L’altra metà del cielo: la lotta ai tabù di Happy To Bleed in India

Nello scorso articolo, abbiamo introdotto la questione femminista in India, ripercorrendone gli sviluppi e soffermandoci sulla Gulabi Gang, il primo movimento significativo sviluppatosi a livello nazionale. In questo articolo, invece, verrà presentato un movimento più recente, che ha riscosso successo in tutto il Paese: quello nato dalla campagna social “Happy to bleed” (letteralmente, “felici di sanguinare”).

Nascita del movimento

“Happy to bleed” nasce nel 2015 in seguito a una dichiarazione pubblica di Prayar Gopalakrishnan, sacerdote del famoso tempio di Sabarimala in Kerala, che scatenò l’indignazione generale. Il 13 novembre di quell’anno, egli aveva infatti ribadito il divieto per tutte le donne in età fertile di accedere al tempio, affermando che sarà disposto a cambiare regole solo quando verrà inventata una macchina capace di effettuare “scansioni” sul corpo delle donne, per decretare se siano o meno nel periodo del mese adatto per poter entrare.

In India, le mestruazioni sono generalmente considerate causa di impurità, motivo per cui in molti templi viene esplicitamente richiesto alle fedeli mestruate di astenersi dall’accedervi durante quei giorni del mese. Il tempio di Sabarimala, però, ha deciso di vietare l’ingresso a tutte le donne fra i 10 e i 50 anni d’età, per non rischiare di trovarsi a contatto con delle fedeli che non rispettano il divieto.

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“Le donne non sono autorizzate ad entrare al tempio durante le mestruazioni” –  Fonte: Indian Express

La dichiarazione di Gopalakrishnan, tuttavia, provocò la reazione di diverse studentesse universitarie che, riunite sotto la guida della ventenne Nikita Azad, hanno deciso di lanciare una campagna online per manifestare la propria rabbia nei confronti di tali affermazioni discriminatorie e sessiste.

Con l’obiettivo di lottare contro i  pregiudizi che portano a tali atteggiamenti e di smascherare ogni tabù, ragazze da ogni parte dell’India hanno iniziato a postare foto di assorbenti usando come didascalia o hashtag “Happy to bleed”, che ha reso virale la campagna in poche settimane.

A sua volta, questa iniziativa ha spinto altre associazioni a sposarne la causa e a  condividere la campagna, inventando nuovi hashtag e ampliandone gli orizzonti. Ad esempio, #SmashPatriarchy è stato ideato da un gruppo di ragazzi per manifestare il supporto e l’impegno della componente maschile nella lotta contro le discriminazioni subìte dalle donne.

Inoltre, Nikita Azad ha deciso di scrivere una lettera aperta indirizzata al sacerdote di Sabarimala, all’indomani dello spiacevole evento. Anch’essa divenuta virale in pochissimo tempo, è la testimonianza di una ragazza Hindu cresciuta in una famiglia molto religiosa, che le ha insegnato sin da piccola come Dio abbia creato maschi e femmine uguali.

Nella sua lettera, Nikita sostiene che le dichiarazioni del sacerdote l’hanno lasciata perplessa, dal momento che era convinta che il tabù del non recarsi al tempio durante il ciclo mestruale fosse una pratica popolare ormai superata dalla maggior parte della popolazione.

Infatti, chi appartiene agli strati più alti della società e ha livelli di istruzione superiori non si rende spesso conto della persistenza di certe credenze e tabù nella restante parte della popolazione, soprattutto in India dove la distanza tra classi è abissale. La situazione in cui versano la maggior parte delle donne più povere o abitanti delle zone rurali è infatti preoccupante.

Quando le mestruazioni sono un problema grave

Solo il 12% delle donne in età fertile utilizza regolarmente gli assorbenti durante il ciclo mestruale, mentre il restante 88% ricorre a stoffa, cotone e altri materiali non igienizzati. La causa di tutto ciò è, in parte, la scarsa conoscenza delle corrette norme igieniche e delle conseguenze di simili pratiche (l’incidenza di infezioni è superiore del 70% rispetto a quando si utilizzano gli assorbenti). Ma è soprattutto il costo eccessivo di assorbenti e tamponi che li rende inaccessibili alla maggior parte delle donne indiane: oltre il 70% dichiara di non poterseli permettere.

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Percentuale di donne che non possono permettersi gli assorbenti in India: su 355 milioni di donne in età fertile solo 42,6 milioni li utilizzano. Fonte: Ministero della Salute

Inoltre, il 60% delle donne nelle zone rurali non possiede un bagno in casa, rendendo la gestione delle mestruazioni più complicata e ancor meno igienica. Tutto ciò induce spesso le ragazzine a saltare la scuola nei giorni del ciclo: con una media di 5 giorni di assenza al mese, molte rischiano di perdere l’anno scolastico. Il 23% di loro finisce con l’abbandonare la scuola dopo l’arrivo del primo ciclo mestruale.

