Spazi vitali a Est: Semipalatinsk-21

Semipalatinsk-21
Semipalatinsk-21, Autore: Jim Krehl via Flickr, CC BY-NC-SA 2.0

Le “formazioni amministrativo-territoriali chiuse” (ZATO), costruite in Unione sovietica per scopi militari o di ricerca a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, sono note anche come città chiuse perché, per ragioni di sicurezza, erano isolate dall’esterno: gli abitanti potevano uscire solo con un apposito permesso e l’ingresso era vietato ai non residenti. Erano tenute segrete: ubicate in zone remote, come la Siberia o le aree desertiche dell’Asia centrale, non venivano incluse in alcuna mappa ed erano indicate esclusivamente da un codice postale.

Tra queste c’era Semipalatinsk-21, costruita nel 1947 nel mezzo della steppa kazaka per diventare il centro amministrativo del Programma atomico sovietico. A 60 km di distanza sorgeva il Poligono, un’area di circa 18.500 km² dove, tra il 1949 e il 1989, sono stati effettuati i test nucleari.

Semipalatinsk-21 è un simbolo della corsa agli armamenti nucleari che ha caratterizzato la Guerra Fredda: la competizione tra Unione sovietica e Stati Uniti nel settore delle armi nucleari ha guidato le scelte politiche dei due Paesi per decenni. Con il crollo dell’URSS, il programma di ricerca di Semipalatinsk-21 è stato smantellato e la città è stata rinominata Kurchatov in onore di Igor Kurchatov, il fisico che aveva guidato il centro. Oggi, il Kazakistan si trova ad affrontare le conseguenze che decenni di esperimenti hanno avuto sul territorio e sulla salute delle persone che lo abitano.

Il Programma atomico sovietico

La regione nord-orientale del Kazakistan è un’immensa distesa isolata, scarsamente abitata, e proprio per questo venne scelta dalle autorità sovietiche come base per il proprio Programma atomico. Nel 1947 migliaia di detenuti dei gulag furono impiegati nella costruzione di Semipalatinsk-21. L’accesso alla città era strettamente sorvegliato: per lungo tempo il centro non è stato incluso in alcuna mappa, identificato solo da un codice postale (il numero 21 indica le sue ultime due cifre), così da tenerlo segreto sia agli statunitensi che agli stessi cittadini sovietici.

A guidare il Programma atomico furono nominati Lavrentj Berija, come responsabile politico, e il fisico Igor Kurchatov, come direttore scientifico. Proprio a Semipalatinsk-21, il 29 agosto 1949, i sovietici fecero esplodere la loro prima bomba atomica, soprannominata pervaja molnija (primo raggio). L’esplosione venne rilevata da un aereo statunitense durante un volo di ricognizione tra il Giappone e l’Alaska e, il 23 settembre successivo, l’allora presidente degli Stati Uniti Harry Truman lo annunciò a tutto il mondo. Questo evento risultò cruciale nell’acuire la competizione tra le due superpotenze rivali della Guerra Fredda.

Tra il 1949 e il 1989, al Poligono di Semipalatinsk-21 furono effettuati 456 test nucleari. I primi ordigni vennero fatti esplodere nell’atmosfera, lanciati da torri fatte costruire appositamente o dagli aerei. Per studiare il reale impatto delle bombe, all’interno dell’area del Poligono, prima dei test venivano costruiti ponti, strade ed edifici. Gli animali, soprattutto i maiali, erano invece utilizzati per indagare quali fossero gli effetti delle radiazioni sugli esseri viventi.

Il 12 agosto 1953 fu testata qui anche la prima bomba all’idrogeno sovietica (gli statunitensi avevano sganciato la loro nel novembre dell’anno precedente). Il 5 agosto 1963 Unione Sovietica, Stati Uniti e Regno Unito firmarono a Mosca il trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari, con il quale si istituiva il divieto di effettuare test nucleari nell’atmosfera, all’esterno e sott’acqua. Da quel momento a Semipalatinsk-21 furono condotti esclusivamente test sotterranei, in lunghi tunnel scavati nelle montagne Degelen, a un centinaio di chilometri dalla città.

Gli esperimenti nell’area si conclusero solo nel 1989 e il centro di ricerca di Semipalatinsk-21 venne ufficialmente chiuso nel 1991 dal primo presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev. La chiusura del sito, attuata con un decreto adottato il 29 agosto 1991, è stata una delle prime decisioni del capo di Stato dell’ex Repubblica sovietica appena dichiarata indipendente, che lo ha reso molto popolare tra i cittadini kazaki.

La denuclearizzazione di Kazakistan

Quando il centro di ricerca di Semipalatinsk-21 e il Poligono furono chiusi, nel territorio rimasero oltre 1400 testate nucleari. Per denuclearizzare il Paese, nel 1992, Nazarbayev strinse un accordo con la Federazione Russa affinché tutte le armi venissero portate all’estero.

