L’Iran ha scelto Rouhani

Il Presidente Hassan Rouhani, l’uomo dei moderati liberali, è stato rieletto con il 57% dei voti in una schiacciante vittoria su Ebrahim Raisi, rappresentate dei conservatori, che si è fermato al 35%. Le elezioni si sono  trasformate in un referendum tra due immagini del paese e questa formula ha attirato moltissimi giovani a votare, arrivando ad un record per per presidenziali con il 71% di affluenza. 

Per avere una chiara mappa del voto dovremo aspettare, ma possiamo già cominciare a a fare una forma di analisi di cosa significa questo voto, di come si è svolto e di quali conseguenze porterà.

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La vittoria elettorale

La vittoria elettorale all’inizio non sembrava così certa per il Presidente Rouhani, nonostante i primi exit-poll prevedessero una schiacciante vittoria del religioso moderato. Il risultato è stato in bilico anche perché mentre in alcune zone del paese meno popolose il voto si è chiuso in tempo alle 20, ed è subito iniziato lo spoglio, nelle grandi città come Teheran è stato prolungato per ben due volte dato il grande flusso di elettori.

Rouhani ha aspettato l’annuncio della commissione elettorale e della TV di stato prima di parlare e ringraziare i suoi elettori, mentre invece il suo vice presidente già alle sei del mattino aveva annunciato che la vittoria sarebbe stata schiacciante. Raisi ha contattato l’avversario la mattina per congratularsi e offrire la propria collaborazione. Nello stesso momento l’Ayatollah Kahmenei ha lanciato un messaggio, sottolineando come la democrazia è l’elemento che contraddistingue gli iraniani in Medio Oriente e che fanno affidamento solo su stessi, lanciando una stilettata ai Sauditi che oggi accoglievano il Presidente Donald Trump.

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Il significato del voto

Il primo dato da analizzare è l’affluenza: tutti gli analisti avevano sottolineato che se l’affluenza fosse stata elevata le chance per Rouhani sarebbero state molto più alte. Questo perché nel calcolo dell’elettorato gli indecisi o gli insoddisfatti dalla presidenza Rouhani, come le donne delle grandi città o gli studenti universitari laici, erano coloro che avrebbero potuto rimanere a casa, favorendo in questo modo Raisi.

Questo non è successo e dalle statistiche non ufficiali che arrivano da Teheran, proprio nelle zone in cui i giovani e le donne sono in maggioranza Rouhani ha avuto uno schiacciante vantaggio.

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La seconda analisi va fatta sul sistema elettorale e sull’idea di democrazia che è ormai presente ne mondo iraniano. Nel 2009, con la Presidenza di Ahmadinejad, le forze di sicurezza avevano grandemente influenzato il voto tanto che milioni di persone erano scese in piazza chiedendo l’annullamento delle elezioni. Questo non è successo e gli iraniani, dopo la tornata elettorale del 2013 che ha mostrato la possibilità del cambiamento ai vertici, sono più fiduciosi nel proprio voto e vanno a votare in massa per difendere il proprio spazio di democrazia.

Il terzo ragionamento invece va fatto sui conservatori. Il messaggio populista di Raisi, che in campagna elettorale aveva promesso 4 milioni di nuovi posti di lavoro, l’innalzamento delle pensioni e una sorta di reddito di cittadinanza non ha attecchito sulla popolazione e in particolare sulla popolazione più povera, che è da sempre il bacino elettorale dei partiti più conservatori. Bisogna anche ricordare che in previsione di una forza dirompente di Rouhani, i conservatori, per cercare di far convergere il voto su Raisi, erano anche riusciti a far ritirare Ghalibaf, attuale sindaco di Teheran e ex militare.

Il merito di questo fallimento è tutto di di Rouhani. Il presidente davanti agli attacchi sull’economia ha usato come risposta i grandi successi che la presidenza ha portato avanti, come il dato dell’inflazione passato dal 40% al 7%. Riportando dati reali agli occhi degli elettori ha abituato la politica iraniana ad una nuova visione e ha allontanata la visione identitaria e complottista che spesso ha caratterizzato la politica in Medio Oriente.

Il futuro dell’Iran

I progressisti sanno che la vittoria delle presidenziali non renderà più facile la propria road map per il rinnovamento del paese. Le forze conservatrici che sono padrone del deep state iraniano, termine con il quale indichiamo l’intricato sistema burocratico fedele al leader supremo che difende l’attuale stato delle cose, renderanno i prossimi quattro anni di Rouhani un inferno dal punto di vista politico. Il grande successo elettorale che il presidente ha avuto sarà la sua arma per cercare di forzare il sistema.

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Nel primo discorso ha promesso come punto fondamentale il garantire una qualche forma di responsabilità verso la popolazione proprio di quelle parti di paese che ancora vivono senza alcun controllo democratico. Il messaggio era rivolto verso il sistema giudiziario e verso i Pasdaran che, protetti dal Leader Supremo, comandano incontrastati parti del paese.

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Foto delle proteste del 2009 dopo i brogli elettorali

La promessa più importante però che il nuovo presidente deve mantenere è verso i giovani e le ali più liberali del partito. Le imposizioni dei servizi di sicurezza sono ancora molto forti nel paese e nonostante, come dice Sadegh Zibakalam, professore all’università di Teheran che ha invitato i giovani a scegliere, Rouhani, per evitare di finire in qualcosa di peggio, Raisi. Lo slogan “dobare Iran, un’altra volta Iran, ha convinto per questa volta gli attivisti dei diritti umani che adesso però vogliono avere un reale cambiamento, come la liberazione dei due leader dell’opposizione democratica iraniana Hosein Musavi e Mehdi Karrubi, in carcere dal 2009.

Fonti:

http://www.aljazeera.com/news/2017/05/iran-election-president-hassan-rouhani-takes-lead-170520042625946.html

https://www.foreignaffairs.com/articles/iran/2017-05-20/rouhanis-landslide-reelection?cid=int-lea&pgtype=hpg

http://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/view/irans-election-will-change-nothing

http://www.internazionale.it/bloc-notes//2017/05/18/iran-elezione-presidente

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