Ricorda 1919: il Movimento del 4 maggio

Quest’anno si è celebrato il centenario del Movimento del 4 maggio 1919. Quel giorno, oltre tremila studenti cinesi scesero in piazza Tian’anmen per opporsi a ciò che vedevano come la risposta inefficace del governo cinese al trattato di Versailles. Il Movimento del 4 maggio, in cinese “Wusi” (五四运动, wusi yundong), cinque-quattro, e il suo attivismo politico, portò alla nascita del Partito Comunista nel 1921. La commemorazione del movimento e dei suoi obiettivi deve fare però i conti con l’incompatibilità ideologica della Cina di Xi Jinping. Il Partito esalta il movimento come un evento chiave per la diffusione del comunismo del Paese ma, allo stesso tempo, ha selezionato gli elementi legittimati e rimosso gli aspetti più scivolosi.

Le origini del Wusi

Le origini del Movimento del 4 maggio risiedono negli eventi della Prima Guerra Mondiale. Nel 1914, la Cina prese il controllo della penisola dello Shandong, precedentemente amministrata dalla Germania. Un anno dopo, il Giappone emise un elenco di 21 richieste, una delle quali incluse il riconoscimento del controllo giapponese su aree in Cina precedentemente influenzate dalla Germania. All’epoca la Cina era guidata dal governo corrotto di Anfu che si dichiarò d’accordo con i termini umilianti del Giappone. Nel maggio 1917 la Cina dichiarò guerra alla Germania a fianco degli Alleati, a condizione che tutte le sfere d’influenza tedesche, come lo Shandong, sarebbero state restituite alla Cina in caso di vittoria. In quanto luogo di nascita di Confucio, la provincia aveva un’importanza particolare per il Paese.

Regione dello Shandong. Fonte: Chinafolio

L’umiliazione cinese a Versailles

Nonostante il trionfo degli Alleati nel 1918, il trattato di pace stipulato a Versailles tra le principali nazioni ignorò completamente gli interessi della Cina. La decisione polverizzò le aspettative riposte dagli intellettuali cinesi in un possibile riscatto delle condizioni umilianti imposte dalle potenze straniere nell’800 con i trattati ineguali. I giovani della nazione accusarono particolarmente il colpo. Nati nell’atto finale della Cina imperiale, erano gli eredi di un impero caduto messi alla prova con la disparità tra la loro realtà e quella di un mondo più sviluppato. L’umiliazione del loro paese era la loro angoscia. Gli studenti di tutto il Paese inondarono l’Europa di telegrammi, supplicando la delegazione cinese in Francia di salvare l’orgoglio del Paese. Il governo cinese accettò tuttavia i termini del trattato di Versailles che seguiva le 21 richieste del Giappone. Questa decisione infiammò ulteriormente le proteste che sfociarono in quello che oggi è conosciuto come il Movimento del 4 maggio.

Salvare la Cina

Il 4 maggio 1919 oltre tremila studenti provenienti da 13 università di Pechino scesero in piazza Tian’anmen per protestare contro la decisione annunciata e contro la debolezza diplomatica della Cina. Gli studenti marciarono verso le ambasciate straniere distribuendo lettere di protesta a Ministri di vari Paesi. Incontrarono tre funzionari del governo cinese che avevano avuto un ruolo nella firma dei trattati con il Giappone. Gli umori della protesta si scaldarono sfociando velocemente nell’aggressione del Ministro cinese in Giappone e nell’incendio dell’abitazione di un Ministro simpatizzante del Giappone. A questo punto, la polizia affrontò i manifestanti, arrestandone 32. In poco tempo, proteste simili a quelle di Pechino sono scoppiate in diverse altre città, tra cui Shanghai, Nanchino, Tianjin e Guangzhou. A giugno, furono organizzati scioperi sindacali e la chiusura di alcuni negozi rese più tesa la situazione. Alcuni residenti giapponesi vennero attaccati e le merci giapponesi boicottate.

Le dimostrazioni del 4 maggio. Foto: Handout.

I disordini continuarono fino a quando il governo di Pechino non aderì ad alcune delle richieste dei manifestanti e convenne che gli studenti arrestati sarebbero stati rilasciati. Di fatto, l’intero governo si dimise e, a Versailles, la delegazione cinese dichiarò di non essere disposta a firmare il trattato di pace. Gli argomenti sul problema dello Shandong continuarono per altri tre anni e, solo alla Conferenza di Washington del 1922, la questione fu definitivamente risolta. Il Giappone ritirò la sua rivendicazione territoriale.

Democrazia e Scienza

“Mr Democracy e Mr Science. Solo questi due gentiluomini possono salvare la Cina dall’oscurità politica, morale, accademica e intellettuale in cui si trova” affermò Chen Duxiu (陈独秀), uno dei leader intellettuali del Movimento di nuova cultura nonché uno dei fondatori del Partito comunista cinese.

Quel 4 maggio del 1919, per la prima volta, la definizione di nuove idee e valori fu accompagnata da un dibattito parallelo che riconosceva la tradizione confuciana come la vera responsabile dell’arretratezza cinese e del conseguente sorpasso occidentale. Pragmatisti, liberali, metafisici, anarchici e darwinisti riconobbero il bisogno un distacco totale dalle tradizioni confuciane gerarchiche e conservatrici per garantire al Paese uno sviluppo importante.

