Difesa Comune Europea: è giunto forse il momento?

Il dibattito sulla creazione di un Esercito Comune Europeo per la cooperazione e la difesa collettiva è tornato nuovamente alla ribalta. Da più di mezzo secolo circa si continua a discutere sulla sua creazione, che viene sempre ostacolata da un paese membro dell’Unione Europea, per timore di poter perdere la propria sovranità nazionale.

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Come si è evoluto il concetto di Difesa Comune in Europa?

  • Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nacque l’ideale di un’Europa unita nel segno della pace della cooperazione tra Stati, grazie a uomini politici di diversa ideologia che divennero i padri fondatori del progetto europeo: De Gasperi, Adenauer, Schuman e molti altri ferventi europeisti. Nel 1948, con la firma dei Trattato di Bruxelles, Regno Unito, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, diedero vita ad un patto di autodifesa collettiva: gli Stati contraenti avevano infatti timore di un riarmo della Germania e delle grandi pressioni orientali causate dall’Unione Sovietica. Fino al 1945 l’Europa era sempre stata l’epicentro di tutti i conflitti internazionali ma, con la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) ci fu il primo grande passo avanti verso la pacificazione del continente. Grazie al suo enorme successo, i paesi membri, sull’onda dell’entusiasmo, furono incoraggiati a proseguire le politiche di integrazione con il progetto di una Comunità Europea di Difesa (CED). Ma la politica difensiva europea si scontrava con gli interessi degli Stati Uniti, che non vedevano di buon occhio il riarmo dei paesi sconfitti, in particolar modo la Germania. Il primo ministro francese René Plenen, propose la costruzione di un armata europea unica, che raccoglieva le divisioni dei vari eserciti nazionali in un’unica armata sovranazionale, guidata da un Commissariato Europea per la Difesa e affiancato dal Consiglio dei Ministri Europei. Tutte le operazioni dovevano però essere eseguite con il benestare della NATO. Secondo De Gasperi il percorso di costruzione di un esercito comune, avrebbe facilitato il crollo degli Stati nazionali e la creazione di una vera e propria federazione europea. Il trattato venne firmato nel 1952, ma non entrò mai in vigore a causa della mancata ratifica del parlamento francese nel 1954.
  • Con il fallimento della CED, Italia e Germania Occidentale aderirono al Trattato di Bruxelles modificato nel 1954 che prevedeva l’assistenza automatica di tutti gli Stati membri in caso di aggressione nei confronti di uno di essi e la nascita dell’Unione Europea Occidentale (UEO).
  • Con la firma del Trattato di Maastricht nel 1992, l’Unione si prefigge l’obiettivo di “affermare la sua identità sulla scena internazionale, segnatamente mediante l’attuazione di una politica estera e di sicurezza comune, ivi compresa la definizione a termine di una politica di difesa comune che potrebbe, successivamente, condurre ad una difesa comune. L’UEO non aveva un vero e proprio esercito, ma grazie alla cooperazione tra i vari stati è riuscita ad affrontare importanti interventi di peacekeeping e missioni umanitarie come ad esempio nel conflitto jugoslavo tra il 1992 e 1996. 
  • Questo punto venne poi ribadito nel 2009 con il Trattato di Lisbona rafforzando così l’identità dell’Europa e la sua indipendenza al fine di promuovere la pace, la sicurezza e il progresso in Europa e nel mondo. L’articolo 42 prevede infatti la creazione di una politica di difesa comunitaria, con la possibilità di istituire un forza collettiva. Uno dei pilastri del Trattato di Lisbona, è la creazione della Politica di Sicurezza e Difesa Comune  (PSDC).

