Politiche energetiche americane: l’urgenza di una nuova fase

Nel precedente articolo abbiamo discusso quali sono i punti fondamentali del Green New Deal, il nuovo piano economico, energetico e sociale della sinistra democratica negli Stati Uniti. Caratteristica principale di questo piano è la transizione verso un mix energetico nazionale che trasformerebbe l’economia del Paese in un’economia ad emissioni zero.

energia solare
Fonte: Wiki

Il paradosso dell’abbondanza

L’utilizzo di un mix energetico che attinge da fonti pulite e rinnovabili non è però solamente una novità rispetto alle attuali politiche trumpiane, ma rispetto a tutta la storia delle politiche energetiche americane. Tali politiche, che riguardano la scelta di come e quanto utilizzare le risorse naturali disponibili, si sono fino ad oggi basate sull’abbondanza di fonti energetiche accessibili agli Stati Uniti. Tuttavia, in quanto fonti non rinnovabili, presentano problemi ormai impossibili da ignorare: sono destinate a esaurirsi, e il loro prolungato utilizzo ha causato conseguenze irreversibili sugli equilibri climatici a livello nazionale e globale, che non possono essere ulteriormente aggravate.

Una storia fossile

Possiamo dividere la storia delle fonti energetiche americane in tre grandi fasi.
La prima, iniziata dalla fondazione del Paese nel XVIII secolo, caratterizzata prevalentemente dall’utilizzo di legname.
La seconda, dal XIX all’inizio del XX secolo, in cui il carbone è diventato protagonista assoluto.
La terza, iniziata dalla metà del Ventesimo secolo e che dura fino ad oggi, in cui petrolio e gas naturale hanno prevalso sul carbone. Negli anni sessanta i combustibili fossili hanno permesso di sostenere la continua espansione economica del dopoguerra, con centrali elettriche a carbone a servire fabbriche ed abitazioni, e raffinerie di petrolio a produrre combustibili per i trasporti e prodotti petrolchimici per beni di consumo.

Negli anni settanta, tuttavia, la politica energetica americana è entrata in quella che gli analisti definiscono “la lunga transizione” dai combustibili fossili a fonti più sostenibili. È in questo periodo infatti che diversi gruppi ambientalisti iniziano a promuovere nuovi molteplici approcci al processo decisionale e ai modi di pensare l’energia, i quali comprendono tentativi di conservare l’energia non utilizzata, ridurre l’inquinamento e migliorare la salute pubblica.

Questa transizione, della cui importanza si è iniziato a parlare 50 anni fa, non è ancora avvenuta. Ecco infatti i dati dell’U.S. Energy Information Administration sul consumo energetico da diverse fonti energetiche nel 2017, in cui le fonti fossili costituiscono l’80% del mix energetico. Questo quadro è ovviamente variato negli ultimi anni. Nel 2008 la produzione energetica a carbone ha raggiunto un picco con un trend negativo che è durato fino al 2016, seguito da un aumento del 6% nel 2017, raggiungendo gli stessi livelli di produzione del 1979. Il gas naturale ha raggiunto il record di produzione nel 2015 posizionandosi al primo posto tra le fonti energetiche, grazie a tecniche di perforazione e produzione più efficienti ed economiche e al conseguente crollo dei prezzi, che a sua volta ha contribuito all’aumento dell’uso del gas naturale nei settori elettrico e industriale. La produzione dei liquidi degli impianti a gas naturale, estratti da quest’ultimo prima che venga immesso nei gasdotti per il trasporto ai consumatori, è aumentata parallelamente, raggiungendo il livello record nel 2017.

La produzione di petrolio greggio è generalmente diminuita negli anni tra il 1970 e il 2008, con un’inversione di tendenza nel 2009. Nel 2015 e nel 2017 la produzione è stata rispettivamente la seconda e la terza più alta mai registrata, grazie a tecnologie di perforazione e di produzione più economiche hanno contribuito ad aumentare la produzione, soprattutto in Texas e North Dakota.

La produzione e il consumo totale di energia rinnovabile hanno entrambi raggiunto livelli record nel 2017, nonostante la produzione di energia idroelettrica nel 2017 sia stata inferiore di circa il 2% rispetto alla media di 50 anni. Ad aumentare complessivamente la produzione da fonti rinnovabili è stata infatti la maggiore produzione di energia eolica e solare.

