Hillary Clinton non ha (ancora) vinto la nomination

Stanotte negli Stati Uniti d’America sono andati a votare altri sei Stati, nello specifico California, North Dakota, South Dakota, Montana, New Mexico e New Jersey.

Donald Trump e i repubblicani hanno finito la battaglia delle primarie già da qualche tempo, il 4 maggio, quando i suoi due rivali Ted Cruz e John Kasich hanno ritirato la propria candidatura e, automaticamente, Donald Trump ha guadagnato la nomination. Da allora il candidato repubblicano si è potuto concentrare sulla campagna elettorale di novembre, quando verrà eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

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Quello su cui dobbiamo concentrarci sono quindi le primarie dei democratici che hanno ancora qualcosa da raccontare. Lo scontro tra Bernie Sanders e Hillary Clinton è sempre più duro nonostante siamo arrivati oramai alla fine delle primarie. Questo è dovuto dal fatto che la forza della Clinton sia evidente ma non troppo, la sua campagna elettorale ha avuto una buona riuscita ma non ottima. Per questo motivo il suo distacco sul socialista Sanders è abbastanza grande, ma non troppo.

Il sistema elettorale per la maggior parte delle primarie democratiche è quello proporzionale e quindi si basa sulla ripartizione dei seggi in maniera esatta tra le parti, questo porta a due conseguenze. La prima è la possibilità, apparente, da parte di tutti i candidati democratici di poter correre per la nomination e poter incidere in maniera più o meno evidente sulle primarie. La seconda, invece, è che in una situazione di svantaggio rispetto a un altro candidato la rimonta e il superamento dell’avversario diventa molto più difficile.

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Queste due situazioni si sono verificate in queste primarie americane da parte democratica. Infatti, nessuno prima della candidatura di Bernie Sanders poteva immaginare che all’interno dello scenario americano potesse infilarsi un candidato così radicale come lui. Il senatore democratico del Vermont ha impostato la propria campagna elettorale in maniera anti-sistemica, contro i poteri forti che attanagliano gli USA e attraverso una volontà di creare un nuovo movimento dal basso che potesse partecipare. Il suo slogan “Feel the Bern” è molto esplicativo di quale fosse il suo obiettivo.

Una campagna di questo genere, però, è molto faticosa perché deve essere arrembante e costante, dall’inizio alla fine. Ed è quello che il movimento di Bernie sta continuando a fare, anche dopo la sconfitta nello Stato di New York che ha definitivamente portato Sanders sotto la Clinton di circa 300 delegati. Dal 19 aprile la maggior parte degli opinionisti e delle testate giornalistiche continuano ad affermare che Hillary Clinton ha vinto la nomination e che questo è un momento storico. Sono passati due mesi dalle elezioni newyorkesi e la Clinton non è ancora stata ufficialmente nominata.

Come abbiamo spiegato qualche tempo fa (Primarie USA, come funzionano?) c’è da sottolineare come la Clinton sia in vantaggio di 300 delegati su Sanders ma, togliendo dal conteggio i super-delegati, la Clinton non ha ancora raggiunto il traguardo necessario per essere nominata candidata in maniera ufficiale. Servono 2383 delegati per essere nominati, la Clinton dopo questa notte ne ha 1926 contro i 1615 di Sanders.Con 311 delegati di scarto e pochi seggi ancora da assegnare.

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In tutto questo va sottolineato che la Clinton ha l’appoggio dichiarato, ma non vincolante, di 571 super-delegati. Questo significa che potrebbe anche profilarsi una “Open Convention“, ovvero una Convention democratica dove non verrà eletto il candidato ufficiale dei democratici al primo turno proprio perché nessuno dei due ha la maggioranza assoluta dei delegati togliendo i super-delegati. Nessuno dei due candidati può arrivare a raggiungere il numero minimo per essere eletto automaticamente così come è accaduto a Donald Trump. Se Bernie Sanders riuscirà a giocarsi bene le sue carte alla Convention potrebbe dare molto fastidio a Hillary Clinton che, invece, ha già “chiamato” la sua nomina a candidata, affermando che questo è un momento storico. Sarebbe infatti la prima volta che una donna corre per la Casa Bianca. D’altra parte, però, anche una vittoria di Sanders sarebbe un risultato storico. Nessuno socialista ha mai avuto la possibilità di correre per la Casa Bianca.

 

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Foto apparsa sul profilo Facebook di Hillary Clinton con la frase “To every little girl who dreams big: Yes, you can be anything you want—even president. Tonight is for you.”

 

Leggendo altri articoli Sanders viene attaccato come se la sua volontà di arrivare fino alla fine delle primarie americane come oppositore della Clinton fosse sbagliato e contro ogni tipo di interesse. Tanto hai già perso, l’affermazione più comune. Se Sanders oggi si ritirasse dalle primarie o non continuasse a porsi come l’antagonista della quasi candidata democratica darebbe un messaggio sbagliato ai suoi elettori, al Paese e alla Clinton stessa. Tenere alta la tensione è necessario per la lotta alla Casa Bianca contro Donald Trump, la possibilità di arrivare a un compromesso tra i due candidati democratici potrebbe rivelarsi un valore aggiunto contro il loro oppositore repubblicano.

La sfida all’interno dei democratici non è del tutto aperta ma sicuramente ha ancora molto da dire. Dal punto di vista dei numeri Sanders sembra essere schiacciato dal peso della Clinton ma ancora non possiamo sapere come verrà gestita la Convention democratica di fine luglio. Ogni tipo di previsione, ad oggi, è totalmente superficiale e di parte.

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Approfondimenti

Per rivedere come sono andate le primarie americane

Primarie USA, come funzionano?

Super Tuesday is coming to town!

Super Tuesday, terremoto calmo

Bernie Sanders, il cambiamento che ci serve

Niente di nuovo (o quasi) sul fronte occidentale

 

http://www.theguardian.com/us-news/ng-interactive/2016/mar/25/us-election-2016-delegate-tracker-trump-cruz-kasich-sanders-clinton

 

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