Verso le elezioni in Costa Rica, mai così tanti candidati

Axxis 10 - wikimedia commons - CC BY 3.0

Oggi, 6 febbraio, si tengono in Costa Rica le elezioni presidenziali e legislative, dopo una campagna elettorale fortemente limitata dalle misure anti-covid. Alle urne, i 3,5 milioni di elettori potranno scegliere tra 25 candidati, record assoluto che supera di gran lunga i 14 del 2006. Così tanti da obbligare il Tribunale supremo a distribuire i dibattiti televisivi in tre giorni diversi. In ogni caso, solo tre di questi hanno qualche speranza di passare al secondo turno: l’ex presidente socialdemocratico José María Figueres, la candidata del centrodestra Lineth Saborío e il pastore evangelico Fabricio Alvarado.

Il sistema elettorale

I 57 deputati del Congresso vengono eletti con il sistema proporzionale, mentre il presidente e il suo vice a maggioranza assoluta. Per ottenerla al primo turno bisogna superare il 40% dei voti, scenario impossibile in questo caso, considerando anche l’alta percentuale di indecisi, che in alcuni sondaggi sfiora il 50%. Per questo, è molto probabile che si vada al ballottaggio, fissato per il 3 aprile, un mese prima dell’insediamento, quando l’attuale presidente Carlos Alvarado lascerà l’incarico.

L’accordo con il Fondo monetario internazionale

Quasi tutti i programmi dei candidati, che siano di destra o sinistra, sono accomunati dalla necessità di rassicurare la popolazione sulle pressione fiscale, memori della severa riforma tributaria approvata da Alvarado all’inizio del suo mandato nel 2018. La pandemia ha complicato la situazione economica del Paese, spingendo il presidente a negoziare un prestito con il Fondo monetario internazionale (FMI) per 1,75 miliardi di dollari.

Di fronte alla possibilità di un accordo, poi passato con i voti favorevoli del Congresso lo scorso luglio, gruppi sindacali e parte del settore civile sono scesi in piazza contro il governo per oltre due settimane dalla fine di settembre 2020, preoccupati dall’aumento delle imposte e dalla diminuzione della spesa pubblica. Recentemente è stata aperta un’inchiesta per un tentato colpo di stato denunciato dal deputato e candidato del Partido Restauración Nacional Eduardo Cruickshank, che i manifestanti avevano acclamato come “presidente” durante le proteste.

Il prestito dell’FMI è di durata decennale ed è destinato per il 90% al pagamento del debito pubblico, quindi influirà inevitabilmente sul prossimo Esecutivo. Anche per questo, i programmi dei principali candidati si concentrano sull’attrarre capitali esteri. Per esempio, Figueres punta sulle “zone franche” fiscali per le multinazionali come Google e Microsoft, mentre Saborío sull’apertura verso il mercato degli idrocarburi e sulle alleanze tra pubblico e privato.

L’eredità economica

L’emergenza covid ha peggiorato anche altri indicatori: i disoccupati sono 350.000 e i poveri sono aumentati del 13%, raggiungendo quota 124.000 persone. Il governo ha dovuto inoltre iniziare a ridurre i fondi dedicati alle politiche ambientali, come lo storico Pago por Servicios Ambientales (PSA), nato negli anni ‘90 per stimolare l’agricoltura sostenibile tra le comunità indigene e i gestori delle fincas. Già nel 2020 gli ettari che hanno goduto di questo finanziamento sono diminuiti del 30% e si prevede un’ulteriore crollo del 25% nel 2022.

Questa situazione è legata direttamente al turismo, crollato del 70% nel 2020 e ancora fortemente in crisi l’anno scorso. Senza una ripresa di questo settore non ci sono entrate dai parchi nazionali e soprattutto dalla tassa sui combustibili derivati dal petrolio, la cosiddetta “imposta sporca” che ha finanziato direttamente la PSA in tutti questi anni. La Costa Rica rischia di indebolire in questo modo una delle misure che l’ha resa famosa in tutto il continente.

L’”Odebrecht” tico

Nei sondaggi, la società civile elenca tra le principali preoccupazioni la disoccupazione, la situazione economica e, soprattutto, la corruzione. Un’inchiesta di giugno 2020 ha infatti portato alla luce una gigantesca rete di tangenti che coinvolge 13 membri del Consejo Nacional de Vialidad (Conavi, che indice i bandi per le opere pubbliche), un consigliere del presidente e vertici delle due principali aziende costruttrici del Paese, H. Solís e MECO. In cambio dell’assegnazione dei lavori, i funzionari sarebbero stati pagati con denaro, veicoli, terreni, viaggi e favori sessuali, causando una perdita di 125 milioni di dollari alle casse dello Stato. Nella maggioranza dei casi le opere non hanno rispettato i parametri richiesti, una dinamica che ha portato ad altri investimenti per coprire i danni.

Questo scandalo, una sorta di Odebrecht nazionale scoppiato in ritardo rispetto alla rete di tangenti continentale, ha condannato Alvarado a un’ulteriore caduta nell’apprezzamento. Non a caso, l’unico candidato oficialista, l’ex ministro dell’Economia e deputato Welmer Ramos è passato praticamente inosservato e si confonde tra gli oltre 15 candidati che non superano il 10%. Il presidente uscente termina così il suo mandato come uno dei governi che ha dovuto affrontare più proteste da quando vengono contabilizzate.

