L’Altra America: i Caraibi olandesi

Questo nuovo appuntamento della rubrica L’Altra America presenta i Caraibi olandesi, ovvero un gruppo di isole nel Mar dei Caraibi un tempo colonia dei Paesi Bassi. I territori presi in esame sono: Aruba, Bonaire, Curaçao, Saba, Sint Eustatius e Sint Maarten – gli ex membri della nazione costitutiva delle Antille Olandesi. Cerchiamo di capirne la posizione geografica, la storia e le caratteristiche sociali ed economiche essenziali.

Geografia

Dal punto di vista geografico, i Caraibi olandesi si possono raggruppare in due insiemi: le ABC islands (Aruba, Bonaire e Curaçao) e le SSS islands (Saba, Sint Maarten e Sint Eustatius). I territori appartenenti a questi due gruppi condividono molte caratteristiche territoriali a causa della loro vicinanza geografica. Le ABC si trovano a circa 30 km dalla regione più occidentale del Venezuela, quasi al confine con la Colombia; mentre le SSS si trovano a circa 260 km a est delle coste più orientali di Puerto Rico, circondate da vari Stati insulari caraibici. Tra i due arcipelaghi ci sono circa 1.000 km di Mar dei Caraibi.

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Mappa di Bonaire, Aruba, Curaçao, Sint Maarten, Sint Eustatius e Saba.  Fonte: Encyclopaedie van Nederlandsch West-Indië

Le caratteristiche fisiche tra i territori membri dei due gruppi sono molto simili. Le ABC sono più grandi e pianeggianti: si passa dai 444 kmq di Curaçao ai 180 kmq di Aruba; il punto più alto si trova a Curaçao, denominato Christoffelberg, e misura 372 m. Al contrario, le SSS sono decisamente più piccole e con pochi rilievi più elevati. Saba, di appena 13 kmq, ospita il vulcano Mount Scenery che – con i suoi modesti 887 m – è il punto più alto di tutti i Paesi Bassi.

Come è già stato scritto, la conformazione e la posizione dei due arcipelaghi condiziona fortemente il clima: le ABC sono molto aride e soffrono la mancanza di piogge stagionali, mentre le SSS hanno un clima tropicale, umido e con continue piogge. A Saba, mediamente, piove il doppio che a Bonaire. A causa della posizione, inoltre, le SSS sono periodicamente minacciate dal passaggio di uragani, mentre sulle ABC ne passa uno ogni 30 anni circa.

Cenni storici

Con l’indipendenza della Repubblica delle Province Unite – oggi Regno dei Paesi Bassi – ufficializzata nel 1648, apparve in Europa una nuova potenza, capace di creare un immenso reticolo economico che si estendeva dal Giappone fino ai Caraibi. Pur prestando maggiore attenzione ai  propri possedimenti in Africa e in Asia, la neonata Repubblica mosse in fretta le proprie barche alla ricerca di territori anche nelle Americhe. Grazie alla Compagnia (olandese) delle Indie Occidentali, la Repubblica riuscì a togliere agli spagnoli vari possedimenti nel Mar dei Caraibi. Di questi, nel corso del tempo, alcuni cambiarono bandiera e solo 6 rimasero in mano olandese.

Trasferiti sotto il dominio inglese durante le guerre napoleoniche, gli odierni Caraibi olandesi ritornarono ai Paesi Bassi con il Trattato di Parigi del 1815. La casata degli Orange-Nassau riprese il potere nel Paese e le Antille cambiarono conformazione politica diventando la colonia di “Curaçao e dipendenze”. Questa struttura rimase in piedi fino al 1954, quando venne abolito il sistema coloniale e si fondò la nazione costitutiva del Regno Unito dei Paesi Bassi, con il nome di “Antille Olandesi” e con capitale a Willemstad, in Curaçao. Alla neonata nazione vennero affidate molte responsabilità politiche, mentre i Paesi Bassi continuarono a governare la politica estera e la difesa. 

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La bandiera delle Antille Olandesi, in uso dal 1959 al 1986. Dal 1986, venne tolta una stella in seguito alla scissione di Aruba. I colori scelti sono gli stessi della bandiera dei Paesi Bassi. Fonte: Wikimedia Commons

Attuale conformazione politica

L’attuale conformazione politica venne raggiunta solo dopo un lungo periodo di consultazioni popolari. Le decisioni che ne seguirono furono scandite da tre fattori chiave: il desiderio di indipendenza, i problemi economici e il livello di autonomia di ciascun territorio. Nella seconda metà del XX secolo, nella discussione politica si consolidò l’idea che ogni territorio dovesse configurare da solo la propria conformazione, tanto che negli anni a venire si susseguirono vari referendum in ciascuna delle isole. Se c’era chi credeva nell’indipendenza totale, in molti avevano paura delle conseguenze economiche che sarebbero state prodotte dalla perdita di sussidi da parte dei Paesi Bassi.

Il primo passo lo fece Aruba, che nel 1977 votò a favore dell’uscita dalle Antille Olandesi – avvenuta poi nel 1986 – e divenne una nazione costitutiva del Regno dei Paesi Bassi. Con la svolta di Aruba, si aprirono due cicli di consultazioni popolari tra tutti gli altri membri. Rispetto a quello di Aruba (dove si votò per un perentorio in o out), questi referendum prevedevano quattro diverse opzioni: rimanere uniti nelle Antille Olandesi, rendersi completamente indipendenti, diventare una nazione costitutiva oppure entrare sotto il diretto controllo dei Paesi Bassi.

