Il futuro di Israele nelle mani dei partiti arabi e dell’estrema destra

Dopo aver analizzato l’attuale situazione dei partiti storici dello Stato israeliano, Likud e Labor Party, bisogna trovare un momento per approfondire la conoscenza di due altri gruppi di partiti che saranno presenti alle elezioni israeliane del 9 aprile: i movimenti arabi israeliani e i gruppi politici di estrema destra.

Arab Press

Questo non è solo un esercizio di stile e un approfondimento, ma sembra sempre di più che saranno proprio questi due blocchi a decidere dove andrà la nazione fondata da Ben Gurion. Se infatti i sondaggi non si riveleranno clamorosamente sbagliati, il Likud e la list Blue and White, guidata da Binyamin “Benny” Gantz e vera novità di queste elezioni, raggiungeranno più o meno la stessa quota di seggi e dovranno appoggiarsi o ai partiti arabi, per il centro sinistra, o ai partiti di estrema destra, per il centro destra. Una prospettiva che potrebbe significare un cambiamento epocale per il Paese.

I partiti arabi

I partiti arabi in Israele esistono da vari decenni: rappresentano quegli arabi che hanno preso la cittadinanza israeliana e che vivono all’interno del territorio di Israele e non. Sono sempre stati dei movimenti minoritari nella storia di Israele, non solo perché per molto tempo la popolazione araba israeliana era solo una percentuale bassa della popolazione, ma anche perché il clima di diffidenza e la volontà di non voler legittimare uno Stato ebraico aveva portato molti arabi israeliani a non andare a votare.

Nelle ultime tornate elettorali, però, qualcosa è cambiato: il sistema politico israeliano ha visto crescere questi movimenti che, attualmente, dovrebbero riuscire a prendere circa 12 seggi – se non di più – all’interno della Knesset.

Nelle elezioni del 9 aprile, i quattro partiti arabi israeliani correranno con due liste separate, dopo che la la lista Araba Unita del 2015 è stata smantellata per divergenze. Da un lato ci saranno i due movimenti più piccoli, Balad e Ra’am, che temono di non riuscire da soli a passare la soglia di sbarramento al 3,25%. Mentre gli altri due, il partito comunista Hadash e Ta’al, sono riusciti a trovare un accordo finale a poche ore dalla scadenza per la presentazione delle liste e quindi correranno insieme.

Se i primi due partiti si sono uniti senza un vero e proprio intento programmatico e anche con parecchie differenze, tanto da presentare quasi due programmi distinti, la seconda alleanza è molto differente. Sia Hadash che Ta’al si pongono come due partiti socialisti e puntano all’elettorato secolare e ai giovani. La base programmatica è fortemente improntata verso sinistra, con grande attenzione alle disuguaglianze, al cambiamento climatico, ai diritti civili e alla lotta alla corruzione. Il programma sembra essere quello di un partito progressista europeo e, infatti, i due hanno molteplici contatti con movimenti europei di sinistra.

Tibi il leader di Ta’al (Haaretz)

L’azione di Netanyahu di puntare a far unire i partiti di estrema destra con l’intento di usarli come stampella governativa sembra aver avuto un effetto anche sull’elettorato arabo. Sono tantissimi gli appelli al voto verso e dal mondo arabo israeliano. Questa tornata elettorale del 9 aprile sembra infatti essere percepita in modo diverso rispetto alle precedenti. Gli attacchi che il primo ministro ha fatto verso la popolazione araba israeliana, accusandola di tradimento e indicandola come una forza che vuole distruggere lo Stato di Israele, hanno cominciato a preoccupare seriamente questi gruppi, che sembrano ora più disposti a mobilitarsi.

Il rischio concreto di vedersi tolti dei diritti fondamentali in quanto arabi israeliani pare abbia smosso molte coscienze, non disposte a farlo accadere. Se Netanyahu ha mosso accuse e lanciato questi messaggi per rafforzarsi a destra, potrebbe in questo modo aver mobilizzato una parte di elettorato fondamentale per i propri avversari. Ciò potrebbe costargli il seggio da primo ministro.

I partiti di estrema destra

Che i partiti di estrema destra israeliani siano scesi in guerra per le elezioni del 9 aprile, è un’affermazione che può essere certificata con numerose e valide prove. Una di queste è sicuramente lo spot elettorale in cui la leader del partito di estrema destra New Right, Ayelet Shaked, ministro della giustizia di Netanyahu, sponsorizza una fragranza con il nome “Fascism”, ma anche l’attacco duro che i leader dell’Unione dei Partiti di Destra hanno lanciato verso la Corte Suprema israeliana dopo che questa ha deciso di escludere uno dei suoi candidati per aver minacciato pubblicamente gli arabi israeliani.

