Le energie rinnovabili negli USA

Jeffrey G. Katz - Wikimedia Commons - CC BY-SA 3.0

Negli Stati Uniti, il settore delle rinnovabili sta acquisendo sempre più importanza. Un tempo marginale, la produzione di energia rinnovabile sta ora crescendo in tutto il Paese, ed esperti e attivisti sostengono che se si sviluppasse ulteriormente potrebbe rappresentare un settore chiave per l’economia statunitense. 

La Presidenza di Joe Biden ha deciso di investire massivamente in questo settore, parte integrante del necessario processo di decarbonizzazione che dovrà avere luogo nei prossimi decenni per evitare effetti disastrosi sul clima. Il settore è in rapido sviluppo in quasi tutto il Paese, ma non mancano opposizioni e battute di arresto.

Crescita del settore

Gli Stati Uniti sono uno dei maggiori emettitori di anidride carbonica sul pianeta, e le due fonti primarie di emissioni di gas serra del Paese sono costituite dai trasporti e dalla produzione di elettricità. Quasi la totalità del carburante utilizzato per il trasporto è infatti a base di petrolio e similmente la maggior parte dell’energia proviene dalla combustione di combustibili fossili, principalmente carbone e gas naturale. Secondo l’Energy Information Administration (EIA) (2020), circa il 78% dell’energia del Paese deriva proprio da combustibili fossili, l’8,9% dal nucleare e il 12,5% da fonti rinnovabili. Lo sviluppo di queste ultime sta però crescendo rapidamente. L’eolico e il solare in particolare, sono le fonti rinnovabili in più rapida crescita: negli ultimi dieci anni la produzione di energia legata a queste due rinnovabili è aumentata infatti di ben quattro volte.

In passato, sono state principalmente le politiche pubbliche a influenzare gli investimenti nel settore. La California, ad esempio, è di gran lunga il leader nazionale nella produzione di energia solare (quasi cinque volte più avanti del Texas, al secondo posto), perché storicamente lo Stato ha stabilito ambiziosi standard ambientali e obiettivi climatici, come il raggiungimento di una totale produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2040. 

Ora, l’utilizzo delle rinnovabili sembra diffondersi però anche in Stati in prevalenza repubblicani e storicamente legati all’industria di idrocarburi. Per esempio, Iowa, Texas, Oklahoma e Kansas sono ora divenuti i principali produttori di energia eolica del Paese. A favorirne lo sviluppo sono il calo dei costi legati alla creazione delle infrastrutture necessarie alla produzione di energia rinnovabile, che diviene rapidamente sempre più competitiva e redditizia.

Proposte della presidenza Biden

La presidenza Biden ha inserito gli obiettivi climatici al centro della propria agenda politica. Joe Biden vorrebbe rendere infatti la produzione di elettricità negli Stati Uniti carbon-neutral entro il 2035, in linea con gli obiettivi degli accordi di Parigi 2015 di limitare il cambiamento climatico a 1,5 gradi Celsius per evitare effetti catastrofici del riscaldamento globale.

Contestualmente, tale obiettivo coincide necessariamente con la crescita esponenziale del settore delle rinnovabili. Entro il 2030, Biden vorrebbe infatti che il governo federale acquistasse elettricità prodotta solo da fonti che non emettono anidride carbonica e vorrebbe incentivare le imprese private a fare altrettanto. 

Il piano di incentivi per le rinnovabili è stato chiamato Clean Energy Performance Program, o CEPP, e prevedrebbe sostanzialmente la creazione di un sistema di incentivi economici e fiscali, in cui il governo finanzi le società di servizi pubblici che passano rapidamente dai combustibili fossili all’energia pulita e multi quelle che invece non lo fanno. L’ampio disegno di legge di spesa presentato alla Camera ha incluso 555 miliardi di dollari in programmi legati al clima, di gran lunga il più grande investimento nella lotta al riscaldamento globale negli Stati Uniti.

