La politica energetica dell’Unione europea

Politica energetica
@U.S. Department of Energy from United States - Wikimedia - public domain

Il tema dell’energia è sempre stato centrale per la Comunità europea. Il Trattato di Parigi del 1951 che istituiva la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) prevedeva infatti la messa in comune tra i Paesi firmatari (Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) della principale fonte di energia dell’epoca, il carbone. Le istituzioni europee ricevettero tuttavia alcune competenze in materia di politica energetica solamente con il trattato di Lisbona del 2009. 

Oggi, la sfida della transizione energetica, ovvero il passaggio dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili, risulta cruciale per l’Unione per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento di emissioni di carbonio entro il 2050. La produzione e il consumo di energia sono infatti i principali responsabili del cambiamento climatico, contribuendo per circa l’80% alle emissioni totali di CO2 in Europa. 

L’evoluzione della politica energetica attraverso i Trattati

Successivamente al Trattato di Parigi, l’istituzione della Comunità europea dell’energia atomica (EURATOM) nel 1957 poneva le basi per lo sviluppo di un mercato comune dell’energia nucleare. La prima crisi petrolifera avvenuta nel 1973 diede maggiore risalto alla questione energetica e all’approvvigionamento dei Paesi membri, ma soprattutto a come l’adozione di una linea comune avrebbe potuto aiutare in situazioni similari. Dopo l’Atto unico europeo del 1986, fu il Trattato di Lisbona a conferire un maggiore potere decisionale alle istituzioni riguardo alla politica energetica comunitaria. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) ha ora un capitolo interamente dedicato all’energia, mentre l’articolo 194 elenca i principali obiettivi che l’Unione europea dovrebbe perseguire, ampliati in seguito con l’approvazione del pacchetto “Unione dell’energia” nel 2015. Gli obiettivi sono i seguenti: 

  • diversificare le fonti energetiche dell’Europa, garantendo la sicurezza energetica attraverso la solidarietà e la cooperazione tra i paesi dell’UE;
  • garantire il funzionamento di un mercato interno dell’energia pienamente integrato, che consenta il libero flusso dell’energia all’interno dell’UE mediante infrastrutture adeguate e senza ostacoli tecnici o normativi;
  • migliorare l’efficienza energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia, ridurre le emissioni e stimolare l’occupazione e la crescita;
  • decarbonizzare l’economia e passare a un’economia a basse emissioni di carbonio, in linea con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015;
  • promuovere la ricerca riguardo alle tecnologie energetiche pulite e a basse emissioni di carbonio e dare priorità alla ricerca e all’innovazione per guidare la transizione energetica e migliorare la competitività. 

L’energia e il Green Deal

Il piano settennale della Commissione europea annunciato nel 2019 e denominato Green Deal prevede l’impegno vincolante ad abbattere le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 e del 100% entro il 2050. Per raggiungere tali obiettivi, nel 2021 la Commissione ha approvato il pacchetto “Fit for 55” contenente dodici iniziative per ridurre le emissioni e rinnovare la politica energetica europea. Una delle proposte principali è la modifica della Direttiva sull’efficienza energetica, che impegnerebbe gli Stati membri a ridurre del 39% il consumo di energia primaria rispetto al 1990 e stabilirebbe un tetto massimo di consumi a partire dal 2030. Anche la Direttiva sulle fonti rinnovabili è stata rivista portando dal 32 al 40% la soglia di energia prodotta da raggiungere entro il 2030.

La revisione del sistema di scambio di emissioni (ETS) è invece strettamente collegata all’iniziativa dei dazi sul carbonio alla frontiera (CBAM). Il primo meccanismo è attivo dal 2005 e si basa sulla limitazione e sullo scambio di emissioni che possono essere prodotte dagli impianti europei, consentendo alle aziende meno inquinanti di cedere le proprie quote di emissioni ad altre. Inoltre, il sistema ETS prevede che alcune quote vengano allocate gratuitamente, solitamente alle industrie ad alta intensità energetica. Una delle grandi problematiche legate all’ETS riguarda il fenomeno del carbon leakage: per evitare le limitazioni imposte sulle emissioni, alcune industrie europee preferiscono infatti delocalizzare la produzione verso Paesi con regole meno stringenti. Per questo motivo l’introduzione del Carbon Border Adjustment Mechanism è diventata necessaria. A marzo del 2021, su proposta del gruppo dei Verdi, il Parlamento europeo aveva approvato la mozione relativa al CBAM, poi inserita come proposta legislativa nel pacchetto Fit for 55. Il CBAM imporrebbe una tassa ai prodotti importati in Europa da Paesi terzi con standard climatici inferiori, in questo modo si riuscirebbero ad attenuare i casi di carbon leakage proteggendo al tempo stesso le industrie europee dalla concorrenza sleale. 

