L’Organizzazione Mondiale Contro La Tortura: intervista al Segretario Generale Gerald Staberock

Nel 1985 veniva creata l’Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT), organizzazione non governativa con base a Ginevra, che è oggi in prima fila per la lotta contro torture, sparizioni ed esecuzioni forzate in tutto il mondo, potendo contare su una rete di più di 300 organizzazioni affiliate e migliaia di corrispondenti. L’organizzazione gode oggi di uno status consultivo presso diverse istituzioni quali l’ECOSOC, l’Organizzazione internazionale del lavoro, la Commissione africana per i diritti umani e dei popoli, il Consiglio d’Europa e molte altre ancora.

(Versione in inglese QUI.)

Il compito principale dell’OMCT  è quello di fornire assistenza medica, legale e sociale alle vittime di torture, anche attraverso lo sviluppo di programmi specifici, con cui l’organizzazione si impegna a fornire sostegno alle categorie più vulnerabili, come donne, bambini e difensori dei diritti umani.

A tal riguardo, ci siamo occupati qualche tempo fa della Dichiarazione dei Difensori dei Diritti Umani, siglata nel 1998. Per comprenderne più a fondo gli sviluppi e, allo stesso tempo, analizzare il lavoro dell’OMCT in questo campo siamo entrati in contatto con il Segretario Generale dell’Organizzazione, Gerald Staberock.

 

Nel 1998 è stata siglata la Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, quali sono stati gli sviluppi in questo campo da allora?

L’adozione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani vent’anni fa è stata di fondamentale importanza. Si può dire, infatti, che essa abbia riconosciuto, con un ritardo di cinquanta anni (dopo la Dichiarazione Universale) che non puoi aspettarti di garantire veramente questi diritti se non riconosci e difendi i difensori dei diritti umani.
Prendiamo ad esempio la tortura: sì, gli stati devono prevenire il compimento della tortura secondo il diritto internazionale, ma sono gli attivisti locali, gli avvocati, i dottori, le ONG ecc. che, in pratica, aiuteranno le vittime, le seguiranno nei loro casi, denunceranno e riferiranno o avranno le competenze per aiutare gli stati che vogliono prevenire la tortura. La dichiarazione riconosce questo ruolo e chiede agli Stati di fare ciò che appare evidente: aiutarli nel loro lavoro e proteggerli.
Dal 1988 abbiamo visto da un lato la creazione di un meccanismo di protezione speciale a livello internazionale e, allo stesso tempo, abbiamo visto crescere il movimento per i diritti umani. Non siamo mai stati così globali come oggi. Quasi ovunque nel mondo le persone lavorano per combattere l’ingiustizia o per i loro diritti. Lavoriamo all’OMCT con oltre 200 gruppi locali contro la tortura, in qualsiasi parte del mondo. Ciò dimostra anche che i diritti umani non sono solo occidentali, come spesso ci sentiamo dire. L’altro lato, che è quello più  serio della medaglia è – in parte come risposta da parte di coloro che temono il cambiamento e le spinte verso una maggiore libertà – un forte aumento degli attacchi nei confronti difensori dei diritti umani. Assistiamo ad un aumento di uccisioni e persecuzioni e a un ampliarsi di legislazioni che chiudono gli ambiti per la capacità di proteggere.

Quali sono oggi i paesi in cui questi diritti non sono rispettati e protetti?

È sempre difficile stilare classifiche. Di fatto vediamo un drammatico deterioramento dello spazio per i difensori, e ciò va a scapito delle vittime in tutto il mondo.
Ci sono stati in conflitto o con governi autoritari, ma ci sono anche paesi formalmente democratici come in America Latina e Centrale, in cui si registra il più alto tasso di uccisioni dei difensori dei diritti umani – spesso con complicità da parte del mondo dell’imprenditoria.  Ci sono poi intere regioni, come l’ex Unione Sovietica, in cui il termine difensore dei diritti umani è diventato un’etichetta pericolosa.

Ma la situazione non è migliore neanche in Europa, guardiamo ad esempio oggi in Ungheria, dove ci sono continue minacce contro le ONG e crescono anche movimenti populisti in Europa, che sembrano dire che i diritti umani non sono più da considerare un problema attuale. Ma non è così! Giustizia sociale, diritti umani e responsabilità restano la  scelta migliore contro l’intolleranza e l’arbitrarietà!

