Ricorda: il 1998 e la nascita della Banca Centrale Europea

Il primo giugno del 1998 veniva istituita la Banca Centrale Europea, entrando a far parte delle sette istituzioni che compongono oggi l’Unione Europea. La BCE fa parte del Sistema Europeo delle Banche Centrali insieme alle controparti di ognuno dei 28 Stati Membri. Inoltre, la BCE rappresenta l’autorità monetaria dei 19 paesi che hanno adottato l’Euro, componendo insieme a questi l’Eurosystem. Fino a quando esisteranno stati membri che adotteranno valute diverse, l’Eurosystem e il SEBC coesisteranno.

Storia

Nel 1998 la Commissione Delors fu incaricata di tracciare un percorso verso l’Unione Economica e Monetaria. Il successivo “Rapporto Delors” proponeva, dunque, di raggiungere tale risultato in maniera progressiva attraverso tre step.

  • Il primo step (1990-1993) era il completamento del mercato interno, nello specifico la liberalizzazione dei movimenti di capitali e la cessazione del finanziamento alle pubbliche autorità da parte delle banche centrali;
  • Il secondo step (1994-1998) era il raggiungimento della “convergenza” tra le economie degli stati membri. Il Trattato di Maastricht (1992) stabilì, a tal proposito, quattro criteri di monitoraggio;
  • Il terzo ed ultimo step (1999-2002) sarebbe stato caratterizzato dall’introduzione dell’Euro. Il vertice di Madrid del 1995 stabilì sia la data di partenza per il terzo step al 1 gennaio 1999, fissando il tasso di cambio definitivo tra i vecchi coni e l’euro, che la data di chiusura al 2002.

Il rapporto portò alla firma del Trattato di Maastricht nel 1992 che istituiva la moneta unica, la cui stabilità doveva essere assicurata concentrandosi sulla stabilità dei prezzi. Il SEBC e la BCE vennero incaricate di perseguire questo particolare obbiettivo. Il Trattato inoltre stabiliva i quattro criteri sopra accennati, i cosiddetti “convergence criteria”:

  1.  Tasso di inflazione non superiore dell’1,5% rispetto a quello medio dei tre paesi a più bassa inflazione;
  2. Disavanzo pubblico non superiore al 3% del PIL;
  3. Debito pubblico non superiore al 60% del PIL;
  4. Tassi di interesse nominali a lungo termine non superiori del 2% rispetto a quelli medi dei tre paesi a più bassa inflazione.

Inoltre, entrare nell’Unione Economica e Monetaria richiedeva garantire l’indipendenza della propria banca centrale.

Organizzazione, Compiti e Strumenti

La BCE nacque, dunque, il primo giugno 1998 e divenne totalmente operativa il primo gennaio 1999. La sua organizzazione dettata dallo statuto prevede un Governing council e un Executive board quali organi decisionali. Quest’ultimo è costituito da presidente, vice-presidente e quattro membri nominati dal Consiglio Europeo. Il Governing council è invece composto dai sei membri sopra citati con l’aggiunta dei governatori delle banche centrali dei paesi facenti parte dell’Eurosystem, a tale organo spettano le decisioni definitive quali la formulazione della politica monetaria e la fissazione dei tassi di interesse. I membri di entrambi gli organi hanno un mandato di otto anni.

Politica Monetaria

L’obbiettivo primario della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, ciò comporta salvaguardare il valore dell’euro. Tutta la politica monetaria è realizzata tenendo a mente questo obbiettivo. La stabilità dei prezzi non è tuttavia definita dai trattati, nel corso degli anni questa è stata inquadrata come un tasso di inflazione da tenere al di sotto ma tendente al 2% nel medio termine. Senza pregiudicare l’obbiettivo della stabilità dei prezzi i trattati permettono alla BCE e al ESCB di supportare le politiche economiche dell’Unione in ottica di contribuire agli obbiettivi di questa.

Gli strumenti “classici” attraverso cui la SEBC e la BCE regolano l’offerta di moneta sono:

  • Fissazione dei tassi d’interesse;
  • Operazioni di mercato aperto, che consistono nell’acquisto o nella vendita di titoli presso gli operatori al fine di controllare la base monetaria. Conseguenza della vendita di titoli sarà la diminuzione della liquidità nel sistema economico e finanziario. Viceversa, con l’acquisto di titoli verrà immessa liquidità nel sistema.
  • Operazioni su iniziativa delle controparti (banche): consistono in due tipi di operazioni che rispettivamente iniettano o assorbono liquidità nel breve periodo. Una banca può, a un tasso prestabilito, sia chiedere un prestito alla banca centrale che depositare un ammontare di liquidità presso questa.
  • Modifiche del coefficiente di riserva obbligatorio delle banche: le riserve obbligatorie sono imposte alle banche e consistono nell’obbligo di depositare presso le banche centrali nazionali dell’area dell’euro depositi di un determinato ammontare. Il risultato è la stabilizzazione dei tassi d’interesse nel mercato monetario e il controllo dell’espansione monetaria.

