Le morti dimenticate dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia

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C’è un muro alto 5,5 metri, costruito nel cuore dell’antica foresta vergine di Bialowieza, che da circa due anni delimita il confine tra Polonia e Bielorussia. Un muro costruito per bloccare l’arrivo di migliaia di migranti, che rappresenta anche la frontiera dell’Ue. Un muro che oggi è però teatro di numerose tragedie.

Dall’estate del 2021, il numero di persone migranti al confine è aumentato a vista d’occhio e ha dato origine a una vera e propria crisi umanitaria. Questo sistema, in Polonia, secondo i governi che si sono succeduti negli ultimi anni “funziona”. Secondo gli attivisti, tuttavia, anche se vi sono meno attraversamenti, questo non significa che siano effettivamente finiti. 

I respingimenti, come denunciano le organizzazioni umanitarie, violano il diritto internazionale negando l’accesso alle procedure di asilo e al giusto processo. Anche i tribunali polacchi hanno in diverse occasioni dichiarato illegali i respingimenti al confine con la Bielorussia. 

Gli ultimi dati sul confine

La prima differenza sta nel fatto che prima venivano registrate anche donne, bambini e anziani, ora invece a provare ad attraversare il muro sono per lo più giovani uomini. La seconda differenza è che vi sono sempre più persone “con le ossa rotte, che si feriscono cadendo dalla barriera.”

Il rapporto “No safe passage. Migrants’ deaths at the European Union – Belarusian border” è il primo a fornire queste informazioni su tre Paesi diversi, mettendo in luce come i respingimenti al confine rappresentino un grave rischio per la salute e la vita delle persone in movimento. 

Redatto dalle organizzazioni Human Constanta, Gribu palīdzēt bēgļiem, Sienos Grupė e dalla Fondazione Ocalenie, il rapporto fornisce dati dettagliati sulle persone che hanno perso la vita lungo questa rotta, con l’obiettivo di “commemorare e documentare”. Prima di marzo 2024, sono state documentate 116 morti al confine nei quattro Paesi: Bielorussia, Lettonia, Lituania e Polonia. Con ulteriori 26 casi segnalati dalle persone in movimento.

Il confine uccide 

Tra i principali fattori di rischio al confine ci sono l’esposizione al freddo, la carenza di cibo e d’acqua e le aggressioni fisiche da parte della polizia di frontiera, che spesso sequestra anche gli effetti personali, compresi i telefoni cellulari, essenziali per orientarsi nella foresta grazie ai GPS. 

Anche restare bloccati nella foresta per periodi molto lunghi rappresenta un rischio, così come attraversare un fiume. L’ipotermia è una delle principali cause di morte, aggravata dalla malnutrizione, dai vestiti bagnati (a causa dell’attraversamento di fiumi o della pioggia), oltre a fattori psicologici come angoscia e stress dovuti alla violenza, inclusa quella sessuale. 

A questo si aggiunge la scarsa preparazione delle autorità nei soccorsi, che spesso chiede addirittura il colore della pelle dei pazienti durante le chiamate d’emergenza al confine. In tutti e tre i Paesi dell’Unione Europea si sono verificati casi in cui persone in stato di effettiva vulnerabilità non sono state portate in ospedale, ma sono state invece respinte in Bielorussia. Come viene riportato nel rapporto “le autorità di frontiera non sono perciò preparate, o non vogliono valutare le condizioni fisiche dei migranti”.  

Il confine al centro delle politiche europee

Nelle ultime settimane i confini sono tornati al centro del dibattito pubblico in Europa. In particolare, ha destato una certa attenzione la decisione della Germania di chiudere i propri confini di terra, nel tentativo di limitare i flussi migratori provenienti dagli altri Stati membri dell’Ue. Saranno istituiti controlli ferrei lungo tutti i confini terrestri del Paese per un periodo di sei mesi. 

I controlli temporanei sono consentiti in circostanze eccezionali. I governi nazionali predispongono queste misure sostenendo di voler evitare minacce specifiche alla sicurezza. In Germania, la decisione arriva a seguito di alcuni attentati e in particolare dei recenti successi delle forze politiche reazionarie e più ostili alle migrazioni. Diversi leader della destra europea hanno salutato la novità con entusiasmo, interpretandola a ragione come un proprio trionfo ideologico. 

Sono otto gli Stati membri che attualmente impongono controlli ai confini intereuropei. Un numero che con queste premesse è destinato probabilmente a crescere. Nonostante tutti i rapporti continuino a mostrare che confini più rigidi, a Berlino come a Varsavia, significa morti più sicure. 

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