Cosa si può fare per cambiare la situazione e migliorare la dichiarazione?

La dichiarazione va bene. Non abbiamo bisogno di una nuova dichiarazione, ma di azioni orientate alla sua protezione. Abbiamo bisogno che gli Stati smettano di vedere i difensori dei diritti umani come una minaccia, per vederli come forze del cambiamento. Abbiamo bisogno che i paesi europei assumano la leadership – specialmente quando gli Stati Uniti stanno perdendo il proprio ruolo – e continuino a proteggere i difensori. Purtroppo, però, nelle capitali europee si parla sempre più di ridurre l’importanza dei diritti umani.

A proposito di questo, come ha contribuito a tal fine l’OMCT in questi anni?

L’OMCT ha, negli ultimi vent’anni, costruito sistemi di protezione o ha spinto affinché questi giocassero un ruolo più centrale. Ma ogni singolo difensore dei diritti umani che viene minacciato, trattenuto o molestato ha bisogno necessariamente di protezione . Questo è ciò che più conta per noi: ossia come possiamo dare l’allerta quando un difensore è minacciato, ricordandoci che questo deve accadere immediatamente. Ottenere notizie istantanee può fare la differenza tra la vita e la morte, e quando gli stati pensano di poter intimidire i difensori devono sapere che non ciò non passerà inosservato, ma che ci sarà un prezzo da pagare per questo. Questo è il motivo per cui l’OMCT opera da 20 anni in un programma di protezione e SOS chiamato “Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani”. Ad oggi, molte delle donne e degli uomini che lavorano su casi di tortura più delicati vengono quotidianamente minacciati, soprattutto in Cecenia, Burundi, Honduras o nelle Filippine.

Passiamo ora a parlare della vostra Organizzazione, dal 1985 vi occupate di combattere la tortura, le sparizioni e le esecuzioni sommarie, ed ogni altro trattamento crudele, inumano o degradante, come viene riportato nel vostro manifesto.
Quali sono ora i Paesi in cui l’Organizzazione sta lavorando attivamente? 

L’OMCT funziona in tutto il mondo nei paesi in cui regnano la tortura e l’impunità. Siamo in qualche modo un sistema di salvataggio quando l’azione locale viene minacciata. Lavoriamo in oltre 60 paesi, proteggendo e assistendo le vittime, sostenendo le riforme per porre fine alla tortura e contribuendo a costruire la capacità di proteggere. E sì, aiutiamo i difensori dei diritti umani in pericolo a causa di ciò che fanno.

Quali sono gli obiettivi per i prossimi anni? Quali mezzi pensa che debbano essere sviluppati per raggiungere questi obiettivi? È la comunità internazionale a darti sostegno in questi combattimenti?

Penso che dobbiamo investire e raddoppiare i nostri sforzi a livello globale contro la messa in discussione dei diritti umani. I diritti umani hanno bisogno di governi illuminati, ma soprattutto della società civile locale per garantire che la tortura non possa essere giustificata. Dobbiamo mobilitarci come rete e come movimento – questo è il nostro compito per i prossimi anni, che si concentrerà sul sostenere i partner e respingere tutti quei discorsi per cui la tortura può in qualche modo essere accettabile.

Com’è la situazione nel contesto dell’Unione Europea e nei Paesi dell’UE?


Da un lato, l’UE ha fatto importanti passi avanti nell’istituzione di un meccanismo UE per lo sviluppo delle risorse umane, denominato protectdefenders.eu, di cui OMCT è una forza guida.
E sì, i difensori hanno molta speranza nella solidarietà che viene espressa nei confronti della loro causa. Quando parliamo con i partner ci rendiamo conto di quanto valore e aspirazione l’UE crea. Purtroppo, la realtà interna è spesso deprimente. I diritti umani devono essere protetti anche a casa, anche in Italia. E ciò dipende da tutti noi!

 

Fonti e Approfondimenti:

http://www.omct.org
http://www.ohchr.org/EN/Issues/SRHRDefenders/Pages/Declaration.aspx
PROTECT DEFENDERS

 

 

 

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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