Ricorda 1991: L’elezione di Clarence Thomas alla Corte Suprema

Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - U.S. Department of Agriculture - Pubblico dominio

Il 23 ottobre 1991 il presidente repubblicano George Bush nominò Clarence Thomas giudice della Corte Suprema statunitense

Il giudice Thomas è stato il secondo giurista afroamericano ad accedere a questa carica, dopo Thurgood Marshall, a cui subentrò in seguito al suo pensionamento. Oggi, all’età di settantadue anni, il giudice Thomas è il membro “anziano” dell’attuale Corte.

Ma come è cambiata la Corte Suprema con questa nomina?

Il profilo del giudice Thurgood Marshall

Marshall era cresciuto nella cosiddetta epoca Jim Crow, quando le leggi in diversi Stati del Sud sancivano la discriminazione e la segregazione razziale in quasi tutti i ceti sociali. Il giovane Thurgood Marshall si scontrò ben presto con questa realtà: la scuola di diritto che aveva scelto, l’University of Maryland School of Law, non ammetteva studenti neri e per questo motivo fu costretto a iscriversi a una scuola diversa. 

Alla Howard University School of Law, il suo mentore fu Charles Hamilton Huston, un importante avvocato afroamericano, fondatore della National Bar Association, che ha incoraggiato Marshall a utilizzare la legge come strumento per creare una società equa. Grazie a lui, Marshall iniziò il proprio lavoro come avvocato nell’ambito del contrasto alle discriminazioni all’interno del sistema scolastico statunitense. Marshall e i suoi colleghi della National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) volevano combattere la segregazione rendendola inaccessibile e onerosa per gli Stati: attraverso il sistema scolastico, era facile dimostrare che non esistevano alternative per gli studenti neri. Pronunce come Murray v. Pearson hanno costretto gli Stati ad ammettere gli studenti neri in istituti bianchi piuttosto che assumersi il costo della costruzione di strutture dello stesso tipo per soli afroamericani.

Nel corso degli anni, Marshall diventò il volto del contenzioso per i diritti civili: nella sua carriera ha discusso ben 32 casi davanti alla Corte Suprema, vincendone 29 (tra cui Brown v. Board of Education di Topeka, lo storico caso che aprì la strada per la desegregazione delle scuole), viaggiando per tutto il Paese per supervisionare i casi davanti alle corti minori. 

… e quello del giudice Clarence Thomas

Clarence Thomas è noto soprattutto per il suo rigido punto di vista conservatore, considerato anche più severo del giudice Scalia, ex giudice e uno dei capostipite della scuola giuridica conservatrice. A sedici anni voleva diventare un prete cattolico: fu il primo studente nero ammesso a St. John Vianney. Nel 1967, Thomas entrò al Conception Seminary per affrontare gli studi universitari ma poco dopo, in seguito all’assassionio di Martin Luther King, decise di abbandonare l’idea di prendere i voti.

La passione per i diritti civili, che lo aveva portato a nutrire dubbi sulla Chiesa nel suo percorso di studi, lo convinse a intraprendere la carriera legale. Thomas fu uno dei primi studenti afroamericani a beneficiare del programma di ammissione aperta in college esclusivamente frequentati da bianchi, potendo così studiare presso la Yale Law School. Nel corso della sua carriera però, si è dichiarato fermamente contrario all’istituto dell’affirmative action, poichè i colleghi avrebbero attribuito i suoi risultati non alle sue capacità ma al colore della sua pelle e alle misure prese dall’università al fine di reclutare studenti afroamericani. 

Dopo la laurea, Thomas ha lavorato prima nell’ufficio del procuratore generale del Missouri, poi come assistente legislativo nell’ambito dei diritti civili nel Dipartimento dell’istruzione e come presidente della Commissione per le pari opportunità di lavoro degli Stati Uniti. Nel 1990, il Presidente G. W. Bush lo ha nominato alla Corte d’Appello degli Stati Uniti per il distretto di Columbia, dando inizio alla sua carriera di magistrato che proseguì piuttosto rapidamente: solamente un anno dopo lo stesso presidente lo nominò alla Corte Suprema, a seguito del pensionamento del giudice Marshall. 

Nel corso del procedimento in Senato emerse un’accusa di molestie sessuali nei confronti di Thomas. Le accuse vennero ritenute insussistenti a seguito delle indagini dell’FBI e l’audizione in Senato dello stesso Thomas nonchè della denunciante, Anita Hill, e il Senato confermò la nomina del giudice Thomas nell’ottobre 1991 con il margine più stretto dell’ultimo secolo

Come giudice della Corte Suprema, Thomas è noto per l’assoluta assenza di domande da parte sua nelle discussioni che però ha colmato con moltissimi contributi scritti, determinanti in alcuni casi. 

