Gli USA incontrano la NATO: quale futuro per l’alleanza?

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Ambiguità. La parola calza a pennello per descrivere ciò che è stato detto dal Segretario della difesa degli Stati Uniti James Mattis, nell’incontro (il primo) ufficiale tenutosi a Bruxelles tra i membri della NATO. Nella seduta ufficiale, in presenza della stampa, il generale incomincia il suo discorso elogiando la NATO: «L’alleanza rimane un pilastro fondamentale per gli Stati Uniti e per la comunità transatlantica. Come ha detto il presidente Donald Trump, egli sostiene fortemente la NATO». Nella seduta a porte chiuse, faccia a faccia con gli alleati, il tono di Mattis cambia radicalmente. La stampa riporta che il nuovo Segretario alla difesa degli Stati Uniti  James Mattis ha emesso un ultimatum agli alleati della Nato, spronandoli ad onorare gli impegni di spesa nel settore militare, altrimenti l’Europa dovrà affrontare la prospettiva di una NATO meno Americana. «Gli Americani non possono preoccuparsi per la sicurezza dei vostri figli rispetto ai nostri», ha detto Mattis nel suo primo discorso alla NATO da quando è diventato Segretario alla difesa. «L’America incontrerà le proprie responsabilità», ha detto, ma ha chiarito che il sostegno americano avrà i suoi limiti. Moderare l’impegno.

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I Paesi aderenti alla NATO

Mattis non ha specificato come gli Stati Uniti potrebbero non adempiere ai propri obblighi verso i membri della NATO, anche se ci sono diversi passaggi. L’amministrazione Trump potrebbe considerare la possibilità di rifiutare la chiamata di aiuto  di un alleato sotto attacco. Questo sarebbe un’abrogazione delle sue responsabilità al trattato, ma gli Stati Uniti potrebbero ridurre il numero delle truppe americane di stanza in alcuni paesi europei o alzare il livello di ciò che considera un attacco militare.

Nel suo discorso ai ministri della difesa della NATO, il signor Mattis ha semplicemente ripetuto ciò che i suoi predecessori dissero agli alleati, ovvero aumentare i finanziamenti NATO. Ma Mattis va oltre; raffronta i contributi americani alle spese degli altri. «L’America rispetterà le sue responsabilità, ma se i vostri Paesi non vogliono assistere a una riduzione del suo impegno nell’Alleanza, le vostre capitali devono mostrare sostegno alla nostra comune difesa» . Le parole di Mattis non sono una  novità per gli alleati. Nel 2011, il segretario alla Difesa americano, Robert Gates, ha presagito un “futuro lugubre” per la NATO di “irrilevanza militare collettiva” se i suoi membri europei non avrebbero aumentato i loro contributi finanziari. Nel 2014, per esempio, gli Stati membri della NATO si sono impegnati ad aumentare la loro spesa per la difesa al 2% del PIL entro il 2024, ma finora solo pochi paesi hanno raggiunto quella soglia. Gli Stati Uniti spendono il 3,6% del PIL nelle forze armate, più di qualsiasi altro membro della NATO. Solo cinque dei 28 membri raggiungono l’obiettivo della NATO di spendere almeno il 2% del PIL per la difesa: Stati Uniti, Regno Unito, Polonia, Grecia e Estonia. Il Regno Unito spende il 2,2%, mentre la Germania spende 1,1%, Francia 1,7%, Italia 1,1% e la Spagna lo 0,9%.

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La riunione di oggi e di domani qui a Bruxelles giunge dopo che questa settimana il Consigliere alla sicurezza nazionale Michael Flynn si è dimesso clamorosamente. A questi è stato rimproverato di avere preso contatto con le autorità russe proprio mentre la precedente amministrazione americana stava decidendo nuove sanzioni contro la Russia, accusata di avere annesso la Crimea e di avere influenzato la guerra civile in Ucraina. Molti Paesi europei, preoccupati dall’influenza russa in Europa dell’Est, hanno visto con timore il desiderio espresso dal nuovo presidente americano di migliorare i legami con Mosca.

Il segretario generale della NATO, il norvegese Jens Stoltenberg, si è detto «assolutamente sicuro che il messaggio della riunione sarà di unità transatlantica, dell’importanza di essere uniti e di proteggerci a vicenda». La NATO ha appena rafforzato la sua presenza in Europa dell’Est per rassicurare i membri orientali dell’organizzazione, preoccupati da eventuali mire russe. Il confronto tra Washingon e i partner europei porta su due aspetti: la relazione con Mosca e il futuro degli Stati Uniti nella NATO, mentre si moltiplicano i segnali isolazionisti americani, in primis nel commercio. Tutti a Bruxelles sono ormai consapevoli del fatto che l’Unione Europea debba investire nella difesa per assicurare la sua sicurezza. In compenso, non capiscono ancora quale rapporto il nuovo presidente Trump voglia avere con il presidente russo Vladimir Putin. Da un lato, Donald Trump sembra voler riallacciare il rapporto tra Washington e Mosca, convinto probabilmente che dietro alla nuova aggressività russa si nasconda anche l’espansione della NATO a Est, ritenuta minacciosa a Mosca. Dall’altro, molti osservatori notano che la concorrenza tra russi e americani è difficile da scalfire.