A causa del moltiplicarsi di nuove minacce, come ad esempio i traffici illegali, il fondamentalismo ed il terrorismo di varie matrici, l’Unione Europea ha attuato una politica estera con il fine di portare a termine missioni umanitarie e ristabilire la pace anche con l’uso della forza. L’Unione non dispone di un esercito permanente, ma corpi di intervento rapido forniti dai paesi membri, come ad esempio è stata la European Rapid Operational Force  (EUROFOR): un’unità costituita su esigenza fondata nel 1995, a cura di Italia, Francia, Spagna e Portogallo. Soppressa nel 2012, ha partecipato a diverse azioni in Albania e Kossovo con il fine di riportare pace e sicurezza.

Quali sono le unità attive?

I.  European Union Force (EUFOR): una forza di reazione rapida, attiva nel 2002 e gestita dal PSDC, a cui tutti i paesi dell’Unione hanno il dovere di contribuire. L’UE utilizza tali contingenti per operazioni congiunte di disarmo; missioni umanitarie e di soccorso; azioni di consulenza e assistenza militare; prevenzione dei conflitti e operazioni di mantenimento della pace; missioni di unità di combattimento nella gestione di crisi, e alla stabilizzazione post conflitto.

Le unità hanno preso parte a quattro operazioni:

  1. EUFOR Concordia: un compito di peacekeeping per il mantenimento della pace in Macedonia nel 2003, con un contingente di 300 uomini.
  2. EUFOR Althea: nel 2004 in Bosnia-Erzegovina circa 6000 soldati sostituirono i militari appartenenti alla NATO. Questa missione ha l’obiettivo di contribuire alla tutela della pace e alla formazione dell’esercito nazionale. Inoltre è presente un programma di sviluppo politico culturale al fine di portare la Bosnia all’integrazione europea. Nel 2012 sono stati richiamate 5400 unità, in quanto l’operazione è quasi conclusa e totalmente riuscita.
  3. EUFOR RD Congo: una missione molto breve per la vigilanza delle elezioni generali del 2006 nella Repubblica Democratica del Congo, proteggendo i civili ed i seggi elettorali.
  4. EUFOR TChad/RCA: avviata nel 2007, le forze di difesa europea sono intervenute nel Ciad e nella Repubblica Centro Africana, due stati martoriati da guerre esterne (il Ciad è in guerra tuttora con il Sudan) ed interne come la guerra civile in RCA. Sono state dispiegate circa 4300 soldati che hanno il compito di proteggere i civili e favorire una ripresa politica delle autorità centrali.

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II.  Forza Marittima Europea (EUROMARFOR): è una forza armata navale multinazionale, attivata nel 1995 grazie ad un accordo tra Italia, Francia, Spagna e Portogallo, ed in grado di condurre operazioni navali, aeree ed anfibie. Opera soprattutto nel mar mediterraneo e nel golfo di Aden (tra Somalia e Yemen), per contrastare la pirateria e per il controllo dei mari. Attualmente il il ruolo di Ammiraglio di Squadra (massima carica EUROMARFOR) è ricoperto da Filippo Maria Foffi, ammiraglio della Marina Italiana.

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III.  EUROCORPS: una forza europea multinazionale nata nel 1992 operativa sia in missioni europee che NATO. Questo corpo d’armata fu creato grazie ad un accordo tra Francia e Germania, in seguito entrarono nella collaborazione Spagna, Belgio e Lussemburgo mettendo a disposizione varie divisioni. Italia, Polonia e Turchia invece, hanno recentemente preso parte nell’EUROCORPS, ma come membri associati, fornendo perciò supporto logistico anziché truppe. Dal 2002 è diventato una forza di azione rapida, partecipando a numerose missioni in Kosovo, Afghanistan e Mali. Pur non rappresentando un esercito europeo, l’EUROCORPS è la dimostrazione della capacità degli Stati dell’Unione Europea di organizzare una forza di difesa completamente sovranazionale.

