Perché e come si vota nel Regno Unito

Teresa May, diventata primo ministro dopo le dimissioni di David Cameron, avvenute a seguito della sua sconfitta nella campagna contro l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, aveva subito dichiarato che sarebbe senza dubbio rimasta al potere fino al 2020, data della scadenza della legislatura, ma ha presto cambiato idea: il 17 aprile ha annunciato che si era dimostrata necessaria l’indizione di elezioni anticipate.

L’8 Giugno quindi si terranno quelle che nel Regno Unito vengono definite general elections, elezioni generali che servono ad eleggere i rappresentanti del popolo alla House of Commons, la camera bassa del Parlamento inglese, sciolta dallo scorso 3 maggio.

Le ‘snap’ elections

Se fino al 2011 il Primo Ministro era libero di indire le elezioni quando voleva, dopo l’entrata in vigore del Fixed Term Parliament Act, si suppone che le elezioni avvengano ogni cinque anni, di preciso il primo giovedì del mese di maggio.

Secondo l’Act del 2011, solo in due circostanze il Primo Ministro può indire elezioni anticipate:

  • nel caso in cui avvenga un voto di no-confidence in seno al governo, dove “confidence” sta per “sicurezza, fiducia”. Una decisione di questo tipo metterebbe probabilmente fine alla carriera politica del Primo Ministro, essendo ritenuti, lui e il suo governo,  inadeguati a ricoprire al carica.
  • nel caso in cui avvenga una votazione, con maggioranza di due terzi, alla House of Commons.

La votazione prevista dal secondo punto è avvenuta: 522 sono stati i voti a favore, solo 13 i voti contrari.


Come funziona il sistema elettorale?

Ogni cittadino iscritto alle liste elettorali dovrà votare nella propria zona, o meglio costituency; in totale i posti alla House of Commons sono 650, come 650 sono le circoscrizioni in cui è diviso il territorio britannico. In ognuna di queste il vincitore verrà designato utilizzando il metodo “first past the post”. Tale metodo, definito maggioritario uninominale a turno unico, prevede che il candidato della circoscrizione che ha ricevuto più voti si aggiudichi il posto come Member of Parliament. Una volta eletti i deputati della House of Commons, essi diverranno i rappresentanti dell’area dalla quale provengono e, allo stesso tempo, collaboreranno alle questioni di interesse nazionale. Non è possibile per un partito inserire nella lista dei candidati in una costituency più di un rappresentante e sono possibili le candidature indipendenti. Il sistema è descritto nel Representation of People Act del 1983. 

Il leader del partito che ha ottenuto la maggioranza dovrà presentarsi alla regina, chiederle di diventare Primo Ministro e di concedergli il potere di formare il Governo. E’ evidente che nel sistema parlamentare inglese il cittadino non vota direttamente il futuro Primo Ministro, ma il candidato locale che rappresenta il partito dell’eventuale premier; soltanto i cittadini che vivono nello stesso distretto del candidato premier lo voteranno direttamente.  Solitamente il leader del partito ‘secondo classificato’ diviene capo dell’opposizione.

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Ottenuto il consenso (soltanto formale) della regina, il Primo Ministro dovrà formare il Governo: solitamente è composto da membri del suo partito, o della sua coalizione, ma si deve sempre tenere a mente che dovrà ottenere la fiducia dalla House of Commons. Se il partito vincitore ha la maggioranza assoluta (o poco meno, calcolando che potrebbero esserci astenuti) non avrà problemi ad ottenere la fiducia, se invece la maggioranza è solo relativa, per aumentare il bacino di consensi, potrebbero essere nominati ministri provenienti da altri gruppi politici, con i quali potrà essere creata una coalizione post-elettorale. La situazione di un governo che non ha abbastanza voti per poter ottenere a fiducia viene definito hung parliament, parlamento appeso.

Ora i conservatori hanno un’esigua maggioranza, ma nel caso delle elezioni di giugno, le previsioni dicono che questa andrà ad allargarsi in modo considerevole: gli exit polls vedono infatti il partito Conservatore in vantaggio con il 46%, seguito dai laburisti che si fermano intorno al 30% e a seguire i Liberal Democrats all’11% e UKIP che si aggira intorno al 5%.

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E’ per questo molto probabile che la mossa della May sia stata dettata dalla volontà di rinsaldare il proprio potere, evitando di dover tenere a mente le promesse fatte da David Cameron nel 2015 (ora è costretta a farlo, almeno a grandi linee, non avendo ricevuto la legittimazione del popolo) e rafforzando la propria autorità nella gestione dei negoziati per la Brexit, che sono poi il motivo ufficiale che ha fornito il primo ministro come motivazione alla sua volontà di indire elezioni anticipate.

Pregi e difetti del sistema elettorale

Il più grande difetto del sistema maggioritario uninominale sta nel fatto che il candidato che si aggiudica il seggio può aver ottenuto qualsiasi percentuale di preferenze, che va a diminuire se il panorama partitico si frammenta e i voti si disperdono, non garantendo una completa rappresentanza della volontà popolare.

Il first past the post esprime quindi il massimo delle sue potenzialità quando ci sono due formazioni politiche che coprono da sole quasi tutto il panorama politico, caratteristica che si crea anche grazie all’influenza de sistema elettorale stesso. Nel Regno Unito però il bipartitismo è radicato nel sistema politico da molto tempo e solo negli ultimi anni i votanti inglesi, come nel resto d’Europa, hanno progressivamente diminuito l’appoggio ai partiti storici spostandosi su nuovi o meno celebri attori politici. Di certo la Brexit ha diminuito l’impatto di tale fenomeno, chiedendo alla classe politica una posizione autoritaria in seno ai negoziati.

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Una caratteristica dei sistemi maggioritari uninominali su base circoscrizionale, come quello inglese appunto, è che questi favoriscono nella conquista di seggi i partiti forti su base locale: l’esempio più emblematico è sicuramente lo Scottish National Party che nel 2015 con il  4.7% dei voti ha ottenuto 56 deputati, a differenza dei Liberal Democrats che con il 7,9% hanno ora solo 8 deputati. L’attore politico che prende un’esigua quantità di voti a livello nazionale, ma non ha rappresentanti forti a livello locale viene quindi sfavorito.

Un problema che caratterizza le elezioni inglesi ormai da secoli è quello dei rotten boroughs, i “borghi putridi”, circoscrizioni nelle quali la popolazione iscritta alle liste elettorali è così poca che con una manciata di voti un candidato può ottenere un posto alla House of Commons. Fino al 1832, anno della promulgazione del Reform Act i borghi putridi erano numerosissimi ma ora sono quasi spariti. L’atto ha anche contributo all’eliminazione dei poket boroughs, circoscrizioni in mano, o meglio in tasca, di un’unica famiglia o gruppo in grado di incanalare la maggioranza dei voti nel candidato da loro spalleggiato.  Ora i confini delle circoscrizioni vengono controllati periodicamente dalle Boundary Commissions, quattro organi diversi per ognuna delle aree nazionali, Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. In più il Parliamentary Voting System and Constituencies Act 2011 ha sancito che la differenza tra gli elettori di una circoscrizione e la quota elettorale, cioè il numero medio di elettori per collegio, non possa superare il 5%, attenuando considerevolmente il pericolo di rotten boroughs, pur prevedendo alcune eccezioni.

 Fonti e approfondimenti

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