Ricorda 1949: quando i sovietici ottennero l’atomica

Sono passati ormai 70 anni dal primo test atomico sovietico, effettuato il 29 agosto 1949. Tale evento pose fine una volta per tutte al monopolio nucleare degli Stati Uniti, inagurando una nuova era di corsa agli armamaenti che caratterizzò la Guerra Fredda lungo il suo intero corso.

In quello stesso giorno, le stazioni di monitoraggio statunitensi registrarono un’insolita attività sismica all’interno dei confini dell’URSS. Le caratterisitche delle scosse rilevate fecero pensare immediatamente alla possibilità di un’esplosione atomica sotterranea, allertando i servizi d’intelligence americani. Qualche giorno più tardi, il 3 settembre, un aereo USA di ricognizione metereologica (WB-29) effettuò un volo di routine dalla base aerea di Misawa, in Giappone (allora occupato), fino a Eilson, in Alaska. L’aereo era equipaggiato con speciali filtri progettati per rilevare detriti radiologici, una pratica stabilita dall’Air Force Office of Atomic Energy-1. Le analisi effettuate in seguito al giro di ricognizione levarono ogni dubbio: i sovietici avevano ottenuto la bomba atomica.

Una volta ricevuta la conferma di quanto accaduto, il presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman, al fine di anticipare l’annuncio da parte di Mosca ed evitare una fuga interna di notizie, decise di disseminare un comunicato il 23 settembre 1949, con il quale informava il mondo intero che un test nucleare era stato effettuato con successo in Unione Sovietica. Nel tentativo di rassicurare il popolo americano e l’intero blocco occidentale, il presidente Truman dichiarava che tale eventualità era già stata presa in considerazione dal governo americano e che l’ amministrazione non era stata colta di sorpresa.

Le origini del programma atomico sovietico

La storia del programma atomico sovietico trova le sue origini nel 1939, quando i fisici dell’URSS iniziarono a interessarsi della scoperta della fissione nucleare in Germania avvenuta un anno prima. I sovietici cominciarono a cercare di replicare gli esperimenti già condotti a Berlino dagli scienziati Otto Hahn e Fritz Straussman e di determinare le condizioni ideali per una reazione a catena nucleare.

Tali tentativi iniziali cessarono bruscamente con l’invasione nazista del 1941 (nome in codice operazione ‘Barbarossa’). Le necesità della guerra imponevano a Mosca di impiegare tutti i suoi scienziati e ingegneri nello sviluppo di dispositivi considerati allora più utili, come ad esepmpio i radar, dei quali l’URSS aveva disperato e immediato bisogno.

Nell’ottobre di quello stesso anno, il fisico sovietico Peter Kapitza evidenziò come la scoperta dell’energia nucleare potesse dare il suo contributo allo sforzo bellico, reputando possibile la progettazione di una bomba all’uranio. Successivamente, i leader sovietici vennero a conoscenza dei programmi nucleari di Germania e Stati Uniti. Messo quindi alle strette dall’eventualità che i nazisti potessero ottenere un tale potenziale distruttivo per primi, il Cremlino diede inizio al proprio programma atomico nel febbraio 1943, guidato dal fisico nucleare Igor Kurchatov e dal direttore politico Lavrentiy Beria.

Il programma sovietico del periodo bellico presentava dimensioni molto ridotte rispetto all’equivalente americano (il “progetto Manhattan”). La squadra di Kurcatov, composta all’incirca da venti scienziati, concentrava le proprie energie sulla ricerca delle reazioni necessarie alla creazione sia di un’arma atomica, che di un reattore nucleare. Tuttavia,  per i sovietici un grande problema era la scarsità di uranio e grafite, un ostacolo che rallentava gli uomini di Kurchatov nella loro ricerca.

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Igor Kurchatov nel 1939 – Fonte: Wikimedia Commons

La svolta di Potsdam

Un punto di svolta nei lavori di ricerca sovietici si ebbe nel luglio 1945, in occasione della conferenza di Potsdam. Durante il celebre incontro, il presidente Truman rivelò a Josef Stalin, segretario generale del Partito Comunista Sovietico, che gli Stati Uniti erano in possesso di una nuova arma con un potere distruttivo ineguagliabile. Poco tempo prima, gli americani avevano effettuato con successo il loro primo test atomico (il Trinity Test). Stalin non mostrò alcun segno di sorpresa, augurando a Truman di poter utilizzare tale arma contro il Giappone imperiale per concludere al più presto la guerra nel Pacifico.