In linea con la sua fama e il suo approccio all’interpretazione originalista del diritto, ha dimostrato di essere il più conservatore tra i giudici attualmente in carica, tanto che nel 2019 si è guadagnato dalla stampa la definizione di «faro conservatore della Corte Suprema».

Il suo contributo è stato determinante nell’opinion del giudice Scalia in District of Columbia v. Heller, in cui la Corte ha ribadito il diritto dei cittadini di possedere armi, dichiarando così incostituzionale la legge del distretto di Columbia che vietava ai residenti di tenere in casa pistole o fucili per difesa personale. Con questa sentenza, la Corte Suprema ha rafforzato la il valore del Secondo Emendamento della Costituzione, che sancisce il diritto dei cittadini americani di essere armati, elevandolo a diritto individuale e non collettivo, quindi inviolabile al pari del diritto di voto e della libertà di espressione.

Un’altra pronuncia in cui le argomentazioni del giudice Thomas hanno contribuito all’opinion della maggioranza, firmata dal suo collega moderato Kennedy, è Citizens United v. Federal Election Commission. In questo caso la Corte ha sostenuto che il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che tutela la libertà di espressione, impediva al governo di limitare le donazioni politiche di aziende e sindacati, aprendo di fatto a tali soggetti la strada a investimenti illimitati nelle campagne elettorali.

Inoltre, il giudice Thomas ha redatto l’opinion della maggioranza conservatrice della Corte nella pronuncia Good News Club v. Milford Central School, dove ha affermato che la scuola (pubblica), con il rifiuto al club religioso di riunirsi nei locali scolastici ha violato il Primo Emendamento (Free Speech Clause).

Nel 2013, Thomas ha votato con la maggioranza in Shelby v. Holder al fine di abbattere il sistema del Voting Rights Act, utilizzato per determinare quali Stati dovevano preautorizzare eventuali modifiche all’accesso al voto da parte dei governi statali e locali per via della loro storia di discriminazione razziale. Con un voto di 5-4, la maggioranza ha stabilito che il sistema del Voting Rights Act per decidere quali governi erano soggetti all’obbligo di preautorizzazione era «incostituzionale alla luce delle condizioni attuali». Nella sua opinione per la Corte, il giudice capo John G. Roberts Jr. ha affermato che la storia della discriminazione precedente al 1965 non è più rilevante.

Dopo la carica presso la Corte d’appello, seguita da due anni come Avvocato Generale degli Stati Uniti d’America, nel 1967 Johnson nominò Marshall alla Corte Suprema, carica che ricoprì fino al 1991. Nel corso del suo mandato, partecipò a più di 3600 casi, dissentendo in più di uno su quattro, inclusi più di 150 dissensi al rifiuto della Corte di ascoltare i ricorsi dei condannati  alla pena di morte.

Conclusioni

L’ultima sentenza citata fornisce uno spunto perfetto per confrontare il giudice Thomas e il suo predecessore. Mentre il primo sembra credere che il razzismo nell’ambito del diritto al voto sia finito (a dispetto di un incremento notevole di misure di voter suppression negli ultimi anni), il giudice Marshall scrisse un parere per la Corte nel 1986 in cui respinse argomenti simili, secondo cui il sistema di preautorizzazione del Voting Rights Act era obsoleto.

 Si può affermare che i due giudici hanno avuto solo due cose in comune: quella di essere gli unici due afroamericani ad aver fatto parte della Corte Suprema degli Stati Uniti fino ad oggi e la capacità di scrivere argomentazioni infuocate, che hanno lasciato un’impronta indelebile nella giurisprudenza statunitense. Ma il contenuto e l’approccio all’interpretazione del diritto non potevano essere più diverse.

Il giudice Thomas sostiene che l’interpretazione del testo della Costituzione debba prevalere su qualsiasi cosa, ritenendola completamente al di sopra ed estranea a qualsiasi interpretazione influenzata da elementi ritenuti esterni. Al contrario Marshall si riferiva alla Costituzione statunitense come a un documento vivente che deve «stare al passo».

 

Fonti e approfondimenti

Ballotpedia, Search the encyclopedia of American Politics, “Clarence Thomas (Supreme Court)”.

Blackemore, Erin, “How Thurgood Marshall became the first Black U.S. Supreme Court Justice”, National Geographic, 02/10/2020.

Corriher, Billy, “Clarence Thomas: The Anti-Thurgood Marshall”, Centre for American Progress, 09/07/2013.

Clarence Thomas confirmed to the Supreme Court”, History, 09/02/2010.

Oyez, “Clarence Thomas”, 24/07/2021. 

Smentkowski, Brian P., “Clarence Thomas”, Britannica, 17/06/2021.

Totengberg, Nina, “Clarence Thomas: from Black Panther Type to Supreme Court’s Conservative Beacon”, NPR, 14/07/2019.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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