Ricorda 1941: Il ritorno dell’Imperatore etiope Hailé Selassié ad Addis Abeba dopo i cinque anni di occupazione italiana

L'Imperatore dell'Etiopia Hailé Selassié
@unknown - WikiCommons - Public Domain CC0 Remix di Riccardo Barelli - Lo Spiegone

Dal 1936 al 1940 l’Imperatore etiope Hailé Selassié visse in esilio a Bath, in Inghilterra. Dopo aver perduto il trono a causa dell’imperialismo italiano ed essere stato progressivamente isolato dalla comunità internazionale, nel gennaio 1941 Selassié fece ritorno nel suo Paese. Alla guida di poche migliaia di uomini marciò verso Addis Abeba, con l’obiettivo di ristabilire l’indipendenza dell’Impero etiope dopo la breve parentesi dell’occupazione italiana. 

La storia dell’Imperatore Hailé Selassié (1892-1975) offre un’immagine sfaccettata e complessa, che sfugge alle facili categorizzazioni. Selassié viene annoverato tra i padri della politica africana e tra i principali promotori dell’Organizzazione dell’Unione Africana, che non a caso fu stabilita proprio ad Addis Abeba. In patria si guadagnò inizialmente la fama di sovrano progressista e fautore della modernizzazione del Paese. Anche dopo la morte, la sua figura è stata per lungo tempo oggetto di venerazione, dentro e fuori i confini dell’Etiopia, in quanto si credeva fosse discendente diretto del leggendario Re Salomone.

Allo stesso tempo, però, viene ricordato come un monarca assoluto, cinico e spietato, che assunse il potere con un colpo di stato e si appoggiò agli ambienti conservatori della nobiltà e della Chiesa ortodossa per preservarlo e tramandarlo ai suoi discendenti. Fu responsabile della discriminazione ai danni delle popolazioni musulmane e delle etnie oromo, somale e tigrine presenti all’interno dell’Impero. Strenuo oppositore dell’indipendenza del popolo eritreo, fu infine fautore dell’annessione unilaterale dello Stato autonomo d’Eritrea nel 1962

 La Guerra d’Etiopia (1935-1936)

Il 5 maggio 1936, Pietro Badoglio, comandante in capo delle operazioni in Etiopia, entrava nella capitale Addis Abeba. In soli sette mesi, il regime fascista aveva troncato la storia millenaria dell’Impero abissino, l’ultimo Stato africano ad aver resistito all’urto del colonialismo europeo. Per riuscirci, aveva mobilitato oltre trecentotrentamila soldati italiani, duecentomila ascari (i coscritti provenienti dalle altre colonie africane: Eritrea, Libia e Somalia) e un numero incalcolabile di mezzi militari e risorse economiche. Fu una violenta guerra di aggressione, che spesso viene ricordata per l’uso massiccio di gas tossici e la mite condanna della Società delle Nazioni.

Sotto la guida del negus neghesti («ll re dei re») Hailé Selassié I, «Leone di Giuda», l’armata abissina poteva contare su circa duecentocinquantamila soldati, scarsamente equipaggiati e privi per la maggior parte di un addestramento adeguato. Nonostante il monarca, che sedeva al trono imperiale dal 1930, avesse fatto i primi passi in direzione di un ammodernamento e di una professionalizzazione dell’esercito, l’organizzazione delle forze militari era rimasta in gran parte quella tradizionale. I capi delle armate dell’esercito imperiale erano ancora gli stessi ras, i nobili locali, che governavano le regioni di cui era composto l’Impero. Per la sua stessa conformazione e il suo radicamento regionale, l’esercito abissino tendeva a preferire il grande scontro campale, mentre la superiorità numerica e tecnologica italiana avrebbe reso più conveniente ricorrere alla guerriglia. Fu proprio questa caratteristica strutturale ad agevolare il rapido crollo dell’Impero.

Pochi giorni prima che Mussolini proclamasse la creazione dell’Africa Orientale Italiana, l’Imperatore Hailé Selassié prese la strada dell’esilio. Insieme alla famiglia reale e ai fedelissimi della corte, raggiunse Gibuti e, dopo un breve soggiorno a Gerusalemme, si preparò a imbarcarsi per l’Inghilterra, dove trascorse cinque anni in esilio, nella cittadina di Bath.

L’occupazione italiana e gli anni dell’esilio (1936-1941)

Col 5 maggio si poneva fine alla guerra d’Etiopia, ma non alla guerra in Etiopia. Gli italiani avevano sì conquistato Addis Abeba, la capitale dell’Impero, ma il loro controllo non si estendeva al di là delle grandi città e delle principali vie di rifornimento. Forme di resistenza al dominio coloniale erano sorte in Etiopia prima ancora che la campagna militare avesse fine. A queste gli italiani rispondevano con la repressione. Il massacro di Addis Abeba del 1937, nel corso del quale almeno diciannovemila etiopi furono uccisi in tre giorni di violenze indiscriminate, testimonia i crimini commessi dalla polizia coloniale e dalle camicie nere nei confronti della popolazione etiope.  