Unione Bancaria

Oltre alle politiche monetarie la BCE svolge compiti di supervisione del sistema bancario. Dopo la crisi del 2008 venne creata l’Unione Bancaria fondata su due pilastri: Il Single Supervisory Mechanism (SSM) e il Single Resolution Mechanism (SRM).

Il SSM rappresenta il sistema di supervisione bancario a livello europeo, coinvolgendo sia la BCE che le autorità di controllo nazionali. Una serie di istituti di credito ritenuti “significativi” vengono controllati direttamente dalla BCE mentre le banche meno grandi vengono controllate dalle singole autorità nazionali, tuttavia la BCE può in qualsiasi momento prendere il posto delle autorità nazionali, esercitando così il controllo su qualsiasi istituto. Nello specifico la significatività di una banca è individuata seguendo alcuni indicatori:

  • Il valore dei suoi asset è superiore ai 30 miliardi;
  • Il valore dei suoi asset è superiore ai 5 miliardi e al 20% del PIL del paese in cui opera;
  • Il posizionamento nei primi tre posti per grandezza delle banche di un paese;
  • La mole di attività tranfrontaliere operate dall’istituto;
  • La richiesta da parte dell’istituo, o il ricevimento, di assistenza dei fondi di salvataggio europei.

Parallelamente il SRM permette agli istituti di credito in difficoltà, operanti sotto il SSM, di ricevere assistenza finanziaria. La ratio di tale strumento è evitare l’impatto dei fallimenti bancari sulle economie degli stati membri e sui debiti pubblici di questi.

Venti anni dalla nascita e dieci dalla crisi del 2008: le lezioni apprese e quelle inascoltate.

La grande crisi europea è stata in realtà la combinazione di due crisi successive: quella finanziaria globale iniziata negli USA e la crisi dei debiti sovrani, tutta europea. La deregolamentazione dei sistemi bancari avvenuta tra anni 80 e 90  ha cambiato drasticamente la finanza, specie quella statunitense, rendendo le banche libere di rischiare di più in cambio di alti rendimenti. Nel frattempo un segmento fondamentale del mercato statunitense, quello edilizio, andava gonfiandosi di mutui divenuti insostenibili che spacchettati venivano scambiati dalle banche più grandi del mondo. Quando i prezzi delle case crollarono questo castello di carte crollò.

Le banche centrali come prima risposta hanno preso risolute misure per rifornire di liquidità le banche ed abbassare i tassi di interesse, la prima lezione da imparare è che la risposta della BCE è stata troppo lenta rispetto alla Federal Reserve Americana. Seppure in ritardo, strumenti non convenzionali in risposta alla crisi come il quantitative easing sono stati messi in campo dalla BCE  ma tali risposte devono fare i conti con la loro portata temporanea, limitata appunto dal tasso di inflazione oramai prossimo al limite fissato. Sempre dopo qualche anno (2014) si è intensificata la supervisione sugli istituti di credito europei da parte della BCE (ma solo per grandi istituti). Se il controllo operato da Francoforte funzionerà le banche da un lato recupereranno credibilità e stabilità, dall’altro risulteranno meno frammentate e maggiormente integrate a livello europeo.

Infine, la crisi ha mostrato importanti debolezze della costruzione europea. La palese mancanza di una disciplina fiscale in alcuni paesi, l’incoerenza di strumenti quali il Patto di Stabilità e Crescita e le difficoltà nella creazione di una Unione Fiscale.  L’assenza di una efficiente regolazione bancaria a livello europeo e la limitatezza di una completa supervisione da parte delle istituzioni preposte. La difficoltà della BCE nell’agire come prestatore di ultima istanza.

Tante altre debolezze potrebbero essere citate, così come sono stati tanti i passi in avanti compiuti negli anni più duri di una crisi che sembra concludersi lasciando profonde cicatrici su alcuni paesi europei. Di certo la struttura della governance europea dimostra le sue carenze rispetto ad un governo europeo tanto necessario quanto impossibilitato dalle classiche politiche nazionali.

 

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