L’opposizione

Il piano CEPP ha però incontrato diverse battute d’arresto e per il momento sembra che superare l’empasse sarà molto difficile. Il CEPP, parte del piano di riforme e investimenti Build Back Better, ha riscontrato infatti non solo la feroce opposizione della maggior parte dei repubblicani, che storicamente rappresentano gli interessi delle lobby degli idrocarburi, ma anche di alcuni democratici

Caso emblematico è quello del senatore Joe Manchin III. Con un Senato spaccato a 50-50, il voto del senatore Joe Manchin è infatti chiave per poter passare il pacchetto di investimenti che incentivi le rinnovabili. Manchin, presidente proprio della commissione per l’energia e le risorse naturali del Senato, è un Dem della West Virginia. 

La West Virginia è uno dei principali produttori nazionali di carbone e gas e la stessa famiglia di Manchin è personalmente coinvolta nel settore. Sotto pressione da parte delle principali parti interessate – tra cui l’American Petroleum Institute, la US Oil and Gas Association, la National Ocean Industries Association – Manchin ha minacciato di non votare il pacchetto di riforme e sta ora contrattando con Biden per modificare alcuni provvedimenti legati alla tassazione.

Se non votasse il pacchetto, Manchin ucciderebbe di fatto una delle più importanti iniziative per il clima della storia degli Stati Uniti. Gli ambientalisti e gli attivisti sostengono che la mancata approvazione di un piano di investimenti del genere potrebbe avere, infatti, conseguenze disastrose per l’ambiente, dato il livello di emissioni degli Stati Uniti, uno dei principali produttori di gas serra.

Prospettive per il futuro

Sembra quindi che negli Stati Uniti per il settore delle rinnovabili vi siano due spinte opposte. Da un lato l’attuale amministrazione, così come gli investitori del settore e gli ambientalisti, vorrebbero incentivarne massivamente lo sviluppo. Questo sia per poter, almeno in parte, raggiungere gli obiettivi climatici necessari a limitare la catastrofe ambientale, sia per poter stimolare un settore in crescita che potrebbe creare nuove interessanti opportunità economiche. Per esempio, recenti studi stimano che il solare potrebbe crescere esponenzialmente nei prossimi decenni, arrivando a rifornire quasi la metà degli Stati Uniti di questa fonte energetica entro il 2050. Dall’altro, gli interessi delle compagnie petrolifere e della lobby degli idrocarburi, che continua ad avere una forte influenza sulla politica del Paese, sembrano essere in grado di rallentare o impedire la crescita del settore

Come sostengono per esempio gli analisti di The Economist, si può però sperare che le considerazioni di natura economica (considerata la crescente redditività del settore) possano da sole superare le difficoltà che incontrano i policy makers, così che la produzione di energia rinnovabile continui a crescere, con, sperabilmente, effetti positivi per il clima.

 

Fonti e approfondimenti

“America’s green energy industry takes on the fossil-fuel lobby”, The Economist, ottobre 2021.

Center for Sustainable Systems, University of Michigan. Css.umich.edu. USA Factsheet, Renewable Energy. settembre 2021.

Diaz, C., D.,Joe Manchin on Build Back Better Act: He’ll vote no“, CNNPolitics, 19/12/2021.

Mascioni, D., “Opporsi alla transizione ecologica: le attività dell’industria fossile statunitense“, Lo Spiegone, 08/12/2021.

Marconi, C., “John Kerry e la nuova politica climatica degli USA”, Lo Spiegone, 14/01/2021.

Nick, S., Dutzik, T., Searson, E., “Renewables on the Rise”. Environment America Research & Policy Center, 2021.

Pew Research Center. Fossil fuels still dominate U.S. energy, but renewables growing fast | Pew Research Center. 15/01/2020.

US Department of Energy. 2021. Solar Futures Study (energy.gov).

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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