Nel frattempo, l’Imperatore Hailé Selassié era sottoposto a un progressivo isolamento internazionale. Lo stesso governo britannico di Neville Chamberlain tendeva a considerarlo un ospite ingombrante, in quanto fonte di costanti preoccupazioni per lo stato delle relazioni italo-britanniche. Di lì a poco, gli Accordi di Pasqua del 16 aprile 1938 sancirono ufficialmente il riconoscimento da parte di Londra della sovranità italiana sull’Etiopia. La questione etiope sembrava ormai un capitolo chiuso, messa in ombra dagli sconvolgimenti in atto nel continente europeo, su cui si concentrava l’attenzione del Gabinetto inglese.  

La dichiarazione di guerra dell’Italia alla Gran Bretagna (10 giugno 1940) cambiò drasticamente le carte in tavola. Il nuovo primo ministro inglese, Winston Churchill, ruppe così con la politica di ambiguità del suo predecessore e prese a sostenere attivamente il ritorno in patria di Selassié, considerato ora un prezioso alleato nella guerra alle forze nazifasciste.

Il ritorno al trono di Selassié

Churchill permise quindi a Selassié di recarsi in Sudan, dove, con l’aiuto degli inglesi, preparò l’offensiva e il suo ritorno al trono imperiale. Quando circolò la notizia, molti ascari scelsero di disertare l’esercito italiano, già impegnato a nord contro gli inglesi, e di unirsi alla resistenza anticoloniale. Di fronte all’avanzata delle forze alleate e all’arrivo del vecchio Imperatore a Khartoum, la lotta di liberazione etiope riprese vigore.

Gli inglesi misero a disposizione di Selassié ufficiali preparati e armamenti moderni, insieme a un piccolo esercito che prese il nome di Gideon Force, composto da duemilacentosettanta soldati, tra cui ottocento soldati etiopi del II battaglione addestrato in Kenia, ottocento sudanesi del Sudan Frontier Battalion e cinquecento uomini della guardia del corpo imperiale. Alla testa della Gideon Force, Selassié si aprì la strada nella regione occidentale del Goggiam, in direzione della capitale.

Fin da subito, però, gli inglesi manifestarono l’intenzione di approfittare della posizione guadagnata nel Corno per far valere i propri interessi strategici. Non c’era fretta quindi di riportare l’Imperatore al trono, i cui poteri furono comunque limitati, fino al 1944, dall’autorità militare britannica, l’Amministrazione del Territorio Nemico Occupato. 

Londra guardava ancora con favore al sogno pansomalo di una Grande Somalia, comprendente la regione etiope dell’Ogaden. Accarezzava inoltre l’idea di suddividere l’Eritrea in due macroregioni: la regione a nord, a prevalenza musulmana, sarebbe stata annessa al Sudan anglo-egiziano, mentre la regione a prevalenza cristiana, a sud, sarebbe stata integrata all’Etiopia come compensazione per la perdita dell’Ogaden. Anche se il sogno di riunire i territori abitati dai somali non si realizzò mai, l’ingerenza britannica provocò nel dopoguerra numerosi attriti con l’Imperatore etiope.

Il 6 aprile 1941 furono quindi le truppe inglesi guidate dal generale Cunningham, e non quel che rimaneva dell’esercito regolare etiope, a liberare la capitale dell’Impero dall’occupazione fascista. L’Imperatore fece il suo ingresso ad Addis Abeba il 5 maggio 1941, a cinque anni esatti dall’inizio dell’occupazione italiana. Rimase al potere fino al 1974, anno in cui fu deposto dalla giunta militare del Derg. Morì improvvisamente nell’agosto 1975, in circostanze mai chiarite.

 

 

Fonti e approfondimenti

Campbell, Ian. 2018. “Il massacro di Addis Abeba: una vergogna italiana”. Rizzoli.

Del Boca, Angelo. 1995. “Il Negus: vita e morte dell’ultimo re dei re”. Laterza.

Del Boca, Angelo. 1996. “Gli Italiani in Africa orientale. La caduta dell’impero”. Mondadori.

Dominioni, Matteo. 2008. “Lo sfascio dell’impero: gli italiani in Etiopia: 1936-1941”. Laterza.

Haber, Lutz. 1992. “The Emperor Haile Selassie I in Bath 1936–1940”. The Anglo-Ethiopian Society.

Labanca, Nicola. 2015. “La guerra d’Etiopia: 1935-1941”. Il Mulino.

Wrong, Michela. 2005. “I didn’t do it for you: How the world used and abused a small African nation”. Harper Perennial.

 

 

Editing a cura di Niki Figus 

Be the first to comment on "Ricorda 1941: Il ritorno dell’Imperatore etiope Hailé Selassié ad Addis Abeba dopo i cinque anni di occupazione italiana"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: