L’India è il Paese dello stupro? Un’analisi dal caso Nirbhaya

@Biswarup Ganguly, CC BY 3.0, Wikimedia

Il recente stupro di una bambina di sei anni nello stato indiano del Telangana e le enormi mobilitazioni che ne sono scaturite hanno riportato ancora una volta l’attenzione sull’annosa questione delle violenze sessuali in India. Negli ultimi mesi i casi di cronaca sul tema sembrano essersi moltiplicati e alcuni giornali tuonano con titoli allarmistici sull’inarrestabile aumento dei casi di stupro nel Paese. Viene  spesso citata la vicenda Nirbhaya, in cui una giovane di 23 anni fu violentata da un gruppo di uomini su un autobus di Delhi nel 2012.

Il fatto sconvolse l’intera nazione per la sua atrocità ed è diventato un punto di riferimento per le donne che sempre più spesso organizzano proteste su scala nazionale in occasione dei più eclatanti casi di stupro, chiedendo interventi più incisivi. Alcuni media sfruttano ogni nuovo caso per riportare superficialmente statistiche allarmanti sul fenomeno, contribuendo a rafforzare l’etichetta di “Paese dello stupro” che ormai da anni caratterizza l’India. Alimentare simili definizioni può essere controproducente, rischiando di oscurare diversi aspetti di una questione complessa.

Leggere tra i numeri: le violenze sessuali in India sono in aumento?

Senza ridurre una problematica così ampia e delicata a un semplice fatto numerico, guardando alla classifica del World Population Review dei Paesi con il più alto tasso di stupri l’India occupa il 94esimo posto. Questo perché, nonostante gli alti numeri,  in India vivono oltre un miliardo e 300 milioni di persone, per cui in proporzione la percentuale risulta nettamente inferiore a quella di tanti altri Paesi. Inoltre, si legge spesso che in India viene commesso uno stupro ogni 20 minuti, ma si tende a ignorare che le statistiche ufficiali degli Stati Uniti riportano un caso ogni 1-2 minuti, su una popolazione di gran lunga inferiore. I media, dunque, spesso traggono conclusioni infondate, presentando dati ingannevoli e decontestualizzati su un problema complesso che merita analisi più accurate. 

Una lettura superficiale di questi numeri, però, non offre una visione completa del fenomeno. Leggere statistiche sulle violenze sessuali è sempre complicato, perché i dati raccolti si riferiscono alle denunce, che ovunque sono sottostimate rispetto al numero reale dei casi. Nei quattro anni successivi al caso Nirbhaya i casi riportati sono aumentati del 60%, ma ciò potrebbe indicare una minore reticenza nello sporgere denuncia. Il numero di stupri potrebbe essere in diminuzione e il caso Nirbhaya aver spinto molte vittime di violenza a superare la vergogna e denunciare. Il peggioramento, a livello numerico, del tasso di stupri potrebbe portare a leggere in modo errato gli sviluppi del fenomeno. 

Un ulteriore ostacolo alla lettura dei dati sulle violenze sessuali e alla comparazione tra Paesi diversi è dato dalla varietà delle sue definizioni. Per esempio, alcuni Paesi non includono i dati sui rapporti sessuali con minori, considerandola una categoria a parte (in certi casi con la differenza tra rapporti consensuali e non); alcuni considerano “stupro” solo la penetrazione vaginale, mentre altri qualsiasi tipo di penetrazione anche mediante oggetti; o ancora, alcuni Paesi contano più episodi con la stessa persona come un unico caso, così come per le violenze di gruppo, mentre altri contano ogni singolo evento e ogni singolo stupratore come un caso a sé. Secondo il codice penale indiano lo stupro è “un rapporto sessuale illegale compiuto da un uomo con una donna senza il suo valido consenso”. Ogni rapporto con minori di 16 anni –  consensuale o meno – rientra quindi nella categoria, mentre rapporti sessuali forzati all’interno del matrimonio no (i cosiddetti “stupri coniugali”). Inoltre, secondo la definizione ufficiale, vengono considerati solo i casi di violenza uomo – donna. Allargare la definizione delle violenze sessuali è un obiettivo importante, ovunque, per rafforzare la tutela di tutte le vittime del fenomeno. Fintanto che sussisteranno differenze anche notevoli nella sua definizione, però, una comparazione tra Paesi diversi risulterà problematica. Così come possono essere pretestuosi dei dati decontestualizzati – presentati come “allarmanti” quando non lo sono in relazione al resto dei dati disponibili – è fuorviante ogni tentativo di comparazione tra realtà che definiscono e affrontano in maniera diversa lo stesso fenomeno. 

Giustizia negata e polizia assente

Dati relativamente più semplici da analizzare sono quelli relativi alle condanne. I numeri qui parlano chiaro e sono scoraggianti: in India è molto difficile ottenere giustizia per una violenza sessuale. Innanzitutto, il sistema di polizia è poco efficiente: più di 16.500 casi – quasi un terzo dei casi di stupro denunciati nel 2016 – erano in attesa di indagine alla fine dello stesso anno. A volte la polizia viene corrotta dagli stessi autori delle violenze, che riescono a ribaltare la situazione, come nel caso della vicenda Nishad: una ragazzina vittima di violenza di gruppo fu arrestata immotivatamente in commissariato dopo aver denunciato l’accaduto. Questo ha portato molte realtà indiane a organizzarsi con metodi di difesa – e giustizia – fai da te, come nel caso della Gulabi Gang.

La lentezza del sistema giudiziario indiano è infatti un altro grande problema. Dei casi attenzionati dalla polizia, pochi si traducono in sentenze. Il tasso di condanne per casi di stupro riportati è tra i più bassi al mondo: 0,3% nel 2018. Quell’anno, secondo il National Crime Records Bureau (NCRB) sono andati in giudizio 156.327 casi (già un numero bassissimo rispetto al totale delle denunce). Di questi, il processo è stato completato solo in 17.313 casi e solo 4.708 hanno portato a una condanna, mentre i restanti sono stati quasi tutti assolti. Ciò significa che il tasso di condanna per violenze sessuali in India non arriva a toccare il 3%, in contrasto con una media generale del 47% per il totale dei crimini. Un’ulteriore riflessione preoccupante riguarda il fatto che, mentre i casi segnalati sono aumentati dalla vicenda Nirbhaya in poi, i tassi di condanna sono rimasti uguali o addirittura in leggero calo. Nel corso del 2016, per esempio, i casi di stupro pendenti in tribunale sono aumentati del 12,5%. 

L’inefficienza dei procedimenti giudiziari e dell’apparato di polizia fanno perdere fiducia nella possibilità di ottenere giustizia e possono dissuadere le vittime di violenza dal denunciare. A ciò va sommato il fatto che – e forse proprio a causa di questa situazione – il problema è spesso negato anche pubblicamente da personalità di spicco e politici. Il presidente del partito del Congresso dello stato dell’Haryana ha definito l’aumento dei casi di stupro riportato dai giornali una “cospirazione politica”, mentre un suo collega sostiene che nel 90% delle denunce in realtà si tratta di rapporti consenzienti.  

Eredità del caso Nirbhaya e nuove sfide

Il caso Nirbhaya ha rappresentato un punto di svolta sotto molti aspetti, ma la strada è ancora lunga. Le grandi mobilitazioni che si svolsero in quell’occasione diedero coraggio e speranza a molte vittime di violenza. Tuttavia, non ci sono stati miglioramenti significativi riguardo ai tassi di condanna né un’accelerazione nei procedimenti investigativi.  Il caso ha influito inoltre sul sistema giuridico, introducendo misure più severe anche se a volte non totalmente in linea con il rispetto dei diritti umani (quattro stati indiani introdussero la pena di morte per lo stupro di minori di dodici anni). Misure che sono state generalmente accolte con favore dalla popolazione, ma che non sono sufficienti se non accompagnate da una maggiore efficienza del sistema giudiziario e di polizia. Secondo il ricercatore indiano Sujan Bandyopadhyay, più che introdurre nuove misure – o, quantomeno, parallelamente a ciò – bisognerebbe puntare di più sull’applicazione delle leggi esistenti e investire in campagne di sensibilizzazione ed educazione sessuale

Si è visto anche in altri Paesi come maggiori probabilità di ottenere giustizia corrispondano a minore incidenza dei casi di stupro e maggiore propensione a sporgere denuncia. Analizzare le statistiche e contestualizzarle all’interno del tessuto sociale indiano permette di capire come il problema principale non siano i numeri, ma la difficoltà di ottenere giustizia e la persistenza di alcune categorie non tutelate dalla legge – come ben evidenzia la questione degli stupri coniugali. Su questo aspetto si può e si deve agire al più presto. 

Fomentare l’idea che l’India sia il Paese dello stupro non solo da un’immagine distorta della situazione, ma può avere effetti controproducenti. Come si è visto in Haryana, la frustrazione dei leader politici per la nomea che il Paese si è fatto a livello internazionale li spinge a negare il fenomeno anziché affrontarlo, nel tentativo di opporsi al consolidamento di un’immagine del genere. La paura suscitata all’estero da una simile narrativa ha avuto ricadute negative anche di tipo economico, determinando una drastica diminuzione del turismo (soprattutto di donne). Dal caso Nirbhaya l’afflusso di turiste è sceso del 35%, portando il ministro delle Finanze Arun Jaitley a sminuire i fatti affermando che un “piccolo” incidente a Delhi pubblicizzato in tutto il mondo costa al Paese miliardi di dollari. 

Tralasciando le questioni economiche, rafforzare una lettura del fenomeno infondata e superficiale rischia di fossilizzare l’idea secondo cui lo stupro sia in qualche modo radicato nella cultura indiana, pertanto difficile da cambiare. Così, ogni lotta perde di significato, minando gli sforzi degli ultimi anni. L’India non è il Paese dello stupro, ma è necessaria un’analisi più accurata del fenomeno per intervenire nel modo più consono alla natura dei problemi connessi alle violenze sessuali. 

 

Fonti e approfondimenti

Lal, Addressing rape in India, The Diplomat, 21/01/2020.

Kumar, Legislation alone can’t solve India’s rape problem, The Diplomat, 05/01/2013.

Menon, A deep social bias marks India’s response to rape, Economic and Political Weekly, 18/01/2020.

Times of India, India’s image today is that of a country of crimes and rapes, 19/04/2018.

Bandyopadhyay, A closer look at statistics on sexual violence in India, The Wire, 08/05/2018.

Legal India, Rape laws in India

 

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