Artico e Antartico: i Poli a confronto

Di Emanuele Bobbio e Francesco Chiappini

I poli sono i territori più a Nord e più a Sud del mondo. Per polo geografico si intende il punto in cui i meridiani convergono verso l’asse di rotazione del corpo celeste. Attorno a questo punto si estendono le regioni polari, queste sono accomunate dal clima estremamente rigido e dalla presenza di specie animali caratteristiche, ma l’Artico e l’Antartico, sono per varie e differenti ragioni, due regioni agli antipodi. Oggi Lo Spiegone vi porta ai limiti del mondo.

(Video di Kalle Ljung Antartica)

L’ANTARTIDE

L’Antartide, a differenza dell’Artide, è un continente di 14 milioni di chilometri quadrati, il quarto in ordine di grandezza dopo l’America. Le terre emerse sono schiacciate dal peso di una calotta glaciale spessa circa 1600 metri, sotto questa enorme massa di ghiaccio si estende un continente roccioso. Il continente è diviso da nord a sud dai monti transartantici, solo il 5% del volume del continente è composto da roccia, il restante 95% è un’enorme massa di ghiaccio.

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Una popolazione che va da 1000 a 5000 unità abita l’Antartide, questi coraggiosi sono principalmente ricercatori e studiosi che si recano nel remoto Sud del mondo per studiare in quello che può definirsi un continente-laboratorio. Le strutture costruite sul suolo antartico sono, infatti, quasi interamente nate per accogliere i ricercatori che le utilizzano durante l’estate australe (il nostro inverno).

Rispetto ai territori artici, quelli dell’antartide sono stati scoperti solo all’inizio del XIX secolo, nel corso dei secoli tuttavia molti geografi avevano ipotizzato l’esistenza di un continente australe, restando tuttavia una ipotesi questa terra fu definita come  “incognita”.  Con le prime esplorazioni geografiche del XV e XVI secolo i temerari che si erano spinti fino all’america del sud avevano indicato come “terra australis” tutto ciò che si trovava a sud di capo Horn (Argentina).

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Aristotele affermava che una zona fredda a nord chiamata “arktikos” (orso in greco, poichè posta sotto l’orsa maggiore) doveva per forza essere controbilanciata da una speculare zona fredda a sud “antarktikos”.

La scoperta del nuovo mondo portò gli europei a immaginare terre fantastiche e ignote che si estendevano ben oltre l’America , molti partirono dalla vecchia Europa alla ricerca della “terra australis”. Tra errori geografici, suggestioni e leggende sfatate si andò man mano sfiorando la scoperta di questa zona del mondo. Con l’esplosione dei commerci marittimi su scala globale gli interessi economici sostituirono lo spirito iniziale, già dal ‘700 intonro al continente si affollavano le baleniere europee impegnate a sfruttare le immense riorse ittiche dei mari antartici. Fu proprio un baleniere nel 1821 , John Davis, a sbarcare per primo sul continente.

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L’esplorazione del continente è legata indissolubilmente all’imperialismo ottocentesco, di certo le potenze europee (Gran Bretagna in primis) non erano interessate alla colonizzazione dell’Antartide, l’interesse era un ibrido tra scienza e propaganda, tra progresso e affermazione dell propria supremazia. Il 6° congresso internazionale di geografia tenutosi a Londra nel 1895 sancì l’obbiettivo di esplorare l’Antartide prima della fine del secolo.

Passò alla storia la conquista del polo sud, ovvero il viaggio fino al polo sud geografico. Si disputarono nell’impresa due esploratori celebri, Amundsen(Norvegia) e Scott(Gran Bretagna) che raggiunsero la loro meta rispettivamente il 14 Dicembre 1911 e il 17 Gennaio 1912, trovando quest’ultimo la morte nel viaggio di ritorno.

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Le rivendicazioni territoriali sul continente provenivano fino al 1959 dai paesi che avevano esplorato l’Antartide (Gran Bretagna, Francia e Norvegia) e dai paesi confinanti (Argentina, Australia, Cile e Nuova Zelanda). Proprio in quell’anno fu firmato il Trattato Antartico di Washington che sanzionava la fine delle rivendicazioni, dello sfruttamento economico e dei test bellici sancedo nel suo primo articolo che: “l’Antartide deve essere utilizzato solo per scopi pacifici“.

Il trattato stabilisce che le ricerche scientifiche devono svolgersi liberamente e seguendo uno spirito di collaborazione, altro punto fermo dell’accordo è stato il divieto di qualsiasi attività bellica, estrazione e sfruttamento del sottosuolo.

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L’attualità del Trattato Antartico sta soprattutto in questo: l’aver raggiunto un equilibrato compromesso fra interessi nazionali e interesse generale dell’umanità nella gestione e conservazione di un intero continente. È un modello che, con gli opportuni aggiustamenti, potrebbe servire anche a prefigurare un futuro regime per l’Artico.

Con questo ed altri trattati l’Antartide è salvaguardato a causa della sua importanza ambientale, faunistica e climatica ma anche aperto alle sole attività scientifiche che da sempre hanno attratto gli studiosi di tutto il mondo.