In questo momento storico si sancì il passaggio da una concezione di modelli ciclici di cambiamento in linea di continuità con il passato a una concezione occidentale di progresso su basi scientifiche ed evoluzionistiche. I nazionalisti cinesi chiesero il rifiuto dei valori tradizionali e l’adozione degli ideali occidentali di “Mr. Science” (赛先生, sài xiānsheng) e “Mr. Democracy” (德先生, déxiānsheng) al posto di “Mr. Confucio”, per rafforzare la nuova nazione. Queste visioni e programmi iconoclastici e anti-tradizionali hanno modellato la politica e la cultura della Cina fino al presente.

Commemorazione selettiva

Mentre gli intellettuali cinesi attaccavano i valori confuciani tradizionali e abbracciavano le idee occidentali, il loro attivismo politico alla fine portò alla nascita del Partito Comunista nel 1921. Alcuni leader della protesta che divennero fondatori del partito. Allo stesso tempo però, l’eredità ideologica è incompatibile con il contesto attuale. Se il Movimento di nuova cultura si caratterizzava per una violenta spinta iconoclasta, la Cina di Xi acquisisce legittimità attingendo alla tradizione cinese confuciana come misura contro influenze esterne potenzialmente destabilizzanti. Libera stampa, democrazia e altri concetti tipicamente occidentali esaltati dalla generazione del 4 maggio sono stati demonizzati.

Foto: Frederic J. Brown, Getty Images

Il 4 maggio 1919 rappresenta uno storico evento a cui la leadership comunista deve le proprie basi politiche ed ideologiche, ma allo stesso tempo dannoso per aver inaugurato i movimenti studenteschi in grado di sovvertire il potere. Da allora la leadership ha cercato con zelo di esaltare il movimento come un evento chiave per la diffusione del comunismo nel Paese.

Relegazione del movimento

Il 4 maggio, in Cina si festeggia il Qingnian Jie (Giornata della gioventù). La ricorrenza è introdotta nel dicembre 1949, dopo la fondazione della Repubblica popolare, in memoria del Movimento di nuova cultura. Quest’anno, il Consiglio di Stato ha modificato il calendario annunciando un prolungamento del May Day (ponte del 1 maggio) di tre giorni, includendo la ricorrenza del 4 maggio in una pausa vacanziera più generica. Le ferie serviranno ad allontanare gli abitanti della capitale dai tradizionali luoghi di raccolta, mentre lo spazio online è stato “armonizzato” rimuovendo dalle piattaforme i riferimenti musicali agli eventi del 1919.

Nazionalismo e patriottismo, gli elementi legittimati

La Cina di Xi Jinping oggi guarda le umiliazioni dell’800 dal secondo gradino della gerarchia mondiale e il nazionalismo del 4 maggio serve da arma di distrazione in tempi di difficoltà economiche e collante sociale davanti alle nuove sfide nella scena internazionale. E’ un evento che necessita di un filtro politico attraverso cui selezionare gli elementi “legittimati”, rimuovendo gli aspetti più scivolosi. In quest’ottica, per la celebrazione del centenario, Xi ha salutato gli studenti manifestanti di 100 anni fa come eroi della patria che hanno preso posizione contro l’imperialismo e il feudalesimo. Il loro movimento era incentrato sul patriottismo, il progresso, la democrazia e la scienza, ma il presidente ha messo in evidenzia l’amore per il Paese: “La storia ha dimostrato in modo profondo che il patriottismo è affluito nel sangue della nazione cinese fin dall’antichità”, ha affermato lo scorso maggio.

Foto: Adolfo Arranz

Prima della celebrazione del centenario, Xi ha presieduto un incontro del Politburo, per discutere dei modi per migliorare lo studio della storia e del significato del movimento. In quest’occasione il presidente ha cercato di integrare lo “spirito” del 4 maggio nella narrazione del partito, il solo che può guidare la gioventù del paese verso il suo obiettivo di ringiovanimento nazionale. Nel suo discorso, lo “spirito” rappresenta il nazionalismo e il patriottismo della gioventù cinese: tutte le questioni di valore alla fine si riducono alla questione fondamentale della legittimità e del potere del Partito. Per questo motivo, non si ritroveranno mai i concetti di democrazia e scienza, invece fondamentali per il Movimento del 4 maggio nel 1919 e che hanno ispirato la gioventù cinese in altre epoche durante i decenni di intercessione (non da ultimo nella primavera del 1989).

Fonti e approfondimenti

David Bandurski, “100th anniversary of the May Fourth Movement: How China buried ‘Mr Democracy“, HKFP, maggio 2019.

Jeffrey N. Wasserstrom, “May Fourth, the Day That Changed China“, NY Times, maggio 2019.

Wang Xiangwei, “China’s May 4 and June 4 Tiananmen protests: Communist Party only sees patriotism where it suits“, SCMP, maggio 2019.

Alessandra Colarizi, “Del 4 maggio sopravvive solo il nazionalismo”, Il Manifesto, maggio 2019.

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