L’altra metà del cielo: la Gulabi Gang e il femminismo in India

Proseguendo nel nostro approfondimento sulla condizione della donna in Asia, in questo articolo cerchiamo di fare il punto della situazione sui movimenti femministi in India, introducendone uno dei più famosi: la Gulabi Gang.

Origini del femminismo indiano

L’attivismo delle donne indiane ha iniziato a farsi sentire con forza a partire dagli anni Settanta, in seguito a una serie di casi di stupro e violenze domestiche che hanno scatenato vaste mobilitazioni, dilagate in breve tempo in tutto il Paese. Inizialmente, si è trattato per lo più di gruppi di donne che si riunivano in protesta in occasione di uno specifico evento che aveva scatenato l’indignazione generale, come uno stupro non punito dalla legge; una volta conclusa la manifestazione e raggiunto l’obiettivo (solitamente l’arresto del colpevole), il movimento si scioglieva.

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Donne in protesta a Mathura – Fonte: Facebook

Importanti successi – come la definizione di un nuovo reato relativo alle violenze sessuali commesse dalla polizia nei confronti di donne in loro custodia, avvenuta nel 1980 in seguito a un stupro nella stazione di polizia di Mathura – hanno aperto la strada a nuove rivendicazioni e a una strutturazione più definita dei movimenti femministi indiani. Questa nuova consapevolezza di poter avere un peso e un ruolo nella modifica delle leggi, e dunque la possibilità di ottenere maggiori tutele e garanzie, ha spinto diverse donne a costituire delle organizzazioni permanenti, ognuna focalizzata su uno o più specifici obiettivi volti al miglioramento della condizione femminile. Negli anni, il numero di organizzazioni che tutelano i diritti della donna in India è cresciuto sensibilmente, in particolar modo con l’inizio del nuovo millennio. Una caratteristica del femminismo indiano odierno è, infatti, la presenza di innumerevoli associazioni di piccola entità, sparse su tutto il territorio nazionale fino ai più remoti villaggi.

Tra le principali battaglie portate avanti da questi movimenti, vi sono quelle contro le violenze domestiche e sessuali. In passato, molti crimini contro la donna non venivano denunciati a causa della censura sociale relativa a stupri e molestie. L’aumento progressivo di denunce a cui si è assistito negli ultimi anni è dovuto principalmente al graduale superamento di questo stigma: nel 2001, sono stati registrati ufficialmente 16.075 casi di stupro; nel 2011, i casi erano 24.923. Una percentuale che sfiora il 2% è in realtà relativamente bassa rispetto a tanti altri Paesi nel mondo, ma – data la dimensione del fenomeno in termini assoluti – ha conferito all’India la nomea di Paese della “cultura dello stupro”.

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Numero di stupri denunciati in India ogni anno – Fonte: Governo indiano

Al di là delle statistiche, un grande problema relativo alla questione delle violenze sessuali riguarda il fatto che non sempre i colpevoli vengono condannati.  A volte, la vittima non ha il coraggio o i mezzi per denunciare l’accaduto alla polizia, altre volte è proprio quest’ultima a non prestare attenzione a denunce del genere. È qui che interviene la Gulabi Gang, un gruppo tutto al femminile nato nel 2006 per lottare contro le ingiustizie subite dalle proprie connazionali.

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La fondatrice e alcune donne della Gulabi Gang – Fonte: Facebook

Albori e sviluppi della Gulabi Gang

Fondato da Sampat Pal Devi, scrittrice e attivista originaria di uno dei distretti più poveri dello Stato dell’Uttar Pradesh, il gruppo è cresciuto rapidamente e conta oggi tra i suoi membri più di centomila donne. Vestite con sari rosa (da qui il nome Gulabi Gang, che significa “banda rosa”), si aggirano suddivise in gruppi per le strade dei loro rispettivi quartieri, svolgendo una sorta di funzione di sorveglianza: munite di bastoni di bambù, entrano in azione ogni qualvolta ritengano che una donna abbia subito un’ingiustizia – attaccando fisicamente il colpevole, se necessario. Fonte di ispirazione, per Sampat Pal Devi, è stata Lakshmi Bai, regina indiana dell’Ottocento che organizzò una ribellione contro gli inglesi, in cui prese il comando delle truppe e partecipò in prima persona ai combattimenti, morendo in battaglia. Come Lakshmi Bai, che sin da piccola iniziò a praticare arti marziali e imparò l’uso della spada, così le donne della Gulabi Gang si allenano regolarmente e insegnano ad altre donne le principali tecniche di autodifesa.

