Ciao Fidel!

Il 25 novembre alle 22.29 si spegne la vita del comandante della rivoluzione cubana, il Lìder Maximo, Fidel Castro. Oggi la storia chiude un altro capitolo importante del suo racconto.

Fidel Castro Ruz è stato uno dei protagonisti principali di questo racconto. Dal 26 luglio 1953, anno del primo attacco alla dittatura di Fulgencio Batista alla caserma Moncada, la storia comincia a parlare di lui. La gloriosa vittoria della Rivoluzione cubana, simbolo materiale e ideologico della lotta all’imperialismo e al sostegno della autodeterminazione dei popoli, portano il Comandante direttamente sui piani più alti del panorama politico mondiale. Nel periodo in cui URSS e USA si spartivano il mondo, la piccola isola di Cuba si portava alla ribalta grazie al messaggio che la Rivoluzione intrinsecamente portava.

I discorsi di Fidel Castro all’Assemblea dell’ONU (di cui il primo nel 1960 durato ben 4 ore e 29 minuti), ne sono una dimostrazione e ancora oggi portano un significato dirompente e rivoluzionario. Nel 1979, di fronte all’Assemblea Generale, Castro parlava a nome dei popoli oppressi, costretti alla fame e alla povertà, alla non auotorealizzazione di sè stessi, per gli interessi politici ed economici dell’altro mondo, quello più ricco.

Tuttavia, le critiche aspre e dirette al mondo più ricco, non hanno mai riguardato le popolazioni che ad esso appartenevano: l’attacco era diretto alla sopraffazione dei più forti sui più deboli, in nome di interessi materiali che per il genere umano dovrebbe essere solo accessori ai princìpi di pace, solidarietà e uguaglianza tra i popoli. Riportiamo a tal proposito un frammento del discorso tenuto dal Lìder Maximo  nel quartiere di Harlem, l’8 settembre del 2000.

Coloro che non credono nell’uomo, nel suo potenziale di nobili sentimenti, nella sua capacità per la bontà e l’altruismo, non potranno mai capire che ci fa male non solo il bambino cubano che muore o quello che soffre – non bisogna parlare solo di quelli che muoiono – e che noi ci preoccupiamo per il bambino haitiano, guatemalteco, dominicano, portoricano, africano, o di qualsiasi altro paese del mondo. La specie umana raggiungerá il grado piú alto di coscienza quando ogni popolo sia capace di soffrire come proprio il dolore degli altri popoli del mondo“.

La forza della figura di Fidel Castro risiede proprio nella capacità di esprimere attraverso le parole mai banali, idee che sono universali de facto e che purtroppo ancora oggi aleggiano in un etere lontano. Il mettere al centro l’essere umano in quanto tale rappresenta il messaggio rivoluzionario più forte di cui la nostra società possa farsi carico. Purtroppo ancora non siamo pronti  e forse non lo saremo mai.

Nonostante ciò, l’eredità che Castro ci ha lasciato è importante, va custodita con cura a prescindere dall’appartenenza politica. L’idea di poter guardare la storia e la società da un punto di vista diverso e di non smettere mai di combattere per i popoli, interrogandosi, discutendo deve essere alla base del futuro. Castro ci ha dimostrato come la forza delle idee e della ragione possa vincere contro quella della merce e del profitto, della sopraffazione sui più deboli, delle ingiustizie sociali.

L’idea che anche Davide può vincere contro Golia deve rafforzarsi dentro di noi, oggi più che mai. Noi ci schiereremo sempre dalla parte di chi è più debole,

Ciao Fidel.

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