Gli allevamenti per la produzione di carne bovina non stanno distruggendo soltanto l’Amazzonia. C’è un’altra regione del Brasile dove gli alberi vengono tagliati per fare spazio agli stabilimenti, in particolare dei tre principali operatori ed esportatori, Jbs, Marfrig e Minerva. Si tratta del Cerrado, una grande savana tropicale che – secondo il WWF – sarebbe la più biologicamente ricca al mondo.
Polmoni sotto attacco
Tra il 2017 e il 2022 nel polmone verde del mondo sarebbero stati abbattuti circa 800 milioni di alberi, pari a 1,7 milioni di ettari, ma con il ritorno di Luiz Inácio Lula al potere le cose sono migliorate: il tasso di deforestazione dell’area è stato dimezzato.
Secondo i dati dell’agenzia spaziale brasiliana Inpe, ripresi dalla Bbc, nel Cerrado questo fenomeno è invece aumentato del 43%. Jbs, Marfrig e Minerva sostengono di rispettare tutte le normative in merito, ma una nuova indagine condotta dall’organizzazione internazionale di beneficenza per l’ambiente e i diritti umani Global Witness smentisce questa posizione.
La deforestazione del Cerrado, guidata dal commercio di bestiame, sarebbe al di là della legge. Importante sottolineare come la deforestazione di quest’area sia più difficile perché non è regolamentata da leggi nazionali, ma statali: un business enorme se si pensa che nel 2022 queste tre società hanno fatturato complessivamente circa 90 miliardi di euro.
Perché è importante il Cerrado
La savana tropicale del Cerrado copre quasi un quinto del territorio del Brasile ed è ricchissima di biodiversità. Il suo territorio ospita il 5% delle specie mondiali, tra cui oltre 6.000 tipi di alberi, ed è anche una riserva vitale di carbonio visto che gli studiosi stimano che possa arrivare a contenere 13,7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Più di quanto la RPC ha rilasciato lo scorso anno.
I ricercatori di GW si sono concentrati sulla parte di Cerrado racchiusa nel Mato Grosso, poiché ospita la più grande mandria di bovini del Paese. Ma in totale sono undici gli Stati attraversati dalla savana tropicale.
Il commercio di carne
Ogni animale macellato deve avere un permesso di trasferimento che specifica da quale azienda agricola del Mato Grosso proviene. Le ultime autorizzazioni disponibili sono del 2019.
I ricercatori di Global Witness hanno tracciato l’area per vedere se c’era stata deforestazione in quelle fattorie negli 11 anni precedenti. È emerso che tra il 2008 e il 2019 un’area forestale più grande di Chicago è stata abbattuta dai ranch che rifornivano di carne bovina del Mato Grosso Jbs, Marfrig e Minerva.
Tra le aziende agricole del Cerrado, il 42% ha subito la deforestazione. La ricerca ha messo in luce che i permessi necessari coprivano solo l’1% della terra deforestata, suggerendo che la maggior parte era illegale. Una stima che potrebbe essere al ribasso.
Il ruolo della Cina
Secondo il governo brasiliano, nel 2019 la maggior parte della carne bovina del Mato Grosso è finita in Cina. Qui, in valori percentuali, negli ultimi cinquant’anni il consumo di carne è aumentato più che in tutto il mondo. Ma Pechino non si limita ad acquistarla dal Paesi latinoamericani.
In Cina è aumentato in maniera esponenziale anche il numero di allevamenti, facendo raggiungere al gigante asiatico la quota di 700 milioni di suini cresciuti ogni anno, la metà dei capi di tutto il mondo. I mangimi per nutrire il bestiame hanno un’elevata presenza di soia e la Cina, nonostante l’estensione, non ha il territorio adatto per la coltivazione della quantità richiesta.
In parziale contrasto a una politica ostile verso le importazioni, Pechino ha liberalizzato le importazioni di soia, attingendo principalmente dal mercato latinoamericano e da quello statunitense. La coltivazione di soia in America latina, la facilità di produzione e il suo essere molto redditizia, hanno contribuito alla devastazione di moltissime colture.
La soia è destinata a rimanere
La monocoltura di soia è tale che esiste una zona ribattezzata “Repubblica Unita della Soia” che si estende per buona parte del Brasile, nella quasi totalità dell’Argentina e in larghe zone di Bolivia, Paraguay e Uruguay.
Solo nel Mato Grosso dagli anni Ottanta è stata creata un’area nella quale, fino al 2019, alla coltivazione della soia erano destinati 7 milioni di ettari, rispetto ai 3 milioni del 2000. Uno sviluppo dalle conseguenze nefaste, di cui tutt’oggi non si vede la fine.
Fonti e approfondimenti
Betrò, F., “Soia, il filo sottile tra la Cina e l’ecosistema sudamericano”, Lo Spiegone, 12 maggio 2019
CEPF. 2017. Ecosystem Profile Cerrado Biodiversity Hotspot.
Global Witness, “The Cerrado crisis: Brazil’s deforestation frontline”, 21 febbraio 2024
Schiera, E., “Il mercato dei fertilizzanti: la linea che unisce il conflitto russo-ucraino e il settore agricolo brasiliano”, Lo Spiegone, 24 aprile 2022
Stallard, E. and Prazeres, L. “Cerrado: Beef trade risks key Brazil ecosystem – campaigners”, BBC, 21 febbraio 2024
Wasley, A., Mendonça, E., Youssef, Y. and Soutar, R. “More than 800m Amazon trees felled in six years to meet beef demand”, The Guardian, 2 giugno 2023