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Un allenamento della Gulabi Gang con i bastoni di bambù – Fonte: Facebook

Per il loro servizio offerto spontaneamente alla società, le donne della Gulabi Gang godono del rispetto e della fiducia dei concittadini. Spesso sono le vittime stesse di un’ingiustizia o i loro parenti a cercare l’aiuto di queste donne; anzi, avendo perso fiducia nelle forze dell’ordine, la Gulabi Gang costituisce spesso la prima scelta delle cittadine in difficoltà. L’autorità con cui sono riuscite a imporsi negli anni, facendo sentire la loro voce e ottenendo giustizia, le ha rese una sorta di eroine agli occhi delle altre donne.

Successi ed evoluzione del movimento

Tra i numerosi casi di successo, alcuni hanno ricevuto l’attenzione mediatica nazionale, come la “vicenda Nishad” del 2011: una ragazza minorenne, vittima di uno stupro di gruppo, era stata arrestata nel momento in cui aveva sporto denuncia in commissariato. Tra i partecipanti alla violenza di gruppo, vi erano infatti dei personaggi politici, che avevano corrotto i funzionari di polizia e ottenuto l’arresto immotivato della giovane. In quell’occasione, fu il padre della vittima a contattare la Gulabi Gang e a chiederne l’intervento. Le donne organizzarono una manifestazione di enormi dimensioni, che costrinse i colpevoli a cedere all’arresto e la polizia a rilasciare la ragazza.

La fama crescente dell’organizzazione è testimoniata da riconoscimenti e premi di vario genere, con pubblicazioni e documentari sulla storia del movimento. Con il tempo, la Gulabi Gang si è data una struttura più organizzata e ha allargato i propri orizzonti, stabilendo nuovi obiettivi. Lottare per la parità di genere, in tutte le sue declinazioni, è adesso lo scopo principale dichiarato dal movimento. In particolare, le loro rivendicazioni si focalizzano sulla lotta ai matrimoni infantili (formalmente aboliti nel 2006), alle violenze per dote e al divario tra i due sessi dovuto a discriminazioni nel mondo del lavoro e dell’istruzione (il tasso di alfabetizzazione è del 54% per le donne, contro il 76% degli uomini).

La questione della dote è particolarmente delicata: nonostante questa pratica sia stata ufficialmente abolita nel 1961, l’usanza persiste soprattutto nei villaggi più poveri, causando ogni anno migliaia di “morti per dote”. Si tratta solitamente di donne ai cui mariti era stata promessa una cospicua somma di denaro come dote al momento del matrimonio, ma che non sono state in grado di corrisponderla; dopo svariate minacce inascoltate alla famiglia di lei, il marito può arrivare a inscenare un finto incidente domestico (per esempio, appiccando il fuoco in cucina) per uccidere la moglie. Secondo il National Crime Records Bureau, negli ultimi anni, la media si è aggirata intorno alle 8000 morti per dote l’anno: è per questo che l’abolizione di questa pratica, per la Gulabi Gang, rappresenta una priorità per la salvaguardia di tutte le donne.

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Morti per dote in India – Fonte: National Crime Records Bureau

I risultati raggiunti dalla Gulabi Gang e da tanti altri movimenti femministi sparsi per il Paese sono significativi, ma sono anche tante le sfide che hanno ancora davanti. Sampat Pal Devi preferisce guardare il lato positivo, asserendo che oggi, in India, vi sono numerose possibilità per l’affermazione della donna, quando essa si rende conto del peso che la sua voce può avere all’interno della società. Se un piccolo gruppo di donne, riunitosi nel 2006 con l’obiettivo di difendere le vittime di ingiustizia, è riuscito a crescere così velocemente e a farsi ascoltare, allora anche altre donne potranno far sentire la propria voce. 

Certo è che, senza il contribuito della società nel suo complesso, le donne da sole non potranno raggiungere i propri obiettivi. Se è vero che la partecipazione e l’attivismo femminile sono in aumento, adesso si avverte sempre più l’urgenza di un maggior coinvolgimento e sensibilizzazione della componente maschile: è questo il prossimo passo che le femministe indiane si sono prefissate, lungo la strada per il raggiungimento di eguali diritti per “l’altra metà del cielo”.

 

 

Fonti e approfondimenti

Times of India, “Atrocities against women on the rise”, 07/03/2013

A. F. Khan, “Pink Sari Revolution – a tale of women and power in India”, W. W. Norton & Company, 2013

N. Jain, “Gulabi Gang” (documentario), 2012

Sito internet Gulabi Gang, www.gulabigang.in

 

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