La Commissione vuole poi regolamentare maggiormente il settore dei trasporti. Entro il 2035 la mobilità leggera dovrebbe essere interamente alimentata da energia elettrica, ma in questo caso le lobby industriali dell’automobile ritengono l’obiettivo troppo ambizioso e controproducente per l’intero settore. 

I piani nazionali per l’energia e il clima

Le linee guida per la transizione energetica tracciate dall’UE riguardano l’efficienza energetica, l’utilizzo di fonti rinnovabili, la riduzione delle emissioni di gas serra e l’interconnessione dei mercati energetici. Tuttavia, sono gli Stati membri a stilare i propri piani nazionali per l’energia e il clima (National energy and climate plans) in base alla disponibilità di risorse, alle tecnologie e agli interessi nazionali. La Germania prevede che per il 2030 le fonti rinnovabili produrranno il 65% dell’energia elettrica nazionale, un obiettivo raggiungibile grazie ai grandi investimenti fatti recentemente nell’eolico e nel fotovoltaico. Berlino ha poi imposto il 2038 come data limite per gli impianti a carbone che saranno completamente smantellati in favore di strutture più sostenibili. Nel piano tedesco l’idrogeno verde occupa uno spazio considerevole poiché potrebbe essere utile alla riconversione delle industrie pesanti.

Il Ministero della transizione ecologica francese mira invece a ridurre la quota di energia prodotta dalle centrali nucleari (tra le principali fonti di energia in Francia) fino al 50% entro il 2030, incrementando al tempo stesso l’utilizzo delle rinnovabili al 33%.

Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima italiano (PNIEC) ha modificato i precedenti target climatici da raggiungere entro il 2030 aumentando al 30% la quota di energia rinnovabile che il Paese dovrà produrre, al pari del piano francese. Inoltre, il documento predispone che ci sia una riduzione del consumo di energia primaria almeno del 43%, in ottemperanza degli standard della Commissione. 

Le posizioni riguardo allo sfruttamento dei combustibili fossili tra gli Stati membri sono ancora discordanti. I Paesi dell’Est Europa vorrebbero che l’UE non penalizzasse gas naturale e nucleare nella transizione ecologica, mentre i Paesi membri del nord sono più avanzati nella programmazione e potrebbero raggiungere la neutralità climatica ben prima del 2050. 

Qual è l’energia del futuro?

La Commissione punta principalmente alle fonti rinnovabili. Solare, eolico, idroelettrico e le altre forme di energia rinnovabile sono ampiamente incentivate dai fondi europei. La pandemia ha inoltre favorito l’utilizzo di rinnovabili arrivate a toccare nel 2020 la quota record del 43% nel mix energetico europeo, ovvero l’insieme delle forme di energia primarie utilizzate. D’altra parte, parallelamente alla ripresa di tutte le attività economiche globali, i consumi e la produzione di combustibili fossili sono destinati ad aumentare nei prossimi mesi poiché le rinnovabili da sole non sono ancora sufficienti a soddisfare l’intero fabbisogno energetico europeo, e non lo saranno per molto tempo se gli Stati membri non saranno in grado di attuare politiche per agevolare la produzione di energia pulita. 

 

Fonti e approfondimenti

Commissione europea: EU funding possibilities in the energy sector.

Commissione europea: Clean energy for all Europeans package”.

Consiglio dell’Unione europea: Unione dell’energia”.

Massimo Lombardini, “Fit for 55”, il nuovo pacchetto climatico dell’UE e le sfide per l’Italia , ISPI, 2021.

Parlamento europeo: Politica energetica: principi generali”.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

 

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