Dopo un primo tentativo fallito all’inizio degli anni ’90, nella prima metà del 2000 si tornò alle urne e – in 4 territori su 5 – si votò contro il mantenimento dell’antica nazione costitutiva. Sint Maarten e Curaçao, i due territori con un’economia più sviluppata e fiorente, divennero nazioni costitutive del Regno dei Paesi Bassi; mentre Bonaire, Sint Eustatius e Saba vennero ammessi sotto il diretto controllo dei Paesi Bassi, divenendo così delle municipalità speciali. Sint Eustatius fu l’unica isola a votare a favore del mantenimento della vecchia struttura. Le Antille Olandesi vennero smembrate definitivamente il 10 ottobre 2010.

Rispetto ad Aruba, Sint Maarten e Curaçao godono di maggiori libertà in materia fiscale, mentre lo Stato centrale si occupa della difesa e della politica estera e ha un iniziale controllo sulle finanze – per risanare un debito pari a circa 2 miliardi di euro. Per quanto riguarda le BES (Bonaire, Sint Eustatius e Saba) – i “Paesi Bassi caraibici” – questi non fanno parte di nessuna regione dello Stato olandese. Sono governati da un vicegovernatore che ha un ruolo molto simile a quello del borgomastro nei municipi “regolari”.

Popolazione e lingua

I Caraibi olandesi contano poco più di 300.000 abitanti, di cui circa 250.000 sono concentrati tra Aruba e Curaçao – anche se Sint Maarten rimane il territorio con la più alta densità demografica, attestata sopra i 1.000 ab./kmq.

Come nella maggior parte delle Piccole Antille, la popolazione è per la stragrande maggioranza di origine africana, mentre il resto è diviso tra europei e altre piccole minoranze. La presenza di discendenti di popolazioni indigene è molto bassa. Nel XVII secolo, Curaçao fu meta di un’importante migrazione di massa di ebrei sefarditi, in fuga a causa di un editto proclamato da Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona nel 1492. Durante l’Ottocento, a causa di una diffusa povertà economica, molti abitanti delle Antille emigrarono alla ricerca di maggiore fortuna, scegliendo come principale destinazione i Paesi Bassi. Con la scoperta del petrolio in Venezuela e la consequenziale crescita economica, isole come Curaçao conobbero un andamento inverso, al punto che anche alcuni europei vi si trasferirono. Grazie all’aumento dell’occupazione, Aruba e Curaçao divennero dei porti di arrivo anche per molti migranti provenienti dal Sud America.

Non è un caso, infatti, se lo spagnolo è una tra le lingue più parlate su queste isole. Tra le ABC, la lingua veicolare e ufficiale rimane comunque l’olandese, anche se quella vernacolare è il papiamentu, ovvero un pidgin portoghese mischiato con spagnolo, olandese, arawak e varie altre lingue africane. Nelle isole più settentrionali, l’olandese rimane la lingua ufficiale anche se l’inglese è molto più parlato, dato che i tre territori sono circondati da isole anglofone.

Il rapporto tra i discendenti degli europei e degli africani è stato sempre abbastanza pacifico, almeno fino a quando chiunque ne poteva beneficiare. Non fu così a Willemstad quando – nel maggio del 1969 – scoppiò la rivolta di Curaçao, una sollevazione contro una sottesa e iniqua divisione dei salari nelle raffinerie di petrolio. Le ideologie alla base del conflitto – come anche in altre zone dei Caraibi – provenivano da nuove rivendicazioni legislative e sociali da parte della popolazione di colore, convogliate nel noto Black Power Movement.

Economia

Per questi territori, l’Ottocento è stato un periodo di stagnazione economica. Prima dello sviluppo del settore terziario, infatti, le risorse primarie non erano in grado di far prosperare l’economia. Le ABC, ricche di terreni ma povere d’acqua, non hanno mai potuto contare sull’esportazione di prodotti agricoli; mentre le SSS, seppur ricche d’acqua, non hanno lo spazio materiale per strutturare delle piantagioni rilevanti. L’unico settore in cui il primario seppe dare un esiguo contributo all’economia fu la pesca. Proprio per questo si cercò, sin dal Settecento, di indirizzare l’economia verso il commercio.

Agli inizi del Novecento, l’apertura del Canale di Panama e la scoperta del petrolio in Venezuela significarono un’enorme opportunità per tutta l’area. A Curaçao (all’epoca, ricordiamolo, centro politico delle Antille Olandesi) venne aperta un’importante raffineria di petrolio della Shell che, dal 1918, iniziò a lavorare il petrolio venezuelano per il mercato europeo e statunitense. Attraverso la raffineria, Curaçao conobbe un periodo di buona crescita economica, tanto da riuscire a richiamare molti degli espatriati fuggiti in Europa.  

Sulla circolazione di denaro, oggi, non c’è più unità: nessuno dei 6 territori ha adottato l’euro. A Saba, Sint Eustatius e Bonaire circola il dollaro USA. Aruba stampa moneta propria. Sint Maarten e Curaçao continuano a utilizzare la vecchia valuta, il fiorino olandese; quest’ultimo, tuttavia, tra un anno dovrebbe essere sostituito, dal momento che entrambi i territori desiderano una propria banca centrale indipendente (anche se per questo sembra che ci vorrà ancora molto tempo).

Oggi, i Caraibi olandesi affidano la propria crescita economica al turismo e alla finanza. Questi territori non sono stati coinvolti negli scandali sulla finanza off-shore – come è successo, invece, ai Caraibi inglesi. Eppure, nel rapporto dell’Oxfam sui 15 paradisi fiscali più aggressivi al mondo, i Paesi Bassi risultano tuttora “stranamente” al terzo posto in classifica.

Fonti e approfondimenti

 

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