La svolta di Xi e i nuovi potenti cinesi

Marzo 2018 è stato un mese molto importante per la politica cinese guidata dal suo leader Xi Jinping. Il Congresso Nazionale del Popolo e la Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese hanno approvato alcune leggi che direzionano il colosso asiatico verso binari più definiti rispetto a qualche anno fa. L’autoritarismo di sviluppo che la Cina ha accettato come suo modello politico nei decenni che si sono susseguiti dalla morte del Grande Leader (lingxiu) Mao Zedong hanno portato un sistema non democratico con lo sviluppo economico come obiettivo.

Girando per le strade delle grandi città cinesi non è difficile imbattersi in busti e scritti del padre della patria comunista ma, allo stesso modo, è estremamente difficile trovare iconografie di Deng Xiaoping, Jiang Zemin o Hu Jintao. Xi Jinping, Presidente della Repubblica Cinese, capo della Commissione Militare Centrale e Segretario Generale del PCC, ha invece trovato spazio tra un busto in ceramica di Mao e un poster di Zhou Enlai.

Durante gli ultimi mesi Xi ha accentrato il potere in diversi modi tra cui quello di farsi chiamare “Leader del Popolo” (renmin lingxiu), attribuendosi l’appellativo utilizzato fino alla morte da Mao.

Qualche settimana fa Xi Jinping è stato eletto nuovamente Presidente della Repubblica Popolare Cinese per un secondo mandato, una prassi del regime e non un vero e proprio voto. La vera novità è stata che, a sorpresa, Xi ha fatto passare un emendamento costituzionale che eliminasse il limite di due mandati per il Presidente della Repubblica. Quindi, dopo aver fatto inserire il suo pensiero all’interno della Costituzione del Partito Comunista Cinese durante il XIX Congresso a ottobre 2017 e la mancata designazione di un suo successore, il leader cinese ha scoperto un’altra carta. 

L’importanza dell’articolo 79 della Costituzione Cinese del 1982 era quello di evitare un accentramento di potere (già fortemente esistente nel Paese) per un prolungato periodo. Deng Xiaoping fu l’ideatore di questo limite costituzionale per allontanare lo spettro di Mao dalle istituzioni cinesi una volta per tutte. Lo sviluppismo autoritario, infatti, è un regime che può essere utilizzato per un periodo di tempo ridotto e ha la necessità di cambiare verso un nuovo approccio nel momento in cui lo sviluppo economico inizia a dare dei frutti.

Rimanendo nell’ambito della Costituzione Cinese è da sottolineare anche un’altra novità introdotta da Xi Jinping: il giuramento. Nessuno nella storia comunista cinese aveva mai giurato sulla Costituzione fino a oggi, quando il leader del popolo insieme a tutto il Politburo Permanente hanno compiuto questo atto a metà strada tra il retorico e l’auto-legittimazione del proprio potere. Quello che può essere detto guardando un’immagine così simbolica e contestualizzandola all’interno di un panorama complesso è che nulla viene fatto senza uno scopo. Il percorso di accentramento che Xi ha intrapreso sin dal 2013, anno in cui è diventato il numero uno cinese, ha sia seguaci che detrattori. Esiste una paura diffusa e strisciante all’interno dei membri del partito riguardo allo slittamento della Cina verso un regime totalitario guidato da un uomo solo al comando. Il giuramento ha come obiettivo quello di sottolineare come le azioni del Leader del Popolo siano solo ed esclusivamente fatte in conformità alla Costituzione e che la fedeltà nei confronti del Paese è indubbia. Attraverso questo atto, quindi, la legittimità cercata da Xi Jinping non è solo meramente nei numeri di un’Assemblea Nazionale già estremamente fedele, ma nella ricerca di un legame diretto tra lui e il suo popolo. I cittadini cinesi sono obbligati a sottostare ai dettami della stessa Costituzione alla quale oggi anche il Presidente fa giuramento. Questo gesto così forte è ovviamente anche molto retorico e simbolico; è necessario ricordare come questa Costituzione sia flessibile e quindi facilmente emendabile dai legislatori e, in prima persona, dallo stesso Presidente.