(il manifesto)

La destra israeliana si è sempre altamente divisa prima delle tornate elettorali, cosa che spesso e volentieri le fa perdere molti voti. Ma questa volta, grazie alla spinta del primo ministro, sembra essere riuscita a unirsi sotto le due sigle “New Right” e “Unione dei Partiti di Destra“. Tale operazione è stata un vero successo per il Likud, ma non è stata perfetta: fuori dalle alleanze sono rimasti i partiti religiosi ultraortodossi, che sembrano essere disposti a collaborare nel post voto ma potrebbero anche distruggersi tra di loro, e due partiti importanti come Yisrael Beiteinu, dell’ex ministro della difesa Lieberman, e Zehut, il partito ebraico libertario.

Il New Right e l’Unione dei Partiti di Destra potrebbero portare delle preoccupazioni a livello di governo per Netanyahu nel caso vincesse. Questi, infatti, accolgono al proprio interno almeno cinque partiti che vorranno la propria parte della torta governativa. Ciò potrebbe portare, nel caso di un eventuale maggioranza costruita con il Likud, anche a un problema di posti disponibili, e poi, molto probabilmente, ci sarà una corsa alla poltrona per cercare di rivendicare obiettivi programmatici di breve termine.

Il simbolo dell’Unione dei partiti di destra

Se questo fatto è sicuramente un problema per il leader del Likud, Yisrael Beiteinu e Zehut  rappresentano in qualche modo le spine nel fianco elettorali del primo ministro. Il primo non sembra e non è mai sembrato così in linea con Netanyahu: Lieberman, infatti, ha cercato di superare il suo capo di governo a destra e a sinistra, rispettivamente con la storia delle spoglie dei soldati e con al vicinanza agli arabi israeliani quando vi è stata occasione. Nessuno può prevedere cosa succederà dopo il voto, e qualcuno dice che anche Yisrael Beiteinu potrà essere convinto dalle avance del Blue and White Party.

Zehut, invece, rappresenta una mina vagante all’interno dei movimenti di estrema destra. Il suo elettorato non è ben definito e affianca alle proposte più nazionaliste – come abolire gli accordi di Oslo – un programma libertario – come la misura per liberalizzare la cannabis. Il programma, vago e fumoso, accompagna quindi la deportazione degli arabi negli Stati confinanti con Israele con misure di eguaglianza sociale e liberalizzazione.

il leader del partito Zehut ( Haaretz)

In questa dimensione, l’estrema destra religiosa si trasforma in un’estrema destra market friendly, che è vicina ai giovani israeliani ma che è incompatibile con tutti gli altri gruppi estremisti. Questo risulta essere un problema per Netanyahu, che sa di aver bisogno dei quattro o cinque deputati che Zehut potrebbe portare nella Knesset, ma sa anche che questo gesto potrebbe comportare l’immediata esplosione della maggioranza di governo.

Conclusioni

I partiti arabo israeliani e i partiti di estrema destra saranno gli equilibratori del prossimo panorama politico del Paese. Questo è il sintomo di una forte polarizzazione dell’elettorato israeliano. Negli anni del governo Netanyahu le ostilità politiche si sono acuite, portando il Paese in una sorta di stallo. Le politiche di violenza del primo ministro hanno in realtà rafforzato i partiti di destra e allo stesso tempo hanno creato una coscienza elettorale negli arabi israeliani. Chi sarà la stampella del prossimo governo dei centrodestra o centrosinistra dipingerà il nuovo panorama politico israeliano. L’unica cosa che resta da capire è quanto ancora Israele potrà reggere la polarizzazione prima di esplodere.

Fonti e approfondimenti

Al Monitor, Israeli Arabs engaging in electoral campaign, Feb. 24, 2019 https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/02/israel-benjamin-netanyahu-ahmad-tibi-ayman-odeh-elections.html#ixzz5jTCQs8uG

Al Monitor, Israel’s justice minister sells ‘fascist fragrance’, March 21, 2019 https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/03/israel-justice-minister-ayelet-shaked-video-elections-judges.html

Al Monitor, Israeli right launches full-scale assault on High Court, March 19, 2019 https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/03/israel-ayelet-shaked-jewish-power-supreme-court-elections.html

Al Monitor, Championing legalizing cannabis, Israeli ultra-right party amasses support, March 14, 2019 https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/03/israel-palestinians-moshe-feiglin-west-bank-gaza-cannabis.html

Al Monitor, Israeli Third Temple party gains traction, March 13, 2019 https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/03/israel-moshe-feiglin-zehut-party-temple-mount-jerusalem.html

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