 

L’ARTICO

(Video di Drone Out)

La classica immagine che abbiamo dell’Artico ci arriva dagli anni 70 ed è caratterizzata dalla corsa alla conquista da parte delle varie super potenze del punto più Nord del mondo. Tornano in mente le immagini dei Sottomarini nucleari che spaccando i ghiacci uscivano al polo. Una dimostrazione di forza, un messaggio per la nazione confinante. Ma le acque ghiacciate dell’Artico hanno lentamente cambiato la propria natura. Si sono trasformate in un terreno geopolitico fondamentale, un campo di battaglia e di sfida economica e militare che non può essere tralasciato.

 

A differenza dell’Antartide, l’Artico ha un primo problema  di definizione giuridica internazionale.  La massa di acqua ghiacciata che si allarga sopra il circolo polare artico non è stata mai definita o classifica da un trattato o da un accordo internazionale condiviso da tutti gli attori del Great Game artico (Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Groenlandia, Danimarca).

 

USS Annapolis in Arctic

 La prima teoria che si formò per stabilire chi fosse il padrone di cosa nei ghiacci artici fu la “Teoria dei Settori”, gli ideatori di questa norma furono i Canadesi e i Russi. Si voleva dividere il polo in spicchi, distribuire ogni fetta ad uno dei 6 stati che poi avrebbe gestito le risorse e lo spazio. Il problema arrivò quando si doveva decidere il criterio con cui suddividere lo spazio, riducendo tutta la teoria in un nulla di fatto.

Il secondo tentativo di definizione dell’Artico arrivò con Conferenza di Montego Bay (UNICLOS). L’art 87 del Trattato sul diritto del Mare prevedeva che l’Artico era territorio libero, e lo sfruttamento economico dei fondali dipendeva dal criterio della piattaforma continentale e dal criterio della zona economica esclusiva (ZEE).

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Il criterio della Piattaforma continentale afferma che tutte le acque, il cui fondale non sia più profondo di 140 m e che mantenga le stesse caratteristiche geologiche della costa, siano acque il cui sfruttamento economico appartenga allo stato costiero.Il criterio della Zona Economica Esclusiva invece afferma che, in ogni caso, duecento miglia partendo dalla costa formano una zona di sfruttamento economico riservata allo stato costiero.

 

Il trattato di Montegoo Bay è l’unico valido sull’Artico, ma non tutti i Paesi lo hanno ratificato, sapendo che sarebbe stato svantaggioso per i propri interessi. Il caso più noto sono gli Stati Uniti che, avendo le coste molto lontane dall’Artico (escludendo l’Alaska), avrebbero pochissimi diritti rispetto a Canada e Russia.

Come mai l’Artico è così importante nel panorama politico e geopolitico?

Il primo motivo è la presenza di grandissimi giacimenti di idrocarburi e di minerali di diversa natura. Secondo uno studio fatto dal Servizio geologico degli Stati Uniti, perforando i fondali artici, si potrebbero estrarre 90 miliardi di barili di petrolio, 44 miliardi di barili di gas liquefatto e oltre 1000 miliardi di metri cubi di gas naturale.

 

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Questi però sono dati solo parziali, fonti russe affermano che il 25% delle riserve planetari di petrolio siano sotto l’Artico. Il problema è la grande difficoltà di estrazione di queste risorse. Di fatti sono posizionate a centinaia di metri sotto il Pack (strato di ghiaccio marino derivato dallo sgretolamento della banchisa ghiacciata). La Russia è la più attiva in questo tipo di attività ma avrà bisogno di supporto tecnologico occidentale per l‟estrazione di idrocarburi in condizioni proibitive come quelle artiche.

 

La situazione è inoltre molto pericolosa dal punto di vista ambientale. Greenpeace sta portando avanti un’importante campagna per lo stop allo sfruttamento dei giacimenti artici. Insieme al riscaldamento globale anche questi punti di estrazione stanno sciogliendo i ghiacci e inquinando le acque intorno alle piattaforme, con il rilascio del liquido superficiale. Si stima che in 30 anni possano estinguersi le specie animali artiche.

 

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Il secondo motivo che dà grande importanza all’Artico è la posizione geografica del continente e il cambiamento climatico. Nel periodo 1979-2000 la calotta artica era di 7,7 milioni di chilometri quadrati, mentre nel 2007 era di appena 5,8. Questa accelerazione nello scioglimento dei ghiacci ha indotto gli scienziati a rivedere le loro previsioni sul futuro dell‟Artico. Gli stati costieri del Mar Glaciale Artico potrebbero avere, tra qualche decina di anni una rotta, una nuova rotta economica marina, come il Passaggio a Nord Ovest tra Russia e Canada, che potrebbe far risparmiare molte miglia di navigazione.

 

Per approfondire:

http://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/PI0024App.pdf

http://www.eurasia-rivista.org/la-geopolitica-russa-nellartico/22539/

http://www.geopoliticalcenter.com/category/artico/

http://www.fuoco-edizioni.it/alla-conquista-dell-antartide.html

http://www.limesonline.com/cartaceo/le-mani-sullantartide?prv=true

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