L’esercizio del “Resistere”

Il 25 Aprile si festeggia la festa della liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti grazie all’opera dei Partigiani e degli alleati. Tutti gli anni rispetto a questa ricorrenza assistiamo al solito dibattito tra coloro che onorano le gesta eroiche della Resistenza e coloro che la ritengono una festa vuota, auspicando alle volte che la liberazione non sia mai avvenuta.

Del resto questo dibattito è estraneo alla maggior parte della popolazione la quale vive con freddezza la ricorrenza vedendola più come un giorno di vacanza che come un evento da cui trarre insegnamenti o memoria.

Noi come Redazione riteniamo che le gesta e l’importanza di coloro che hanno fondato l’Italia Repubblicana vadano assolutamente ricordate, ma riteniamo anche necessario sottolineare l’importanza del verbo “resistere”. Questo concetto è alla base degli sforzi eroici che oggi celebriamo, ma anche di quelli che ogni giorno si compiono nel mondo e  spesso non vengono raccontati.

Resistere è un concetto che nell’immaginario collettivo, non solo italiano, riporta alla mente la lotta contro un potere dittatoriale o straniero che schiaccia le libertà e la voce di un popolo. Questo senso del verbo “resistere” nell’Europa democratica, almeno nella forma, viene percepito come un tema molto lontano, ma di eroi di questo tipo di Resistenza nel resto del mondo ne nascono tutti i giorni.

Mentre noi parliamo e aspettiamo la formazione di un governo in nome della Costituzione nata dalla Resistenza, nel mondo la Resistenza ancora esiste. Nei cantoni curdi siriani la Resistenza si svolge ancora oggi. I giovani curdi si nascondono, combattono e muoiono come i nostri nonni contro un potere che vuole negare loro la libertà di parola, di espressione e di esistenza. Resistere a Erdogan, come era stato già fatto contro Saddam Hussein, Khomeini e altri innumerevoli personaggi, è un modo per combattere contro un’idea che al dialogo oppone la decisione personale, alla democrazia oppone l’autoritarismo e alla parola oppone il manganello e i proiettili. Allo stesso modo e contro le stesse imposizione combattono molti altri gruppi di resistenza in tutto il mondo.

Questo tipo di definizione potrebbe indicare che solo coloro che si armano e combattono risultano essere Partigiani ai giorni nostri. In realtà sono moltissimi gli  eroi della Resistenza che tutti i giorni combattono per portare avanti le proprie idee e la difesa dei diritti propri e degli altri. Le armi sono varie penne, manifesti e anche i propri stessi corpi. Di fatto il resistere è in realtà un esercizio che necessita una pratica quotidiana e non sono solo straordinaria contro una Gestapo, di qualsiasi bandiera colore o credo essa sia.

“Resistere per rimanere umani” è un concetto basilare per molti movimenti e molti paesi. Paesi come Cuba che decidono di aprirsi al pluralismo ma, allo stesso tempo, mantengono la volontà di difendere i propri valori del socialismo con la difesa dell’uomo e della divisione equa delle ricchezze nazionali, sono in realtà paesi di Resistenza.

La dignità umana e la diversità umana è il tema centrale di tutte le battaglie di liberazione che si svolgano nei boschi, in una trincea, in un’azienda o in una piazza.

Un tema che oggi è entrato nel campo del resistere è la dignità del lavoro. Non sono degli uomini di resistenza coloro che affermano che non è possibile essere tracciati e controllati in ogni aspetto del proprio lavoro per una paga che non garantisce una vita degna di questo termine e un orario di lavoro che rende l’uomo simile ad una macchina? Noi non lo vediamo se non per saltuari servizi sui media, ma questo avviene tra gli scaffali dei nostri pacchi di Amazon. Lì qualcuno ha deciso di resistere, magari anche solo raccontando la sua storia o decidendo di scioperare e, dunque, non essere pagati pur di ricevere almeno il rispetto.

Black Lives Matter, Occupy Wall Street o i vari movimenti per la difesa di diritti della comunità LGBT sono il cuore battente della resistenza attuale. Persone le quali decidono di combattere contro un potere o contro una maggioranza pronta a definirci e  a dirci che siamo inferiori perché abbiamo un determinato colore della pelle, che dobbiamo avere meno opportunità perché non abbiamo determinati mezzi economici, che siamo sbagliati perché amiamo qualcuno del nostro stesso sesso. La Resistenza di oggi si combatte sui barconi nel Mediterraneo, lungo le fratture della società capitalista e non solo tra boschi e trincee in qualche lontano paese non democratico.

Per noi mondo europeo occidentale i diritti sono diventati i valori da difendere, le urne sono diventate le trincee e il voto è diventato il nostro proiettile più devastante. Ma nel caso i primi vengano traditi e le nostre due altre armi non vadano a segno, per esercitare la nostra azione di resistenza dobbiamo costruire una opposizione seria.

Opposizione e resistenza diventano sinonimi quando movimenti populisti di destra minacciano di distruggere l’essenza stessa della nostra società: la scelta democratica. Le criticità che questo sistema di governo ha dimostrato nel tempo sono molte, ma resta l’unico a garantire il rispetto delle minoranze e dell’altrui pensiero, che in fondo è l’essenza stessa dell’idea di resistere.

Esercizi di resistenza si svolgono intorno a noi in tutti i momenti. È un eroe della Resistenza Marielle Franco, morta per combattere contro il degrado delle favelas. Sono eroi della Resistenza gli studenti universitari francesi che non vogliono accettare una valutazione dall’alto che infici sul futuro di un ragazzo. Sono eroi della resistenza coloro che chiedono la libertà di parola dalla Russia all’Iran, dagli USA al Venezuela. Intorno a noi la pratica del resistere è viva e vegeta, a noi il compito di riconoscerla e praticarla per poter  vivere nei valori dei Partigiani che ci hanno regalato col sangue libertà e democrazia.

“Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere” Bertolt Brecht

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