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La tensione in Europa è a livelli altissimi, a causa degli attentati di Parigi dello scorso novembre e dall’instabilità politica dei paesi arabi africani, del medio oriente e dell’Ucraina. L’Europa non sta dimostrando adeguata maturità nell’affrontare le sfide che le sono state lanciate: non vi è infatti una politica militare comune nella lotta allo Stato Islamico. Germania e Regno Unito hanno affiancato i propri caccia da combattimento a quelli francesi, mentre l’Italia ha solamente rafforzato il supporto logistico per gli alleati.

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Anche nella Carta delle Nazioni Unite del 1945 era stato approvato un piano di difesa comune mondiale: infatti l’articolo 43 dice che “Al fine di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, tutti i Membri delle Nazioni Unite si impegnano a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza, a sua richiesta ed in conformità ad un accordo o ad accordi speciali, le forze armate, l’assistenza e le facilitazioni, compreso il diritto di passaggio, necessario per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”, mentre l’articolo 45 stabiliva che Al fine di dare alle Nazioni Unite la possibilità di prendere misure militari urgenti, i Membri terranno ad immediata disposizione contingenti di forze aeree nazionali per l’esecuzione combinata di un’azione coercitiva internazionale…” Le norme stabilivano la creazione di un esercito globale, ma non sono mai state applicate.

Il Regno Unito è sempre stato contrario alla creazione di qualsiasi esercito comune, infatti, proprio in questi ultimi giorni, il Times e altri quotidiani britannici hanno pubblicato una serie di articoli dove si fa rifermento ad un piano segreto per la creazione di un esercito europeo, dove la Germania, assieme all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, avrebbero messo a punto un progetto per la costituzione di una forza armata europea. Secondo i giornali inglesi verrà reso pubblico solamente dopo il referendum: infatti il 23 giugno prossimo ci sarà nel Regno Unito la votazione per l’uscita dall’Unione Europea, il cosiddetto “Brexit”. Il Times si è preso una grande responsabilità perché, con queste indiscrezioni, non sta facendo altro che rafforzare il fronte antieuropeista e quindi una sua possibile vittoria . Il ministro della Difesa inglese ha già dichiarato che non faranno mai parte di un esercito europeo, ricordando come nel 2011 il Regno Unito abbia già manifestato la sua contrarietà, ponendo anche un veto sulla questione.

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L’Unione Europea sta crescendo, ma fatica ad affermarsi come voce unitaria a causa delle molteplici discrepanze tra i vari Stati membri. L’UE è stata in grado di assicurare sviluppo, pace, riconciliazione, democrazia e diritti umani a tutti i cittadini europei, cambiando l’atteggiamento d’odio in fratellanza. Il processo di mutamento politico europeo è in atto ma in ritardo, procedendo lentamente a causa della paura che l’Europa ha nei confronti del cambiamento e dell’ignoto. Altiero Spinelli dopo la caduta della CED nel 1954 si guardava intorno “impressionato”, perché “nessuno sa cosa bisogna tentare. Sanno solo cosa non si deve fare”.

APPROFONDIMENTI E FONTI:

http://www.thetimes.co.uk/edition/news/eu-army-plans-kept-secret-from-voters-3j3kg3zwj

http://www.studiperlapace.it/documentazione/ueo.html

https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/esdp/91624.pdf

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3612257/Plans-EU-army-kept-SECRET-British-voters-day-referendum.html

http://www.difesa.it/Content/semestrepresidenzaUE/Pagine/LaPoliticaEuropeadiSicurezzaeDifesa.aspx

http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/it/displayFtu.html?ftuId=FTU_6.1.2.htmlhttp://leg16.camera.it/561?appro=902&Le+missioni+dell%27Unione+europea+nell%27ambito+della+PESDC

http://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rapporto-Esercito/Documents/Rapporto_Esercito_2012.pdf

http://www.euforbih.org/eufor/index.php/about-eufor/background

http://www.eurocorps.org/

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//NONSGML+IM-PRESS+20080121STO19279+0+DOC+PDF+V0//IT&language=IT

http://www.euromarfor.org/overview/3

 

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