Le politiche di Obama

Passi avanti, o almeno promettenti, verso una transizione a fonti energetiche sostenibili e rinnovabili, sono stati quelli del presidente Obama durante i suoi due mandati presidenziali. La visione di Obama, il quale aveva puntato molto sul concetto di green economy già dalla sua prima campagna elettorale, era quella che a guidare l’economia mondiale nei prossimi decenni sarebbe stato il Paese leader nelle tecnologie pulite.

Con questa idea in mente aveva proposto il Clean Energy Standard per produrre l’80% dell’elettricità da fonti come vento, sole e carbone “pulito” e gas naturale – che emette circa la metà di gas serra rispetto al carbone – entro il 2035. La politica energetica di Obama infatti, nota come “all of the above”, prevedeva un mix di fonti che, pur non escludendo il petrolio e il carbone, cercava di limitarne l’uso a favore di rinnovabili e gas naturale, indebolendo l’industria del petrolio e privandola dei controversi sgravi fiscali di cui aveva fino ad allora beneficiato. Inoltre, aderendo agli Accordi di Parigi nel 2015, l’ex presidente aveva disegnato lo scenario di un’America pronta a convertirsi alle fonti rinnovabili e a perseguire l’obiettivo dell’abbattimento delle emissioni di CO2 entro il 2030, per limitare il riscaldamento globale. Il piano disposto da Obama fissava dei limiti alle emissioni derivanti da carbone, puntava a spingere gli Stati a incentivare energie rinnovabili e a mandare in pensione gli impianti più vecchi.

L’inversione di rotta di Trump

Con l’attuale presidente, la rotta è cambiata drasticamente. Il piano di Trump infatti non prevede obiettivi di riduzione delle emissioni e ha esplicitamente dichiarato guerra agli Accordi di Parigi.

La frase di definizione della presidenza Donald Trump, “Energy dominance“, è una dottrina che sottolinea l’espansione della produzione di carbone e petrolio e l’indebolimento delle norme ambientali, comprese quelle che affrontano il cambiamento climatico. Le conseguenze di questo tipo di politica sono state mostrate dalla ricerca del Rodhium Group, il quale ha stimato un aumento di emissioni di gas serra del 3,4% nel 2018, il più grande incremento in oltre due decenni. Tra le cause principali, spiega la ricerca, l’aumento dei consumi dovuti ai climi estremi – gelate invernali insolite ed estati più calde – e alla conseguente maggiore richiesta energetica, soddisfatta prevalentemente da gas naturale. Vengono evidenziati quindi i limitati progressi compiuti nello sviluppo di strategie di de-carbonizzazione e il divario sempre più ampio con gli obiettivi degli Accordi di Parigi.

“Decoupling”

Come dimostrato, crescita economica ed emissioni di gas serra vanno ancora di pari passo, ma è urgente che questi due trends si svincolino il più velocemente possibile. Il Green New Deal punta proprio a questo, cercando contemporaneamente di limitare gli impatti negativi di politiche passate. L’impresa è veramente grande e può davvero considerarsi rivoluzionaria, considerando i dati che abbiamo osservato: nel giro di circa 15 anni gli Stati Uniti dovrebbero infatti convertire quell’attuale 80% di energia da fonti fossili a rinnovabili.

Ma il tempo rimasto non è molto secondo l’IPCC e dopo 50 anni di consapevolezza è il momento che la “lunga transizione” termini, per passare finalmente ad una nuova e completamente diversa fase per la politica energetica americana.

Fonti ed approfondimenti

EIA, U.S. Energy Information Administration, U.S Energy Facts, 2017 https://www.eia.gov/energyexplained/?page=us_energy_home

BBC News, Report: US 2018 CO2 emissions saw biggest spike in years, 8 Febbraio 2019, https://www.bbc.com/news/world-us-canada-46801108

William R. Childs, Energy Policy and the Long Transition in America, 2011: http://origins.osu.edu/article/energy-policy-and-long-transition-america

The New York Times, Brad Plumer, U.S Carbon Emissions Surged in 2018 Even as Coal Plants Closed, 8 Gennaio 2019: https://www.nytimes.com/2019/01/08/climate/greenhouse-gas-emissions-increase.html

Preliminary US Emissions Estimates for 2018

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