Il potere di Xi in Cina si è affermato soprattutto attraverso la sua forte campagna anticorruzione, una capillare azione contro tutti gli individui corrotti. Nonostante non sia ben chiara la sincera natura di questa campagna (eliminazione di avversari politici o lotta all’economia sommersa?) è chiaro che tutti i livelli della scala sociale siano stati colpiti e che la frusta del governo non stia rallentando. Anzi. Tigri o mosche, ora la campagna anticorruzione prenderà una dimensione ancora più grande che mirerà non solo a scovare i corrotti all’interno del CCP, ma anche al di fuori.

Il National Supervisory Commission ha come obiettivo proprio quello di stabilire un ente nazionale che possa raggruppare le agenzie statali e le commissioni di partito anticorruzione sotto un’unica grande commissione gestita dal Presidente della Repubblica Popolare Cinese o da un suo uomo di fiducia. Quello che viene subito in mente è Wang Qishan, braccio destro di Xi, ex Segretario della Commissione Centrale di Ispezione Disciplinare (da dove la campagna venne ideata e organizzata dal 2013) e oggi nominato Vice Presidente della Repubblica Popolare Cinese. Ex membro del Politburo Permanente non è stato rieletto per motivi legati all’età (il limite per essere rieletti all’interno delle cariche del CCP è di 68 anni) ma il suo legame con Xi gli ha aperto una nuova strada, forse ancora più prestigiosa. Infatti, nonostante l’età Wang ricopre una carica che gli permette di partecipare alle sedute del Politburo Permanente con diritto di parola ma senza diritto di voto. Insomma il Politburo Permanente molto facilmente verrà modificato de facto, passando dai sette membri attuali, a sette membri e mezzo.

In tutto questo nuovo assetto politico-istituzionale una delle domande che ci si deve porre è che tipo di ruolo il Premier Li Keqiang ricoprirà. Li è stato risparmiato all’interno di un rimpasto politico importante e questo sottolinea come Xi Jinping preferisca avere gli eredi della corrente dell’ex leader Hu Jintao all’interno del suo governo, piuttosto che averli tutti al di fuori di esso. Ma c’è anche da dire che la figura del Vice Presidente ha riacquistato una forza che si è già imposta sulla figura del Premier e che quindi ridimensiona Li e il Consiglio di Stato. A questo elemento c’è da aggiungere anche come Xi Jinping non abbia mai lasciato a Li i compiti che di norma sono stati delegati alla figura del Premer, soprattutto quella dello sviluppo economico. Xi ha guidato quasi tutte le Commissioni Ristrette e quella Economico-Finanziaria, ha quindi sottratto potere al Premier in favore di quello che oggi è il Leader del Popolo indiscusso.

Fonti e Approfondimenti

http://www.scmp.com/news/china/policies-politics/article/2137398/will-wang-qishans-new-job-become-problem-communist

http://www.scmp.com/news/china/policies-politics/article/2137685/xi-aide-likely-head-chinas-anti-corruption-super-agency

http://www.scmp.com/comment/insight-opinion/article/2137136/chinas-president-life-not-xi-jinping-student-history

http://www.scmp.com/news/china/policies-politics/article/2136949/far-reaching-powers-chinas-new-super-anti-corruption

https://www.cfr.org/backgrounder/chinese-communist-party

https://www.foreignaffairs.com/articles/china/2018-03-06/xi-jinpings-new-watchdog?cid=int-lea&pgtype=hpg

https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2018/03/20/xi-jinping-imperatore

http://time.com/5205046/china-cabinet-positions/

https://edition.cnn.com/2018/03/16/asia/chinese-government-changes-intl/index.html

http://www.globaltimes.cn/content/1085070.shtml

 

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