Il nuovo vicino di Israele

Le ultime settimane sono state caratterizzate da grande tensione in tutte le capitali mediorientali per una voce insistente che ha percorso i corridoi diplomatici. L’indiscrezione parlava della volontà delle brigate Quds, forze speciali iraniane appartenenti alle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, di preparare una spedizione per liberare le Alture del Golan siriane dalle mani dell’ISIS e dall’influenza israeliana. Le voci si sono rivelate in parte vere, confermate pochi giorni fa da una conferenza stampa di Nujaba, milizia sciita irachena fortemente supportata da Teheran, che ha affermato di essere pronta ad entrare in gioco per riconquistare le alture ai gruppi jihadisti sunniti e ad Israele.

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La notizia ha avuto delle immediate e importanti ripercussioni, in particolare a Tel Aviv. Una persona poco esperta della geografia e della storia mediorientale potrebbe non capire l’importanza di questa possibile azione.

Va ricordato che le alture del Golan sono la parte di territorio siriano che confina con Israele e sono state conquistate dalle truppe di Tel Aviv durante la Guerra dei Sei Giorni. Dopo lo scontro nel 1972, la guerra dello Yan Kippur, Israele ha restituito il 5% del territorio alla Siria e il resto è invece sottoposto ad un regime di demilitarizzazione controllato dall’ONU, denominato ONUFUD, ma tutte e due le nazioni rivendicano la propria sovranità su questa striscia di territorio.

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Le alture del Golan dallo scoppio della guerra civile siriana nel 2011 sono diventate terreno di combattimento tra le truppe governative e ribelli, con Israele a fare da spettatore protetto nei suoi confini. Con l’avanzamento degli eserciti jihadisti di ISIS e di Jabhat Al Nusra verso Ovest queste zone sono state conquistate, complice la totale renitenza di Israele a difendere le alture preoccupandosi solo di tenere i jihadisti in territorio siriano.

Nel 2013/2014 con l’entrata in gioco delle milizie sciite di Hezbollah e del supporto diretto di Teheran a Damasco, questa zona è entrata in una fase di stallo e logoramento per le milizie jihadiste che, in questo momento, sono schiacciate su quattro lati (a Nord da Hezbollah, da Sud dalle milizie druse, a Ovest da Israele e a Est dalle milizie irachene sciite che terminata la quasi totale riconquista del paese si stanno riversando in Siria).

Il possibile scenario bellico

In questa situazione si innesta la decisione di Nujaba di organizzare un’offensiva sostanziosa verso le alture. Israele è molto attento alla situazione perché è conscio della debolezza delle milizie jihadiste e dei ribelli siriani in questa zona e sa che un’azione del genere porterebbe l’Iran a confinare con Israele.

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Israele non ha gradito l’allungamento del braccio di Teheran e ha subito minacciato un intervento, come abbiamo visto la dottrina militare israeliana è sempre stata basata sugli attacchi preventivi, diretti verso un nemico pronto a colpire. Questa volta però non tutti a Tel Aviv sono convinti di poter vincere e temono la pressione di Teheran, unita al ruolo fondamentale di Hezbollah. Gli Israeliani hanno ancora ben in mente la sconfitta inferta da Hezbollah nel 2006 e temono che questo scenario possa ripetersi sulle Alture del Golan.golan-heights-01

La guerra dei tunnel e degli scontri casa per casa, mette in grande preoccupazione Israele. Il territorio è perfetto per scatenare una guerriglia in grado di limitare il vantaggio tattico di cui Israele gode, date le grandi capacità del suo esercito. Inoltre l’alto grado di addestramento e di indottrinamento che le milizie sciite hanno sviluppato durante la lotta a Daesh sarebbe un elemento chiave nella lotta e Tel Aviv teme di subire una sconfitta in mondovisione in un momento in cui non si può mostrare debole.

