secondarie.

Quali sono gli studenti europei più bravi?

Per avere un quadro completo della qualità dell’educazione offerta in un Paese è necessario focalizzarsi anche sul livello di istruzione degli stessi alunni. Anche in questo caso è impossibile stilare una classifica degli alunni più preparati in Europa, soprattutto perché bisognerebbe almeno fare uno studio per ogni livello di istruzione. Grazie al Programme for International Students Assessment (PISA), studio intrapreso dall’OCSE per misurare le abilità degli studenti di 15 anni, è stato però possibile analizzare il livello generale almeno degli studenti delle scuole superiori. Lo studio è stato fatto mettendo alla prova gli studenti su tre diverse competenze o materie: lettura, matematica, scienze.

I risultati del PISA condotto nel 2018 hanno dimostrato che la situazione generale negli Stati membri dell’Unione non è molto brillante. Lo “strategic framework for European cooperation in education and training (ET2020)”, cioè un forum attraverso cui gli Stati membri possono confrontarsi per tutto ciò che riguarda il mondo dell’istruzione, aveva posto il 15% come target massimo per gli studenti con rendimento inferiore alle attese. Il quadro uscito dallo studio dimostra che gli studenti europei con difficoltà nell’apprendimento sono molti di più e che la situazione è addirittura peggiorata rispetto alla rilevazione del 2009.

In media gli studenti europei che hanno ottenuto risultati sotto le aspettative nella lettura sono il 22,5%, in matematica il 22,9% e nelle scienze il 22,3%. Ovviamente anche in questo caso le differenze tra Stati sono nette. Nella lettura, ad esempio, Bulgaria, Cipro e Romania hanno fatto registrare i risultati peggiori, con più del 40% degli studenti sotto le aspettative. Hanno ottenuto i risultati migliori gli studenti estoni, irlandesi, finlandesi e polacchi, tutti con la percentuale di studenti in difficoltà sotto la soglia del 15%. In matematica gli studenti rumeni, bulgari, ciprioti e greci hanno dimostrato di avere più difficoltà, mentre Estonia, Danimarca e Polonia hanno riportato i risultati più soddisfacenti. Anche per quanto riguarda le scienze gli Stati insufficienti sono Bulgaria, Romania e Cipro, mentre gli studenti più bravi sono estoni, finlandesi, polacchi e sloveni.

Gli Stati promossi

A questo punto gli elementi a disposizione permettono non tanto di stilare una classifica ma almeno di decretare gli Stati UE che offrono un sistema scolastico efficace e quelli che invece dimostrano di avere ancora molti problemi da risolvere.

Tenendo conto della percentuale degli investimenti, la preparazione degli insegnanti e il livello degli studenti, gli Stati promossi sono senza dubbio Estonia, Lettonia, Lituania e Svezia. Questi Stati hanno infatti dimostrato di investire molto nel settore scolastico, di avere insegnanti qualificati e classi poco affollate. Questi buoni risultati si rispecchiano anche nel rendimento degli studenti, che secondo il PISA study sono i più performanti d’Europa.

Gli Stati bocciati

Al contrario gli Stati che dimostrano di avere carenze in diversi di questi fattori sono Bulgaria, Romania e anche l’Italia. La mancanza di fondi e una classe di insegnanti vecchia e non qualificata dimostrano di avere serie ripercussioni sulla qualità dell’insegnamento, ricadendo inevitabilmente anche sul livello degli studenti.

Con uno sguardo d’insieme si può quindi notare che sono soprattutto i Paesi del Nord Europa a essere più virtuosi e a riconoscere nella scuola un pilastro della società. Al contrario, quelli mediterranei, ma soprattutto quelli dell’Est, sono quelli che più faticano ad affermare questa visione dell’istruzione.

 

Fonti e approfondimenti 

European Commission, “Education and Training Monitor 2020”, 12/11/2020.

European Commission, “Education and Training Monitor 2019”, 26/08/2019.

European Commission, “Education and Training Monitor 2018”, 01/09/2018.

OCSE, PISA 2018 results.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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