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James Mattis e Jens Stoltemberg

Le richieste di una maggiore condivisione degli oneri identificano un problema reale, che in ultima analisi non fa altro che vanificare i pianificatori della difesa su entrambi i lati dell’Atlantico. Gli Europei, per esempio, stanno già facendo di più. I nuovi membri della NATO come la Polonia e la Romania, stanno aumentando la loro spesa militare del 3,5% e 7,5%, i tassi più veloci in Europa. Ma anche quando gli Stati europei hanno la necessaria volontà politica, i loro settori della difesa, spesso non hanno la capacità di assorbire così tanto denaro contante in un breve periodo di tempo, dal momento che l’intervallo di tempo necessario per i progetti di approvvigionamento fanno si che gli ingressi finanziari più grandi necessitino di molto tempo prima di essere tradotte in uscite reali . Questo impone un grave limite di tempo per correggere il “deficit di difesa europea” che Washington non riesce più a sopportare. Il primo passo verso lo sviluppo di un tale approccio dovrebbe essere quello di terminare il piano concordato al vertice di Varsavia 2016. Il piano dovrebbe rafforzare la postura in avanti della NATO in Europa orientale attraverso il dispiegamento di quattro battaglioni aggiuntivi, uno in ciascuno dei tre Stati baltici e uno in Polonia, oltre a ulteriori attività in Romania. Le prime installazioni sono cominciate, ma resta da vedere se tutte le truppe commissionate dai vari paesi saranno effettivamente dispiegate.

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Truppe NATO al confine russo (Fonte: Der Spiegel)

L’amministrazione Trump dovrebbe ribadire il suo impegno per l’European Reassurance Initiative (ERI), un programma di $3,4 miliardi, adottata nel 2014 dall’amministrazione Obama, che è stato progettato per rafforzare la presenza militare degli Stati Uniti in Europa orientale, aggiornare i suoi contingenti militari in tutto il continente, e migliorare l’interoperabilità delle forze americane con quelle dei membri della NATO più recenti, come la Polonia. L’ERI è un altro classico caso di  iniziativa degli Stati Uniti che genera una maggiore capacità europea, dal momento che costringe le nazioni europee a cambiare i loro programmi di formazione, li incoraggia a investire di più nelle proprie infrastrutture logistiche, e fornisce loro un incentivo immediato a mantenere la spesa per la difesa più alta. Infine, vi è la necessità di rinnovare le strutture decisionali antiquate e barocche della NATO, che rimane un ostacolo per l’efficienza  dell’alleanza. Allo stato attuale, le decisioni sono lente e richiedono l’unanimità. I membri dell’alleanza sono in disaccordo tra loro, non solo su cosa fare in caso di crisi, ma anche su ciò che la definizione di una crisi dovrebbe essere.

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Meeting NATO a Bruxelles

La Russia rimane il target principale di ogni mossa della NATO. Anche se il presidente russo Vladimir Putin ha alimentato la guerra sui confini dell’Europa e ha tentato di interferire nella politica del continente, Trump e la sua amministrazione hanno indicato la volontà di lavorare con la Russia. A Monaco di Baviera, il vice-presidente Pence ha cercato di rassicurare gli alleati della NATO che gli Stati Uniti “continueranno a considerare la Russia responsabile” per l’annessione illegale della Crimea e per il suo ruolo nel fomentare la guerra civile in Ucraina. Allo stesso tempo, però, Pence ha detto che Washington continuerà a “cercare un nuovo terreno comune” con la Russia, che “il presidente Trump crede può essere trovato.” Gli europei sono, in generale, favorevoli ad un dialogo con Mosca, ma temono  la possibilità di un accordo segreto tra le due potenze. Essi risentono anche quello che sembra essere la convinzione del presidente degli Stati Uniti, che la Russia sia un potenziale alleato nella gestione delle crisi globali, come la lotta contro lo Stato islamico.

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Infine, il problema chiave di fronte alle relazioni transalantiche non è semplicemente la ripartizione degli oneri o la gestione burocratica delle alleanze, ma, piuttosto, il fatto che, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti sono guidata da un presidente che sembra ignorare il ruolo essenziale di garante dei  valori democratici storicamente condivisi da tutti i membri della NATO, che hanno cementato questa alleanza. Le sfide che si prospettano all’orizzonte sono molte e non di facile gestione. La rinascita della Russia, e il graduale avvicinamento agli USA fanno vacillare la credibilità dell’alleanza, che, se ciò dovesse accadere, dovrà trovarsi un nuovo leader-finanziatore.

Fonti:

https://www.foreignaffairs.com/articles/europe/2017-03-02/real-problems-nato?cid=int-lea&pgtype=hpg

https://www.bloomberg.com/view/articles/2017-02-16/mattis-s-nato-threat-won-t-scare-america-s-allies

http://www.nato.int/

http://edition.cnn.com/2017/02/15/politics/james-mattis-nato-brussels/

http://www.bbc.com/news/world-europe-38972695

http://www.cfr.org/united-states/us-foreign-policy-powers-congress-president/p38889

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