Il boomerang dell’autonomia catalana

Il primo ottobre 2017 in Catalogna si è svolto il Referendum per l’autonomia della Regione. Il popolo catalano ha provato ad esprimere la propria opinione sul futuro della propria terra. I media internazionali si sono concentrati sulla vicenda sopratutto in seguito all’intervento della Guardia Civil, che ha usato la forza per annullare la votazione. Fiumi di inchiostro sono stati scritti sulla legittimità o meno del voto. In questo articolo cerchiamo di analizzare gli effetti che questo clima di incertezza sta portando nell’economia della Regione catalana, forza trainante dell’economia spagnola.

Quando si parla di Catalogna ci si riferisce alla Regione più ricca di Spagna, alla locomotiva che traina la crescita. Se consideriamo il PIL prodotto dalla Regione, esso risulta pari ad un quinto del PIL totale spagnolo, addirittura il prodotto interno lordo supera quello della Grecia e del Portogallo (che si attestano circa a 200 miliardi di euro annui). Il PIL pro capite è superiore alla media nazionale e persino continentale: 27.600 euro contro i 24.100 della Spagna. Questo grazie alle circa 609 mila imprese operanti in terra catalana e ad un’industria che primeggia nel Sud Europa per grandezza ed apertura verso l’estero. Se effettuiamo un confronto con la Spagna, in Catalogna l’industria ha un peso del 21% sul PIL della regione mentre in Spagna non supera il 19%.

Le esportazioni, in costante crescita, raggiungono quasi il 35% del prodotto interno lordo e la naturale proiezione verso l’estero è confermata dalle mille imprese straniere che hanno aperto nuovi stabilimenti in Catalogna a partire dal 2003 per un investimento complessivo di circa 40 miliardi di euro (oltre il 25% degli investimenti diretti in tutta la Spagna nello stesso periodo), soprattutto nell’automobile, nei trasporti, nella chimica e nella farmaceutica. Per la Spagna la perdita di una Regione del genere assesterebbe un colpo pesantissimo all’economia e, di conseguenza, al suo peso politico nello scacchiere internazionale. Tuttavia, la possibilità dell’autonomia non è una minaccia solo per lo Stato spagnolo, ma anche per la stessa economia catalana. Questo discorso non riguarda tanto le medie o piccole imprese che operano nella Regione, per cui l’indipendenza non muterebbe quasi nulla, quanto le aziende e le compagnie multinazionali che hanno investito a a Barcellona, che poi rappresentano la vera ricchezza della Regione.

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Infatti, dai giorni immediatamente precedenti al referendum il clima di incertezza ha spinto alcune compagnie a spostare la propria sede in altre città spagnole. In seguito agli avvenimenti della giornata tale processo ha iniziato ad accelerare grazie al decreto emanato dal governo che facilita la possibilità per le aziende di spostare il proprio domicilio, creando un vero e proprio esodo. La giustificazione fornita dalle compagnie è quella di un movimento strategico mirato a difendere gli interessi dei propri azionisti, lavoratori e clienti. Molte di queste sostengono anche come tale manovra non dipende dagli avvenimenti politici catalani, anche se risulta difficile crederlo visto le tempistiche degli spostamenti.

Andando ad analizzare le compagnie protagoniste di tali spostamenti ci si rende facilmente conto che l’economia catalana sta rischiando grosso. Oryzon Genomics, azienda farmaceutica riconosciuta a livello internazionale,  è stata la prima ad annunciare lo spostamento della propria sede a Madrid in seguito al referendum. La compagnia ha spiegato la decisione sostenendo che essa è stata presa al fine di ottimizzare le operazioni e le relazioni con con i suoi investitori. Il mercato ha applaudito la decisione e il valore delle azioni è aumentato di quasi il 13% mercoledì. L’operatore delle telecomunicazioni Eurona è stato il secondo ad annunciare la sua partenza dalla Catalogna mercoledì alla chiusura del mercato, anche se a detta dell’azienda la possibilità di spostarsi era sul tavolo da un anno. Il cambio da Poblenou (Barcellona) a Rivas-Vaciamadrid (Madrid) è, secondo l’azienda, una mossa strategica per continuare la sua internazionalizzazione. I titoli, quotati in Borsa Alternativa (MAB), sono saliti al 7,24% alla chiusura della sessione di giovedì. Anche Proclinic, che opera nel ramo dell’odontologia e che fattura circa 100 milioni l’anno, ha annunciato il proprio spostamento a Saragozza nella giornata di mercoledì.

Ad ogni modo, il vero allarme è scattato giovedì scorso quando uno dei principali istituti di credito spagnoli, Sabadell, ha convocato una riunione straordinaria per decidere se spostarsi o meno. Poco prima delle 20:00 la decisione era stata presa: la Banca si sposta ad Alicante. Sull’onda di Sabadell anche Gas Natural Fenosa ha indetto una riunione straordinaria e ha deciso di spostare la sede “temporaneamente” a Madrid, per via della “insicurezza giuridica” della situazione catalana. Un altro gruppo bancario, Caixa, ha poi preso la stessa decisione della concorrente Sabadell, spostando la sede aziendale a Valencia. Tra gli altri nomi di compagnie che hanno deciso di spostare o che stanno ancora decidendo troviamo nomi famosi quali Banca Mediolanum, Seat, Nissan, Lidl e anche la azienda più antica del Paese, Codorníu nata nel 1551.

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Se questi sono dati preoccupanti, non bisogna dimenticare la complicatissima situazione che una possibile indipendenza della Regione catalana provocherebbe nelle relazioni tra quest’ultima e l’Unione Europea. In particolare verrebbero a mancare tutti quei trattati che regolano lo scambio all’interno dell’Unione e che la Catalogna avrebbe difficoltà a riallacciare per il sicuro veto della Spagna. Oltre a questo bisogna analizzare quale sia la moneta che verrebbe utilizzata e, soprattutto, come sarebbe valutata rispetto all’euro. Per il ministro dell’Economia spagnolo Luis de Guindos, << l’indipendenza sarebbe un suicidio economico e finanziario per la Catalogna che potrebbe perdere fino al 30% del suo Pil >>. Di diverso parere l’analisi effettuata da Goldman Sachs che invece auspica una maggiore autonomia per la Regione catalana al fine di permetterle di aumentare i propri investimenti.

Conclusioni

La vicenda dell’indipendenza catalana travalica i semplici discorsi sull’economia ed è riduttivo parlarne esclusivamente in termini economici. In questo articolo si è cercato di raccontare gli avvenimenti che stanno condizionando e modificando il tessuto economico della Regione più ricca di Spagna e che appunto potrebbero minarne la solidità. I manifestanti pro dialogo scesi in piazza con lo slogan “Hablamos” cercano di raffreddare la tensione tra le due parti. La questione è profonda e complicata, ma come al solito l’economia e gli affari non aspettano.

 

Fonti e Approfondimenti:

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