Il trasferimento in Russia delle testate nucleari funzionò, ma nei tunnel sotterranei del Poligono rimasero quintali di plutonio e uranio arricchito. Il governo kazako non era in grado di gestire lo smaltimento di queste risorse estremamente pericolose che rimasero a lungo incustodite, diventando oggetto di saccheggi organizzati da parte di ex impiegati del sito rimasti senza lavoro. La refurtiva veniva poi venduta in Cina.

Per risolvere il problema, Kazakistan, Russia e Stati Uniti avviarono un progetto di cooperazione durato 16 anni (dal 1996 al 2012) e costato 150 milioni di dollari, con lo scopo di rimuovere e neutralizzare le scorie nucleari rimaste a Semipalatinsk-21. I tunnel scavati per rubare il materiale radioattivo sono stati sigillati e il plutonio e l’uranio arricchiti sono stati seppelliti con del cemento speciale. Adesso le riserve sono inaccessibili, a meno che non si effettuino scavi su larga scala che verrebbero facilmente notati dalle forze di pattuglia speciali costantemente presenti nella zona.

A Kurchatov, inoltre, è stato fondato il Centro nazionale nucleare kazako con il compito di coordinare la decontaminazione del territorio attraverso diversi progetti. Tra questi, la monitorizzazione costante dei livelli di radioattività delle zone circostanti il Poligono e la depurazione delle acque che contengono alte percentuali di radionuclidi.

L’impatto sulla salute

Sebbene la steppa kazaka sia scarsamente popolata, non è disabitata. Quando il Programma atomico era attivo, Semipalatinsk-21 contava circa 40 mila abitanti e a Semey, la città più vicina a 160 km dal Poligono, c’erano circa 300 mila residenti. Piccoli agglomerati rurali erano presenti anche a una distanza molto più ravvicinata al Poligono.

Si stima che nel corso del tempo 1,5 milione di persone siano state esposte alle radiazioni nucleari, a causa soprattutto delle tempeste di sabbia tipiche della regione, che trasportano le polveri contaminate a grande distanza dal sito delle esplosioni.

Gli abitanti di Semipalatinsk-21 erano per la maggior parte gli impiegati nel centro di ricerca e le loro famiglie, quindi, quando il Programma atomico è stato chiuso la città è stata abbandonata: oggi a Kurchatov si contano solo 12 mila abitanti e la popolazione è in costante calo per la mancanza di opportunità di lavoro.

Anche se le procedure di decontaminazione sono in corso, in diverse aree la radioattività è ancora alta. Il reale impatto dei radionuclidi sulla salute non è del tutto chiaro e gruppi di medici e scienziati kazaki stanno studiando la possibilità che gli effetti dannosi dell’esposizione alle radiazioni siano trasmissibili da una generazione all’altra. Nella regione, infatti, è stato registrato un aumento di casi di malformazioni nei bambini, malattie mentali, anemia e ipertensione. La leucemia e altre patologie della tiroide e del sistema ematologico si riscontrano con una frequenza tra il 10% e il 15% maggiore rispetto al resto del Kazakistan.

Le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni non erano sconosciute quando il Poligono era operativo ma furono ignorate dal governo sovietico, interessato principalmente all’affermazione dell’URSS come prima superpotenza mondiale. Nel 1956, 600 abitanti della città di Ust-Kamenogorsk (a 400 km da Semipalatinsk-21) vennero ricoverati nell’ospedale locale a causa dell’esposizione a radiazioni acute.

A seguito di questo episodio, le autorità sovietiche fondarono una clinica segreta per curare le persone esposte alle radiazioni e, soprattutto, per raccogliere dati sugli effetti della radioattività sugli esseri umani. Lo scopo reale della clinica fu tenuto nascosto anche agli stessi pazienti e, per questo, il centro venne chiamato Anti-Brucellosis Dispensary No.4 (dal nome di un’infezione batterica trasmessa all’uomo attraverso il contatto stretto con gli animali da fattoria). Le autorità kazake furono informate del progetto solo nel 1991, quando un comitato speciale di funzionari moscoviti venne inviato a Semey con questo scopo; molti dei dati raccolti, però, sono ancora oggi secretati e custoditi in Russia.

La storia di Semipalatinsk-21 ci dimostra che, sebbene la Guerra Fredda si sia conclusa trent’anni fa, il suo impatto sul territorio e sulla popolazione della zona post-sovietica è ancora evidente. Tra le conseguenze del conflitto decennale si devono considerare anche le ripercussioni che la corsa agli armamenti nucleari ha avuto sulla salute della popolazione di Kurchatov e delle zone limitrofe, e con cui il Kazakistan si trova tutt’oggi a fare i conti.

 

Fonti e approfondimenti

UN News, “UN News Special Report: ‘Ground Zero’ at the former Semipalatinsk nuclear test site in Kazakhstan”, UN News, 29/08/2019

Yan, W., “The nuclear sins of the Soviet Union live on Kazakhstan”, Nature, 03/04/2019

Harrell, E., Hoffaman D. E., “Plutonium Mountain. Inside the 17-Year Mission to secure a dangerous Legacy of Soviet nuclear testing”, Belfer Center for Science and International Affairs, 2013

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

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