Di fatto, i sovietici erano già al corrente degli sviluppi positivi del programma americano. Una rete di spie era riuscita a infiltrarsi all’interno del “progetto Manhattan”, tra le quali spiccava Klaus Fuchs, un fisico tedesco con ideali comunisti scappato in Inghilterra in seguito all’avvento del nazismo. Fuchs venne reclutato dagli americani e inserito nel programma nucleare USA, dal quale iniziò a passare informazioni ai russi tramite il suo punto di contatto Harry Gold, un altro agente del KGB.

In seguito alla conferenza di Potsdam, Stalin ordinò un incremento degli sforzi per ottenere l’arma nucleare. Il generale Boris Vannikov venne messo a capo di un comitato scientifico composto da diversi fisici tra cui Kurchatov in persona. Inoltre, nel 1945, i sovietici erano riusciti ad accumulare delle quantità soddisfacenti di uranio per proseguire più speditamente col programma.

Con i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 agosto 1945, l’enorme potere distruttivo dell’arma atomica si rivelò al mondo intero. Era ormai chiaro come fosse necessario, per l’URSS, colmare il gap nucleare con gli Stati Uniti: il monopolio atomico di cui godeva Washington in quel momento era troppo pericoloso per le aspirazioni di potenza globale dell’URSS. Il programma sovietico incrementò ulteriormente i propri sforzi.

RDS-1 – il primo raggio

Nel 1946, i sovietici costruirono delle strutture segrete nucleari in un sito nominato Arzamas-1. Inoltre, nel dicembre dello stesso anno, i russi crearono la loro prima reazione nucleare a catena, mentre un reattore funzionante venne sviluppato nel 1948. Il 29 agosto 1949, i sovietici effettuarono finalmente il loro primo test nucleare, nome in codice RDS-1 o primo raggio (Lightning-1), nel poligono di Semipalatinsk in Kazakistan: il monopolio atomico degli Stati Uniti era giunto alla fine.

Molto si è dibattuto sul peso reale delle attività di spionaggio di Fuchs. Diversi esperti concordano sul fatto che l’URSS avrebbe comunque ottenuto la bomba nucleare, ma si stima che le attività di spionaggio abbiano consentito al Cremlino di ottenere l’arma con un anticipo stimato tra i 6 mesi e i 2 anni. Fuchs venne scoperto solo nel 1950 e condannato a 14 anni di prigione.

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Il fungo atomico generato da RDS-1. – Fonte: Wikimedia Commons

Una nuova era

Con l’espolosione del primo ordigno nucleare sovietico si inaugurava una nuova era delle relazioni internazionali. La corsa agli armamenti era ormai iniziata tra USA e URSS, le due grandi potenze mondiali contrapposte sullo scenario globale. Alla bomba nucleare seguì lo sviluppo di quella all’idrogeno (nel 1952 per gli USA e nel 1953 per l’URSS), il cui potenziale distruttivo era circa 3 volte superiore a quello delle bombe espolose a Hiroshima e Nagasaki.

USA e URSS iniziarono a modellare le proprie dottrine strategiche sul fattore nucleare, e sui concetti di first strike (la capacità di sferrare per primi un attacco devastante sull’avversario) e second strike (la capacità di rispondere a un primo attacco con una forza distruttiva tale da far desistere il nemico dal condurre un first strike). Con il progressivo sviluppo tecnologico, i vettori si moltiplicarono: bombardieri strategici, sottomarini nucleari e missili balistici di diversa gittata divennero parte degli arsenali a disposizione dei due contendenti.

Il mondo assisteva a una partita  a scacchi virtuale basata sull’ammontare di distruzione che si poteva infliggere al nemico. La follia era tale che, nel 1962, venne coniata l’espressione Mutual Assured Distruction (MAD) – ossia “mutua distruzione assicurata” – con cui si indicava l’impossibilità di giungere a uno scontro nucleare, in quanto entrambi i contendenti ne sarebbero usciti totalmente distrutti. Tali concetti sono tutt’oggi validi e utilizzati nelle dottrine militari dei Paesi in possesso di armi atomiche (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Nord Corea e Israele).

Fonti e approfondimenti

Andrew Glass, Truman reveals Soviet Union is now a nuclear power, Sept. 23, 1949, Politico, 22 settembre 2017

William Burr, U.S. Intelligence and the Detection of the First Soviet Nuclear Test, September 1949, The National security Archive, 22 settembre 2009

Soviet Atomic Program – 1946, Atomic Heritage Foundation, 5 giugno 2014

Klaus Fuchs, Atomic Heritage Foundation

 

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