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Anche l’equipaggiamento militare di Nujaba è un elemento di preoccupazione, nessuno è ben informato su quale grado di tecnologia sia stato fornita da Teheran a questa milizia, ma si sa con certezza che è in grado di tenere testa a tecnologie e tattiche avanzate. In Siria e in Iraq infatti ha partecipato a missioni particolarmente complesse nel momento in cui ISIS aveva ancora sotto mano le infrastrutture e le apparecchiature del disciolto esercito iracheno.

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Inoltre vi è una figura importante che i vertici dell’esercito israeliano temono fortemente: Qassem Soleimani, capo delle brigate Quds. Questa figura di spicco delle forze armate iraniane potrebbe trasformarsi in un fattore grazie all’estrema popolarità di cui gode tra le milizie sciite, tra le truppe del presidente Bashar Al Assad e tra la popolazione locale, che lo vede come un liberatore da ISIS e da Israele. Soleimani è l’organizzatore dei campi di addestramento delle milizie sciite in Libano, Iraq e Siria e coordina i movimenti delle truppe nella zona del Levante. Secondo fonti di intelligence, il generale sarebbe già presente nella zona delle operazioni per preparare l’eventuale attacco.

La guerra diplomatica e la ricerca di alleanze

Superate le disquisizioni militari, lo scontro tra Israele e Iran è stato molto accesso anche dal punto di vista diplomatico. Dopo che fonti israeliane avevano fatto trapelare la possibilità di intervenire, il vice presidente delle Guardie Rivoluzionarie, il Generale Hossein Salami, ha affermato che gli alleati di Teheran sono pronti a sostenere uno scontro e che l’Iran sta già prevedendo a fornire supporto.

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Al contrario, il presidente Netanyahu si sta trovando inesorabilmente solo nella campagna diplomatica per cercare di tenere a bada le mire iraniane. Gli Stati Uniti di Trump sono totalmente decisi a stare al fianco di Israele, ma in questo momento sono più preoccupati dai missili balistici iraniani. La Russia di Putin, invece, è decisamente convinta a non voler abbandonare Teheran: nelle scorse settimane il primo ministro israeliano si è incontrato con il presidente russo per cercare di minare questa alleanza ma con scarsi risultati. Putin sa che l’Iran è fondamentale per vincere la guerra in Siria e in Iraq. Inoltre è uno dei maggiori partner commerciali della Federazione russa.

L’unica nazione che Tel Aviv ha trovato al suo fianco è l’Arabia Saudita, ma anche il governo di Ryad, bloccato nelle sabbie yemenite dalla spedizione anti Houthi, non ha capacità logistiche per poter intervenire e cercare di fermare l’influenza iraniana.

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Il più grande alleato di Netanyahu potrebbe rivelarsi il presidente siriano Bashar Al Assad: l’intera operazione proposta dalle milizie Nujaba, infatti, è sottoposta all’eventuale richiesta di aiuto del governo di Damasco. Assad però è consapevole che in una situazione già tesa e fragile non può permettersi di ospitare uno scontro militare tra Iran e Israele nel suo territorio. Inoltre, comprende perfettamente che con l’aumento della presenza di Teheran e di Mosca in territorio siriano, il potere decisionale si allontanerà sempre di più da Damasco.

Approfondimenti:

http://www.mei.edu/content/io/iran-backed-militia-leader-vows-liberate-golan-heights-destroy-israel

http://www.mei.edu/content/io/top-irgc-general-says-irans-proxies-can-attack-israel-despite-jewish-state-s-security-measures

http://www.mei.edu/content/io/iran-backed-iraqi-militia-group-launches-new-brigade-liberate-golan-heights

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. fausto ha detto:

    Gli israeliani hanno ancora in mente la disfatta del 2006. Sanno di non poter disporre di alcun vantaggio tattico sul terreno, e la situazione è perfino peggiorata da allora.

    La palla è decisamente in campo politico: visto che né russi né siriani hanno interesse ad un simile scontro, il gioco sarà condotto dalle rappresentanze diplomatiche.

    La vera posta in gioco adesso è un’altra: il diritto di Tel Aviv di bombardare chi crede a piacimento. E’ questa la fetta di torta che rischiano di perdere nell’immediato.

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