Figueres contro Saborío

José María Figueres, candidato del Partido Liberación Nacional, è destinato quasi certamente al ballottaggio con una percentuale che oscilla tra il 15 e il 17%. Di stampo socialdemocratico, nonostante alcune politiche liberiste, ha una lunga storia politica alle spalle come ministro del Commercio e dell’Agricoltura negli anni ‘80 e presidente tra il 1994 e il 1998. La sua amministrazione non fu particolarmente apprezzata, soprattutto per la liberalizzazione bancaria, la chiusura di molte istituzioni e una polemica legge sulle pensioni. Ora però torna ad aspirare alla presidenza dopo aver perso le primarie del suo partito nel 2018.

Nel suo programma la parola d’ordine è “occupazione”, con l’obiettivo di creare 200.000 lavori a tempo indeterminato e 40.000 a tempo determinato grazie a un investimento di due miliardi di dollari che deriverebbero da risorse interne non legate al debito. Ma per fare questo vuole aprire alle multinazionali straniere e concedere sgravi fiscali a Microsoft, Google e alle altre aziende del settore tecnologico. Ha promesso che non alzerà le tasse né ne creerà di nuove, ma non sembra disposto ad alleggerire quelle già esistenti.

Lineth Saborío corre per il Partido Unidad Social Cristiana, di centrodestra, e compare nei sondaggi subito sotto Figueres con il 15%. Tra il 2002 e il 2006 è stata vicepresidente e anche lei insiste sulla necessità di aprire a investimenti dall’estero su tutto il territorio. La coesistenza tra pubblico e privato è presente in ogni questione: dai vaccini all’espansione della rete internet. Il programma elettorale esalta la Costa Rica come futuro hub internazionale per la salute, l’educazione superiore e la scienza, ma riconosce al contempo che bisogna tagliare la spesa pubblica, sebbene gradualmente.

Il pastore evangelico

C’è però un terzo candidato, forse l’unico che può impensierire i due principali contendenti: Fabricio Alvarado, pastore evangelico e leader del Partido Nueva República, che oscilla tra il 7 e il 15%. Particolarmente noto per le sue posizioni conservatrici contro la legalizzazione della cannabis, l’aborto, l’”ideologia gender”, perse le elezioni contro Alvarado nel 2018. Allora si era opposto al matrimonio tra persone dello stesso sesso, nonostante la sentenza a favore della Corte Interamericana dei Diritti Umani.

Tra le sue proposte c’è una riforma educativa strettamente legata alla costruzione di una potente rete internet che arrivi in ogni angolo del Paese. Si concentra molto anche sulla mobilità e propone un Canal Verde Interoceánico, cioè due nuovi porti, uno sul mar dei Caraibi e uno sul Pacifico, collegati da una rete di strade e ferrovie per trasportare merci da una parte all’altra in meno di 24 ore. Non manca un piano per la riduzione della disoccupazione che passa attraverso la riduzione del prezzo dei combustibili e dell’elettricità.

La situazione migratoria

La Costa Rica è diventata dal 2018 il principale punto di arrivo per molti nicaraguensi in esilio dal governo di Daniel Ortega. A loro però si sono uniti anche molti venezuelani, grazie alle condizioni di accoglienza favorevoli offerte dal presidente Alvarado. Le chance di vittoria di Fabricio Alvarado sono preoccupanti in un’ottica di possibile  strumentalizzazione del fenomeno migratorio e, di conseguenza, di una nuova ondata di xenofobia. Lo scenario nel Paese tica è molto confuso, vista la mole di candidati e di indecisi, e ogni scenario è possibile.

 

Fonti e approfondimenti

Swiss Info, El ambiente apenas calienta a un mes de las elecciones en Costa Rica, EFE, 6/1/22.

EFE, Los indecisos predominan a pocos días de las elecciones en Costa Rica, 19/1/22.

Reuters, Resultado de elecciones presidenciales Costa Rica en febrero es incierto: sondeos, 20/1/22.

Francisco Ruiz León, Un padrón electoral más maduro y alejado de las urnas llega a las elecciones, 24/1/22.

Á. Murillo, Costa Rica: un paraíso verde con los presupuestos en rojo, El Paìs, 27/12/21.

Voz de América, Costa Rica investiga supuesto golpe de Estado contra presidente Carlos Alvarado, 20/1/22.

W. M. Aburto, Costa Rica, un país “en shock” pandémico que asiste a unas elecciones de muchas bandas, Heinrich-Böll-Stiftung, 15/10/21.

B. M. Pacheco, La crisis política, social y económica que vive Costa Rica, Semanario Universidad, 14/10/20.

A. Fürst, Anche la stabilità vacilla: le proteste in Costa Rica, Lo Spiegone, 28/10/20.

France 24, Costa Rica, último país latinoamericano salpicado en caso de corrupción en obras públicas, 16/6/21.

G. Lissardy, Las 3 elecciones de América Latina en 2022: cómo podrían confirmar el descontento en la región y dar impulso a la izquierda, 3/1/22.

 

Editing a cura di Matilde Mosca

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