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Dati sull’abbandono scolastico dovuto ai tabù sulle mestruazioni: ogni anno 23 milioni di ragazzine lasciano la scuola per mancanza di assorbenti, servizi igienici adeguati e di una corretta informazione sul ciclo mestruale. Fonte: Ministero della Salute

A tutto questo si aggiunge la persistenza di tabù e credenze popolari legate alle mestruazioni: oltre a non prendere parte alle funzioni religiose, vi è il divieto di cucinare (o addirittura di mettere piede in cucina), di mangiare certi tipi di cibo,  di farsi la doccia e di toccare gli uomini, fino ad arrivare all’obbligo per le donne di dormire in luoghi separati dal resto della casa.

“Happy to bleed”, iniziata come una campagna online contro le dichiarazioni di un sacerdote, ha presto allargato il proprio campo d’azione per contrastare tutti questi pregiudizi. Ma il punto principale su cui si focalizza il movimento rimane il superamento dei tabù che concernono la realtà delle mestruazioni, di cui spesso non si parla apertamente poiché considerato come un tema sgradevole e qualcosa da nascondere.

Comprare assorbenti è considerato da molte motivo di imbarazzo. A lavoro o a scuola ci si nasconde durante il ciclo, e per molte ragazze persino parlarne con i membri maschili della propria famiglia è impensabile. Lo stesso termine “mestruazioni” viene solitamente evitato, preferendo utilizzare espressioni più vaghe come “quei giorni”, o simili.

Primi passi verso un cambiamento

Il successo di “Happy to bleed”, in India, testimonia l’attualità del tema e l’urgenza di ottenere un cambiamento. L’eliminazione del concetto di impurità associato alle mestruazioni (e degli atteggiamenti sessisti che ne derivano) rientra tra le principali battaglie portate avanti dai movimenti femministi indiani in questi ultimi anni, a testimonianza di quanto le discriminazioni a essa correlate siano sentite e sofferte dalla popolazione femminile.

Basti dare un’occhiata al numero di ONG sul tema nate negli ultimi 3 o 4 anni e alla quantità di eventi e manifestazioni da esse organizzati. Tra le numerose organizzazioni, ad esempio, Safe N’ Happy Periods incoraggia una discussione libera dall’imbarazzo e si dedica all’educazione sanitaria e riproduttiva, distribuendo gratuitamente assorbenti nelle aree più povere delle città in cui opera. Menstrupedia, invece, è un blog che cerca di diffondere una migliore informazione sul ciclo mestruale, per trovare una risposta ai mille dubbi delle bambine cresciute tra miti e tabù.

Oltre alle campagne sui social network, ultimamente si sono intensificate le manifestazioni pubbliche, a testimonianza di una crescente disposizione della società indiana a parlarne apertamente. Il 12 aprile 2015, diverse associazioni si sono riunite per organizzare una lunga marcia a New Delhi dal titolo “Vieni a vedere il sangue sulla mia gonna”, che ha avuto un discreto successo.

La lotta per una maggiore apertura al dialogo sul tema delle mestruazioni accomuna tutte le donne del mondo. Molti altri Paesi stanno prendendo spunto dal successo delle azioni intraprese dalle femministe indiane, favorendo la diffusione di alcune loro campagne e blog oltre i confini nazionali.

Anche la risposta del governo indiano non è tardata ad arrivare, con misure come l’introduzione nel 2016 di agevolazioni per l’acquisto di assorbenti, rivolte alle fasce più povere della popolazione. L’anno scorso, è stato realizzato addirittura un film sulla questione, Padman.

E’ fuor di dubbio che le mestruazioni siano ancora un tema particolarmente caldo. Resta da capire se, una volta passato il momento, le misure adottate saranno sufficienti ad apportare quel cambiamento fortemente voluto dalle femministe indiane di oggi: cioè che le nuove generazioni di donne vivano serenamente “quei giorni” del mese, libere da tabù, falsi miti e discriminazioni sessiste.

 

Fonti e approfondimenti:

Nikita Azad, “‘A Young Bleeding Woman’ Pens An Open Letter To The ‘Keepers’ Of Sabrimala Temple“, Youth Ki Awaaz, 11/2015

Hemani, Bhandari, “Women are #HappyToBleed, then what’s the problem?“, India Express, 17/07/2019

Kounteya Sinha, “70% can’t afford sanitary napkins, reveals study“, Times of India, 23/01/2011

Sito internet Safe N’ Happy Periods

Sito internet Menstrupedia

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